lunedì 30 giugno 2025

La Recensione

Il dottore ha detto che sono in sovrappeso e devo camminare almeno un'ora al giorno, anzi dovrei fare undicimila passi al giorno per sette giorni. 
l dottore è pazzo e poi fa un caldo assurdo, di giorno siamo a quasi quaranta all'ombra e si muore.
Così vado a camminare di notte, parto da casa e vado verso il cimitero, lungo la ciclopedonale parallela alla Statale 9 e di passi ne faccio circa seimila, dovranno bastare.
Esco verso l'una o anche le due, mi incammino lentamente e dopo una mezz'oretta sono davanti al cimitero, sudato e ansante.
Mi fermo, sono davvero stanco, giro la testa dall'altra parte della strada e la vedo.
È alla finestra a balcone di casa, immagino che non riesca a dormire per il caldo, anche se le temperature alle due sono più gradevoli.
Mi vede, si sbraccia, mi invita a salire da lei che conosco perché è la migliore sfoglina della zona e anche quella meno cara e spesso compro i suoi tortellini.
Mi riceve con addosso una vestaglia leggerissima che pudicamente chiude con le mani visto che non ha una cintura.
È curiosa, vuole sapere come mai sono lì a quell'ora, glielo spiego e lei ride, ha un bel sorriso anche se è brutta.
Lo so che non è bello dire che una donna o una persona è brutta ma lei lo è, non è colpa mia, è la realtà.
Non che io sia un adone ma lei purtroppo per quanto sia eccezionale a produrre tortellini, non è bella nemmeno un po' e lo sa.
Ma ci sono argomenti diversi dalla bellezza e dai tortellini per sedurre un uomo, tipo lasciare andare i lembi della vestaglia e mostrarmi il colore delle mutandine.
Mi consente anche la visuale delle sue tettine, piccole e dai capezzoli che ora sono eretti come il mio pene, come non mi sarei mai aspettato.
Si accorge che la guardo, non fa nulla per coprirsi, dice che ci sono altri modi per perdere peso che andare a camminare di notte e mentre me lo dice, viene a sedersi in braccio.
La stringo, è radiosa nella mia stretta, probabilmente da tempo aspettava il mio abbraccio, lo desiderava.
Quando le metto la mano tra le gambe le apre per farsi toccare comodamente.
Niente baci, purtroppo fuma e non mi va, ma lei non dice o fa nulla, apre solo le cosce.
Infilo la mano nelle sue mutandine e la scopro bagnata e parecchio, gioco col suo clitoride prima di infilarle il medio nella fica.
Geme di una dolce sofferenza e le scappa qualche oddio oddio che mi piace e prima che abbia un orgasmo, la prendo in braccio e la porto a letto.
Ci togliamo i vestiti, lei profuma di bagnoschiuma, io puzzo di sudore ma non le importa, mi lecca la pelle salata per farmelo capire bene.
Le cedo il cazzo, dai prendilo in bocca, lo vorrebbe baciare ma non glielo lascio fare, solo un po', poi glielo spingo in gola.
Ma è altro che voglio, le tolgo il pene di bocca, la metto prona e mi sovviene che potrebbe pensare che la voglio così perché è brutta, in modo da non vederla in viso.
No cara, non è così, magari solo un po', è che voglio il tuo pezzo più pregiato e ha un culo stretto come quello di una ragazzina, inteso le natiche oltre al buchino.
Le riesco a contenere con le mani, mentre col pollice forzo il pertugio per capire se da lì sia ma passato qualcuno.
A giudicare dalla tenuta deve essere ancora vergine da quelle parti, per cui mentre spingo dentro il pollice, col medio vado a cercare la sua fichetta che sta letteralmente colando sulla mia mano.
Si lamenta a bassa voce ed è un misto tra gemiti di sofferenza e di piacere ma un poco alla volta quel buchino intonso si apre e resta disponibile alla penetrazione.
La cappella fatica a entrare e acuisce i suoi lamenti ma è solo questione di attimi e sono dentro fino alle palle.
Afferro i suoi fianchi e comincio a spingere con sempre meno delicatezza, non ci mette molto a passare dalla modalità sofferente al piacere e a quel punto il gioco è fatto e posso entrare ancora più ruvido e violento nelle spinte.
Quando viene è un fiume in piena e probabilmente è un fiume rimasto in secca per lungo tempo a giudicare dalle grida soffocate.
Alle tre di notte, se i suoi vicini la sentissero gridare come vorrei e lei anche vorrebbe, chiamerebbero la polizia e non è il caso, peccato.
Non ci ha messo molto ad avere un orgasmo o forse una serie di orgasmi e si accascia distesa a pancia in sotto sul letto mentre io resto dentro di lei e la sovrasto col mio peso.
È venuto il momento di guardarla in faccia ma mentre i nostri occhi si incontrano, lei cerca il mio pene e lo porta alle labbra.
Labbra che esplorano la cappella mentre con le mani mi sostiene le palle gonfie.
D'accordo, non è bellissima ma migliora molto quando le infilo il pene tra le labbra e mi spingo dentro la sua bocca, fino in gola.
Malgrado rischi di soffocare, sopporta la presenza ingombrante del mio cazzo e attende pazientemente il momento della mia esplosione. E, cosa ancora più importante, il mio seme non la infastidisce, anzi lo accoglie guardandomi negli occhi mentre mi svuoto nella sua bocca e quando le chiedo di non sputarlo, sorride ancora e inghiotte la colata della mia lava.
Se dovessi scrivere una recensione per questa sfoglina bolognese cosa potrei scrivere se non che è perfetta?
È brava a fare i tortellini e anche a fare i pompini. 
END

Sussurri e Grida Etero Version

Quando il professore sente quei rumori non riesce a credere alle sue orecchie, la scuola dovrebbe essere deserta a quell'ora, nessuno dovrebbe essere lì, a parte lui.
Ma ecco ancora quei lamenti, come se qualcuno soffrisse o forse no, non si tratta di sofferenza. 
Lentamente apre la porta dell'aula che non viene quasi mai usata per le lezioni e i rumori blasfemi aumentano d'intensità.
In silenzio avanza a passi felpati sul  pavimento e finalmente scopre il motivo, anzi i due motivi.
Li conosce entrambi, sono due ragazzini della terza superiore, avranno si e no diciassette anni.
Insieme non fanno la sua età. Sono tutti e due nudi, il respiro gli si mozza in gola, mentre il pene si gonfia gagliardamente. La ragazza appoggiata a un banco, riceve il ragazzo che la prende da dietro, il giovane affonda i colpi lentamente, strano per un ragazzino ma a volte i ragazzini hanno una maturità inaspettata.
Sono così presi da quello che stanno facendo che non si accorgono della sua presenza e lo stesso professore è così eccitato da quella visione erotica che la sua mano corre alla zip dei pantaloni e la abbassa per riuscire a infilare la mano nelle mutande e afferrare il cazzo eretto.
L'uomo si masturba osservando la scena davanti si suoi occhi come se fosse la scena di un film porno.
Forse gli scappa un lamento e il ragazzino si gira, lo vede si blocca, con una smorfia di terrore sul viso.
La ragazza protesta, era vicina all'estasi, non ti fermare, non ti fermare, non ti, poi anche lei volta la testa e vede quell'uomo che conosce bene con il pene in mano che si masturba.
La giovanissima coppia resta unita ma immobile, i ragazzi capiscono che sono stati colti in fallo ma il professore non si sta certo comportando come chi sta per riprenderli con rabbia.
Ora anche il professore è fermo, immobile, la sua mano impugna soltanto lo scettro e i suoi occhi restano incollati a quei corpi ancora stretti tra loro.
Un dialogo mentale si svolge tra i due giovanissimi amanti e il professore guardone.
Come sbloccare la situazione, si chiede il giovanotto sorpreso sul fatto?
Oddio cosa farà il professore, si domanda la ragazza che sente il pene dentro di sé sgonfiarsi.
Ma il professore non parla e rischia anche lui di sgonfiarsi.
La ragazza allora prende una decisione per tutti e tre, si rivolge al professore e gli fa cenno di avvicinarsi.
Quando il pene dell'uomo è a portata di mano glielo afferra e lo masturba, poi gira le testa e silenziosamente ordina al ragazzo di continuare e il giovane riprende a spingere di buona lena.
Malgrado la presenza del professore la voglia di godere della ragazza ha la precedenza su tutto e su tutti e due gli uomini che la stanno guardando, chi mentre la possiede e chi ha affidato il pene alle sue cure manuali.
L'orgasmo la travolge potente come il mare in tempesta e le sue grida sono la colonna sonora del suo piacere.
Il ragazzo conscio di non poterla imitare, attende che il suo amore finisca e si sfila dalla fessura stretta e calda per esplodere sul culetto rotondo della fanciulla.
Resta il professore a cui la giovane si inchina, pensando che sia meglio un pompino di una carezza.
La ragazza, seppure giovanissima, sa bene cosa fare e per nulla infastidita dal profumo intenso di quel cazzo durissimo, posa le labbra sulla cappella per qualche istante, prima di ingoiarlo.
Il suo giovanissimo amante la guarda accogliere tra le labbra il vecchio professore e quando lo tira per il polso, anch'egli si inchina al cospetto di quel pene maturo ma duro come il marmo.
Lo sguardo di lei, col pene tra le labbra è imperativo, dai fallo anche tu, bacialo. Incredulo il giovane obbedisce e posa le labbra sulla cappella, a fianco di quelle della ragazza.
Anche il professore non crede ai suoi occhi ma i suoi sensi sono certi di quello che sta provando e improvvisamente inizia a eiaculare sui visi dei ragazzi.
Equamente distribuisce il seme caldo tra lei e lui, e quando il cazzo smette di agitarsi e di schizzare sperma, lo infila nella bocca del ragazzo sotto lo sguardo raggiante della fanciulla.
Devi fare bene le pulizie, sussurra la troietta, d'altronde è quello che il giovane le comanda sempre quando è lei a fargli un pompino. Stavolta le parti si sono invertite e a quanto pare il professore apprezza molto anche una giovane bocca maschile. La fanciulla lo costringe a uscire dalle fauci dell'amato bene e poi bacia il ragazzo alla sua prima esperienza orale di quel genere e con molta cura gli lecca via il seme dal viso. Ora perché non fai anche pipì su di noi, mormora la giovanissima porcellina e dopo qualche istante il pene del professore comincia a lavare quei due giovanissimi corpi con una pioggia calda e dorata. 
END

