sabato 29 novembre 2025

Lezioni di Flauto


Le biondine gemelle arrivarono in orario e anche un po' impazienti per la lezione che il Maestro di Musica doveva impartire loro quel giorno.
Come da istruzioni del loro insegnante preferito, sotto le mutandine indossavano i gioiellini da ventiquattro ore, ininterrottamente da quando il giorno prima il Maestro glieli aveva regalati.
Sembrava assai lontano il primo giorno, quando accompagnate dalla madre si erano presentate al primo appuntamento con il giovane e dotato Maestro di Musica.
Certo la loro sospettosissima madre non sapeva fino a quanto il Maestro fosse realmente dotato e in ogni caso era per le doti musicali che le aveva iscritte al Corso di Musica.
Il primo giorno la madre aveva ispezionato il salotto in cui il Maestro teneva le sue lezioni come un segugio in cerca della preda o almeno di un tartufo.
La donna teneva moltissimo alla verginità delle figlie, conoscendone l'indole che era molto simile a quella che lei stessa reprimeva fin da prima di diventare moglie e madre.
Sapeva che le ragazze si toccavano nei loro letti la notte, le aveva spiate ma tollerava quelle carezze perché assopivano le altre voglie, quelle più pericolose.
Comunque dopo la prima lezione le gemelle si erano presentate da sole e il Maestro aveva mostrato loro il flauto che avrebbero dovuto imparare a suonare.
Erano bastati pochi istanti in cui le aveva guardate negli occhi per convincerlo che erano due splendide troiette, desiderose solo di suonare musiche proibite.
Le gemelle erano quasi identiche, bionde con i capelli acconciati allo stesso modo r la madre per evitare gelosie, comprava loro dei completi identici che indossavano sempre insieme.
Quel giorno erano vestite castamente come due marinarette, con una blusa bianco blu chiusa al collo e una lunga gonna blu che arrivava ai polpacci, perché mamma non voleva che mostrassero troppo la loro bellezza.
Le scarpine identiche erano più adatte a due bimbette ma le gemelle erano diventate donne da poco tempo e ancora si vestivano come bambine.
Il Maestro il secondo giorno non consentì alle due nuove allieve di suonare i loro strumenti ma leggendo nei loro occhi la voglia di imparare qualcosa di più, mostrò loro la sua dotazione fuoriserie.
In piedi, alle spalle delle ragazze, lo tirò fuori già in erezione e andò a metterlo tra le due testoline bionde, eccitato dal suo stesso coraggio e dai riccioli delle gemelle.
Le ragazze conscie di quella presenza ingombrante, si girarono l'una verso l'altra, videro tra loro quella cappella rigonfia che luccicava e trattennero il fiato per l'emozione.
Potete guardare, disse il Maestro, potete toccare e dovete posare le vostre labbra sullo strumento che imparerete ad usare e amare quando verrete qui a fare lezione.
Fatelo insieme, disse loro con una voce che non lasciava adito a dubbi e le gemelle con un po' di timidezza iniziarono la lezione, sorridendosi per darsi coraggio.
Dovete imparare a conoscere il pene, disse il Maestro, dovete sapere quali zone vanno sollecitate e quando sollecitarle o smettere di sollecitarle.
Dovete sapere che una volta portato l'uomo al piacere, lo vedrete eiaculare liquido seminale che dovrete sprecare il meno possibile.
E una volta che avrete fatto godere un uomo, lo vedrete afflosciarsi e sarà un'impresa farlo tornare nelle condizioni di durezza sufficienti a una penetrazione, per questo dovete essere sempre aperte di mente porcelline.
Avanti, fatemi vedere se avete compreso quello che ho detto, e attese che le gemelle, tutte rosse in viso, iniziassero a deliziarlo con carezze e baci.
La timidezza caratteriale delle due ragazze fu sostituita presto dall'eccitazione per avere tra le mani e nelle loro bocche quel pene che sapevano essere eccezionale.
Avevano spiato il padre e gli zii mentre al bagno facevano pipì e nessuno dei loro familiari aveva un simile paletto di carne e soprattutto non così dura.
Avevano ascoltato la madre lamentarsi con le amiche che il padre non aveva la giusta erezione per soddisfarla e ancora prima che eiaculava egoisticamente e sempre troppo presto.
Due bocche avide seppure inesperte si posarono sulla cappella turgida e il Maestro tentò di restare lucido, continuando per un po' a dispensare consigli.
Ma le sensazioni di meraviglia e di grande sensualità che quei baci gli regalavano non gli permisero di restare razionale a lungo e si abbandonò al piacere.
D'altronde le ragazze avrebbero presto imparato in che maniera gli piaceva godere e come fargli raggiungere l'eiaculazione in maniera rapida e soddisfacente.
Le gemelle si dimostrarono ottime allieve e solo quando il primo potente schizzo di liquido seminale uscì e andò a bagnare i loro visetti, rimasero deliziosamente stupite.
Sapevano che un maschio godeva espellendo sperma ma la prima volta è sempre diversa da quello che ci si attende e così fu anche per loro.
Tentando di mettere in pratica gli insegnamenti del Maestro, lasciarono che il seme caldo colasse sui loro visetti arrivando a lambire i riccioli biondi.
Ma vedendo che la sborra continuava a fuoruscire, una delle due schiuse le labbra e accolse la colata di lava densa nella sua bocca inesperta ma vogliosa di imparare presto.
Il sapore acre dello sperma fu anche quello una sorpresa e la giovinetta faticò a trattenerlo ma ligia alle istruzioni lasciò che il pene del Maestro finisse di agitarsi, senza perdere una goccina di seme.
Non sprecarlo, riuscì a sussurrare l'uomo alla fanciulla che fu aiutata dalla gemella rimasta a bocca asciutta che volle assaggiare anche lei quell sapore forte.
Baciatevi, ordinò il Maestro e le labbra delle gemelle si incollarono e una buona parte del seme passò da una bocca all'altra in uno scambio più che amichevole.
Per oggi basta così, disse loro il maestro almeno per quanto riguarda il dare piacere a un uomo, ora venite con me e passiamo a una lezione un po' diversa.
Per quello che accadde dopo e per l'insegnamento che ne ebbero, le due gemelle non erano pronte ma quando il Maestro disse loro di tenere stretto in mano il suo pene mentre faceva pipì, riuscirono a farcela senza grossi problemi.
Non esiste solo il piacere sessuale, spiegò mentre una cascata dorata scivolava via dalla sua cappella sotto gli occhi attenti e vigili delle gemelle. 
Esistono altri piaceri liquidi che di solito vengono evitati per paura o per vergogna di fare chissà che cosa, ma che sono assolutamente da provare. 
Ditemi le vostre sensazioni mentre avete in mano un pene che sta gocciolando e non stiamo parlando di eiaculare sperma ma di pioggia dorata. 
Quella domanda mise più in difficoltà le due ragazze che il dover eseguire l'ordine impartito poco prima di tenere stretto quel pene sgonfio e bagnato, mentre l'uomo pisciava. 
Riuscirono comunque a spiegare al Maestro che era una grande emozione anche quella, forse non come quando poco prima lo avevano visto godere e schizzare a liquido seminale ma in ogni caso era molto eccitante.
Naturalmente disse il Maestro, questo gioco vale in entrambi i sensi e quindi ora voglio che facciate pipì davanti a me e voglio vedere le vostre fichette sgocciolare come ho appena fatto io.
Una dopo l'altra le due gemelle abbassarono le mutandine e sedettero a fare pipì, allargando le gambe di modo che il Maestro potesse guardare agevolermente il meraviglioso spettacolo.
Terminata anche quella lezione, il Maestro fece accomodare le gemelle nel salotto e disse loro di attendere, perché doveva far loro un doppio regalo.
Quando tornò aveva in mano due piccoli astucci di velluto rosso che consegnò a entrambe, spiegando che quello che vi era contenuto, avrebbero dovuto indossarlo una volta arrivate a casa.
Quando il Maestro congedò le gemelle, aveva nuovamente il pene in erezione, avrebbe potuto dire alle due allieve di lenire nello stesso modo di prima la sua voglia ma si trattenne.
Quella sera dopo cena le ragazze come sempre andarono insieme in bagno a lavarsi i denti e a fare pipì, portandosi il regalo del maestro e chiudendosi a chiave.
Avevano già aperto i cofanetti col regalo e scoperto che contenevano quei gioiellini da indossare nel buchetto posteriore ed erano d'accordo di aiutarsi l'una con l'altra a infilarlo.
Fu un altro bellissimo gioco che le ragazze scoprirono quella sera, aiutandosi a vicenda a inserire il gioiellino nel tenero e strettissimo buchetto, ancora intonso In entrambe.
Altre dolcissime sensazioni travolsero il loro sensi ma seguendo le istruzioni che il Maestro aveva loro impartito, tennero a bada la voglia di godere in seguito a quella fortissima eccitazione. 
Le istruzioni ricevute erano state molto chiare, dovevano indossare i gioiellini e potevano giocare con quelli o toccando le loro acerbe fichette anche a vicenda ma non dovevano assolutamente arrivare alla soddisfazione finale. 
Il Maestro voleva che il giorno dopo le due troiette fossero esattamente bollenti ed eccitate come era lui, dopo quel caldo e intenso pomeriggio di nuove scoperte.
Quando il giorno dopo le due gemelle si presentarono a lezione, per prima cosa il Maestro controllò che indossassero correttamente i gioiellini, sollevando le loro gonne e abbassando le mutandine.
Dopo aver verificato che le ragazze avevano seguito alla lettera le sue istruzioni, il Maestro controllò lo stato della loro eccitazione e trovò le mutandine completamente bagnate e le due fessure virginali schiumose di fluidi vaginali. 
Dopo quella attenta verifica, il Maestro soddisfatto per come le due allieve avevano seguito le sue istruzioni, passò alla lezione successiva.
La sodomia, disse il maestro, è quello che occorre per poter godere senza farvi correre alcun pericolo di trovarvi con una gravidanza indesiderata.
Vedrete che sarà un po' doloroso ma molto piacevole una volta passati i primi momenti e una volta che la cappella sarà penetrata nei vostri buchetti deliziosi.
Adesso spogliatevi completamente, appoggiatevi alla scrivania esponendo il vostro bellissimo culetto al mio sguardo e poi alla penetrazione.
Qualche istante dopo le due gemelle erano in posizione seguendo le sue istruzioni e il Maestro ebbe solo l'imbarazzo della scelta e decise che avrebbe deflorato il buchetto di quella che sembrava più troietta delle due.
Disse all'altra gemella di sfilare dal buchino della prescelta il gioiellino e senza perdere tempo, per evitare che ci fossero dei ripensamenti, violò senza molti riguardi quella verginità che gli era stata offerta.
La prima gemella gridò quando avverti il bruciore del pene del Maestro che si faceva strada dentro quella strettoia mai percorsa prima da altri.
Ma grazie al gioiellino, quel buchino strettissimo era rimasto spalancato e non fu poi così difficile accogliere il paletto di carne che affondò in quel culetto fino alle palle.
Lacrime di sofferenza lasciarono spazio a lacrime di gioia e al piacere che travolse la prima gemella dopo poche spinte che le provocarono un orgasmo sensazionale. 
La seconda gemella, un po' impaurita da quello che aveva visto sopportare dalla prima, si lasciò comunque deflorare nella stessa identica maniera.
Anche il suo buchetto strettissimo, una volta sfilato Il gioiellino, era rimasto così aperto da consentire al pene del Maestro di sverginarla senza grossi traumi. 
Anche lei pianse come la gemella e anche lei provò quel piacere quasi intollerabile la prima volta che provoca la sodomia e ne fu allo stesso modo travolta.
Mentre ancora singhiozzavano e con le gambe che tremavano per un'emozione di quella prima calda e intensa volta, il Maestro le condusse per mano in bagno.
Fece inginocchiare le ragazze nella capiente vasca da bagno e andò a mettersi davanti a loro, col pene durissimo che aspettava soltanto carezze e baci per esplodere.
Le due gemelle si ripresero immediatamente nel vedere quel pene favoloso che aveva appena conosciuto e navigato i loro buchini più stretti davanti ai loro occhi. 
Seguendo le istruzioni impartite, incollarono le loro bocche a quella cappella che aveva appena violato il loro buco più sacro e provocarono una densa esplosione di sborra.
Per quella volta il Maestro volle che sprecassero il suo seme senza accoglierlo nelle loro bocche assetate ma spargendolo sui loro corpi nudi.
E una volta che ebbe finito di eiaculare sulle due adolescenti inginocchiate davanti a lui, le bagnò anche con una copiosa pioggia dorata.
Avete superato anche l'ultimo esame, disse il Maestro, siete diventate esperte suonatrici di flauto con il massimo dei voti, mie bellissime gemelle.
Ma è importante mantenersi in allenamento, per cui vi voglio qui ogni settimana, per controllare che i vostri progressi restino tali.
Il Maestro sapeva che prima o poi le gemelle avrebbero trovato qualcun altro a cui suonare il flauto ma intanto sarebbe stato lui a godersele. 
E le ragazze parevano bene intenzionate a proseguire nello studio di quello che era diventato il loro strumento preferito che suonavano con maggior piacere. 
END


