Purtroppo con l'età la memoria sfarfalla parecchio, eppure dovrei ricordarla bene perché è una delle poche avventure erotiche che ho avuto nella mia vita.
La figlia di Giovanni, provo a scusarmi dopo uno sforzo che mette a dura prova i miei neuroni e lei sorride e mi conferma che ho indovinato.
Giovanni un, vecchio collega di lavoro e di sindacato dei bei tempi, quando avevo un lavoro sicuro e ben pagato, oltre a un bell'ufficio con tutti i comfort.
Dopo il licenziamento avvenuto tanti anni fa ci siamo persi di vista, come succede ai grandi amici che in fondo poi così grandi non sono mai stati.
Ma sua figlia dovrei ricordarla bene e con un rinnovato sforzo di memoria metto a fuoco quei momenti di tanti anni fa.
Primo momento: a casa di Giovanni per la prima volta da quando ci siamo conosciuti, abitava in campagna in una villetta per i fatti suoi, un po' isolata.
Mi presenta la moglie, una brunetta tutto pepe siciliana e sua figlia, una ragazza dal viso dolce e dalla timidezza innata che non ha preso dai genitori.
La ragazza è alta e magra con un seno piccolo ma slanciata e molto ben fatta, con le curve al punto giusto ma è sempre la figlia di un amico, no?
Secondo momento: qualche tempo dopo, sempre in ospedale durante il lavoro di consegne, me la ritrovo davanti che mi sorride con meno timidezza, rispetto a quella volta a casa sua.
Lei a fine tirocinio e io a fine consegne, lei che mi sorprende con la sua intraprendenza, chiedendomi se la porto fuori a mangiare una pizza prima di tornare a casa.
Accetto quell'invito inaspettato e lei mi segue fino a una pizzeria che frequento di solito dove mi conoscono bene, visto che vado a cena quasi ogni sera da loro.
È presto ma sono comprensivi e ci fanno accomodare a un tavolo e ci portano subito qualcosa da bere, qualcosa di alcolico che la figlia di Giovanni gradisce ma che forse non sopporta troppo bene.
Sarà per quello o sarà perché doveva andare così, che a un certo punto le scappa di andare in bagno ma non vuole andarci da sola.
In quel momento penso che la sua timidezza o la sua insicurezza siano tornate a galla ma ho qualche dubbio, quando mi prende la mano e mi trascina con sé nel bagno delle donne.
Entra, chiude a chiave la porta e siede a fare pipì coi molta naturalezza, come se fosse abituata a mostrarsi in quegli intimi frangenti.
La timida ragazzina è diventata una donna con un certo grado di esibizionismo, visto che in fondo per lei sono quasi uno sconosciuto.
Non manco di notare che anche se ha finito di mingere, le mutandine non tornano al loro posto ma se le sfila dai piedi.
Va a lavarsi le mani, si appoggia al lavandino davanti allo specchio e solleva il bel sederino in alto e mi chiede se per caso ne voglio approfittare.
Che sia o meno la figlia di un amico, in quel momento non ha importanza, sento un brivido al ventre che preannuncia una bella erezione.
Mi appoggio a lei mentre il pene è oramai gonfio e metto le mani sui suoi fianchi, trovandoli perfetti per quello che stiamo per fare.
Lei si alza la gonna e mi mostra il bel sederino ma quando le dico di chinarsi un attimo in avanti, affinché io riesca a metterglielo dentro, lei mi blocca.
No, li no, devo arrivare vergine al matrimonio e ovviamente il mio compagno non sarebbe felice se non lo fossi, visto che non lo facciamo mai in quel modo, proprio perché io non perda la verginità.
Mettilo dietro, però fai piano e non farmi male, mi sussurra rendendomi ancora più eccitato di quello che già sono.
Impiego ogni cautela ma non è necessario perché affondo in quel buchino stretto ma molto accogliente senza alcuna difficoltà e nemmeno lei sembra soffrirne, anzi.
È così che lo fai col tuo ragazzo, le chiedo ansimando, con la bocca appoggiata tra il collo e l'orecchio, ma lei risponde che devo stare zitto e spingere forte.
È andata, dopo la cappella penetro senza alcuna fatica e mi fermo solo quando sono tutto dentro, a parte le palle e inizio a spingere con forza, come richiesto dalla troietta.
Quando sborro in quel culetto stretto, lei mi imita con un orgasmo che la sconvolge come una tempesta sull'oceano.
Forse qualcuno della pizzeria deve aver udito e capito qualcosa, quando usciamo da bagno e torniamo al tavolo il cameriere col quale siamo in confidenza batte silenziosamente le mani e ride.
Oggi la figlia di Giovanni è qui davanti a me, entrambi con vent'anni di più ma mentre lei è una bella donna matura al punto giusto, io sono ormai un anziano amico di suo padre sulla via del tramonto.
È vero, avrei dovuto ricordarmi all'istante di lei e di quel buchino stretto in cui per una sola volta in vita mia ho eiaculato e goduto intensamente.
Perdonami, purtroppo sto diventando vecchio, provo a scusarmi ma lei sorride e dice che non è necessario che io chieda perdono perché i suoi ricordi che mi riguardano sono molto belli.
Anzi mi dispiace che ci siamo incontrati una sola volta ma tu sei sparito e non potevo chiedere a mio padre tue notizie senza insospettirlo, mi risponde.
E poi dopo un po' da quella serata mi sono sposata e ho dovuto pensare a mio marito e ai miei figli, stavolta è lei che sembra scusarsi senza necessità.
Come quella sera di tanti anni fa sto finendo le consegne e lei sta finendo il turno e così ci provo a chiederle se vuole venire a mangiare una pizza con me.
Purtroppo in una pizzeria diversa e non nella stessa in cui ci siamo uniti carnalmente la prima volta ma è sempre un posto dove la pizza la fanno buona.
Il suo sorriso si affievolisce un po', dalla sua espressione capisco che le piacerebbe molto ritrovare momenti così caldi insieme ma è costretta a declinare l'invito.
Fra poco arriverà il marito a prenderla e poi a casa i suoi ragazzi l'aspettano ma non perde l'occasione per avvicinarsi e lasciare un bacio sulle mie labbra.
Uno solo casto e amichevole, foriero di nulla oppure chissà che al prossimo incontro non mi dica di sì e non mi lasci riprovare l'ebbrezza delle sensazioni provate insieme.
Dopo quel bacio se ne va, lasciandomi da solo e a me non resta che tornare al mio furgone per un triste e solitario viaggio fino a casa, da solo senza di lei.
Pazienza, del resto, malgrado i nostri intimi e caldi ricordi, il suo nome non mi sovviene e porca miseria accidenti a me se me lo ricordo.
END
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