Sussurri e Grida Gay Version

Il Professore camminava per il corridoio della scuola in tarda serata, dopo che gli incontri con i genitori erano finiti e pensava di essere completamente solo in quel luogo che era tutta la sua vita.
Era sempre l'ultimo ad andarsene e ogni volta gli toccava ascoltare il bidello che si raccomandava di chiudere bene tutte le porte.
E fu proprio mentre andava a chiudere la penultima porta, prima di quella principale, che udì degli strani rumori provenire da un aula dismessa che veniva usata come deposito. 
Incuriosito e un po' allarmato perché non riusciva a riconoscere la fonte e il tipo di quei suoni, abbassò cautamente la maniglia ed entrò in silenzio. 
Con la porta aperta capì immediatamente cosa stava succedendo e accese la luce che gli mostrò uno spettacolo affascinante, per quanto inaspettato. 
Erano due ragazzi delle ultime classi del liceo che completamente nudi, si stavano divertendo e riconobbe immediatamente il primo che stava sodomizzando il secondo che conosceva un po' meno bene. 
Malgrado la luce accesa improvvisamente i due giovani continuarono per un po' la loro attività sessuale come se fossero troppo eccitati per accorgersi della sua presenza.
A sua volta il professore sentì il pene che faceva un balzo nelle mutande e la sua bocca rimase aperta per qualche istante prima che i ragazzi si bloccassero.
Con una voce che non riconobbe essere la sua, sussurrò ai giovanotti di riprendere a fare quello che stavano facendo, mentre la sua mano andava a stringere il pene che si era imbizzarrito. 
I due giovani, per quanto sorpresi, erano pieni di voglia e lui notò come il ragazzo più grande che stava sodomizzando l'altro, stringeva con forza tale le natiche del suo amore, da averle fatte diventare rosse.
Il Professore si toccò osservandoli avere un orgasmo così intenso da farli tremare entrambi ma prima non rinunciò alla sua fama di educatore, quando intimò al primo che stava penetrando l'altro, di afferrargli il pene e di masturbarlo mentre lo inculava.
Probabilmente per forza dell'abitudine il ragazzo sentendo quell'ordine obbedì immediatamente, stringendo in mano il pene del suo amore che dopo qualche istante cominciò a schizzare sperma tutto intorno.
E mentre penetrava e masturbava il ragazzo più giovane gli venne dentro, tremando e gemendo per il grande piacere, amplificato dalla presenza trama del professore con il pene in mano. 
Quando l'unione carnale tra i due terminò, il professore li chiamò al suo cospetto e li fece inginocchiare davanti al suo pene che apparve duro e minaccioso, con l'occhio rosso della cappella turgida che pareva pronto a esplodere.
Lasciò andare l'uccello che ciondolò davanti alle bocche dei ragazzi e mise le mani sulle loro teste, stringendo i loro capelli e costringendoli a posare le labbra sul suo cazzo.
Le bocche morbide e vellutate iniziarono a lavorare la cappella lucida e poi scivolarono lungo l'asta fino alle palle alternandosi nelle operazioni orali.
Sentendo avvicinarsi il momento del piacere, il professore allontanò uno dei due ragazzi e spinse il pene completamente in gola all'altro, senza curarsi di chi fosse e poi eiaculìò. 
Per non fare torto a nessuno dei due, il professore dopo che le prime bolle di seme furono richiamate dalle sue palle in quella bocca servizievole, lo tirò fuori e lo infilò nella bocca del secondo fanciullo.
Anche l'altro ragazzo ricevette la sua dose di sperma caldo ingoiando tutto quello che il professore fu ancora in grado di versare tra le sue labbra. 
Tremando un po', il professore terminò la sborrata equamente divisa e ordinò ai due studenti di ripulire per bene, eliminando con cura ogni traccia di sperma.
Il Professore pensò che la materia di cui avevano appena sostenuto un buon esame orale doveva piacere ai ragazzi, molto di più di quelle che erano costretti ad ascoltare normalmente nelle aule della scuola.
Guardando l'orologio si rese conto che era molto tardi e con un cenno ordinò ai due giovanotti di sistemargli il pene nelle mutande e di rivestirsi e andare a casa.
Più tardi, mentre usciva per ultimo dalla scuola chiudendosi la porta alle spalle, il professore si incamminò lentamente verso casa, sognando quello che avrebbe fatto in futuro con quelle due troiette.
Proiettò nella sua mente un film porno in cui era attore principale, insieme ai due ragazzi che lo attendevano proni sul letto completamente nudi e a sua disposizione. 
Sodomizzava il primo e intanto infilava due dita nel buchetto strettissimo dell'altro, inginocchiato a fianco del suo amichetto che stava soffrendo per la penetrazione del professore.
Quei pensieri sconci lo fecero eccitare di nuovo ma non rinunciò a pianificare ancora meglio quello che avrebbe fatto con quei due nel futuro. 
Sapeva di non poter continuare a incontrarli nella scuola perché era troppo pericoloso e sarebbe stato facile essere scoperti. 
Ma c'era quell'albergo in riva al mare in cui aveva trascorso le vacanze estive dell'anno precedente e che, per quanto squallido, sarebbe stato perfetto per un incontro amoroso a tre. 
Si vide alla reception consegnare il suo documento di identità e attestare che i due ragazzi insieme a lui erano i suoi figlioli destinati a dividere una tripla per un fine settimana. 
D'altronde i ragazzi erano abbastanza grandi per poter raccontare ai genitori che si sarebbero assentati nel weekend per andare a trovare un loro amico. 
Sognando occhi aperti di godere nuovamente e pienamente quei due corpi giovanissimi e caldi il professore rientrò a casa e si masturbò prima di andare a dormire. 
END

domenica 29 giugno 2025

i Tortellini Della Signora Tre

La mia Signora Dei Tortellini aveva due figlie e il doppio di nipoti, tutte femmine e già grandi e quando vidi le foto, mi resi conto di quanto fossero carine, sia le madri che le ragazze.
Una di queste era una giovanissima elfa che assomigliava in maniera impressionante alla nonna, capelli lunghi biondissimi e una figura perfetta da indossatrice.
La conobbi intimamente quando la Signora Dei Tortellini mi diede il solito incarico e arrivato alla villa la trovai in compagnia della nipotina più piccola.
Il mio pene, rimasto eretto per tutta la durata del breve viaggio dal ritiro alla consegna, alla vista della fanciulla si sgonfiò immediatamente.
Non certo perché fosse brutta o altro, perché si era, anzi ci eravamo aspettati grandi cose sconce da quel servizio e invece ecco una piccola intrusa tra noi.
Ma una volta consegnato il pacco, la nonna mi disse di sedermi sul sofà a fianco della nipotina e io col fiato sospeso ascoltai quello che aveva da dirmi.
In breve la piccola che poi così piccola non era perché aveva appena compiuto venticinque anni, era ancora vergine e la nonna temeva che restasse tale ancora a lungo.
Così aveva pensato di farmela incontrare per porre rimedio a quella che per lei era una disgrazia e sapendo quanto fossi dolce e delicato a letto, credeva che fossi l'ideale compagno con cui perdere la verginità.
La fanciulla era quasi succube della nonna ed era pronta a seguire le sue istruzioni per diventare donna a tutti gli effetti, sotto la sua guida esperta.
In camera da letto fu la Signora Dei Tortellini a spogliarmi e a mostrare il mio pene eretto alla nipotina in trepida attesa di perdere la maledetta verginità sotto l'egida della nonna.
Poi spogliò lentamente la nipote e la fece distendere sul lettone prima di levarsi anche lei i vestiti di dosso e afferrare il mio pene, per lubrificarlo con la sua crema vaginale che usò precauzionalmente anche nella fichetta della ragazza.
La nonna guidò il mio cazzo al primo contatto con la fichetta della nipotina e si raccomandò che fossi inesorabile ma lento e delicato per non farla troppo soffrire.
Quando la penetrai, la fanciulla ebbe un unico spasimo di dolore che passò quasi subito e che le strappò una sola lacrima, così la nonna mi lasciò libero di chiavarla, vedendo che la nipote iniziava a gradire.
Poi la Signora Dei Tortellini si mise dietro di me e aderì col suo corpo caldo alla mia schiena, posando le labbra tra la mia spalla e il mio collo, regalandomi brividi meravigliosi.
Da quella posizione, oltre a farmi eccitare allo spasimo, poteva ricordarmi che non potevo assolutamente venire dentro la nipotina visto che non indossavo alcun profilattico.
Seguendo le istruzioni sussurrate dalla nonna, sverginai la nipotina trattenendomi dalla sborrata e in premio ottenni un pompino fatto in coppia.
La Signora Dei Tortellini approfittò anche di quel momento per insegnare alla nipote uno dei modi fondamentali per fare godere un uomo e l'uso del seme come elisir di lunga vita.
La ragazza ne gradì assai il sapore e seguendo le istruzioni di nonna accolse la colata di lava tra le labbra e bevve tutto quanto.
L'unico mio dispiacere fu di non averne avuto a sufficienza da dissetare la nonna, dopo aver soddisfatto la nipotina.
Fu quella l'ultima volta in cui incontrai la nonna e la nipote un un colpo solo, perché entrambe sparirono dai miei radar e qualche tempo dopo incontrai la Signora del Tappeto.
Ma quella è un'altra storia.
END