La Mia Mamma Suona il Rock

Mamma che stai facendo? È una domanda retorica, so bene cosa stia facendo mamma e perdipiu con un paio di miei compagni di scuola, nuda, stretta come in un sandwich.
Avverto nitidamente il doppio plop dei due cazzi che scivolano via dai suoi buchi e riesco a vedere la delusione che si dipinge sul suo bel viso.
Le ho rovinato la festa che le stavano facendo i miei compagni di scuola e ora EX amici che sgattaiolano via, raccattando le loro cose e sbattendo la porta, non potendo sbattersi la mia mamma.
Mamma si copre con il lenzuolo ma non completamente, lo fa apposta a lasciare scoperte alcune parti del suo bel corpo per distrarmi dalla reprimenda che si attende che io le faccia.
In realtà non sono arrabbiato perché a quasi cinquant'anni è ancora una donna sensuale e piena di voglie e non ha problemi ad accompagnarsi con degli adolescenti arrapati quanto lei.
Quel seno che lascia intravedere insieme alla coscia carnosa, è la prova evidente che conosce i miei veri sentimenti nei suoi confronti e ne approfitta.
Amore, lascia che ti spieghi, prova ad articolare una difesa ma a gesti e con la testa le faccio segno che non ha nulla da spiegare, so già tutto.
Mamma, quello che non capisco è perché qui e perché con i miei compagni di scuola, per il resto sei libera di avere tutte le avventure che vuoi, sei una donna emancipata.
Mamma è divorziata e mio padre è un padre solo sullo stato di famiglia, non vive con noi e non c'è mai stato per noi, ha messo incinta mamma poco prima che nascessi e poi è sparito, lasciando per fortuna un conto corrente sempre pieno a cui attingere.
Vabbè fa nulla, le dico con la delusione ora dipinta sul MIO volto, vado in camera a studiare, le sussurro e poi la lascio sola sul suo letto ex matrimoniale.
Quando poco dopo apre la porta e si viene a sedere al mio fianco, fingo di essere ancora arrabbiato con lei ma lei che mi conosce, sa come prendermi.
E io mi odio quando lei mi stringe, mi abbraccia e mi bacia e io non riesco a impedirle di sedurmi per l'ennesima volta e a respingerla.
I suoi seni premono contro di me, il suo profumo mi inebria, la sua sola presenza lì vicino me lo fa diventare duro e quando la sua mano lo sfiora lievemente, comincio a sospirare di desiderio.
Amore non essere arrabbiato con me, le sue parole sussurrate al mio orecchio sono come miele caldo che mi raggiunge la mente e poi il cazzo.
Lo sai che è solo te che amo, loro erano qui sono per divertirsi e farmi divertire, non posso sempre approfittare di te per le mie voglie che sono tante, lo sai bene.
Certo che lo so, è da un po' ormai che non entro nel suo letto solo per farmi cantare la ninna nanna e dormire, da quella notte in cui si è svegliata e io ero duro contro la sua schiena.
Lei nuda e io anche, incollati e sudati e forse lei ha spinto il mio pene dentro di sé oppure è scivolato nella sua fica a causa dell'umidità dovuta alla sua iper eccitazione di quel momento.
Mi sono trovato a chiavare mia madre ed è stato così bello che non sono riuscito a fermarmi, seppure nella mia mente si era acceso un semaforo rosso.
Ma è lo stesso semaforo rosso che ogni volta che siamo a letto insieme si accende ma non mi costringe a fermarmi e del resto nemmeno lei mi ha mai fermato o avuto dei ripensamenti.
Un semaforo che il mio pene non vede quando scarica nella sua fica il mio seme caldo, seme che lei non vuole disperdere e che mi prega di depositare dentro la sua fessura, come pegno del nostro amore.
Sei geloso, mi sussurra ma non è una domanda, è un dato di fatto di cui si è accorta e che ogni tanto provoca delle tensioni tra noi.
Però mamma è una troia che sa bene come sciogliere ogni tensione facendomi sborrare e sbollire la rabbia che la gelosia mi provoca ogni volta che la vedo con un altro.
Perdonami amore, mi sussurra stringendo il mio pene in una morsa dolce ma decisa, ti avevo detto che avevo una sorpresa per te e sono pronta a fartela.
Mamma non importa, lo sai che ti amo, le dico visto che oramai la mia ira è svanita e al suo posto c'è una bella erezione e una gran voglia di godermi le sue attenzioni.
Amore sono pronta a darti tutto, dice sorridendo e io ricambio il suo sorriso mentre una sensazione indicibile di desiderio mi prende dalla testa al ventre.
Alla fine si è decisa, è da un po' che le chiedevo di andare oltre il nostro solito amplesso, oltre i suoi deliziosi pompini e le carezze masturbatorie.
Mamma sei sicura, ne abbiamo parlato molte volte ma lei mai prima d'ora mi aveva risposto positivamente, non vorrei farti soffrire.
Tranquillo tesoro, puoi averlo, mi sorride, si sfila le mutandine e va a mettersi prona sul letto, mostrandomi le belle natiche rotonde e invitanti, con al centro quel buchetto intonso che desidero da sempre.
Forza, mettimelo dentro amore, ne ho tanta voglia, mi ordina con un sussurro che cancella le ultime tracce della mia gelosia.
Sfondami amore, questo è solo per te, gli altri non potranno mai averlo, continua mamma mentre attende che mi infili nel suo culo per la prima volta in vita sua.
Ma sarò davvero il primo ?
END



martedì 25 novembre 2025

il Commissario Montalbano - Livia e Catarella

Catarella, lo sa quello che si dice delle bionde? Che generalmente sono belle ma sceme? Ecco io devo essere scema, a correre dietro al suo Commissario.
Catarella guardò la Signorina Livia che non aveva visto mai così arraggiata ma non si scangiò e dopo averci pensato un poco, rispose in maniera stranamente tranquilla.
Signorina Livia, non si preoccupi di quello che si dice, d'altronde io che dovrei pensare, ad esempio, su quello che si dice dei nani, le disse tutto impettito l'agente.
Livia guardò Catarella stupita e gli chiese se intendesse, come nella canzone di De Andrè, che essendo basso, avesse il buco del culo troppo vicino al cuore.
Catarella con espressione compita le disse che nonsi, era quell'altra cosa che si diceva sui nani, che avessero il pene di dimensioni indirettamente proporzionali all'altezza.
Se fino a quel momento Livia aveva dialogato con Catarella in maniera piuttosto distratta, ecco che ora l'agente aveva tutta la sua attenzione.
Di cosa stava parlando, si chiese Livia, e presa da una curiosità insaziabile, volle sapere da Catarella se si stava riferendo a sé stesso. 
Catarella sorrise compiaciuto e annuì ripetutamente e rumorosamente come suo solito e si dichiarò disponibile a fornire le prove della sua virilità.
Livia sorrise a sua volta, pensando che finalmente poteva fare scontare al Commissario Montalbano la sua colpa epocale, quella di lasciarla sempre da sola e non rispettare mai le promesse di stare insieme, quelle poche volte che si vedevano.
Qualche ora prima era scesa all'aereoporto di Punta Raisi aspettandosi di trovare il suo eterno fidanzato ma come spesso succedeva, ecco che sulla Tipo scassata al volante c'era Galluzzo.
Fu il povero agente a sorbirsi la raffica di rabbiosi insulti che Libia sparò addosso al Commissario per tutto il viaggio fino a Vigata, visto che al cellulare non le rispondeva.
Montalbano aveva chiesto a Galluzzo di accompagnare Livia in Commissariato e qui giunta fu accolta da Catarella che facendo voci e sbattendo porte, la fece accomodare nell'ufficio del Commissario.
In teoria Montalbano avrebbe dovuto tornare a Vigata in poco tempo a causa di una ammazzatina di stampo familiare e portare Livia a Marinella.
Purtroppo le indagini lo avevano costretto ad allontanarsi e arrivare fino a Catania e il ritorno non sarebbe stato prima della notte, come minimo, forse per il mattino successivo.
Con lui c'erano tutti, Augello, Fazio e solo Galluzzo e Catarella erano stati risparmiati e ora il primo se ne era andato a casa e il secondo aveva l'incarico di intrattenere Livia.
Erano oramai le venti e Catarella stava per smontare di turno quando Livia, sull'onda della rivelazione appena ricevuta, ebbe una bella pensata.
Chiese all'agente di scortarla a casa del Commissario e Catarella felice accettò e si caricò in spalla il bagaglio di Livia che fortunatamente era leggero perché doveva stare poco tempo a Vigata.
Arrivati alla casa di Montalbano,  Livia apri con le chiavi che il Commissario le aveva dato e fece accomodare Catarella, gli disse di sedersi che andava a mettersi comoda e sparì in camera da letto.
Quando tornò non era nuda, era peggio che nuda per il povero Catarella che strammò nel vederla indossare un baby doll rosso che Livia aveva acquistato proprio per quella occasione.
Sotto il baby doll non c'era assolutamente nulla e Catarella poteva ammirare i piccoli seni dai capezzoli come boccioli e la perfezione della depilazione.
Poco più giù partivano le belle gambe della fidanzata del Commissario che erano lunghe e molto ben fatte e per completare l'opera, Livia fece una piroetta e gli mostrò anche lo splendido sedere dalle natiche rotonde e strette.
Il povero Catarella, di fronte a quello spettacolo mai visto prima e solamente immaginato nei suoi sogni bagnati, divenne rosso fuoco in viso e iniziò a farfugliare.
Livia gli fu addosso, gli mise una mano sulla bocca per farlo tacere e sorridendo come una gatta che si sta mangiando il topolino, allungò l'altra mano a slacciare i pantaloni di Catarella.
Adesso controlliamo se è vero quello che dicevamo poco fa dei nani, disse Livia con voce suadente, e infilata la mano nelle mutande dell'agente, vi trovò proprio quello che cercava.
Un bastone di carne nodoso, grande e grosso al cui confronto anche quello di Montalbano spariva, per non parlare di quello di Augello che secondo Beba era un normalissimo pene da famiglia, checché Mimì si vantasse di essere il Rocco Siffredi isolano. 
Se c'era qualcuno che somigliava a Siffredi per dimensioni e caratura, era sicuramente Catarella, pensò Livia mentre glielo strizzava con forza. 
Uno'orata dopo se ne stava distesa sul letto di Montalbano, nuda, leggermente sudata e sazia finalmente, per aver cavalcato Catarella allo sfinimento.
Ecco, se c'era qualcosa di carente in Catarella era la resistenza, non tanto alla eiaculazione ma all'aspetto ginnico dell'amplesso.
Per la durata Catarella se l'era cavata bene, anche perché Livia gli aveva ordinato di non venire dentro di lei e l'agente, ligio al dovere come, sempre aveva obbedito. 
Livia si era goduta quel paletto di carne di Trinacria e gli orgasmi erano arrivati come le onde del mare quando è in burrasca, uno dopo l'altro, a ripetizione.
Però per tutta la durata dell'amplesso, Catarella aveva avuto il fiatone e le aveva dato l'impressione di poter subire un coccolone da un momento all'altro, anche se Livia non si era fermata davanti a una difficoltà così piccola.
Forse, pensò la fidanzata di Montalbano,  era stato anche per la paura che il Commissario rientrasse e li scoprisse intenti a divertirsi a casa sua.
Ma ora poco importava, non dopo una chiavata regale come quella appena goduta e non dopo quella micidiale eiaculazione di Catarella che aveva faticato a contenere nella sua pur capace boccuccia.
Oramai l'agente dopo essersi svuotato per bene, si era rivestito e dopo una serie infinita di ringraziamenti e di saluti con la mano alla fronte, era tornato a casa a riposarsi.
Livia chiuse gli occhi, si addormentò quasi subito, cadendo in un sonno profondo e fece un sogno strammo, in cui le appariva il Commissario mentre nuotava di fronte alla casa di Marinella.
Mentre il suo eterno fidanzato nuotava sul mare tranquillo come una tavola, all'improvviso ecco sbucare sotto di lui uno squalo, proprio come nei film sugli squali.
Solo che quello non era uno squalo e guardando bene Livia riconobbe un'altra specie di animale dalla forma di pene enorme e quel pene sapeva essere esattamente come quello di Catarella.
Al mattino però non ricordava più il sogno ma nella sua mente erano ancora stampati i ricordi della appassionata cavalcata con Catarella, o meglio con il suo pene gigante.
Fu Montalbano a svegliarla delicatamente con un bacio, mentre si coricava al suo fianco, stanco e assonnato dopo una notte in bianco alla infruttuosa ricerca di un latitante.
Ben ti sta cornuto, pensò Livia mentre lui si addormentava, iniziando a russare piano ma profondamente, adesso non le restava altro che trovare l'occasione di tornare in sella al suo stallone preferito.
Anche se più che uno stallone, Catarella aveva l'aspetto di un Pony ma a Livia che fosse alto o basso non importava, le importava ben altro.
END


