lunedì 24 novembre 2025

Lilly, Una Sposa In Panne Ma Non Troppo

Ogni tanto le succedeva di rimanere senza benzina e quando accadeva era sempre in zone di campagna, lontane dai centri abitati, immancabilmente.
Forse era stato il suo subconscio, forse solo il caso ad averla lasciata in panne tra i campi, ma per trarsi d'impaccio Lilly non pensò assolutamente a chiamare il marito o peggio ancora, i figli.
Chiamò l'officina in cui ogni tanto si recava per un cambio d'olio o quando la sua utilitaria non più nuovissima dava qualche segno di senilità.
Chiamò e poi attese e finalmente dopo quasi un'oretta vide il carro attrezzi arrivare lentamente sulla strada bianca, sollevando un gran polverone.
Il giovanotto che scese lo conosceva bene, era lo stesso che le aveva consegnato la macchina dopo l'ultimo tagliando e che non aveva smesso di guardarla con quella espressione vogliosa, fino a quando lei non aveva messo in moto ed era ripartita.
In mano aveva una tanica con la quale le riempì il serbatoio e così Lilly riuscì a rimettere in moto la macchina mentre lui si era appoggiato al finestrino e le guardava le belle cosce nude.
A occhio e croce il giovanotto aveva vent'anni in meno di lei che aveva appena festeggiato il mezzo secolo ma che ne dimostrava non più di quaranta.
Durante la bella stagione Lilly girava sempre con addosso quei vestitini leggeri e corti a sufficienza da lasciare scoperte le sue belle gambe.
Vestitini non particolarmente scollati ma che faticavano a trattenere i suoi grandi seni rotondi che stavano su da soli e senza che indossasse il reggiseno.
Di solito e anche quel giorno, a parte il vestitino di colore rosso, indossava solo un paio di striminzite mutandine dello stesso colore e dei sandali dal tacco medio che la slanciavano a sufficienza.
Messa in moto la macchina, Lilly chiese al suo salvatore quanto dovesse per averla soccorsa e messa in condizioni di ripartire.
Il giovanotto completamente infatuato di lei, le rispose che non voleva essere pagato ma di correre subito al distributore a fare un pieno perché la tanica conteneva giusto il quantitativo di benzina della riserva della sua auto.
Capita l'antifona Lilly sollevò lo sguardo verso gli occhioni pieni d'amore che la stavano guardando e senza dire nulla, allungò la mano ad accarezzare il gonfiore che aveva notato all'altezza del pene del meccanico.
Glielo strinse forte, tanto da costringerlo a mugolare come un cucciolo in calore, lo tirò verso il finestrino e con un'abilità dettata dall'esperienza glielo prese fuori, intenzionata a fargli un pompino seduta al volante.
Il giovanotto era ben dotato come Lilly aveva immaginato e anche se non perfettamente pulito, aveva già il pene duro come un sasso con un profumo acre, come le piaceva in un uomo.
Dammelo, gli disse con tono padronale e l'istante successivo lo teneva tra le sue labbra vellutate, mentre gli stringeva forte le palle gonfie di seme pronto a esplodere.
Per quanto dotato il giovanotto non poteva resistere più di tanto alla sua bocca caldissima e come succedeva sempre ai maschi a cui regalava le sue attenzioni, venne nella sua gola in pochi istanti.
Lilly adorava i loro lamenti come adorava sentite il pene vibrare e poi quei colpi come di frusta a ogni bolla di sperma che dalle palle risaliva fino a schizzare dalla cappella.
Quei sapori forti di sesso non lavato e di liquido seminale, le facevano bagnare le mutandine ma sapeva sempre portare a casa la sua eccitazione, perché non aveva intenzione di tradire suo marito, concedendo niente di più che un pompino.
E anche in quella occasione, dopo aver mandato giù il seme denso e vischioso del ragazzo e avergli ripulito la cappella da ogni traccia di sborra, glielo rimise a posto nelle mutande e dopo averlo ringraziato, lo congedò.
Lilly era fatta così, quando incontrava un uomo che le piaceva ci stava ma solo a livello di preliminari e magari anche di un bel pompino ma mai si era fatta chiavare da altri che dal suo amato consorte.