I Tortellini Della Signora Due

L'uomo nella stanza che gridava inutilmente senza essere visto, seppi poi che era il marito, anziano più di lei e purtroppo spesso malato ma in compenso molto ricco.
Lei lo accudiva con molta attenzione e cura ma in cambio le piaceva ,quando le era possibile, prendersi qualche piccola soddisfazione sessuale.
Così qualche tempo dopo fui richiesto direttamente da lei per un altro ritiro simile a quello dei tortellini ma una volta che fui dentro la sua lussuosa abitazione, la trovai da sola.
Aprì la porta nelle stesse condizioni della volta precedente, nuda ad eccezione della leggera veste da camera che indossava tutta aperta sul davanti.
Si lamentò che il marito era stato ricoverato in ospedale ma dalla sua espressione intuii che non le dispiaceva ogni tanto restare sola senza il consorte.
Mi chiese senza tanti preamboli se volessi vederla nuda e al mio annuire la sua vestaglia cadde ai suoi piedi e il suo corpo pallido apparve senza più alcun velo.
La trovai bellissima e glielo dissi e lei sorridendo mi disse di non prenderla in giro, si considerava vecchia e brutta mentre io ero un ragazzino al suo confronto.
Presa la mia mano mi condusse in bagno e qui mi tolse i vestiti e mi fece entrare nella grande doccia che avrebbe potuto contenere i partecipanti a un'orgia a otto, dieci persone.
Sotto la piacevole carezza dell'acqua che scorreva su di noi, lei mi prese in mano il pene già duro e mi chiese di fare pipì contro di lei e un po' a fatica la feci contenta.
Altrettanto fece lei senza chiedermi il permesso e il caldo getto della pioggia dorata che usciva dalla sua fica mi bagnò il cazzo e cosce, mentre la tenevo stretta.
Fu una sensazione meravigliosa e ancora meglio fu quando lei mi insaponò il pene con grande cura, come doveva fare con quello del marito in ben altra situazione.
Ricambiai nello stesso modo, insaponandola da testa ai piedi con grande attenzione, perché tra le mie braccia mi parve una di quelle bambole di ceramica bellissime e delicatissime.
Ci asciugammo a vicenda e tornammo in camera da letto dove mi chiese di spalmarle una serie di creme di bellezza dal collo ai piedi.
Fu molto sensuale accarezzarla con quella scusa mentre la toccavo ovunque e lei rispose eccitandosi alle mie carezze, anche a quelle meno intime.
Usai una crema apposita per i piccoli seni e il ventre, un'altra per le cosce e una per il suo culetto stretto e ancora molto tonico a dispetto dell'età.
E quando si distese sul lettone aprendo le gambe, mi porse una crema lubrificante che la rese scivolosa e pronta a ricevere il mio pene dentro di lei.
Con le mani che mi tremavano, applicai l'unguento sulle grandi labbra e poi sulle piccole, poi penetrandola appena con le prime falangi.
A letto mi cavalcò lei per lo stesso motivo di prima, troppo fragile per essere chiavata standole addosso e poi come amazzone ci sapeva davvero fare.
Non si rifiutò però di concedersi da dietro e con la stessa crema lubrificante il suo buchetto strettissimo divenne facilmente percorribile per il mio pene.
Venne due volte, una a cavallo e una da dietro, facendomi capire che era avezza a ogni tipo di penetrazione e che fosse appassionata amante della sodomia.
Altrettanto feci io, ma siccome mi chiese di usare il mio seme come crema di bellezza, eiaculai la prima volta sul suo viso e sui suoi seni, la seconda sul suo sederino che dipinsi con gioia.
Mi toccò prendere il pomeriggio libero per soddisfarla e fu davvero soddisfacente anche per me e quando me ne andai, lo feci a malincuore ma lei aspettava i figli e i nipoti a cena ed era meglio che io per allora fossi sparito.
Continua 

I Tortellini Della Signora Uno

All'incirca all'inizio del nuovo secolo, ho iniziato una nuova attività completamente diversa da tutto quello che avevo fatto in precedenza.
Da lavoratore dipendente mi sono trasformato, anche se non proprio volontariamente, in un artigiano addetto alle consegne per gente danarosa. 
E fu all'inizio di questa nuova carriera che mi capitò un bel giorno di andare a ritirare un vassoio di tortellini in un negozio del centro storico. 
I tortellini fatti a mano erano già qualcosa di estremamente costoso ma acquistati in un negozio di delicatezze in via dei Falegnami a Bologna, diventavano davvero un genere di lusso.
Ciliegina sulla torta, il fatto che invece di andare a comprarseli la Signora aveva pensato bene di incaricare una delle cooperative di consegne cittadine per farsi riportare in casa.
Il mio lavoro non era come quello dei corrieri veloci che ogni giorno devono consegnare decine e decine di pacchi per una cifra cadauno irrisoria.
Si lavorava per gente o per aziende coi soldi che non avevano problemi a sborsare molto di più di quello che, per esempio, costava un Bartolini. 
E molto spesso capitava e oltre al pagamento del servizio si ricevevano delle mance anche corpose ma se ci si trovava di fronte a persone generose e non solo danarose. 
La persona che mi trovai di fronte apparteneva al genere danaroso e anche a quello generoso ma non in termini monetari se così si può dire. 
La consegna la effettua i in una villa signorile nella zona Levante di Bologna che è quella più bella dell'intera città e anche quella più costosa se si parla di mattone acquistato o affittato.
Una volta varcato un imponente cancello carraio, mi ritrovai all'interno di un piccolo parco dove lasciai la macchina e percorso un vialetto ghiaioso, arrivai davanti alla porta d'entrata della Villa.
Varcata anche quella soglia, mi ritrovai di fronte a un ascensore che mi portò su all'ultimo piano che era quello che ospitava la Signora che aveva ordinato i tortellini che stava portando.
Uscito dall'ascensore girai e a destra e fui davanti a una porta socchiusa che dopo qualche momento di attesa fu aperta da una donna di età indefinibile ma molto matura, coi capelli lisci imbiancati.
Una volta doveva essere stata bellissima e nella mia mente la immaginai bionda, col viso ringiovanito di almeno 50 anni e lo stesso fisico da indossatrice.
Non molto alta, magra e con un seno quasi invisibile ma alla sua età immagino che sia preferibile quello piuttosto che avere seni grandi ma cascanti, indossava una vestaglia trattenuta a malapena da una cintura di velluto. 
Chiaramente non aveva fatto nulla per stringere quella cintura intorno alla vita e pensai avesse fatto apposta per mostrarsi davanti a uno sconosciuto che aveva appena suonato alla sua porta. 
All'altezza dei seni la vestaglia era praticamente aperta e riuscii a rubare la visione del suo capezzolo eretto sotto la stoffa che faticava a nasconderlo.
Vedendola così seminuda mi ero bloccato sull'ingresso ma lei afferrò la mano che non teneva il pacco con i tortellini e mi attirò all'interno. 
Mentre mi faceva entrare, disse a voce alta a un uomo che doveva essere in una qualche stanza vicina, erano arrivati i tortellini ma non fece menzione della mia presenza al suo fianco. 
Mi indicò un grande tavolo in noce che campeggiava al centro del salone in cui ero appena entrato e là sopra appoggiai il pacco che dovevo consegnarle.
Lei invece andò a prendere il portafogli da un cassetto in una grande libreria appoggiata alla parete e venne da me a pagare direttamente in servizio che avevo svolto. 
Sorridendo come una gatta che stia per mangiarsi un topolino, mi allungò la cifra concordata con la mia cooperativa e che io riposi nel mio portafogli.
Era esattamente quanto le era stato richiesto e visto che non era compresa nessuna mancia, la ringraziai e feci per salutarla e andare verso la porta ma lei me lo impedì, mettendosi davanti a me. 
In quel momento la vestaglia si aprì completamente e riuscii ad avere anche la visione di quello che aveva tra le gambe e che mi provocò immediatamente una bella erezione.
La Signora evidentemente era solita dare mance diverse da quelle monetarie ma nello stesso tempo doveva essere conscia dell'effetto che la sua nudità provocava dentro di me. 
Senza alcun pudore allungò la mano all'altezza del gonfiore che avevo tra le gambe e afferrò il mio pene saldamente, come se non avesse aspettato altro nella sua vita fino a quel momento. 
Strinse forte e poi si inchinò al mio cospetto come una cortigiana davanti a un principe o a un re e con un abilità dettata di sicuro dall'esperienza, in pochi istanti liberò il mio pene dalla prigione dello slip.
Con una mano mi strizzò forte le palle e con l'altra impugnò lo scettro della mia virilità, per poi posare le labbra sulla cappella turgida.
Non ebbe alcuna esitazione, malgrado la scarsa igiene intima che si trovò davanti, dovuta al fatto che eravamo in un caldissimo pomeriggio di luglio e che io ero via da casa dalla mattina presto.
Le sue labbra morbide accarezzarono inizialmente il glande, prima di inglobare tutta quanta l'asta fino alle palle che continuò ad accarezzare più delicatamente di prima.
Non mi ci volle molto tempo per svuotarmi nella sua bocca, godendo di un piacere decisamente diverso da quanto provato fino ad allora.
La Signora apprezzò notevolmente il sapore del mio pene, per non parlare di quello del mio sperma che mandò giù senza perdere nemmeno una goccia di quel nettare. 
Quella situazione strana e torbida mi permise di restare durissimo anche dopo l'eiaculazione e lei ne approfittò per ripulirlo completamente da ogni traccia di sperma. 
Mentre si esibiva in quel pompino fantastico, il tipo che stava in un'altra stanza aveva provato a chiamarla più volte ma naturalmente lei non gli aveva fatto caso più di tanto, impegnata a farmi godere.
Quando ebbe la bocca libera gli gridò di aspettare che sarebbe arrivata subito da lui, appena sistemati i tortellini, quindi rimise a posto il mio pene, mi sorrise e si scusò per non avere moneta per una vera mancia.
Non riuscii a rispondere nulla ma quello che aveva appena fatto corrispondeva a una mangia oltremodo generosa che ricambiai con un sorriso di gratitudine.
Continua