lunedì 24 novembre 2025

Lilly, Una Sposa In Panne Ma Non Troppo

Ogni tanto le succedeva di rimanere senza benzina e quando accadeva era sempre in zone di campagna, lontane dai centri abitati, immancabilmente.
Forse era stato il suo subconscio, forse solo il caso ad averla lasciata in panne tra i campi, ma per trarsi d'impaccio Lilly non pensò assolutamente a chiamare il marito o peggio ancora, i figli.
Chiamò l'officina in cui ogni tanto si recava per un cambio d'olio o quando la sua utilitaria non più nuovissima dava qualche segno di senilità.
Chiamò e poi attese e finalmente dopo quasi un'oretta vide il carro attrezzi arrivare lentamente sulla strada bianca, sollevando un gran polverone.
Il giovanotto che scese lo conosceva bene, era lo stesso che le aveva consegnato la macchina dopo l'ultimo tagliando e che non aveva smesso di guardarla con quella espressione vogliosa, fino a quando lei non aveva messo in moto ed era ripartita.
In mano aveva una tanica con la quale le riempì il serbatoio e così Lilly riuscì a rimettere in moto la macchina mentre lui si era appoggiato al finestrino e le guardava le belle cosce nude.
A occhio e croce il giovanotto aveva vent'anni in meno di lei che aveva appena festeggiato il mezzo secolo ma che ne dimostrava non più di quaranta.
Durante la bella stagione Lilly girava sempre con addosso quei vestitini leggeri e corti a sufficienza da lasciare scoperte le sue belle gambe.
Vestitini non particolarmente scollati ma che faticavano a trattenere i suoi grandi seni rotondi che stavano su da soli e senza che indossasse il reggiseno.
Di solito e anche quel giorno, a parte il vestitino di colore rosso, indossava solo un paio di striminzite mutandine dello stesso colore e dei sandali dal tacco medio che la slanciavano a sufficienza.
Messa in moto la macchina, Lilly chiese al suo salvatore quanto dovesse per averla soccorsa e messa in condizioni di ripartire.
Il giovanotto completamente infatuato di lei, le rispose che non voleva essere pagato ma di correre subito al distributore a fare un pieno perché la tanica conteneva giusto il quantitativo di benzina della riserva della sua auto.
Capita l'antifona Lilly sollevò lo sguardo verso gli occhioni pieni d'amore che la stavano guardando e senza dire nulla, allungò la mano ad accarezzare il gonfiore che aveva notato all'altezza del pene del meccanico.
Glielo strinse forte, tanto da costringerlo a mugolare come un cucciolo in calore, lo tirò verso il finestrino e con un'abilità dettata dall'esperienza glielo prese fuori, intenzionata a fargli un pompino seduta al volante.
Il giovanotto era ben dotato come Lilly aveva immaginato e anche se non perfettamente pulito, aveva già il pene duro come un sasso con un profumo acre, come le piaceva in un uomo.
Dammelo, gli disse con tono padronale e l'istante successivo lo teneva tra le sue labbra vellutate, mentre gli stringeva forte le palle gonfie di seme pronto a esplodere.
Per quanto dotato il giovanotto non poteva resistere più di tanto alla sua bocca caldissima e come succedeva sempre ai maschi a cui regalava le sue attenzioni, venne nella sua gola in pochi istanti.
Lilly adorava i loro lamenti come adorava sentite il pene vibrare e poi quei colpi come di frusta a ogni bolla di sperma che dalle palle risaliva fino a schizzare dalla cappella.
Quei sapori forti di sesso non lavato e di liquido seminale, le facevano bagnare le mutandine ma sapeva sempre portare a casa la sua eccitazione, perché non aveva intenzione di tradire suo marito, concedendo niente di più che un pompino.
E anche in quella occasione, dopo aver mandato giù il seme denso e vischioso del ragazzo e avergli ripulito la cappella da ogni traccia di sborra, glielo rimise a posto nelle mutande e dopo averlo ringraziato, lo congedò.
Lilly era fatta così, quando incontrava un uomo che le piaceva ci stava ma solo a livello di preliminari e magari anche di un bel pompino ma mai si era fatta chiavare da altri che dal suo amato consorte.
Poco dopo raggiunse un distributore e fece il pieno alla macchina, dopodiché guidò verso casa dove trovò ad attenderla il marito, appena tornato dal lavoro.
L'orologio diceva che erano le dodici e trenta e lei non gli aveva preparato nulla ma sapeva come trarsi d'impaccio ed evitare le sue domande, visto che si solito gli faceva trovare il pranzo in tavola.
Appena dentro casa gli si gettò addosso e lo trascinò sul divano, strappandogli via la maglietta e cercando affannosamente di tirargli fuori il cazzo.
Lui che era un gran lavoratore ma non un fulmine di guerra e ci metteva un po' a capire quando Lilly desiderava ben altro che mangiare.
Ma una volta capita l'antifona, ecco che non perdeva tempo a strapparle le mutandine e a scoprire come fosse bagnata tra le gambe.
Mancava un'oretta all'arrivo dei loro ragazzi che andavano alle superiori e quindi c'era tutto il tempo per una chiavata o almeno per una sveltina.
Lui era un diesel ma una volta dentro di lei era capace di pomparle dentro tutto il suo amore senza venire, fino a quando Lilly non raggiungeva un meritato orgasmo o meglio una serie di ondate di piacere.
Era ancora fertile e a entrambi piaceva farlo senza gomma a coprire le sensazioni ma senza rischi di un'altra gravidanza.
Così Lilly gli concedeva sempre il boccone del prete anche a costo di soffrire un poco, prima di essere sopraffatta dal piacere che la sodomia le regalava ogni volta.
Lui era davvero bravo a resisterle e a evitare di venire troppo presto e come premio Lilly gli lasciava decidere se godere nel suo bel culo o tra le sue labbra.
Quel giorno lui disse culo e Lilly strinse forte il buchetto tutto intorno a quel pene che sentiva scorrere dentro e immediatamente avvertì il calore della sborra che lui le stava iniettando.
Adorava sentirsi riempire il culo di seme caldo, così come adorava quando un maschio la nutriva col suo liquido seminale, per cui era sempre felice, una volta calmati i bollori del marito.
E siccome lui pareva stravolto dopo il piacere della sodomia, Lilly gli mise qualcosa nel piatto e lo fece mangiare in fretta, promettendo di rimediare e di fare meglio con la cena. 
Dopodiché lo mandò a lavorare, prima che i due figli tornassero e lo trovassero quasi fuori combattimento, come ogni volta che facevano l'amore con poco tempo a disposizione.
Quando poco, dopo i due figli varcarono la porta, la trovarono quasi pronta a servire in tavola un bel piatto di spaghetti, preparati in fretta ma sempre ottimi, d'altronde Lilly era brava in cucina proprio come nel fare i pompini.
E per fortuna i ragazzi non si accorsero delle sue mutandine buttate sul pavimento ai piedi del divano che lei provvide a fare sparire, mentre loro erano a lavarsi le mani in bagno.
In quel momento Lilly era davvero felice, soddisfatta sessualmente da un marito attento alle sue esigenze e che lei ricambiava con amore e con i suoi ragazzi che erano davvero dei bravi ragazzi che aveva cresciuto con tutto il suo amore e le sue capacità di madre.
Perciò quando incontrava qualcuno che le piaceva e con cui si intratteneva usando le sue arti orali, non provava alcun rimorso o senso di colpa.
Nel pomeriggio, mentre i figli erano rinchiusi nelle loro camere a studiare, Lilly andò a stendersi sul suo letto e si aiutò ad addormentarsi concedendosi qualche carezza, riportando alla mente il ricordo di quel pompino regalato al giovane meccanico.
Mentre si assopiva, sazia ma solo per il momento, pensò a quello che doveva preparare per cena al marito e ai figli e poi cadde nel mondo dei sogni.
Quella sera avrebbe fatto trovare pronto in tavola le solite leccornie che preparava per i tre uomini della sua vita e poi avrebbe ripetuto col marito chiusi nell'intimità nella loro camera da letto, la chiavata di mezzogiorno.
Ma finalmente e con molta più calma, concedendo a se stessa e al consorte tutto il tempo per arrivare a godere nella maniera più piena e intensa.
END





domenica 23 novembre 2025

Una Suocera Calda

Osservo mia moglie Nora, che poi sarebbe Eleonora nuda, distesa sotto il sole caldo di settembre su un telo steso sul ponte della splendida barca di proprietà di sua madre, vedova e molto ricca.
Appena siamo stati lontani dalla costa, si è levata il costume, invitandomi a fare altrettanto e a spalmarle la crema solare, cosa che mi ha provocato una decisa erezione.
Amo Nora, siamo sposati da una decina d'anni ma la nostra intesa sessuale è sempre ottima e mi basta vedere un suo seno nudo per farmelo diventare duro.
Ho tenuto il costume ma il gonfiore è impossibile da celare e tanto vale toglierlo, così me lo sfilo, sperando che mia suocera che è distesa anche lei nuda come la figlia un po' più in là, non se ne accorga.
E la sua presenza senza nulla addosso è l'altro motivo che mi eccita e ha prodotto il gonfiore sotto il costume, anche lei è bellissima come la figlia, solo con tre decenni in più.
Il pene baldanzoso esce fuori e punta nella direzione di Nora, così rapidamente faccio i pochi passi che mi separano da lei e mi stendo al suo fianco.
Adesso sembra il periscopio di un sommergibile emerso a pelo d'acqua ma Nora se anche se ne accorge non dice nulla e io cerco di mettermi tranquillo per vedere se si mette tranquillo anche lui.
Ma visto che l'erezione non si placa, Nora allunga la mano e lo copre, facendolo abbassare ma quel contatto non serve a sgonfiarlo e lei lo sa benissimo.
Anzi la sua carezza più o meno voluta non fa altro che aumentare l'eccitazione e la voglia che sento ma anche di questo lei è al corrente.
Infatti ora non lo copre soltanto ma lo impugna e con mia grande e sorpresa felicità, inizia a masturbarmi con lentezza e sapienza.
Guardo verso mia suocera ma sembra che non si sia accorta che la figlia sta manovrando un pene in erezione a poca distanza.
Va bene, mi lascio andare a quella morbida carezza e Nora continua lenta, deliziandomi fino a quando sussurrando la avviso che se continua così potrei sborrare.
Nora si ferma, apro gli occhi ed è lì che mi sta ossevando, sorride anche lei felice e senza mollare il pene che mantiene in una stretta salda e padronale.
Adesso ti faccio un pompino così ti calmi, mi dice in silenzio, facendomi leggere quella promessa sulle sue labbra che lentamente che formano la frase più bella che un uomo possa sentirsi dire.
Il mio ventre si contrae mentre Nora sposta la sua testolina e la piazza sulla mia coscia, con la bocca a portata di cappella che turgida attende i suoi baci.
Nora mi sfiora con le labbra e gioca come una bambina maliziosa con la mia voglia di schizzarle sul viso ma sa bene come fare per evitare una sborrata precoce.
In ogni caso non ha alcuna intenzione di provocare una schizzata che lascerebbe in giro delle tracce e allungando la testa, ingloba nella sua bocca calda il glande e poi tutta l'asta, fino alle palle.
Ed è così che mia suocera mi coglie o meglio si potrebbe dire che coglie la figlia in fallo o col fallo tra le labbra e il suo sorriso si allarga in qualcosa di più che sorpresa.
È stata una mia impressione o sì è morsa le labbra mentre osservava la testa di Nora andare su e giù, oramai decisa a sedare la mia voglia e a spegnere la mia erezione?
Non lo so e al momento non mi importa perché è impossibile resistere a mia moglie quando ti fa un pompino, a meno che non sia lei a voler prolungare l'agonia.
E Nora invece ha tutta l'intenzione di bere il mio liquido seminale e darmi quella pace dei sensi che mi permetterà di bruciarmi al sole senza un periscopio in avanscoperta.
Il piacere che provo è qualcosa di nuovo e mugolando lascio che mi travolga, mentre sotto gli occhi di mia suocera eiaculo nella bocca di mia moglie che mantiene salda la pressione delle labbra sul cazzo che si agita freneticamente.
Tutto questo sotto gli occhi molto interessati di mia suocera che si è messa a sedere per godersi al meglio lo spettacolo e che ora applaude ironicamente il capolavoro fellatorio della figlia.
Nora come se non ci fosse la madre a guardarla e nemmeno io appena esploso tra le sue labbra, rialza la testa, ingoia il seme appena munto e sorride a entrambi.
Vedi che ti ho messo tranquillo, mi sussurra non abbastanza piano però affinché la madre non la senta dire quella verità un po' sciocca.
Con la mano mi accarezza il pene finalmente accucciato sulla mia pancia, tornato a essere quello solito che se ne sta a riposo nelle mutande.
Dovresti dare un bacio a tua moglie, mi sorprende ancora mia suocera con una voce più sexy del solito, anche lei turbata dalla visione di quel pompino all'aria di mare, è stata bravissima regalarti il piacere.
Nora sorride, mia suocera sorride, non mi resta che abbracciare mia moglie e posare le mie labbra sulle sue, ancora bagnate dallo sperma appena inghiottito.
Non mi piace quel sapore anche se è roba mia ma spingo la lingua tra le sue labbra e assaporo a pieno il gusto della sborra che invece a Nora piace da morire.
Bravo maritino, mi canzona mia suocera e capisco che tutto quello che sta dicendo è dettato da qualcosa di più che l'affetto per la figlia laureata in pompini.
Nora mi guarda con l'espressione di chi ti implora di sopportare una madre troppo invadente ma in fondo la cosa mi piace e piace anche a lei.
Eppure mi sento un po' in imbarazzo, malgrado siamo tutti e tre nudi da un po' e perfino dopo aver sborrato nella bocca di mia moglie sotto lo sguardo deliziato di mia suocera.
Mi alzo e le lascio sole, andando peraltro poco lontano, a sedermi sul bordo della barca, con le gambe che ciodolano verso le onde blu sottostanti.
Magari potrei farmi un bagno mentre le due complici se la ridono alle mie spalle, nude e allegre sotto il sole che si è fatto cocente anche se siamo a fine estate.
Non ti scappa la pipì, mi sento chiedere da mia moglie alle mie spalle, in effetti di solito quando eiaculo mi raggiunge quasi subito la necessità di mingere.
Dove trovo il bagno, le chiedo visto che è la prima volta che mia suocera ci ha invitati sulla sua barca e non ho ancora visto dove sono i servizi.
Ti spiego io come fare, risponde la mia attenta suocerina, ma invece di darmi spiegazioni si viene a sedere al mio fianco, appoggiata spalla contro spalla.
Quel contatto mi avrebbe fatto imbizzarrire il pene se mia moglie non mi avesse appena fatto eiaculare nella sua bocca vellutata.
Ma non basta, la suocera non si limita a starmi incollata ma allunga la mano e afferra il mio pene sgonfio ma quasi barzotto e mi invita a pisciare fuori bordo.
Così mentre mi tiene stretto, a fatica trovo la concentrazione per svuotare anche l'altro fluido per eccellenza dopo lo sperma.
Solo che alla fine, quando le ultime goccine sono scivolate via, mia suocera in mano si ritrova un paletto di carne tornata durissima.
Amore tuo marito è davvero un torello, ce l'ha di nuovo duro, grida mia suocera alla figlia senza lasciare la presa sul mio cazzo che vibra per l'eccitazione rinnovata.
Mamma pensaci tu, altrimenti io non riesco ad abbronzarmi, risponde mia moglie scaricando sulle spalle della mamma la responsabilità di farmi godere per una seconda volta.
E mia suocera non se lo fa ripetere, comincia a masturbarmi con la stessa perizia della figlia e sono certo che anche quando deciderà di prenderlo in bocca, sarà altrettanto deliziosamente porca.
END