Poco dopo raggiunse un distributore e fece il pieno alla macchina, dopodiché guidò verso casa dove trovò ad attenderla il marito, appena tornato dal lavoro.
L'orologio diceva che erano le dodici e trenta e lei non gli aveva preparato nulla ma sapeva come trarsi d'impaccio ed evitare le sue domande, visto che si solito gli faceva trovare il pranzo in tavola.
Appena dentro casa gli si gettò addosso e lo trascinò sul divano, strappandogli via la maglietta e cercando affannosamente di tirargli fuori il cazzo.
Lui che era un gran lavoratore ma non un fulmine di guerra e ci metteva un po' a capire quando Lilly desiderava ben altro che mangiare.
Ma una volta capita l'antifona, ecco che non perdeva tempo a strapparle le mutandine e a scoprire come fosse bagnata tra le gambe.
Mancava un'oretta all'arrivo dei loro ragazzi che andavano alle superiori e quindi c'era tutto il tempo per una chiavata o almeno per una sveltina.
Lui era un diesel ma una volta dentro di lei era capace di pomparle dentro tutto il suo amore senza venire, fino a quando Lilly non raggiungeva un meritato orgasmo o meglio una serie di ondate di piacere.
Era ancora fertile e a entrambi piaceva farlo senza gomma a coprire le sensazioni ma senza rischi di un'altra gravidanza.
Così Lilly gli concedeva sempre il boccone del prete anche a costo di soffrire un poco, prima di essere sopraffatta dal piacere che la sodomia le regalava ogni volta.
Lui era davvero bravo a resisterle e a evitare di venire troppo presto e come premio Lilly gli lasciava decidere se godere nel suo bel culo o tra le sue labbra.
Quel giorno lui disse culo e Lilly strinse forte il buchetto tutto intorno a quel pene che sentiva scorrere dentro e immediatamente avvertì il calore della sborra che lui le stava iniettando.
Adorava sentirsi riempire il culo di seme caldo, così come adorava quando un maschio la nutriva col suo liquido seminale, per cui era sempre felice, una volta calmati i bollori del marito.
E siccome lui pareva stravolto dopo il piacere della sodomia, Lilly gli mise qualcosa nel piatto e lo fece mangiare in fretta, promettendo di rimediare e di fare meglio con la cena. 
Dopodiché lo mandò a lavorare, prima che i due figli tornassero e lo trovassero quasi fuori combattimento, come ogni volta che facevano l'amore con poco tempo a disposizione.
Quando poco, dopo i due figli varcarono la porta, la trovarono quasi pronta a servire in tavola un bel piatto di spaghetti, preparati in fretta ma sempre ottimi, d'altronde Lilly era brava in cucina proprio come nel fare i pompini.
E per fortuna i ragazzi non si accorsero delle sue mutandine buttate sul pavimento ai piedi del divano che lei provvide a fare sparire, mentre loro erano a lavarsi le mani in bagno.
In quel momento Lilly era davvero felice, soddisfatta sessualmente da un marito attento alle sue esigenze e che lei ricambiava con amore e con i suoi ragazzi che erano davvero dei bravi ragazzi che aveva cresciuto con tutto il suo amore e le sue capacità di madre.
Perciò quando incontrava qualcuno che le piaceva e con cui si intratteneva usando le sue arti orali, non provava alcun rimorso o senso di colpa.
Nel pomeriggio, mentre i figli erano rinchiusi nelle loro camere a studiare, Lilly andò a stendersi sul suo letto e si aiutò ad addormentarsi concedendosi qualche carezza, riportando alla mente il ricordo di quel pompino regalato al giovane meccanico.
Mentre si assopiva, sazia ma solo per il momento, pensò a quello che doveva preparare per cena al marito e ai figli e poi cadde nel mondo dei sogni.
Quella sera avrebbe fatto trovare pronto in tavola le solite leccornie che preparava per i tre uomini della sua vita e poi avrebbe ripetuto col marito chiusi nell'intimità nella loro camera da letto, la chiavata di mezzogiorno.
Ma finalmente e con molta più calma, concedendo a se stessa e al consorte tutto il tempo per arrivare a godere nella maniera più piena e intensa.
END





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