venerdì 27 giugno 2025

Deanna Due

Nel frattempo in cui Deanna si prendeva quelle giuste soddisfazioni, la chiesetta di campagna era stata abbandonata dalla curia che aveva trasferito il prete in altro luogo e lei stessa era andata ad abitare sui colli e l'aveva perso di vista.
Ma per Deanna la pieve era rimasta il luogo del cuore ma anche della sue voglie antiche, in cui si era scoperta femmina caldissima e in cui il prete le aveva insegnato a non tenere a freno le sue pressanti esigenze di donna.
E lì portava i suoi amanti la prima volta, per vedere se erano pronti a soddisfare ogni suo desiderio o fantasia e a cui confessare il suo recente passato come avrebbe fatto col prete che l'aveva sedotta in nome del signore.
Seduta nuda sul mio grembo, Deanna tremante si raccontò mentre la tenevo stretta stretta e mi chiese se volessi qualcosa di più, qualsiasi cosa che lei potesse darmi, e l'avrei avuta.
Naturalmente dopo il suo racconto volevo ben altro che una chiavata veloce in una chiesetta abbandonata, anche se quel luogo, la situazione e la sua storia, erano davvero eccitanti.
Una volta rivestita, prima di andare via dal luogo della nostra prima volta, Deanna mi chiese di avere pazienza per trovare il momento giusto e dopo un mese di desiderio e astinenza, una mattina al bar arrivò sola e venne a fare colazione al mio tavolino. 
Capii al volo che il giorno promesso era arrivato e come la volta precedente la seguii ma invece che dirigersi in campagna, Deanna mi guidò fino alla villetta sui colli dove abitava.
Qui, finalmente comodi e soli, Deanna si mostrò nuda, fuori e dentro e ci unimmo in maniera definitiva, in ogni modo possibile, anche se sono sicuro che a lei piacesse forse di più essere chiavata in un luogo sacro o ex sacro.
Fu quando il mio pene scivolò nel suo buchetto oscuro e prezioso che Deanna si dimostrò pienamente la femmina che era nella realtà e che nascondeva egregiamente in pubblico.
Lungi dal provare alcun dolore, Deanna appena un cazzo sfondava le sue scarse difese dalla sodomia, partiva in estasi come una santa di religiosa memoria.
Capii che in quel momento, stando dentro di lei profondamente, avrei potuto dirle e farle qualsiasi cosa, tirarle i capelli come briglie di un cavallo o sculacciarla con violenza e lei avrebbe provato solo piacere.
Tanto che a un certo punto, spaventato dalla stessa cattiveria che ci stavo mettendo mi sono fermato, meritandomi i suoi insulti per la mia vigliaccheria.
Ecco, quella è stata l'ultima volta in cui ci siamo trovati intimità perché non le ho dimostrato di essere il maschio alfa che stava cercando.
Certo, ero stato capace di assecondare le sue fantasie pseudo religiose, ma quando si era trattato di andare oltre il piacere di una normale attività sessuale, avevo fallito.
Lei desiderava qualcuno che non avesse problemi a usare un certo tipo di violenza durante un atto sessuale che già di per sé è la rappresentazione di una violenza.
Ancora oggi, quando quasi tutte le mattine vado a prendere il caffè al bar vicino al cimitero, la trovo che sta facendo colazione insieme al suo congiunto.
Cerco il suo sguardo e ogni tanto riesco a rubarle un'occhiata e un sorriso e magari anche un saluto sussurrato quasi con vergogna da parte sua. 
Non mi resta che attendere e, capisco che non sia molto bello da parte mia, sperare che con l'età, faccia sempre più fatica a trovare qualcuno che possa soddisfare le sue voglie più ruvide.
Forse magari in quel momento si renderà conto che io sono sempre disponibile ad assecondare qualcuna delle sue esigenze erotiche e lo sarò per sempre.
END

mercoledì 25 giugno 2025

Deanna

Deanna veniva al bar vicino al cimitero ogni mattina. Era una bella donna ormai in pensione, di almeno una sessantina d'anni se non di più. Non molto alta ma aveva un gran bel fisico e vestiva sempre in maniera sexy ma non troppo, cosa buona per la sua età. Portava quasi sempre lenti scure e si vedeva ogni mattina a colazione con uno che credo fosse suo zio, un signore che zoppicava e arrivava sempre su un fiorino bianco, come l'utilitaria della Deanna. Si sedevano in un tavolino per fatti loro e non l'ho mai vista parlare ad altri che non fossero le bariste o lo zio.
Ogni tanto quando ci incrociavamo entrando o uscendo dal bar, lei mi sorrideva e io rispondevo al suo sorriso con un buongiorno.
Una mattina arrivò sola e sola rimase a fare colazione, così mi avvicinai e ci conoscemmo.
Stranamente, mentre era stato difficile trovare il modo anche solo di avvicinarla, fu facilissimo diventare intimi.
Le sue mani erano fredde, le mie calde e sotto il tavolino i nostri piedi si toccarono e si accarezzarono come se fossero vecchi amici.
Riuscii a scaldarle le mani e anche qualcos'altro e lei mi chiese di seguirla, per cui uscimmo insieme dal bar e salimmo ognuno sulla propria auto.
Sapevo che abitava sui colli ma lei si diresse in campagna, fino a una chiesetta abbandonata in una zona boscosa.
Deanna scese e senza aspettarmi entrò in quel luogo particolare che io non conoscevo ma che potevo fare se non andarle dietro?
La trovai all'interno, inginocchiata nel confessionale, malgrado non ci fosse nessun prete ad ascoltarla e quando mi vide, sollevò la gonna e abbassò le mutandine bianche.
Eccitato, osservai lo spettacolo di una Deanna sconosciuta ma molto femmina che mi invitava ad approfittare della sacralità della chiesa per rendere speciale il nostro incontro.
Rimasi un po' ad ammirarla, turbato dalla visione della coscia e di parte del suo bel culo e poi mi avvicinai con una erezione che spingeva nello slip e che Deanna individuò immediatamente e volle sfiorare come se non credesse che io avessi lo stesso suo desiderio.
Lei portò alla luce la mia voglia e posò le sue labbra morbide sulla cappella per un primo bacio che fu come ricevere una scarica elettrica.
Le sue carezze con le dita e la bocca furono meravigliosamente lente e accurate, non mi stava facendo un semplice pompino, era in adorazione di un pene che non casualmente era lì, a sua completa disposizione.
Non lo prese tutto in bocca come avrei desiderato ma le sue intenzioni erano diverse dal regalare un solitario momento di piacere a uno sconosciuto.
Per qualche istante ancora continuò a deliziarmi con bacini, carezze e dolci strizzate alle palle, sempre con gli occhi alzati a cercare i miei, piantati nei miei, e poi sorridendo si alzò in piedi e mi prese per mano.
Entrammo nel confessionale e Deanna mi chiese di immaginare di essere un prete, un sant'uomo sedotto dalla femmina più calda che avesse mai incontrato nella sua vita e poi si tolse i vestiti e rimase tutta nuda.
Non fu difficile assecondarla, specialmente la seconda parte della sua richiesta e rimasi seduto con il cazzo eretto su cui Deanna si impalò come una martire del piacere.
Aveva uno sguardo intorbidito da una calda eccitazione, accesa dal sentirmi scivolare nella sua fica accogliente e dalla sua fantasia che mi aveva chiesto di assecondare.
Sollevatasi i seni, uno dopo l'altro li porse alle mie labbra come la Madonna che allattava il suo bambino affamato e io le succhiai i capezzoli e capii come sentire le mie labbra leccarli e i miei denti morderli mentre ero dentro di lei, la facesse eccitare e arrivare in un attimo all'orgasmo.
Anche la colonna sonora dei suoi gemiti e lamenti era qualcosa di fantastico e dava l'idea della santa in bilico tra la sofferenza e l'estasi e ancora non avevo visto e udito nulla della femmina che era davvero.
Assisa sul mio durissimo trono di carne, Madonna Deanna venne forse più volte, oppure furono ondate di un unico orgasmo a riprova della sua caldissima femminilità che esplodeva nel nostro incontro carnale.
Dai capezzoli la mia bocca risalì verso la sua e mentre godeva intensamente, dopo aver leccato la sua pelle dal seno, al collo e poi al mento, le infilai la lingua in bocca, assaporandone il sentore di caffè ancora presente.
Deanna succhiò la mia lingua come avrebbe succhiato il mio cazzo per tutta la durata del suo piacere e quando finì, riuscì a mormorare che potevo finalmente venirle dentro.
Le sue parole furono sconce e sante nello stesso momento in cui mi dava la libertà di godere e grugnendo come un porco sacro in calore, mi lasciai andare e il mio seme esplose dentro di lei, segno del livello eccelso del mio piacere.
Di sicuro l'avrei fecondata se fosse stata di qualche anno più giovane e lei, consapevole dei miei pensieri poco sacri, prese il mio viso tra le mani e mi baciò sulle labbra castamente.
Dopo il reciproco piacere, Deanna si confessò e ascoltai la storia della sua vita che non era certo quella di una santa, a meno che lei non fosse la Beata Patrona del piacere e del pene.
Era la storia di una donna che si era scoperta femmina in una fase della vita molto avanzata, verso i sessant'anni, quando comunque ne dimostrava dieci di meno.
Sposata da decenni e sempre fedele ad un unico uomo che non poteva più soddisfare i suoi appetiti crescenti, aveva pensato bene di confessare al suo parroco quanto desiderasse un maschio tra le gambe.
A quel tempo Deanna viveva in campagna, a poca distanza dalla pieve in cui mi aveva portato quella mattina ma allora la chiesetta era viva, con un prete che era molto ben considerato dai parrocchiani che vivevano nei dintorni.
Lo stesso prete che l'aveva ascoltata lamentare la carenza di sesso a fronte di desideri sempre più intensi e sconci, durante le sue confessioni nello stesso luogo in cui l'avevo chiavata.
E là dentro, nel buio, il sant'uomo si era rivelato non solo il suo confessore ma anche colui che l'aveva iniziata a ogni tipo di peccato carnale che Deanna aveva gradito immensamente.
A dire il vero il prete era stato per Deanna una sorta di maestro che le aveva insegnato ogni teoria sessuale e in maniera egoistica aveva approfittato delle sue voglie non più represse per la pratica.
Insieme avevano esplorato il suo corpo alla ricerca dei ricettori della sua eccitazione e del suo piacere e fatto scoperte piacevolissime, come quella della sua sensibilità vaginale e non solo.
Deanna penetrata in qualsiasi maniera, provava orgasmi rapidissimi e molto intensi ma specialmente nel culo, univa la sofferenza a un piacere potente come una esplosione nucleare.
Il Peccato Capitale per eccellenza lo aveva praticato con gli amanti che erano succeduti al prete, che non era in grado di stare dentro di lei nemmeno per il poco tempo necessario a farla godere.
Il sant'uomo sborrava dentro la sua fica o il suo buchetto con una velocità tale che non lasciava alla povera Deanna il tempo per andare in estasi, malgrado fosse così calda da venire in pochissimo tempo.
Le scoperte fatte insieme al prete però, le erano servite per provare parte di quel piacere che a sessant'anni aveva cercato come mai in vita sua e che aveva trovato dopo con i suoi amanti.
Continua 