Adeline: Una Signora Francese

L'ho sempre guardata con piacere, fin da quando, vent'anni fa, ci siamo trovati ad abitare quasi nello stesso posto.
Lei nel palazzo al civico di fianco al mio, splendida, elegante, una vera Signora che ho saputo essere di nazionalità Francese.
Adeline, chiamata Ada da chi la conosce, è sposata con un tizio che oggi, dopo trent'anni da quando l'ho visto la prima volta, sembra uno zombie.
Invecchiato male, sempre incazzato che al confronto Adeline sembra un angelo, con quel viso sorridente di chi saluta sempre per prima.
Anche lei purtroppo è invecchiata ma resta sempre molto affascinante e non è che io nel frattempo sia rimasto un giovincello, anzi. 
Non sono diventato un morto che cammina come il marito ma con gli anni sono aumentati gli acciacchi e anche il pene fatica ad alzarsi 
Qualche giorno fa Adeline è rimasta a piedi con la macchina proprio nel momento in cui il marito era lontano per i fatti suoi e lei da sola che non voleva disturbare la figlia. 
Trovandomi nel parcheggio proprio in quel momento e vedendo come fosse in difficoltà mi sono avvicinato e le ho chiesto se le servisse qualcosa. 
Solitamente a quel tipo di problemi pensava il marito che è un ex venditore di auto e quindi nel settore conosce le persone giuste ma il marito al telefono non le rispondeva. 
O forse Adeline voleva fare vedere al consorte ma anche a sé stessa, che è in grado di cavarsela da sola con questo tipo di avversità.
Per quanto mi riguarda non sono certo una cima in fatto di automobili ma se girando la chiave nel quadro non si ottiene assolutamente nulla, al 99% significa che la batteria è andata o è scarica. 
Così ho avvicinato la mia auto alla sua, collegato le batterie con i cavi e magicamente sono riuscito a mettere in moto la macchina di Adeline.
Ma visto che c'ero, l'ho anche accompagnata dall'elettrauto per le opportune verifiche e quando siamo tornati, dopo che ne hanno sistemato la macchina, mi ha invitato di sopra a prendere un caffè. 
Insomma, già lei mi attraeva con addosso quei cappottini che indossa anche quando fa veramente freddo ma una volta che se l'è tolto ed è rimasta con un tailleur nero sopra al ginocchio e con una scollatura vertiginosa, ecco che ho sentito tornare una discreta voglia di saltarle addosso. 
In realtà non c'è stato bisogno di essere così irruente, dato che dopo aver parlato un po' di lei e della situazione che vive col marito, me la sono ritrovata tra le braccia.
Adeline per l'uomo della sua vita ha un doppio sentimento, da una parte lo ha amato e gli vuole bene ancora ma Lui è diventato davvero vecchio nel senso peggiore della parola. 
Non si tratta ovviamente di una questione sessuale perché alla nostra età il sesso conta decisamente meno in una coppia e si resta insieme perché ci si vuole bene o per altri motivi. 
Purtroppo lui è davvero diventato uno zombie che Adeline si vergogna di accompagnare in giro e quando se ne va per i fatti suoi da solo, la fa sempre preoccupare. 
Proprio come nel momento in cui Adelina tra le mie braccia si è lasciata stringere e baciare sul collo che deve essere la zona più erogena del suo corpo. 
Ho avvertito i suoi tremori così come il rizzarsi della peluria leggera sulla sua nuca sotto i miei baci e quando ho messo una mano tra le sue gambe, ho trovato tanto umidità, filtrata dalle mutandine. 
Adeline aveva tanto bisogno di quel tipo di coccole che non fossero solamente sentimentali ma aveva necessità di qualcosa di più caldo e intimo. 
L'immediatezza con cui ha allargato le gambe e lasciato che la mia mano si insinuasse dentro le sue mutandine, è stata rivelatoria.
Per non parlare dei sospiri quando le ho messo dentro l'indice e il medio e la sua fica cominciato a contrarsi pazzamente fino a quando l'orgasmo non l'ha travolta.
Non c'è nulla di più bello del tono di voce di una donna mentre sta godendo, quei lamenti di piacere che rivelano molto di una femmina e Adeline è molto femmina. 
Dopo quella prima ondata di piacere lei era come stravolta e sorpresa da quello che le era successo così rapidamente con uno sconosciuto. 
Diciamo che non è solita intrattenersi intimamente con qualcuno che non conosce e a parte il marito, non ha mai avuto amanti o altri pretendenti.
Questa sua ritrosia è sua di natura ma in parte gioca anche il fatto che invecchiando si è convinta di non essere più bella come è stata nel passato. 
Però non ci ho messo molto a convincerla che una volta senza vestiti per me è ancora più attraente e così si è lasciata togliere il tailleur ed è rimasta con le mutandine e un inutile reggiseno a coprire le sue tettine minuscole.
Dopo averle tolto  anche le mutandine, ho scoperto quanto sia in ordine là sotto, grazie alle cure che impiega la sua estetista una volta alla settimana.
Inutile dire che quando l'ho assaggiata, posando le labbra sulle sue piccole labbra, il sapore era quello di un fiore umido ma pulitissimo e poco dolce. 
Seduta sul tavolo Adelina ha lasciato che le regalassi un secondo orgasmo che è durato molto a lungo, mettendo a dura prova le mie capacità orali. 
E che dire di quella pozza di umori femminili e saliva che bagnava il piano del tavolo alla fine delle sue dolci sofferenze, provate godendo con la mia bocca tra le gambe. 
Che dire di quel coro di gemiti diventato un inno orgasmico durante i lunghi momenti in cui ho provveduto a farle recuperare il tempo perso in precedenza.
Che dire del fatto che con suo marito non aveva mai trovato una soddisfazione come quella che le ho fatto provare usando dita labbra e lingua.
Un marito che finché lo ha fatto e non per molto tempo dopo il matrimonio, si è sempre limitato a infilarle il pene dentro e a eiaculare senza preoccuparsi di lei e del suo piacere. 
Un marito che non ha mai provato a giocare con la sua fica come ho fatto io accarezzandola e penetrandola e nello stesso tempo dediziandola a colpi di lingua.
Alla fine, quando sazia e piena di gratitudine ha voluto ricambiare le mie attenzioni, ha voluto che entrassi dentro di lei e che lasciassi un segno del mio passaggio. 
Che si può dire anche della strettoia in cui il mio pene si è infilato, immediatamente avvolto in una stretta forte quanto delicata, fornita dalla fica ncora perfettamente tonica di Adeline.
Non mi è rimasto che esaudire i suoi desideri e sborrare dentro di lei tutto il seme che sono riuscito a eiaculare e devo dire che ho fatto davvero in fretta ma che Adeline è stata contenta lo stesso. 
Tanto contenta che quando il mio pene è sgusciato via dalla sua fessura, ha voluto leccare via ogni traccia dei nostri fluidi, fino all'ultima goccina.
E se anche il mio cazzo era sgonfio ho apprezzato il suo impegno per quelle coccole intime che mi hanno rivelato ancora di più la sua parte nascosta di femmina calda e porca.
Ma ora lei è mia e ogni volta che è possibile ci incontriamo e per riuscire a darle tutto il mio amore nel miglior modo possibile, non esito a ricorrere all’aiuto della chimica.
Perché Adeline adora le attenzioni che io rivolgo alla sua fica con la bocca e con le dita ma ancora di più, gode sentendomi dentro di sé, profondamente.
E per riuscire a resistere alla sua femminilità e a evitare eiaculazioni precoci non c'è altro modo che prendere una pastiglia azzurra poco prima di incontrarmi con lei. 
Si merita questo e altro la mia dolce porcellina, Adeline.
END

sabato 22 novembre 2025

La Proctologa - Un Maturo Porcello

L'uomo che è entrato nel mio ambulatorio un po' esitante, è un sessantenne che dimostra qualche anno di meno, con ancora tutti i capelli un testa, a parte una piccola area circolare al centro del cranio che però si nota poco.
Un po' sovrappeso ma dice che sta facendo una dieta per i problemi di ipertensione, ha un leggero diabete e cosa peggiore, fatica ad avere una erezione ma oggi è qui per controllare la prostata.
Bene, gli dico, un problema alla volta, prima di tutto controlliamo la prostata che è quella che può dare più problemi, compresa anche una certa iperuria.
In effetti gli capita di dover fare pipì abbastanza spesso, specie di notte ma dagli esami del sangue, il valore prostatico è buono ma una visitina a questa età è d'obbligo.
Gli chiedo come mai ha scelto una dottoressa invece di un proctologo e mi risponde un po' serio e un po' no che spera che io abbia la dita più sottili di un collega uomo.
Ridacchiamo insieme a quella battuta floscia come il suo pene e gli dico di spogliarsi nella parte inferiore e di stendersi sul lettino sul fianco sinistro.
Seduta dietro di lui mi infilo i guanti e intingo l'indice nel lubrificante prima di penetrarlo dolcemente per evitargli il più possibile sofferenza e vergogna.
Però resto dentro di lui qualche momento in più, sentendolo sospirare come se quella presenza in fondo non gli dispiaccia ed è possibile, visto che è la prima visita di quel tipo.
Capisco solo dopo, quando sfilo il dito dal suo buchetto perché gli piaceva, ora il pene è barzotto e dalla cappella esce un rivolo opalescente di sperma richiamato dalla stimolazione anale.
Non si preoccupi, è normale avere questa reazione, è qualcosa che non si può controllare, inoltre direi che va tutto bene là dentro e che la prostata non appare troppo gonfia.
Gli passo un po' di carta con cui asciugarsi e gli dico di restare scendere dal lettino e mettersi in piedi, poi vado a sedermi di fronte a lui sullo sgabello metallico.
Ora controlliamo pene e testicoli, gli dico mentre lui si mette sull'attenti come cerca di fare anche il pene senza riuscirci completamente.
Quando gli stringo dolcemente le palle ricomincia a respirare e trovando tutto a posto, passo a esaminare il pene che è ancora umido di sperma.
Testicoli a posto, gli comunico tutta felice e ora vediamo il glande che scappuccio con attenzione, verificando l'igiene intima che sembra buona.
Profumo di sperma appena uscito e la cosa è del tutto normale vista la precedente eiaculazione involontaria, ora vediamo come reagisce agli stimoli.
Lo accarezzo sulla sommità e ne avverto i brividi di piacere che dalla cappella vanno al ventre ma non è sufficiente a farlo tornare rigido.
Dobbiamo ricorrere a un metodo più forte, gli dico mentre infilo nuovamente l'indice nel suo buchetto ma stavolta più a fondo e internamente, a stimolare la prostata. 
Da bravo il pene si inarca e raggiunge una discreta consistenza, così lo afferro e lo masturbo un poco senza smettere di tentare di solleticare la ghiandola interna.
Da come mugola capisco che la stimolazione ha fatto effetto e mi fa piacere, così gli potrò prescrivere un aiuto chimico da usare il meno possibile.
Lascio andare il pene che gli ciondola davanti, oscillando sconciamente e continuo a penetrarlo dietro visto che sembra gradire quel tipo di piacere sconosciuto.
La seconda sborrata arriva potente e liquida e cade sul pavimento, dopodiché una serie di bolle di liquido seminale dense e opalescenti vengono espulse con minor forza.
Continuo fino a svuotare completamente le sue palle che non desideravano altro per stare bene e consentirgli di recuperare la piena erezione.
Mi resta durissimo in mano anche ora che i suoi testicoli si sono afflosciati, liberi dalla tensione del contenimento del seme e per premiarlo gli bacio la cappella.
Un bacino casto, sono la sua dottoressa, mica sua moglie ma avverto i suoi tremiti nel momento in cui poso le labbra sul glande turgido e salato.
E mi viene una gran voglia di togliermi il camice e saltargli addosso per godere anche io quella durezza ritrovata ma riesco a trattenermi, per questa volta.
Dottoressa, è stato fantastica, ho fatto proprio bene a venire (in ogni senso) da lei ma questa mia scoperta di trovare piacevole le sue dita nel culo, come si conciliano con la mia virilità?
Benedetti maschietti, sempre preoccupati di non dare il minimo segno di omosessualità quando invece non c'è nulla di male a godere con ogni mezzo possibile che il nostro corpo ci fornisce.
Provo a tranquillizzarlo, lei non è gay, gli dico con una certa enfasi, è soltanto la prima volta che viene stimolato analmente e l'eiaculazione involontaria è normale in questi casi.
Se ha trovato piacevole questo tipo di sensazioni non vuole dire che ha cambiato sponda, ha solo trovato il modo di rendere il sesso meno banale.
Quando sarà con una donna, se vorrà, potrà sperimentarlo in intimità e senza i limiti del mio ambulatorio, oppure lasciare perdere e fare come prima, perdendo però molto. 
E questa è la ricetta per le pastiglie azzurre, anche se il mio consiglio è usarle il meno possibile e utilizzare il metodo prostatico per svuotare per bene i testicoli e avere una buona erezione senza additivi chimici.
Le possibilità sono due, o lei trova una compagna che la stimola come ho appena fatto io, oppure viene da me e ci penso io a liberarla dallo stress.
Lui mi guarda con una espressione intimidita di chi vuole dire qualcosa ma teme di esagerare ma alla fine si butta.
Dottoressa, non è che potrebbe essere lei sia l'una che l'altra, poco fa mi ha fatto godere intensamente e chissà che piacere sarebbe farlo con lei a letto senza guardare all'orologio.
Sorrido a quella interessante offerta, d'altronde quelli come lui sono il mio tipo, maturi, porconi anche se un poco intimiditi da una donna che sappia come portare allo scoperto i loro segreti intimi.
Magari lo faremo, perché no, gli rispondo, però intanto lei va a casa e prova a fare la vita normale e ci rivediamo qui tra una decina di giorni.
Per riprovare a vedere insieme se le sensazioni che ha provato si rinnovano, come la sua erezione.
Avanti il prossimo.




Il Ginecologo - La Bruttina Stagionata

La bruttina stagionata che entra nel mio ambulatorio in una mattina di novembre brumosa e fredda, indossa una giacca di lana pesante che potrebbe anche andare, sono i pantaloni di velluto a coste grossolane che peggiorano la sua estetica e le scarpe, invernali e per nulla sexy.
Sul suo viso i suoi anni ci sono tutti, eppure qualcosa in lei mi attrae, saranno gli occhiali dalla montatura pesante o i capelli lasciati in disordine ma ottimi come redini in caso di una cavalcata.
Ma in fondo una volta quando era una giovane puledra aveva un bel viso e io non sono più un giovanotto e non mi dispiace affatto se una donna dimostra la sua età.
Dottore ho un problema di secchezza, qualche bruciore ogni tanto e l'insieme mi disturba parecchio da quando sono in menopausa, mi dice mettendomi subito al corrente dei suoi problemi principali.
Parliamo un po', mi racconta che è nubile, viveva con la madre che è defunta (condoglianze) e che oramai in pensione non ha problemi economici, grazie all'eredità ricevuta e in fondo si trova benissimo da sola.
Certo se io potessi risolvere quel suo problemino di secchezza, riuscirebbe a dormire sonni più tranquilli ma alla sua età è tutt'altro che insolito.
Vuole che la visiti, le chiedo dopo che mi ha spiegato un po' la sua vita e lei sorride e mi chiede se per essere visitata deve spogliarsi completamente.
Annuisco, l'ambulatorio è appositamente riscaldato, io indosso un camice bianco sopra la maglietta della salute e i pantaloni e fatico a non sudare.
Un po' rossa in viso mi confessa che pur non essendo più vergine, è da molto tempo che un uomo non la vede nuda, al che ribatto che non sono un uomo, per lei ora, nel mio ambulatorio, sono un medico.
Un inutile paravento dietro cui si spoglia mi cela il suo corpo mentre si toglie i vestiti e devo dire che una volta nuda è decisamente carina con quei seni piccoli ma ancora sostenuti.
Poca pancia, appena un accenno che la rendono sexy come lei non immagina neanche e un bel paio di gambe ma di quello è conscia.
Forse il culo è leggermente cascante ma è anche stranamente eccitante nonostante tutto e alla fine la parte peggiore, se così si può dire, è quella del suo viso.
Ma se sistemasse i capelli, mettesse un po' di trucco e un collarino a coprire quelle grinze che rovinano la pelle del suo collo, diventerebbe una splendida donna matura, in grado di attrarre uomini molto giovani.
Sdraiata sul lettino aspetta che mi vada a sedere davanti a lei, tra le sue gambe aperte, appoggiate sugli appositi sostegni, col mento a pochi millimetri dalla sua fica.
A prima vista non c'è nulla che non vada, è perfettamente depilata, sicuramente da poco è andata dall'estetista proprio in previsione della visita ginecologica.
Infilo i guanti di gomma e mi avvicino aspirando il profumo del sapone intimo col quale si è da poco insaponata le parti nascoste, forse anche un paio di volte.
Quando sfioro le grandi labbra si lascia sfuggire un sospiro che mi rende felice, come sempre ogni volta che una donna che accarezzò fa le fusa, anche se per lavoro.
Effettivamente il dito avvolto nella gomma non scorre agevolmente e ancora meno quando le schiudo le piccole labbra e provo a penetrarla di poco.
Se prima aveva sospirato di piacere, ora è infastidita dalla carezza diventata troppo rude per quella fessura delicata che richiede gentilezza e amore.
Smetto di sfiorarla, mi stacco da lei e mi alzo per andare all'armadietto dei medicinali a prendere una crema intima, ottima per lubrificare.
Mentre la cerco le chiedo se ha dei rapporti sessuali e lei un po' sorridendo e un po' arrabbiata col mondo, mi confessa che non tocca un uomo da tempo e viceversa.
Provo a metterla tranquilla, in fondo sono solo il suo medico, non è venuta da me per essere giudicata, né per la sua vita sessuale, né per la sua esteriorità.
Torno da lei, spiegandole cosa intendo fare e in silenzio lascia che le applichi la crema esternamente alle piccole labbra e poi anche dentro, infilando l'indice nella sua fessura, piano e gentilmente.
Ora la sua espressione è tornata quella di prima, quando le ho sfiorato le grandi labbra e ha cominciato a sospirare ed è come una gatta che vuole trattenere le fusa ma non ci riesce.
Appositamente continuo a ispezionarla col dito anche se oramai la crema è già stata equamente distribuita ma visto che gradisce, perché non continuare.
Mi fermo solo quando capisco che sta per venire, purtroppo sono solo il suo medico, non il suo amante e poi sono un bastardo, la voglio affamata e non soddisfatta.
Mi allontano da lei, mi sfilo i guanti e la informo che può rivestirsi e la sua espressione delusa e stralunata di chi non capisce cosa stia succedendo è meravigliosamente eccitante.
Fingo di non accorgermi della frustrazione provocata dall'aver interrotto quello che era destinato a diventare un orgasmo e le giro le spalle, non deve vedere che sto sorridendo.
Dottore ma che devo fare, mi chiede restando ancora sul lettino, nuda a gambe aperte e girandomi, come se nulla fosse, le rispondo che d'ora in avanti dovrà usare un sapone intimo idoneo alla sua fica (senza nominare quella bellissima parola) durante l'igiene intima e la crema durante i rapporti sessuali, oppure degli ovuli da inserire la sera andando a dormire.
Dalla sua espressione capisco che è ancora interdetta, così provo a spiegarmi e non essendoci nulla meglio della pratica per imparare qualcosa, torno da lei e apro una confezione di ovuli.
Lei si rimette giù e attende che io schiuda le piccole labbra e inserisca l'ovulo, poi sospira rumorosamente per la sensazione piacevole che riceve dallo scioglimento del medicinale dentro la sua fica caldissima.
Dottore ma durante un rapporto sessuale devo mettere la crema dentro oppure...si interrompe un po' vergognosa per quello che stava per chiedermi.
Va bene, provo a spiegarle meglio anche questa cosa, le sussurro e alzatomi in piedi abbasso la zip ed estraggo il pene in erezione.
Spremo la crema sulla cappella come il dentifricio sullo spazzolino e la cospargo un po' alla meglio, poi glielo spingo dentro senza tanta delicatezza.
Meglio provare se la crema funziona anche in situazioni un po' ruvide ma quando affondo dentro di lei, la sua espressione, i suoi sospiri, i suoi sussurri, sono di chi sta decisamente bene.
Tra l'ovulo sciolto e la crema, ora anche un pene superdotato come quello di Rocco Siffredi farebbe avanti e indietro come uno stantuffo impazzito senza ostacoli.
Quando gode io la seguo esplodendo dentro di lei e grugnendo come un porco mentre lei geme di piacere, mandando gridolini trattenuti per non farsi udire da chi attende fuori nella sala d'attesa.
Staccarci è davvero un peccato, sarei rimasto a lungo dentro la sua fica e lei mi avrebbe tenuto stretto volentieri ma non possiamo fare come se fossimo soli in un letto.
Quando lo tiro fuori è ancora vivo ed eretto e lei attende seduta sul lettino che quel cocktail di medicinali, fluidi vaginali e sperma scivoli fuori e poi si ripulisce alla meglio prima di rivestirsi.
Seduto alla scrivania le compilo le ricette e le dico con tono professionale che l'ho trovata benissimo e che la secchezza, se userà crema, ovuli e detergente intimo, sarà solo un ricordo. 
Aggiungo che la voglio rivedere tra una settimana e quando lei mi chiede come mai, le spiego che è necessario controllare non solo la vagina ma anche il buchetto posteriore, nella stessa maniera di oggi.
Come carico da undici, le ordino anche di sistemarsi i capelli e di tornare vestita in maniera più consona a una bella donna matura come lei.
Deve smettere di nascondersi, è ancora bella e giovane a sufficienza per godersi la vita e mentre arrossisce mi alzo e vado ad abbracciarla.
La bacio e le mie mani scendono sulle sue natiche mentre le sue labbra si schiudono e lasciano entrare la mia lingua nella sua bocca calda e con ancora il sapore del dentifricio.
Con una sculacciata su quel culetto cadente ma arrapante la spingo verso la porta e lei girandosi per un attimo mi sorride e poi se ne va, soddisfatta e felice.
Avanti un'altra !
END