Titti 2

Ogni promessa è debito, esclama Titti abbassando jeans e slip e regalandomi la visione del suo splendido culetto rotondo e femmineo.
Ha onorato la sua promessa di rivederci in intimità e cosi abbiamo prenotato una suite in un piccolo albergo in zona di mare.
Sono terribilmente eccitato dalle sue splendide natiche e dal suo buchetto che attende solo di essere riempito di carne e e sperma ma anche dal racconto che mi ha fatto prima, mentre in macchina viaggiavamo verso la riviera.
C'è qualcosa di lui che non sapevo, qualcosa che risale a quando, stanchi di giocare a calcio al campetto, abbiamo iniziato a fare giochi più interessanti e da adulti.
Non sempre Titti passava con me i suoi pomeriggi dopo scuola, alle volte la madre lo costringeva a stare in camera sua al piano terra a studiare e proprio dalla sua finestra aveva notato una cosa interessante.
Da lì poteva osservare gli avventori del vicino bar tirare fuori l'uccello quando si recavano al bagno a pisciare e qualcuno a masturbarsi.
E a Titti i cazzi piacevano da morire, anche se non erano tutti in tiro come il mio, ogni volta che scendevamo nei sotterranei della vecchia scuola e lui si spogliava per farsi sfondare il culo o per farmi un pompino.
Così ogni tanto usciva nel vicolo dalla finestra e si avvicinava a quella del bar e aspettava che un cliente entrasse e davanti al suo sguardo affascinato, estraesse il pene e cominciasse a sgocciolare.
Le prime volte Titti era rimasto in silenzio, immobile a osservare i cazzi sgonfi, poco puliti che scrosciavano pipì gialla oro, eccitandosi terribilmente.
Poi era arrivato lui, un tipo anziano molto deciso, che era ben conosciuto in paese, che abitava in campagna e a cui piacevano i giovani di ogni sesso.
Titti quella volta non era stato molto attento e il tipo di era accorto della sua presenza ma non aveva mica gridato o protestato.
Semplicemente lo aveva guardato mentre rimetteva a posto il suo pene una volta finito di pisciare, e Titti aveva visto le sue notevoli misure da molto vicino.
Il vecchio porco dotato gli aveva sorriso, intuendo che a Titti piaceva moltissimo il suo uccello ma quella volta glielo aveva nascosto.
La volta successiva era andata in maniera molto diversa, l'uomo dopo la pisciata abbondante mentre Titti lo osservava, aveva avuto una erezione che gli aveva permesso di guardare il pene in tutta la sua magnificenza.
Invece di metterlo via finita la minzione, glielo aveva indicato con la mano, invitandolo ad avvicinarsi e a toccaglielo e Titti, eccitato da morire, si era accostato a quel notevole paletto di carne.
Da vicino aveva notato come non fosse affatto pulito, né il pene né le mutande ma la scarsa igiene non lo aveva fermato, e poi era davvero enorme rispetto agli altri avventori, anche da sgonfio.
Ma ora, mentre Titti lo osservava, il pene si era ingrossato completamente per l'eccitazione e il tipo lo aveva aiutato a scavalcare la finestra e a entrare nel bagno del bar. 
Nessuno dei due aveva detto nulla, Titti aveva allungato la mano e lo aveva sfiorato con una certa esitazione ma con la voglia che lo stava bruciando dentro.
Inginocchiatosi di fronte a quella nodosa meraviglia, Titti ne aveva aspirato il profumo fortissimo, un misto di virilità e pioggia dorata.
Le sue labbra si erano posate sulla cappella turgida, attratte come la calamita dal ferro e lo aveva baciato a lungo, godendo il contatto intimo e il sapore così intenso e deciso.
Il vecchio però non lo aveva lasciato fare, con una mano gli aveva afferrato i capelli, si era spinto ruvidamente nella sua bocca ed era affondato fino alle palle, dopodiché lo aveva usato per il suo piacere.
Era davvero grosso, grosso e pulsante di voglia ma Titti rischiando il soffocamento, lo aveva lasciato fare e nel giro di qualche minuto il vecchio lo aveva ricompensato con una sborrata così abbondante che non era riuscito a tenere tutto il seme in bocca e una parte era colata via.
Finito di eiaculare il tipo glielo aveva fatto ripulire per bene lasciandolo nella sua bocca e ordinandogli di non sprecare nemmeno una goccia.
Titti aveva obbedito e leccato via ogni traccia di sborra da quel pene che non ne voleva sapere di sgonfiarsi.
Quella storia era andata avanti per mesi con Titti che aveva ingerito litri di sperma nel bagno del bar e parecchie volta, a casa del porcone anziano, si era concesso completamente al suo pene immenso e immenso era stato il suo piacere.
Il suo racconto ha eccitato entrambi e quando gli infilo l'indice nel culo, sento il buchetto che pulsa e si contrae.
Disteso sul letto a pancia sotto, Titti finge di dimenarsi, sentendo che lo sto penetrando ma quando al dito sostituisco il pene si agita ma solo perché mi desidera dentro e ovviamente lo accontento.
Nulla è cambiato, né lui né io, abbiamo lo stesso desiderio di allora e anche se credo che l'avrei inculato con la stessa voglia, il suo racconto ha gettato benzina sul fuoco della mia erezione. 
Lo prendo come il vecchio dei suoi ricordi di ragazzino, ma invece di affondargli in gola, spingo più che posso nel suo culo e Titti felice mi invita ad essere ancora più brutale e a sfondarlo.
Gli stringo l'uccello mentre lo soddisfo e godiamo insieme, nello stesso momento i nostri cazzi sprizzano seme caldo e il piacere ci travolge.
Lo chiavo e lo chiamo come allora e lui conferma di essere la mia troietta, la mia puttana e rilancia dicendo che il suo culo è mio, come la sua bocca.
E penso proprio che abbia ragione, il mio Titti.
END

La Nipotina Quattro

Tornata dallo zio che era rimasto ad attendere sul letto con Tiziana al suo fianco e che sembrava, almeno dal rossore delle guance, essere abbastanza imbarazzata da quella situazione, Annalisa disse che avrebbe pensato lei a ripulire tutto.
Zio Ernesto compiaciuto lasciò che la nipote asciugasse il suo pene e il suo ventre dallo sperma appena eiaculato e Annalisa fu molto accurata in quell'operazione che durò molto tempo. 
Superato l'imbarazzo iniziale, Zio Ernesto una volta terminata l'operazione di pulizia, si alzò in piedi e disse alle fanciulle che doveva andare in bagno a pisciare.
Annalisa prese per mano l'amica e lo seguirono in bagno, osando entrare insieme a lui per osservarlo mentre faceva pipì con una certa naturalezza.
Tiziana riprendendosi dall'imbarazzo e trasportata dall'eccitazione per quella visione sconcia, ebbe il coraggio di chiedere allo Zio Ernesto se poteva tenerlo stretto mentre sgocciolava.
Inutile dire che la risposta fu positiva e lei immediatamente si avvicinò all'uomo in piedi davanti al vaso e allungò la mano per afferrare il pene, sgonfio ma sempre enorme rispetto alla norma.
Lo strinse tra le dita mentre sentiva un fuoco accendersi tra le gambe e subito Tiziana seppe di aver bagnato le mutandine, intanto che lo zio iniziava a mingere abbondantemente.
Stessa cosa per Annalisa che guardava a occhi spalancati l'amica impugnare lo scettro nodoso e a controllarne il getto dorato e potente.
Zio Ernesto, strabiliato dalla fortuna che gli era capitata, una volta terminato di pisciare, propose a Tiziana di assaggiare il suo pene che ancora gocciolava e la ragazza, senza più alcun pudore si inchinò di fronte alla sua sfrontata virilità.
Le labbra della ragazza esitarono solo un attimo, mentre i suoi sensi erano sconvolti dal profumo intenso e dall'eccitazione che provava, poi si posarono sulla cappella turgida e l'attimo dopo il grande pene dello Zio Ernesto affondava nella sua bocca caldissima.
Annalisa che era rimasta a guardare, affascinata da quello spettacolo sconcio, andò a mettersi a fianco dell'amica con la quale si contese il pene ma alla fine trovarono il modo di giocare insieme, alternandosi amorosamente sul cazzo.
Le loro bocche, le loro labbra, le loro lingue si intesero così bene da giocare anche tra loro, col pene di Zio Ernesto in mezzo, a godere delle dolci attenzioni delle fanciulle.
Annalisa per prima iniziò a toccarsi mentre leccava il pene dello Zio e fu subito imitata da Tiziana che infilò la mano libera nelle mutandine, contemporaneamente alla partecipazione della bocca al doppio pompino.
L'esplosione di un getto di seme caldo e denso, simile a una piccola eruzione vulcanica, fu il coronamento dei loro sforzi indecenti per portare lo Zio a godimento.
Lo sperma schizzò sui loro visi che ne vennero disegnati come dei piccoli capolavori sconci e giocosamente le due porcelline si ripulirono a vicenda, leccandosi a vicenda, mentre Zio Ernesto le osservava compiaciuto.
Dopodiché quello fu un fine settimana di fuoco, sessualmente parlando, durante il quale il trio esplorò ogni possibile congiunzione carnale, evitando però quella pene vagina, perché lo Zio non intendeva correre rischi.
In compenso le ragazze scoprirono quanto fosse dolce la sofferenza della sodomia, a cui ricorsero per soddisfare le proprie voglie e quelle di Zio Ernesto che fu peraltro attento a non farle soffrire troppo.
Di certo dopo i primi momenti di dolorosa eccitazione, le ragazze ebbero degli orgasmi deflagrante, proprio mentre lo Zio le penetrava da dietro.
Inutile dire che vissero gli anni successivi felici, contente e soprattutto soddisfatte dal grande pene dello Zio Ernesto che fu sempre a loro disposizione ogni volta che poteva.
END