giovedì 20 novembre 2025

Una Zia Generosa

Con mia sorella ci siamo un po' perse, sia perché abitiamo in due città lontanissime tra loro, lei al sud e io al nord, sia perché lei è una donna normale, sposata e con figli, mentre io non mi sono mai fatta una famiglia e non ho legami sentimentali ma solo relazioni sporadiche.
Qualche giorno fa mi ha chiamata per dirmi che suo figlio è all'università qui in città e ha preso in affitto una camera proprio vicino a dove abito io.
Siccome non naviga nell'oro e mantenere il ragazzo agli studi ha un costo importante, mi ha chiesto se potevo fare un salto da lui a vedere come stava sistemato.
Naturalmente ho detto sì e mi sono recata sul posto all'improvviso, senza avvertire mio nipote, per vedere come stava e se avesse bisogno di qualcosa.
Quando ha aperto la porta è rimasto sorpreso, sua madre non lo aveva avvisato che sarei passata e prima che dicesse nulla, sono entrata a ispezionare l'appartamento.
Devo ammettere che lui e i suoi due coinquilini non se la stavano cavando male nell'appartamento che è grande, con una camera da letto a testa, più sala, cucina e il bagno.
In cucina c'erano giusto qualche tazza e qualche bicchiere nel lavello e dopo una sciacquata li ho infilati nella lavastoviglie, in sala era tutto pulito e niente puzza di fumo.
Anche in camera da letto ho trovato stranamente un certo ordine e una buona pulizia, segno che mio nipote si dà da fare ma arrivata in bagno ho trovato modo di riprenderlo, lui e gli altri.
I servizi erano puliti, visto che i giovanotti si alternano ogni giorno in corvee ma c'era tutta la loro roba sporca sparsa in giro, ammucchiata alla meno peggio.
Ho sgridato mio nipote per quella brutta abitudine e di rimbalzo gli altri due, ho raccolto le loro cose, dividendole tra bianchi e colorati e ho detto loro di darmi tutta la roba sporca che avevano.
Poi mi sono chinata ad aprire il portellone della lavatrice e quando mi sono girata erano tutti e tre nudi, con gli slip in mano che me li porgevano e tre belle erezioni che puntavano nella mia direzione.
Piacevolmente sorpresa, dopo aver fatto partire la lavatrice, ho detto ai ragazzi che avrei condotto anche un'ispezione particolareggiata della loro igiene intima. 
Mio nipote è stato il primo a mettere il suo pene sotto il mio naso, mentre gli altri due si mettevano in fila dietro di lui in attesa che arrivasse il loro turno. 
Ora, non perché lui è di famiglia ma devo dire che il suo era quello più lungo e più grosso tra i tre ma per quanto riguardava la pulizia, li ho trovati tutti e tre quasi perfetti e degni di un premio.
Sempre per lo stesso motivo di prima, il pene di mio nipote è stato il primo a infilarsi tra le mie labbra, mentre gli stringevo le palle che ho trovato belle piene e desiderose di svuotarsi.
Il quantitativo di seme che ha sborrato nella mia bocca era davvero notevole, segno che da molto tempo non aveva la possibilità di scaricare le tensioni.
Dopo il suo svuotamento, anche gli altri due coinquilini si sono sfogati nello stesso modo e mi hanno regalato altre due copiose eiaculazioni che ho gradito moltissimo.
Anche gli altri due ragazzi proprio come mio nipote, li ho trovati con le palle molto piene e ho provveduto con gioia a farli godere.
In fondo non ero andata da lui solo per controllare come se la stesse cavando nella casa in affitto ma volevo verificare tutta la sua situazione personale. 
Penso che a lui e agli altri due mancasse solamente qualcuna che si occupasse del desiderio sessuale e con solo tre pompini credo di avere limitato il pericolo di tensioni tra di loro, visto che la coabitazione alle volte può dare dei problemi.
Adesso almeno un paio di volte alla settimana vado a trovare i ragazzi che sono ben felici di ricevere la visita di una tardona come me, disposta a svuotare le loro menti e i loro cazzi dallo stress dello studio.
Naturalmente se vogliono che io continui a deliziare i loro sensi ma soprattutto a prendere in bocca i loro bellissimi uccelli, devono farmi trovare la casa perfetta e pulita.
E poi mio nipote mi ha promesso che appena avranno un po' più di tempo da dedicarmi, vogliono invitarmi una sera per fare festa insieme.
O per farmi la festa, non ricordo bene ma non vedo l'ora di trovarmi tra i loro bei cazzi e finalmente lasciare che ricambino il piacere che periodicamente regalo a tutti e tre. 
END



Cappuccetto Rosso

Quando aveva appena compiuto quattordici anni, Cappuccetto Rosso, come era chiamata in paese, era già una donna fatta, già sviluppata fisicamente e con una grande generosità che la portava ad aiutare chiunque, iniziando dalla Nonna che viveva nel bosco, lontana dalla gente che non sopportava.
A casa di Nonna aveva imparato ad andare già da piccolina, quando sua madre le inviava un cesto di leccornie preparate solo per lei, in quanto l'anziana donna era di salute cagionevole, almeno così si diceva.
Ancora all'epoca nel bosco si avvistavano i lupi e la mamma di CR le aveva raccomandato di fare attenzione e nel caso avesse visto un lupo, di non scappare terrorizzata ma di restare ferma ad attendere che se ne andasse e la lasciasse in pace, in quanto troppo piccolina per essere mangiata.
Col tempo CR aveva capito che si trattava di una favola per tenere i piccini lontani dal bosco, in compenso le era capitato di incontrare qualche cane randagio a cui aveva gettato qualcosa da mangiare.
Era consuetudine che, arrivata a casa di Nonna, prima di entrare dovesse bussare e attendere a lungo perché la vecchia era lenta a camminare fino alla porta per sbloccare i catenacci che la tenevano sprangata.
Ma si sa come sono i giovani, la pazienza è una virtù che crescendo perdono per strada e anche CR non faceva eccezione e quel giorno, un po' irritata perché le erano venute le sue cose, invece di bussare alla porta principale decise di entrare da quella posteriore che sapeva come aprire dall'esterno.
Cercò la chiave che Nonna teneva nascosta sotto un sasso per aprire la porta in caso di emergenza ma non la trovò e allarmata da quella scoperta, provò la maniglia che si abbassò.
Entrò in silenzio e trovò la cucina deserta, così continuò fino al salotto dove nonna trascorreva le sue giornate in poltrona a leggere ma non la trovò neanche lì.
La porta del bagno era aperta e dentro non c'era nessuno, così non le restò che provare a vedere nella camera da letto ma a un passo dalla porta, udì degli strani rumori.
Le sembrarono come i guaiti di un animale braccato che però si mutarono in gemiti che al momento le parvero di dolore, eppure qualcosa nella sua testolina le disse che quella era la voce di Nonna ma non stava certo soffrendo.
La porta della camera da letto non era completamente chiusa e avvicinatasi la vide carponi sul letto ed era nuda, i grandi seni che ballavano sotto di lei e i capelli tutti tirati all'indietro ma quando CR si
 allungò ancora di più per vedere, con grande stupore notò che la lunga coda di cavallo di Nonna era tenuta stretta come fossero redini da un uomo nudo anche lui, che la stava chiavando da dietro.
CR era giovanissima ma ne sapeva abbastanza per riconoscere un amplesso e quella era proprio una congiunzione carnale tra un uomo e la Nonna che sembrava gradire assai e gridava a ogni spinta che riceveva con grande generosità dal suo amante.
Siii gridava Nonna, siii ancora, dai sfondami, fammi godere, strillava con una voce che CR non le aveva mai udito ma ovviamente non aveva mai visto la Nonna intenta a un rapporto sessuale prima di quel momento.
Se subito quella vista le era parsa terribile, col passare dei momenti, delle spinte e delle grida di Nonna sempre più simili a gridolini di piacere, CR si senti strana, specialmente tra le gambe, dove pian piano le si era acceso un fuoco.
Portando una mano dentro le mutandine si scoprì bagnata e le venne voglia di toccarsi ma si trattenne fino a quando Nonna, dopo essere venuta, si staccò dal suo amante e si chinò a prenderglielo in bocca.
Per un istante CR vide il bellissimo pene irrigidito dell'uomo scomparire nella bocca spalancata di Nonna e quella visione la costrinse a infilare le dita nella sua fessura, scivolosissima per l'eccitazione.
Godo troiaaaa, gridò l'uomo mentre scaricava una gran dose di liquido seminale nella gola di Nonna e altrettanto urlò silenziosamente CR mentre veniva a sua volta, spingendo a fondo le dita nella sua acerba fichetta.
Ma come sempre le avveniva quando si accarezzava in solitudine nel buio e nel calore del suo letto di notte, il suo orgasmo fu molto intenso e prolungato, molto di più di quello dell'uomo che Nonna aveva appena fatto godere.
Così non riuscì a evitare di farsi scoprire, perché quando cominciava a provare quelle sensazioni meravigliose, doveva per forza andare fino in fondo e godere appassionatamente. 
Fu l'uomo nudo e col pene ciondolante che grondava sperma, ad accorgersi della sua presenza e ad andare verso di lei, mentre stava ancora con la mano tra le gambe e si mordeva le labbra per il piacere che stava provando.
Incurante che non avesse ancora finito di tremare di piacere, l'uomo la prese per un polso e la trascinò sul letto, dove Nonna era ancora col culo per aria e la bocca piena del seme salato del suo amante.
La Nonna non parve particolarmente sorpresa di essere stata beccata da CR in quella situazione particolarmente calda perchè in fondo era rassegnata prima o poi ad essere scoperta dalla nipote che le gironzolava spesso per casa.
Inoltre, l'uomo che in quel momento era ancora nudo in camera da letto col pene che non voleva saperne di sgonfiarsi malgrado la recente eiaculazione, era solo uno dei tanti che avevano quel privilegio.
Forse era uno dei più belli e meglio dotati oltre che con una grande resistenza e la capacità di farla godere come desiderava ma era sempre uno tra molti. 
Che cosa dobbiamo fare di lei, le chiese il suo amante con un vocione che per un istante spaventò CR, la dobbiamo ammazzare così che non riveli il nostro segreto a nessuno?
Certo che no, rispose Nonna, tutto quello che dobbiamo fare è renderla nostra complice e penso che anche CR sarà d'accordo, quando scoprirà le delizie che si provano godendo il tuo bel pene. 
Forza sali sul letto, le disse la Nonna e poi la fece stendere al suo fianco mentre il suo amante si stendeva dall'altra parte e tutti e due si misero con calma a spogliare CR che restò immobile e fu presto nuda.
Nonna ma io ho le mie cose, provò a protestare CR, ma la vecchia sorridendo le rispose che non era assolutamente un problema, in ogni caso le fece aprire le gambe e ispezionò la sua fessura acerba ma completamente bagnata di umori.
In effetti la Nonna, infilando un dito nella fica intonsa di CR vide che ne usciva leggermente striato di rosso ma niente che avrebbe fermato il suo stallone pronto alla monta.
E poi, disse Nonna, sangue chiama sangue e con un'occhiata al suo amante gli fece segno di violare la verginità di CR che guardò deliziata l'omone venirle sopra, mentre la nonna guidava il suo pene all'ingresso della sua fica.
Sii molto dolce, ordinò la Nonna al suo amante, lasciandolo libero di penetrare nella fessura stretta ma scivolosa di CR che gridò, sentendosi lacerare l'imene da quel grosso e lungo sesso.
Per sua fortuna la sofferenza fu minima e bastarono pochi colpi di reni per portarla in paradiso, mentre Nonna le accarezzava amorevolmente la fronte e la invitava a rilassarsi e a lasciare che lo stallone facesse il suo lavoro.
Un secondo orgasmo, molto più esplosivo di quello che si era regalata poco prima spiando la nonna e il suo amante, colpì il corpicino di CR come una tempesta ai tropici, facendolo sussultare e tremare di piacere.
Brava bambina, le sussurrò la Nonna mentre CR veniva intensamente, lasciati andare e pensa soltanto a godere, per poi intimare al suo amante di non provare nemmeno a sborrare dentro la fica della sua nipotina adorata.
Lo stallone ubbidì agli ordini e senza scaricare le palle che si erano nuovamente gonfiate di sperma sfilò via dalla fessura CR che rimase aperta, come una galleria dopo l'ingresso di un treno.
Mentre lui incombeva col suo corpo muscoloso tra le gambe di CR, la Nonna gli prese in mano il cazzo e naturalmente lo trovò striato di sangue di vergine e di sangue mestruale insieme.
Non era il caso di lasciarglielo infilare nella bocca della nipote in quelle condizioni e nemmeno della sua, senza prima una pulizia accurata, ma da come quel pene vibrava, sapeva che doveva fare qualcosa.
In quelle condizioni poteva soltanto maneggiarlo con sapienza, tenendolo stretto con forza e portarlo finalmente a una degna sborrata. 
CR guardò deliziata la Nonna che masturbava lo stallone che grugniva di piacere e ancora più felice fu quando una serie di bolle di liquido seminale fuoriuscì dalla cappella e le fece una doccia deliziosamente calda e appiccicosa.
Nonna continuò fino a quando sembrò che stesse spremendo il pene come un tubetto di dentifricio e le ultime goccine di sborra dipinsero la sua pelle candida e delicata.
È un peccato sprecare tutto questo ben di Dio, disse la Nonna ma come vedi questo bellissimo uccello è ricoperto del tuo sangue e non ti sarebbe piaciuto prenderlo in bocca ma la prossima volta e quello che dovrai fare.
Adesso andiamo tutti in bagno che voglio farti provare un altro piacere liquido, disse Nonna e condusse CR proprio dentro la vasca da bagno e tenendo il pene dell'amante saldo in mano, lo invitò a bagnare di pioggia dorata la nipotina.
Dopo la pioggia di seme, CR provò anche l'ebbrezza della copiosa pipì che lo stallone le schizzò addosso e che parve non finire mai, calda, salata e tremendamente deliziosa sulla sua pelle.
E per finire in gloria quella meravigliosa giornata, la Nonna le insegnò anche a insaponare un perfettamente pene e a renderlo profumato e pronto per essere preso tra le labbra e leccato come un gelato.
In fondo la sua nipotina avrebbe ereditato i suoi amori, a cominciare dallo stallone che aveva deflorato la piccola Cappuccetto Rosso e che non vedeva l'ora di infilarle il suo notevole pene anche nel buchetto posteriore che doveva essere sicuramente stretto tanto quando la fichetta non più intonsa.
Ma quella è un'altra favola.
END