La Nipotina Tre

Qualche giorno dopo il primo pompino fatto allo Zio Ernesto, Annalisa si ritrovò in un pomeriggio estivo a studiare a casa di Tiziana, una sua carissima amica e compagna di scuola, forse l'unica che aveva e che aveva sempre mostrato di capire il suo carattere un po' chiuso.
Tiziana rispetto a lei era decisamente più esuberante e non aveva mai respinto le avances dei numerosi maschietti di ogni età che la tampinavano per avere un abboccamento o magari qualcosa di più. 
Probabilmente era proprio per questa grande differenza di carattere e sensibilità che c'era tra le due ragazze, a fare da collante alla loro amicizia. 
Tiziana aveva spesso raccontato ad Annalisa le sue avventure amorose fin da quando era una ragazzina quattordicenne con i primi prudori adolescenziali. 
Malgrado fosse decisamente più avanti di Annalisa sulla strada dell'amore, dal punto di vista sessuale non si era mai spinta troppo in là di qualche bacio e di qualche carezza e in teoria stava aspettando il principe azzurro.
Se all'inizio aveva cercato l'amore tra i suoi coetanei essendone rimasta delusa più di una volta, aveva rivolto successivamente il suo interesse verso uomini più grandi ma sempre senza molta fortuna.
Annalisa da tempo aveva rivelato all'amica di avere uno zio molto ben dotato ma era stato più che altro modo di condividere un segreto di pulcinella che non aveva avuto conseguenze pratiche, almeno fino al momento del pompino.
Le ragazze, dopo un paio d'ore di studio, si rilassavano il resto del pomeriggio raccontandosi i propri segreti o le proprie avventure e di solito era Tiziana quella che aveva molto da dire. 
Quel pomeriggio invece fu Annalisa a tenere banco, raccontando per filo e per segno quello che era successo da quando suo Zio Ernesto l'aveva presa in braccio e accarezzata.
Ma alla sua confessione, Tiziana sembrò essere piuttosto scettica e la sua reazione fu di qualcuno che aveva sentito raccontare un sogno piuttosto che la realtà.
Annalisa allora propose all'amica incredula di toccare con mano quello che lei aveva toccato sia con la mano che con la bocca in un pomeriggio successivo, appena ne avessero avuto la possibilità.
Nel fine settimana successivo, i genitori di Annalisa partirono per un weekend al mare e la ragazza chiese e ottenne il permesso di invitare a dormire Tiziana per un paio di notti.
Sabato pomeriggio dopo pranzo, le ragazze avevano in programma di studiare qualcosina ma i pensieri erotici che  frullavano nelle loro menti erano solo ed esclusivamente rivolti in un'unica direzione. 
La direzione era quella della camera da letto dello zio Ernesto che era andato a coricarsi per il solito sonnellino pomeridiano a cui non rinunciava mai. 
Annalisa presa per mano l'amica, la condusse in assoluto silenzio fin sulla porta della camera da letto dello zio e altrettanto silenziosamente la aprì quel tanto che bastava a spiare là dentro.
Lo Zio Ernesto aveva l'abitudine di coricarsi nudo ed essendo piuttosto corpulento temeva molto di più il caldo rispetto al freddo e usava lenzuola e coperte solo in inverno pieno.
Annalisa non gli aveva rivelato le sue vere intenzioni dopo aver invitato Tiziana a casa e quindi lo zio si era messo buono, pensando di dover attendere la settimana successiva per un altro pompino.
E ora era disteso nel suo letto con la pancia prominente in sù ma la cosa che le ragazze notarono immediatamente, fu l'ombra del suo grande sesso che si stagliava nel buio rischiarato dalla luce che filtrava dalle imposte.
Era talmente dotato che anche da sgonfio le sue dimensioni erano impossibili da non notare e le ragazze ebbero un duplice tremito di eccitazione vedendolo esposto. 
Annalisa che ormai aveva preso confidenza con quel pene già assaggiato in precedenza, osò entrare nella camera, portandosi dietro Tiziana, un po' più titubante rispetto a lei. 
Zio Ernesto, che durante il pranzo abbondante aveva anche bevuto in maniera abbondante, stava russando rumorosamente e non si accorse della presenza delle ragazze che arrivarono al bordo del letto su cui era coricato.
Da quella posizione Annalisa e Tiziana potevano toccarlo soltanto se avessero allungato la mano ma davanti a quella meraviglia rimasero immobili e in silenzio. 
Zio Ernesto, pesantemente addormentato, stava cominciando a sognare qualcosa di sconcio, perché all'improvviso ebbe un tremito e il suo pene, che fino a quel momento era rimasto disteso sul suo ventre, iniziò a gonfiarsi ma senza arrivare a una piena erezione. 
Mentre sognava e si eccitava, iniziò a farfugliare qualche frase impossibile da capire per le due fanciulle che lo stavano osservando con gli occhi spalancati.
La riprova che stava facendo un sogno ad alto tasso erotico, venne proprio dal pene dello Zio che a un certo momento cominciò a espellere una sostanza densa dal colore perlaceo, che Annalisa conosceva bene, sottolineato da gemiti di piacere inconfondibili. 
Come spesso succede, il sogno si interruppe proprio sul più bello e lo Zio Ernesto riaprì gli occhi e si ritrovò davanti l'amata nipotina e la sua amica che estasiate lo stavano lo stavano osservando.
Anche se in realtà non stavano propriamente osservando lui ma il suo grande e bellissimo pene, da cui era appena fuoriuscita una colata di seme caldo.
Lievemente imbarazzato dalla presenza non tanto della nipote ma dell'amica, farfugliò qualcosa come: Annalisa vammi a prendere un asciugamano o qualcosa per ripulirmi e la nipotina corse a prendere quanto gli serviva. 
Continua

La Nipotina Due

Suo malgrado Annalisa apprezzava quella durezza che avvertiva sotto di sé, proprio come aveva apprezzato suo Zio quando le toccava il sedere, malgrado o proprio perché sapeva che era una cosa proibita dalla morale comune.
Del resto, fin da quando era piccina, aveva ascoltato i discorsi delle Zie e delle loro amiche che descrivevano come Zio Ernesto per quanto poco bello, fosse assai dotato, anzi come dicevano sempre era dotato in maniera proporzionale alla sua bruttezza.
Ma per quello che Annalisa sapeva, nessuna di loro, anche quelle al di fuori della cerchia familiare, aveva mai osato approfittare di quel pene enorme.
Eppure non era una cosa normale sia che lui la palpasse e sia che lei bagnasse le mutandine in quei casi e anche ora che Zio Ernesto le stava alzando la gonna sulle ginocchia e poi ancora più su.
Ma era più forte di lei eccitarsi a causa della sua erezione, visto che tra l'altro il porcone emanava un profumo di maschio sudato e per fortuna aveva un alito al caffè corretto con la Vecchia Romagna.
Annalisa trattenne il fiato mentre la mano di Zio Ernesto lentamente risaliva le sue belle cosce allargandole con delicatezza, fino a toccare col dorso della mano le sue mutandine umide che proteggevano la sua fichetta caldissima.
Zio Ernesto le sussurrò di non aver paura e poi si sfregò contro la sua fessura regalandole delle sensazioni così dolci che costrinsero Annalisa a gemere disperatamente.
A quei gemiti di piacere, lo Zio le disse che era una troietta e poi infilò la mano direttamente dentro le sue mutandine e prese possesso della sua fichetta bollente.
Le dita dello Zio scavarono profondamente dentro Annalisa che si arrese all'orgasmo che la colpì con tutta la forza della sua eccitazione repressa.
Se lui non l'avesse tenuta stretta stretta, Annalisa sarebbe scappata via e caduta a terra ma lo Zio glielo impedì e continuò quel ditale profondo, invasivo ma terribilmente piacevole.
Quando tutto finì, Annalisa restò a lungo in braccio allo Zio che continuò a toccarla intimamente e tolse le dita dalla sua fica solo quando lei glielo chiese per favore.
Scesa a terra, con le gambe tremanti ma con un coraggio che le dava quello che era appena successo, chiese allo Zio Ernesto di mostrarle il pene, colpevole di averla fatta eccitare a dismisura.
Lo Zio, ripetendole che era una troietta e una puttanella, la accontentò, si slacciò i pantaloni ed estrasse il pene dalle mutande per farglielo vedere.
Agli occhi di Annalisa era davvero enorme, molto lungo e molto grosso, con la cappella turgida che pareva un fiore rosso aperto e i testicoli pendenti grandi pure quelli e sicuramente pieni di sperma.
Avvicinando il viso al pene, si accorse che aveva un profumo intensamente acre, d'altronde lo Zio non era noto per la sua igiene, compresa quella intima ma lei non si spaventò.
Sussurrando che era bellissimo, chiese allo Zio se poteva toccarlo ed ebbe risposta positiva, così allungò le dita tremanti e sfiorò la timidamente la cappella come se temesse di farle male.
Lo Zio era ovviamente eccitato e al suo tocco delicatissimo, rispose che poteva o meglio ancora doveva prenderlo in bocca.

Continua

La Nipotina Uno

Annalisa all'alba dei diciotto anni era ancora vergine ma soprattutto non aveva mai avuto relazioni con ragazzi suoi coetanei e nemmeno con uomini più grandi. 
L'unico uomo che la vita le aveva messo a volte a fianco, a volte davanti, e pure dietro, era suo Zio Ernesto che oramai viaggiava per i cinquantacinque anni ed era piuttosto brutto e in sovrappeso.
Da un paio d'anni a questa parte, quelle volte che suo zio si era trovato alle sue spalle, Annalisa si era sentita toccare il sedere dalle sue pesanti manone ma non si era mai sottratta alle sue carezze indecenti, tratteneva il fiato e lasciava che lui la palpasse.
A differenza delle Zie però, Zio Ernesto non l'aveva mai presa in giro per essere un po' tarda nello scoprire i maschi e questo lo metteva su un piedistallo rispetto alle stronze.
D'altra parte Annalisa pareva facesse apposta a tenere lontano gli uomini, dato che si vestiva un po' all'antica e non andava dal parrucchiere se non quando doveva tagliare i capelli che lasciava sempre lunghi e poco curati.
Per non parlare delle sue parti del corpo nascoste, tipo le cosce o il monte di venere che non aveva mai pensato di depilare e nemmeno di sfoltire un poco.
Per sua fortuna le gambe erano lunghe e lisce, mentre il vello intorno alla sua fica era invece piuttosto corposo ma a lei non dava fastidio nemmeno quando si toccava.
Malgrado Annalisa fosse un po' chiusa di carattere, aveva una mente assai fantasiosa che era sempre in movimento, la portava a sognare spesso ad occhi aperti e le regalava sogni molto sconci.
Tempo addietro, quando aveva circa sedici anni, aveva sorpreso lo Zio Ernesto mentre faceva pipì in bagno con la porta aperta e il pene gocciolante in mano e quella visione l'aveva perseguitata a lungo.
Aveva sognato dapprima lo Zio a occhi aperti, o meglio più che lui il suo pene che fantasiosamente aveva incollato al corpo di un giovane attore che ammirava e aveva usato quella specie di Frankenstein mentale e sessuale per eccitarsi.
Nei suoi sogni a occhi aperti, l'attore la faceva sua usando il pene dello Zio che lei accoglieva in ogni orifizio e che immancabilmente, alla fine del sogno, la bagnava con ogni fluido possibile.
Quando invece lo aveva sognato dormendo, si era ritrovata davanti il pene ma insieme al tutto il resto del corpo dello Zio che il suo subconscio aveva ricreato più magro e più bello e in maniera un po' sfumata, nascondendone giusto il viso.
Comunque, dal giorno della visione del pene gocciolante, Annalisa aveva colto ogni occasione per spiarlo non solo quando andava in bagno e si era sempre più innamorata di quel pene grande e grosso.
Lo Zio Ernesto doveva avere intuito l'attenzione morbosa che Annalisa nutriva nei suoi confronti e le toccatine al sedere erano aumentate e spesso Annalisa se lo trovava intorno quando erano soli cinguettava come un uccellino felice.
Quel pomeriggio appunto i suoi genitori erano usciti, lasciandola con lo Zio e lei aveva iniziato a studiare, mentre lui era andato a fare un pisolino.
Ma proprio mentre finiva, lui era tornato e tutto assonnato era andato a sedersi in cucina, sulla sedia che occupava solitamente e le aveva chiesto di fargli un caffè per svegliarsi.
Annalisa aveva caricato la moka, l'aveva messa sul fuoco e una volta uscito il caffè lo aveva versato in una tazzina e glielo aveva portato sul tavolo.
Quello che non si aspettava era che lui, appena l'aveva avuta a portata di mano, la afferrasse e se la mettesse seduta in grembo ma soprattutto non si sarebbe mai aspettata di sentire sotto il sedere il gonfio del suo pene diventato durissimo.
Continua.