martedì 18 novembre 2025

Luana

Luana aprì la porta del garage facendo entrare luce ed aria in effetti ce n'era bisogno visto che da una settimana almeno quella porta non veniva alzata. 
Era dal giorno prima della morte del nonno che la porta era chiusa, la mattina dopo lo avevano trovato senza vita nel letto.
Luana tornò con la mente al giorno prima dell'infarto fatale e pensò che forse era stata anche colpa sua se il cuore del nonno aveva ceduto. 
Il giorno prima, la porta si era aperta per far entrare i tre amici del nonno mentre lei era già dentro con lui ad attenderli con trepidazione. 
Quella non era la prima volta in cui si intratteneva con quattro uomini molto maturi nella tranquillità del garage che assicurava la massima privacy. 
Era iniziato tutto quando aveva compiuto i sedici anni e le era capitato di sorprendere il nonno nel bagno adiacente al garage, mentre stava facendo pipì.
La vista del suo pene sgonfio che stava gocciolando, le aveva provocato una strana sensazione di calore tra le gambe, molto simile a quella che sentiva quando si toccava.
Con la differenza che vedendo l'organo sessuale del nonno da vicino era rimasta immobile come se qualcosa ne avesse stregata. 
Il nonno l'aveva sorpresa a spiarlo ma non l'aveva sgridata e anzi era parso felice che lei gradisse la vista del suo sesso antico che sotto gli occhi di Luana aveva ripreso vigore.
Puoi toccarlo, le aveva detto lui con una voce suadente e siccome Luana non si muoveva era andato verso di lei, aveva preso gentilmente la sua mano e l'aveva posata sul pene. 
Quel contatto intimo per Luana era stato come ricevere una scarica elettrica che andava direttamente dalle sue dita, fino alla sua fichetta acerba. 
Si era sentita tutta un fuoco e l'umidità aveva inondato le mutandine della ragazza che finalmente aveva reagito, stringendo forte il pene che si era eretto.
Forse era stata lei a masturbare lui o forse lei era rimasta ferma e lui si muoveva avanti e indietro ma nel giro di qualche istante, uno spruzzo di liquido seminale era partito cappella.
Dopo quel piacere provato in piedi il nonno si era dovuto sedere perché gli erano mancate le gambe e Luana gli era andata a sedersi in braccio, con quel calore dentro che non voleva saperne di assopirsi.
Amore mio, aveva detto lui, se apre le gambe ti faccio qualche carezza, così ti restituisco il regalo che mi hai appena fatto così gentilmente.
Luana aveva chiuso le cosce calde e muscolose e lasciato che la mano del nonno trovasse le sue mutandine e la accarezzasse da sopra il tessuto fradicio.
Aveva chiuso gli occhi e si era abbandonata al suo abbraccio e a quelle carezze che avevano portato all'orgasmo in un tempo assai breve. 
Nonna si era limitato a strofinarle e clitoride e a passare le dita lungo le grandi labbra senza penetrare tra le piccole per la paura assurda di poterla deflorare.
Quello era stato il primo momento intimo tra loro e le sensazioni provate reciprocamente erano state così forti da farli tornare nel garage il giorno dopo. 
Arrivati entrambi elettrizzati ed eccitati come due ragazzini, si erano abbracciati forte prima che il nonno mettesse a disposizione di Luana il suo pene.
Si era inginocchiata davanti a lui che le aveva lasciato l'iniziativa aveva dimostrato di essere abbastanza brava slacciando i pantaloni senza troppa difficoltà. 
La zip era scesa praticamente per conto suo e i jeans del nonno erano calati ai suoi piedi, mentre davanti agli occhioni di Luana era apparso un gonfiore inequivocabile sotto lo slip.
Amore prendilo fuori, aveva sussurrato il nonno con la voglia che si percepiva nel tono della sua voce e Luana aveva obbedito, liberando il pene dalla sua gabbia. 
Luana aveva messo una mano sotto l'asta che vibrava eccitata, arrivando a accarezzargli le palle e non aveva gradito gemendo come un cucciolo in calore. 
Non sapeva bene cosa fare e nemmeno il nonno sembrava poterla aiutare perché era troppo eccitato da quel contatto intimo con la nipote. 
A Luana parve la cosa migliore dare un bacino alla cappella turgida mentre lo sollevava portandolo alle labbra e anche quella sollecitazione fu deliziosa per il nonno sull'orlo della sborrata. 
Amore prendilo in bocca, le disse Il nonno con una voce appena udibile e Luana lasciò che lui si spingesse nella sua bocca fino a quanto poteva.
La mano del nonno si posò sulla sua testa con molta gentilezza e improvvisamente emise un gemito che quasi la spaventò, nel momento in cui iniziava a eiaculare. 
Quel mugolio continuò mentre Luana lo teneva stretto tra le labbra e lasciava che il flusso di sperma defluisse nella sua bocca fino all'ultima goccia di seme e all'ultimo tremito delle gambe del nonno.
Amore, la prossima volta che lo prendi in bocca dobbiamo farlo mentre sto seduto o sdraiato, perché le gambe ho paura che non mi reggano, le sussurrò il nonno quando gli fu tornato un filo di voce. 
Luana invece si era ritrovata nella bocca chiusa una cascata di liquido seminale denso e salato dal sapore strano ma non cattivo per il suo senso del gusto. 
Mandalo giù, le disse il nonno mentre andava a sedersi su una sedia vicino al tavolo della cucina, e Luana capì che non si poteva mai sprecare quel succo delizioso.
Come una brava bambina dopo aver inghiottito il liquido seminale del nonno apri la bocca per mostrargli che aveva esaudito il suo desiderio. 
Amore sei stata bravissima, adesso adesso siediti sul tavolo che voglio essere io ad assaggiare te, le disse il nonno, con un tono di gratitudine nella voce.
La fanciulla andò a sedersi sul tavolo proprio davanti a dove era seduto il vecchio porco e allargando le gambe gli mostrò le mutandine bagnate.
Le dita del nonno tremavano mentre si infilavano sotto l'elastico per abbassarle lungo i suoi fianchi ma anche le gambe di Luana non erano proprio fermissime.
Il nonno portò le mutandine al viso aspirando e profumo acerbo della sua femminilità e poi le posò sul tavolo per andare dritto alla fonte di quell'aroma irresistibile.
Quando la bocca del nonno si posò sulla sua fichetta bagnata e tremante, Luana chiusa agli occhi e si dispose a ricevere quel piacere proibito che desiderava immensamente.
Quando l'orgasmo la colpì come un uragano colpisce un'isola, Luana cominciò a gemere quasi singhiozzando, come se invece di godere stesse soffrendo ma erano lacrime di gioia e di piacere. 
Dopo il pasto delizioso per i suoi sensi, il nonno le chiese di seguirlo in bagno perché gli scappava la pipì e voleva che Luana lo aiutasse.
La ragazza gli sostenne il pene floscio mentre lui lentamente sgocciolava nel vaso e anche quella sensazione di calore bagnato che sentì sulle dita, le piacque da morire.
Quando il nonno finì, Luana gli rimise a posto il pene e portò le dita umide di pipì alle labbra per assaggiare quel sapore salato ma diverso dallo sperma che comunque le piacque allo stesso modo. 
Da quel giorno i loro incontri furono contrassegnati dal piacere reciproco che si davano usando mani e bocche ma mai lui le chiese di andare oltre.
Non aveva nessuna intenzione di deflorarla ma avvenne qualcosa di ancora più proibito di un rapporto incestuoso tra un nonno e sua nipote. 
Fino a poco tempo prima il nonno, prima di cominciare a divertirsi con Luana, in garage riceveva i suoi tre amici del cuore che conosceva da quando erano ragazzini. 
Durante quelle riunioni l'unico divertimento era giocare a carte come fanno i vecchi al bar o dove ne hanno la possibilità ma il nonno aveva scoperto qualcosa di meglio e gli incontri con gli amici erano saltati. 
Ma i tre che si domandavano tra loro come mai il nonno avesse cambiato improvvisamente atteggiamento nei loro confronti, un pomeriggio si recarono al garage.
Luana aveva appena finito l'ennesimo graditissimo pompino al nonno che udirono bussare alla serranda abbassata del garage.
Dopo essersi ricomposti aprirono la porta e si ritrovarono davanti il terzetto di amici che li osservava con attenzione e curiosità, e dalla loro espressione si capiva che avevano intuito cosa fosse accaduto tra nonno e nipote.
Il nonno sembrò sul punto di litigare con i tre intrusi ma prima che la situazione degenerasse, Luana gli mise una mano sulla sua e gli disse di far entrare e tre amici per parlare.
Una volta entrati abbassarono nuovamente la serranda chiudendosi dentro e Luana prese in mano la situazione, dicendo che non voleva che la loro amicizia si perdesse. 
In realtà Luana voleva prendere in mano anche qualcos'altro, visto che i tre avevano capito che lei e il nonno si erano chiusi lì dentro per qualcosa di più di una partita a carte.
Quel pomeriggio Luana aveva deliziato quattro cazzi al posto di uno, mettendosi al centro delle loro attenzioni e toccandoli e baciandoli insieme.
Le era piaciuto immensamente spogliarsi per la gioia dei quattro vecchi che si erano messi in cerchio attorno a lei, porgendole i loro peni più o meno eretti. 
A Luana piacevano comunque i loro sessi anche se flosci e non sempre in tiro come quello del nonno e non le era dispiaciuto affatto a farli godere uno dopo l'altro.
I quattro amiconi di nuovo riuniti avevano atteso il loro turno e uno dopo l'altro si erano sfogati nella sua bocca, compreso il nonno che eccitato  dal vedere quanto Luana fosse troia, aveva eiaculato una seconda volta.
Così la fanciulla aveva mandato giù una quadrupla dose di liquido seminale e poi i quattro l'avevano presa di peso e portata sul tavolo della cucina, nuda com'era.
Il nonno aveva adagiato sotto la sua schiena una morbida coperta così che Luana non sentisse la durezza del tavolo sotto di sé. 
I quattro le si misero intorno come se dovessero desinare e in effetti lo fecero usando il suo corpo come piatto principale, toccandola dappertutto e regalandole sensazioni mai provate fino a quel momento. 
Per quanto il nonno l'avesse fatta godere accarezzandola tra le gambe, l'eccitazione e il piacere che provò con tutte quelle mani che scorrevano sulla sua pelle fu completamente diverso. 
Anche l'orgasmo o meglio la serie di ondate di piacere che la sconvolsero mentre era distesa sul tavolo, fu qualcosa di inimmaginabile fino ad allora. 
Da quel giorno ebbe quattro amanti ogni volta e fu sempre capace di soddisfarli tutti e quattro prima di sottoporsi alle loro  carezze e ai loro baci.
Poi purtroppo era arrivato il giorno fatale in cui il nonno non si era svegliato e lei si sentiva in colpa perché come già da tempo faceva, il giorno prima lo aveva lasciato venire nella sua bocca calda.
In effetti dopo aver sborrato tra le sue labbra insieme ai tre amici Il nonno aveva partecipato di meno rispetto agli altri alle carezze sul corpo di Luana distesa sul tavolo della cucina. 
Luana non ci aveva dato peso e ora sentiva come uno strano rimorso malgrado in fondo la morte del nonno fosse stata una tra le più belle tra quelle possibili.
Mentre ricordava il nonno e il suo pene che le scaricava il suo sperma in gola, Luana vide arrivare i tre amici con i quali si chiuse dentro il garage per la prima volta dal funerale. 
Fu in quel momento che realizzò che se doveva sentirsi in colpa, tanto valeva sentirsi in colpa del tutto e quindi prese le tre pastiglie azzurre che aveva rubato a suo padre e ne diede una a testa ai tre amici. 
Mentre aspettava che facessero effetto, Luana si occupò dei loro peni come aveva sempre fatto fino a quel giorno e uno dopo l'altro i tre scaricarono il loro seme nella sua bocca assetata.
La magia delle pastiglie fece sì che malgrado la tripla eiaculazione Luana si ritrovasse in mano i loro organi sessuali in perfetto tiro e pronti all'uso. 
Sua nonno non aveva mai voluto andare oltre le carezze e i baci e non aveva mai permesso nemmeno ai suoi amici di mettere i loro cazzi dentro di lei che invece lo desiderava tantissimo.
Nuda com'era andò a sedersi sul tavolo della cucina allargando le gambe e chiese chi dei tre volesse essere il primo a deflorarla, indicando la sua fichetta ancora vergine ma pronta a non esserlo più.
Fra i tre amici del nonno ce n'era uno particolarmente sveglio che approfittò dell'esitazione degli altri due per avvicinarsi a lei, pronto a penetrarla.
Mentre costui glielo spingeva dentro facendola leggermente soffrire, Luana pensò al nonno e lo ringraziò mentalmente per averle fatto conoscere i suoi tre amiconi e averle dato le prime soddisfazioni sessuali.
La sensazione di sofferenza dovuta alla lacerazione dell'imene passò immediatamente anche perché lei disse agli altri due di avvicinarsi e glieli prese in mano, stringendoli forte forte.
Mentre il più sveglio la chiavava, lei masturbò gli altri due con la solita delicatezza e finalmente ebbe il primo orgasmo della sua vita da vera donna. 
Dopo il primo naturalmente anche gli altri due vollero infilare i loro cazzi dentro di lei e Luana fu molto felice di accoglierli entrambi.
Averli soddisfatti poco prima svuotandogli le palle con la bocca, permise a tutti e tre di resistere e di evitare pericoli di gravidanze indesiderate venendole nella fica.
Tutti e tre durissimi grazie alla chimica e resistenti grazie al pompino appena ricevuto, riuscirono a farla godere in una triplice chiavata.
Luana felice per quelle tempeste di piacere ricevute, dimenticò il rimorso modificandolo in gratitudine verso il nonno che l'aveva iniziata a quei godimenti.
Era così felice che portò i tre in bagno e disse loro di farle una doccia di pioggia dorata dopo essersi messa al centro tra di loro.
Anche i tre naturalmente furono più che contenti di pisciarle addosso tutto il loro succo salato e poi di lasciare che lei ripulisse con la bocca le ultime gocce.
Ora non le restava che un'unica cosa per evitare qualsiasi tipo di problema, perché prima o poi avrebbe potuto succedere che uno dei tre, eccitato dalla penetrazione, finisse per venirle dentro.
Doveva fare un'ultimo sacrificio e donare loro il buchino più stretto, anche se sapeva che avrebbe potuto soffrire davvero molto in quell'occasione. 
Ma sapeva anche che il nonno la guardava da lassù e faceva il tifo per la sua nipotina così troia e che il dolore della sodomia sarebbe passato in fretta, sostituito da un piacere ancora più grande. 
END








lunedì 17 novembre 2025

Supersex - Il Ritorno

Il Cavaliere della Legion D'Onore Gabriel Pontello sedeva a crogiolarsi al sole pallido di ottobre sui divanetti del Grand Hotel di Montecarlo, sorseggiando lentamente un aperitivo analcolico e sgranocchiando una o due olive.
Per i suoi meriti verso la Repubblica era stato insignito della più alta onorificenza, gli avevano assegnato una generosa pensione e come ciliegina sulla torta, gli pagavano a vita una suite nel più lussuoso hotel di Montecarlo, compresi i tre pasti canonici giornalieri.
Pontello prese un quotidiano nazionale e iniziò a sfogliarlo ma leggere le notizie gli aumentava il senso di noia e di fastidio che provava da quando aveva interrotto la sua attività di agente segreto al servizio della Francia.
Fortunatamente Philippe, uno dei concierge dell'Hotel, venne a scuoterlo dalla noia, annunciando che c'era una visita per lui, una graziosa signorina che attendeva di essere ricevuta.
Pontello ricordò vagamente di avere concesso una intervista a una giornalista e disse a Philippe di farla accomodare al suo tavolino.
Qualche istante dopo una bella donna sui trent'anni, capelli neri, fisico slanciato, vestita elegantemente per l'occasione, gli stringeva la mano, presentandosi come una reporter di Liberation.
Dopo i preliminari di rito tra intervistatrice e intervistato, la giornalista gli chiese di raccontarle la sua vita e la sua carriera da agente segreto, senza smettere di accavallare le belle gambe inguainate in calze nere autoreggenti.
Pontello le narrò la versione che aveva concordato con le autorità Francesi al momento del suo pensionamento e la donna registrò tutto col due registratori digitali portati all'uopo.
Pontello ci mise una buona mezz'oretta a raccontarsi e alla fine la giornalista spense i registratori e gli chiese se poteva fargli alcune domande molto intime ma senza registrare.
Signor Pontello, corrisponde al vero che lei sia dotato di capacità assai peculiari che l'hanno aiutata a diventare il più famoso agente segreto di Francia?
Signor Pontello corrisponde al vero che lei sia in grado di pronunciare una formula segreta che le permette di sedurre qualsiasi donna, riducendola a una femmina in calore disposta a tutto?
Pontello non provò nemmeno a rispondere ma si mise a ridere, facendo osservare alla giornalista che sul suo conto erano sorte una serie impressionante di leggende.
Ma quando tentò di descriversi come un tranquillo pensionato che aveva avuto la fortuna di servire il proprio paese, la donna di mise a ridere apertamente alle sue sciocchezze preparate apposta per la stampa.
Poi con lo sguardo puntato nei suoi occhi, la giornalista gli chiese di pronunciare davanti a lei la famosa formula Ifix Tcen Tcen che Pontello diceva essere leggenda.
Se fosse stata davvero una leggenda, disse la donna, non sarebbe successo nulla e quindi Pontello non avrebbe perso nulla, se fosse stato vero invece avrebbe avuto a disposizione una bella ragazza con la metà dei suoi anni.
Guardando la giornalista negli occhi, Pontello molto seriamente rispose che aveva smesso di usare quel potere perché era irrispettoso nei confronti di una donna, fosse anche una malfattrice.
Ma la donna continuò ad insistere, dicendo che aveva intervistato qualcuna delle sue conquiste dell'epoca e tutte, anche quelle che aveva mandato dietro le sbarre, ricordavano molto piacere quei caldi momenti d'amore.
Pontello si mise a riflettere sulla proposta e forse un po' a malincuore accettò di pronunciare nuovamente quella formula magica che non utilizzava oramai da tanti tempo.
Ma di certo non lì, non con dei testimoni tutti intorno e propose alla giornalista di seguirlo nella sua suite, dove avrebbero potuto stare tranquilli e soli, sperando che la donna non accettasse.
Invece eccola alzarsi di scatto, sorridente perché lui aveva acconsentito alla sua proposta e fu felice di seguirlo nel suo lussuoso alloggio a spese della Repubblica.
Quando furono nella suite, Pontello fece sedere la bella giornalista sul sofà che campeggiava al centro del salottino e andò a mettersi seduto di fronte.
Un po' perplesso perché la furbetta continuava a mostrargli le autoreggenti con una nonchalance da attrice navigata, Pontello pronunciò la formula che gli aveva permesso di sedurre centinaia di donne più o meno belle e più o meno giovani, durante la sua decennale carriera.
Come da copione, anche la bella giornalista, nel sentirgli dire Ifix Tcen Tcen, si sentì incendiare dentro e cominciò a togliersi gli abiti per lenire quel calore così improvviso e intenso.
Pontello se la ritrovò addosso, completamente nuda che lo abbracciava e baciava e contemporaneamente con la mano cercava il suo pene che nel frattempo gli si era eretto.
Quante volte nel passato aveva approfittato della formula in occasioni come quella, per giacere carnalmente con una o più donne, si ritrovò a pensare, e fece quello che aveva programmato di fare in un caso simile.
Prima che la situazione degenerasse, fingendo di accarezzare il collo della giornalista, strinse dolcemente in un punto che le provocò una immediata perdita dei sensi.
Un po' a fatica perché non era più un giovincello, prese in braccio la ragazza e la adagiò nel suo letto matrimoniale, coprendo col lenzuolo le sue belle nudità.
Avrebbe dormito per almeno una mezz'ora prima di riprendersi e a quel punto l'eccitazione scatenata dalla formula magica sarebbe svanita, almeno così Pontello sperava, insieme alla sua erezione.
Tornò a sedersi nel salotto e attese che il tempo passasse leggendo una rivista e sorseggiando una bibita presa dal frigobar sempre ben fornito.
Era così sovrappensiero che fu sorpreso dalla presenza della giornalista che silenziosamente, in punta di piedi, era scesa dal letto, si era buttata addosso un lenzuolo e ora lo guardava da vicino.
Pontello le sorrise, le chiese se si sentiva bene e malgrado la risposta positiva le consigliò di sedersi al suo fianco, cosa che la donna fece con le gambe ancora un po' tremanti.
Cosa mi ha fatto, chiese la giornalista, non mi ha drogato vero, provocando la risata un po' nervosa di Pontello che si difese dicendo che non aveva mai drogato una donna in vita sua, non per portarla a letto.
Non ricordo nulla, disse la ragazza, è successo qualcosa, abbiamo...abbiamo fatto, è successo qualcosa tra noi, siamo andati a letto insieme...
Pontello tornato serio, le rispose che si, prima avevano fatto l'amore e lei si era così completamente innamorata di lui che aveva finito per perdere i sensi per l'intensità del loro rapporto sessuale.
Mi sta prendendo in giro, disse la giornalista, non abbiamo fatto nulla, se lei avesse approfittato di me lo sentirei, lo saprei, sentirei addosso il suo odore e anche qualcos'altro.
Non le si può nascondere nulla, la prese bonariamente in giro Pontello, e le confessò di averle fatto perdere i sensi e infilata da sola sotto le lenzuola, per farle sbollire l'eccitazione sessuale.
Però, disse Pontello, adesso si vesta per favore, perché malgrado sia diventato vecchio, mi fa ancora un certo effetto vedere una bella donna nuda davanti a me.
La giornalista gli sorrise scuotendo la testa e si rivestì lentamente, mentre tentava di capire non solo cosa fosse successo poco prima ma anche cosa doveva fare a quel punto, dopo essersi buttata addosso a Pontello.
Come se avesse letto nella sua mente, Pontello le disse che ora non restava che andare insieme a pranzo, sempre che fosse disposta a fargli compagnia nel ristorante dell'Hotel.
Più tardi erano seduti al suo tavolo riservato a pranzare insieme, mentre intorno i camerieri e gli altri ospiti che lo conoscevano, li guardavano come si guardano due amanti ritrovati.
Finito di mangiare, la giornalista gli chiese se sarebbero mai davvero potuti finire a letto insieme e Pontello le rispose che si, era possibile, ma solo se lei lo avesse davvero voluto e senza la formula magica.
Più tardi, dopo il caffè e poco prima di congedarsi, la ragazza lo abbracciò e gli diede un casto bacetto sulla bocca e gli mormorò un arrivederci appena accennato.
Non proprio un addio, forse.
END