lunedì 23 giugno 2025

Erica e Laura

Ormai Erica le aveva sfilato le mutandine, che ora erano appoggiate ai suoi piedi e aveva iniziato a toccarle le cosce.
Laura si sentiva strana, da una parte sapeva che non era una cosa normale che la madre della sua migliore amica avesse provato con successo a sedurla.
Dall'altra parte, alle parole suadenti di Erica erano subentrate anche le carezze che dal ginocchio erano salite fino all'interno coscia che le avevano provocato una grande eccitazione e sicuramente anche fatto bagnare le mutandine.
Sapeva che se Erica avesse tentato di baciarla si sarebbe aperta come una rosa sotto il caldo sole di maggio e fu proprio quello che accadde.
Le labbra vellutate che scivolavano sul suo collo provocarono la resa e Laura allargò le gambe, per dare la possibilità a Erica di penetrare le sue difese.
Come ultimo baluardo Laura anticipò la mano di Erica andando a coprire la fica in fiamme ma quando Erica provò a spostarla non trovò alcuna resistenza.
La mano che difendeva la sua femminilità dalle carezze lesbiche di Erica si lasciò scostare e sostituire da un'altra mano curiosa e con intenzioni indecenti.
Laura ebbe un sobbalzo quando avvertì le dita che le entravano dentro senza perdere tempo e poi Erica le rubò il respiro, mettendo le labbra sulle sue e spingendo la lingua a conquistare la sua bocca calda e ansimante.
L'orgasmo la travolse in un tempo inaspettatamente breve e con una intensità mai provata prima, se non le primissime volte in cui era una ragazzina dedita alle prime carezze.
Ma Erica non aveva intenzione di fermarsi a un rapido orgasmo dovuto alle sue dita bagnate, voleva assaggiare il sapore della fichetta giovanissima e bollente dell'amichetta della figlia.
Scivolò in ginocchio davanti a Laura e le tolse le mutandine cadute alle caviglie per avere libertà d'azione tra le sue cosce calde e dalla pelle liscia e vellutata.
Fu lì che strusciò le labbra, in quella parte del corpo così delicata e sensibile, prima di andare al dentro e Laura gradì moltissimo le labbra e la lingua che la sfiorarono appena ma con passione.
Scossa da brividi sempre più forti, sollevò il culetto quando Erica le mise le mani sotto le natiche per essere più comoda nell'affondare la bocca nella sua fichetta bagnata e dolce di ragazzina.
La lingua esperta e decisa di Erica affondò tra le piccole labbra come un piccolo pene pronto a penetrarla a fondo e Laura gridò che ne voleva ancora e ancora.
Erica approfittò dell'eccitazione rinnovata della ragazza per infilarle nel culo l'indice per una, poi due e poi tre falangi e Laura, sottoposta a quel dolce supplizio si mise a uggiolare come una cagnetta in calore.
Un secondo orgasmo, simile a una tornado caldo, quasi rovente, la costrinse a tremare per il piacere e a gridare quanto stava godendo in quel momento.
Erica la tenne stretta stretta, impedendole di sottrarsi alle sue sconce attenzioni e continuò a sditalare il suo buchino strettissimo e a leccarle la fica anche quando la giovane amica della figlia la implorò di smettere.
Ci vollero alcuni lunghissimi minuti affinché Erica sbollisse la voglia che aveva di infilarle in ogni pertugio dita e lingua e se non fosse stata donna l'avrebbe sverginata a colpi di cazzo.
Laura si accasciò sulla poltrona mentre dalla fica tremula le usciva un rivolo di succo di femmina eccitata e gaudente mentre la madre della sua migliore amica le si metteva a cavalcioni, appoggiando le ginocchia sui braccioli della poltrona.
Erica le sbattè la fica in viso e Laura seppure ancora sconvolta dal doppio orgasmo goduto, seppe immediatamente cosa fare.
Ricambiando i giochi di lingua passivi di prima con la stessa voracità, iniziò a suggere con le labbra le piccole labbra di Erica, poi risalì sul clitoride che ciucciò alla stessa maniera, mentre inviava la lingua a lambire la carne umida e salata più sotto.
Erica le venne sul viso, strusciandosi egoisticamente, quasi come se volesse soffocarla ma Laura non si sottrasse a quella dolce tortura, trattenne il fiato e fece godere Erica fino alla fine.
In fondo se lo meritava, avendo avuto il coraggio di osare la dedizione di una ragazzina giovane e per di più, amica di sua figlia.
Inoltre, aveva davvero un buon sapore.
END

Grazie Zia Due

Nudo, davanti a Zia Clara, con il pene in erezione e il cuore che mi scoppia in gola, mentre lei seppure lievemente turbata, appare felice e contenta.
Capisco poi che il suo turbamento non è dato dal tentativo di sedurre il suo nipotino più piccolo, tanto ne ha già sedotti altri due senza remissione. 
Zia Clara si morde le labbra ed è rossa in viso perche sta rendendosi conto che davanti ha il pene più grande tra i suoi amatissimi nipoti.
Per quello il suo ditino continua a indicare la mia erezione e il suo respiro è divenuto affannoso, anche se sono sicuro che davanti ai cazzi di Enrico e Giorgio si sia eccitata a dovere comunque.
- Amore com'è grande - riesce appena ad articolare con una voce bassissima che sembra arrivare da una caverna - Sei davvero virile - sussurra e nello stesso tempo lo afferra con le dita che le tremano.
Ma il tremito è soltanto iniziale e veloce a passare, d'altronde Zia Clara è abituata a impugnare cazzi come se fossero scettri e non è certo una ragazzina alle prime esperienze.
- Caro ti piace la mia carezza vero,  è diversa da quelle che ti concedi da solo - sussurra mentre si siede al mio fianco continuando a masturbarmi con grande dolcezza.
Annuisco a fatica e sospiro felice per quelle sensazioni che Zia mi sta regalando mentre sento avvicinarsi sempre più il momento del piacere.
- Amore mio dobbiamo fare anche una cosa, evitare che tu continui a sporcarmi le lenzuola col tuo seme che io adoro ma non posso cambiarle così spesso e nemmeno lasciarti dormire nello sporco -.
Trattengo il respiro, immaginando di dovermi fermare nella corsa verso la sborrata ma Zia Clara non è intenzionata a negarmi il piacere.
Decide soltanto di cambiare modalità e sorridendomi si china a baciare la mia cappella turgida e l'istante successivo mi ingoia lentamente, fino alle palle.
Una dolce sofferenza mi attraversa da capo a piedi nel momento in cui mi arrendo ed eiaculo abbondantemente nella bocca calda di Zia. 
Godo e soffro contemporaneamente in una maniera nuova che diverrà quella standard nel nostro rapporto erotico e penso di essere fortunato che Zia preferisca bere il mio sperma piuttosto che pulire dopo averle inzaccherato le lenzuola.
Lei alza gli occhi, guarda nei miei mentre godo il suo dolcissimo pompino e mi comunica silenziosamente il suo grande amore mentre beve il mio seme come se fosse una coppa di champagne, invece che sborrata densa e calda.
Missione compiuta, il mio piacere stavolta non ha provocato spargimento di sperma e soprattutto ha dissetato Zia Clara che non smette di coccolarmi il pene, ricoprendolo di bacini, malgrado si sia afflosciato.
-  Amore adesso che ti sei liberato di un peso, vediamo di fare le cose seriamente e se sei in grado di soddisfare una donna, oltre che te stesso - sussurra Zia e poi inizia a spogliarsi.
In pochi istante resta nuda davanti al mio sguardo concupiscente e contenta per la mia reazione alla sua nudità, sale sul letto, viene a mettersi a cavallo su di me e mi afferra il pene che è già barzotto.
Con poche carezze mi restituisce l'erezione e impugnando il mio cazzo come uno scettro, se lo infila nella fica e inizia a cavalcarmi come un'amazzone.
È bellissima così sconcia, una vera femmina alla ricerca del piacere e io non posso fare altro che coadiuvarla e resistere fino a quando avrà il suo meritatissimo orgasmo.
END

domenica 22 giugno 2025

Grazie Zia Uno

- Caro, non è che masturbarti ti faccia male, tutt'altro ma non puoi farlo tutta la vita, hai bisogno anche di una donna per ampliare i tuoi orizzonti -.
Mentre tentavo di nascondere la mia erezione sotto le lenzuola, Zia Clara puntava gli occhi e il dito nella direzione del gonfiore sotto il lenzuolo.
Un'età tra i cinquanta e i sessanta ma più verso i sessanta, Zia Clara era la classica Zia che ogni nipote vorrebbe avere, bella, birichina, nubile e piena di voglie.
Mai sposata, aveva avuto un sacco di avventure di ogni genere con uomini di ogni genere, dai colpi di fulmine durati quarantotto ore, ai legami mensili o semestrali.
Impossibile per lei mantenere un rapporto con un uomo oltre i sei mesi, almeno da quando, studentessa sedicenne, aveva perso la verginità con un professore del liceo che frequentava.
Si era data una calmata soltanto dopo i cinquant'anni e il motivo e causa eravamo proprio noi, i suoi tre nipoti preferiti.
Siamo sempre stati legatissimi alla nostra zietta preferita fino da bambini e una volta divenuti "uomini", Zia Clara aveva iniziato a guardarci in maniera molto diversa.
A dire il vero aveva iniziato con Enrico, il nipote più anziano, aveva proseguito con Giorgio, il mediano e poi le ero rimasto solo io a cui insegnare l'amore e il sesso.
Zia Clara ha iniziato a "educare" Enrico circa cinque anni fa e dopo tre annetti di piacere era passata a Giorgio e ora era il mio turno. 
Mentre i miei cugini più grandi, grazie ai suoi insegnamenti ora sapevano come conquistare i cuori femminili, le ero rimasto solo io a cui fare da nave scuola, ultimo nipote capace soltanto di masturbarsi.
Per questo Zia Clara aveva tanto insistito con mia madre per avermi con lei nelle lunghe notti estive durante le vacanze scolastiche che mamma aveva ceduto.
La scusa perfetta era che Zia Clara si sentiva sola e siccome invecchiando aveva smesso la "caccia all'uomo" per cui era famosa in famiglia, raggiunta la menopausa soffriva di depressione. 
E anche se mi rendo conto quanto sia sessista dirlo, di cosa ha bisogno una donna di mezz'età non più fertile se non di un bel cazzo ?
Dopo il pene di Enrico e di Giorgio, era finalmente arrivato il mio turno ed essendo io il più timido tra i tre, Zia Clara era stata costretta a venire a trovarmi in camera mia, di notte, quando sapeva bene che il suo nipotino più piccolo teneva stretto in mano il suo uccello per regalarsi qualche momento lieto.
Donna decisa, Zia Clara vedendomi rosso in viso ma deciso a nascondere quello che stavo facendo sognandola nuda, fece quello che doveva fare per mettermi di fronte alla realtà.
Dopo la lezioncina sulla masturbazione, dettata esclusivamente dal tentativo riuscito di distrarmi dalle sue vere intenzioni, Zia Clara mi strappò via il lenzuolo sotto il quale stringevo la mia erezione.
Zia ha i capelli mossi, né lunghi né corti e ancora di un bel colore castano e una scollatura che mette in risalto i grandi seni maturi e accoglienti.
Indossa una camicia da notte non particolarmente sexy ma che valorizza le sue curve, nessuna esclusa e quel dito accusatore indica la mia vergogna.
- Amore non devi vergognarti - sussurra Zia Clara turbata anche lei dalla visione del mio pene duro e stretto tra le mie dita - è normalissimo che tu abbia il desiderio di soddisfarti e voglio che tu continui da solo ma che nello stesso tempo ti apra a una donna, tra l'altro hai un bellissimo pene e anche grande e grosso -.
A dirla tutta io questa cosa di averlo grande la sapevo bene, perché ne ho parlato con i cugini che hanno avuto il privilegio di mostrarlo a Zia Clara prima del mio.
Noi tre siamo sempre stati complici e non ci siamo mai nascosti il desiderio di ognuno di noi per Zia Clara ed Enrico e Giorgio mi hanno raccontato le loro avventure erotiche con lei.
La cosa è iniziata quando da ragazzini ci chiudevamo insieme in una stanza e tirato fuori il pisello ci segavamo in trio, ognuno per sé, fino a quando Enrico il più grande non aveva avuto la bella idea di chiedere letteralmente una mano a Giorgio il mediano che non si era sottatto a quella carezza eccitante e proibita.
Dopo che Enrico gli aveva bagnato la mano di seme caldo, Giorgio mi aveva guardato e chiesto senza parlare che gli facessi la stessa cosa che aveva deliziato il cugino più grande.
Mi era parso strano sentirlo in mano, era gonfio, pulsava e vibrava il pene di Giorgio, rosso e sudato mentre lo masturbavo delicatamente per la stupida paura di fargli male che avevo.
E che sborrata mi era sembrata la sua, accompagnata da una colonna sonora di gemiti e lamenti come se davvero gli stessi facendo male.
Ricordo ancora benissimo gli sguardi dei miei cuginetti dopo la seconda venuta di uno di loro, di come i loro occhi si siano incontrati e dopo un cenno si siano posati sul mio cazzo. 
E dopo i loro occhi le loro mani, una, quella di Giorgio sotto le palle gonfie, quasi doloranti per l'eccitazione e l'altra, quella di Enrico che mi stringeva l'uccello e iniziava la danza della masturbazione.
Mi è rimasta impressa quella giornata, non solo per i giochi tra noi ma anche perché ci siamo resi conto che malgrado io fossi il più giovane, ero quello meglio dotato.

Continua.

Vacanze D'Estate III

Assodato che il cugino V fosse il maschio Alfa, per età e dimensione del pene, ammetto che il trattamento subito nella bugadara, in fondo non mi era affatto dispiaciuto.
Certo non mi sarei mai aspettato di essere sverginato in quella maniera ma come prezzo per partecipare ai giochi dei cugini poteva anche andare. 
Imparai che il cugino V aveva stabilito una regola di gioco importante, ovvero che l'unica penetrazione ammessa era quella anale, per evitare qualsiasi possibilità di gravidanze indesiderate alle sorelline.
Inoltre dopo avermi iniziato alla sodomia passiva, mi concesse di partecipare attivamente e il giorno seguente, nella bugadara che era divenuta il nostro campo giochi, decise che toccava alle sorelle accoglierci nei loro buchini stretti.
M e L si spogliarono e si sistemarono come me il giorno prima, appoggiandosi sul tavolone e restando in attesa.
V mi assegnò M e prima di penetrarla mi insegnò a rendere meno ardua la sodomia, infilando la lingua laddove poi avrei infilato il pene.
Con una certa cautela, in punta di lingua, andai a sollecitare un buchetto che appariva strettissimo, difficile da forzare senza violenza ma con mia grande sorpresa, il contatto intimo fece il miracolo e M si aprì come una rosa sotto il sole di maggio.
Il cugino V prima di lasciarmi iniziare si raccomandò anche di insalivare bene la cappella e così feci, masturbandomi e facendo in modo da rendere scivoloso il pene.
Ma dato che M era già molto aperta e ricettiva, fui come risucchiato dentro il suo culo ove affondai fino alle palle, proprio come il cugino V stava affondando nel culo della sorellina L.
Mani sulle natiche di M, spingevo avanti e indietro e intanto guardavo V che sodomizzava L, cercando di imitarne i movimenti e i tempi.
Con lo sguardo torbido, V sfondò senza alcun riguardo il culo della sorella che peraltro non pareva desiderare altro che lui le affondasse dentro in profondità.
L gridava che stava godendo quando ancora M gridava che le stavo facendo male ma gli occhi scintillanti di V mi dissero di non aver pietà e di continuare.
Quella di M era solo finzione e infatti anche le sue grida di disperato dolore, divennero grida di intenso piacere e quando pensavo che la troietta sarebbe venuta e desiderando di fare altrettanto, V si sfilò dal culo di L e mi fece uscire da M.
Ci cambiammo di posto e penetrai nel buchetto di L, la sorella più porcellina mentre V entrava in M con la solita irruenza e incurante di nuove grida di dolore.
Poco dopo venimmo in quattro, quasi in contemporanea, maschi dentro femmine, con una bella iniezione di sperma per entrambe le cuginette che furono soddisfatte per intensità dell'orgasmo e quantità di seme ricevuto.
V e io, con le gambe tremanti, ci guardammo e poi lui venne a stringermi il pene che era rimasto bello duro malgrado l'eiaculazione e come la volta precedente, lo sfregò insieme al suo.
Pensai che avesse voglia di sodomizzare anche me ma non andò così, malgrado in quel momento lo avrei anche accolto con piacere.
V invece dopo qualche carezza ai nostri cazzi disse alle ragazze di inginocchiarsi sul pavimento e a me di aiutarlo a lavarle con la pioggia dorata.
Facemmo loro una doccia calda e profumata e V volle che assaggiassero un po' del succo giallo che sprizzava dai nostri peni e L gradì molto il sapore della pipì di V, mentre M non parve felice che le gocciolassi in bocca le ultime stille.
Ma obbedì al fratello grande così come gli aveva obbedito e si era concessa analmente a entrambi poco prima e ripulì il mio pene da ogni traccia di fluidi.
Ci lavammo insieme sotto il getto dell'acqua calda della doccia e fu il momento in cui riuscii a toccare a lungo i corpi delle mie cuginette in ogni anfratto.
E lo stesso fecero le due porcelline che si bearono di lavare e toccare il mio pene che sotto il loro tocco tornò bello duro ma essendo tardi, non avevamo più tempo per altri giochi.
L'estate andò via così e per prolungare il piacere dei giochi coi cugini, chiesi a mia madre di restare dai nonni fino a quando avrei dovuto iniziare la scuola e ottenni una risposta positiva.
Purtroppo a settembre il paradiso finì e mi toccò rientrare e attendere l'anno successivo per riprovare l'ebbrezza e il piacere di quel divertimento a quattro.
Ma quella è un'altra storia che forse un giorno racconterò.

END

sabato 21 giugno 2025

Vacanze D'Estate II

Il terzo giorno da quando la dolce cugina L aveva iniziato la mia conoscenza intima e mi aveva fatto godere manualmente, fui portato da lei e dalla sorella maggiore nella bugadara, la lavanderia, per giocare ancora insieme.
Su quel pavimento fatto di sassi avrei potuto sborrare senza tema di dover ripulire per evitare che qualche adulto si accorgesse dell'accaduto.
L ed M mi chiesero di spogliarmi completamente e io lo feci con la speranza di essere ringraziato con una sega e il grande piacere che mi avevano dato con le loro mani giovani ma già esperte.
Mentre ero nudo, le cuginette, dopo avermi osservato con grande attenzione, turbate dalla visione di un pene eretto e con la voglia di toccarsi, infilarono entrambe le mani nelle mutandine e si toccarono davanti a me.
Vedendomi eccitatissimo davanti alle loro carezze, L mi invitò a imitarle e io afferrato il pene iniziai a masturbarmi lentamente, per non eiaculare subito e attesi che le due porcelline venissero una dopo l'altra per lasciarmi andare e schizzare sperma bollente ai loro piedi.
A differenza del sottoscritto tutto nudo, le mie cugine erano rimaste vestite ma dopo il piacere provato da tutti e tre, avevano ancora un'altra idea liquida da espormi, con la richiesta di fare pipì davanti ai loro occhi affamati.
Respirando a fatica, nuovamente eccitato da quella richiesta sconcia, mi ci volle un bel po' di concentrazione per trovare la forza di iniziare a pisciare sotto i loro occhioni curiosi.
Dal mio pene iniziò lentamente a sgorgare un rivolo di pioggia dorata che le ragazze osservarono col massimo interesse, fino a quando il getto non si esaurí del tutto.
L che era molto più curiosa rispetto alla sorella M, mi venne così vicino da poter aspirare il profumo del mio pene che ancora gocciolava e come già aveva fatto, mi regalò un bacino sulla cappella umida.
Poi sorridendo si abbassò le mutandine e si chinò davanti a me per fare pipì sul pavimento, subito imitata dalla sorella maggiore.
Le trovai bellissime, anche se non si erano levate il vestitino leggero ed estivo che indossavano e le due porcelline, intuendo il mio turbamento, si divertirono a farmi soltanto annusare le mutandine, chiedendomi quale dei due profumi di donna mi piacesse di più.
Per fortuna l'arrivo del cugino V, il più grande di noi, fu la svolta per altri giochi e altri divertimenti sempre più eccitanti e sensuali.
Le sue sorelle obbedivano quasi ciecamente ai suoi ordini e fu così che ci ritrovammo il pomeriggio del giorno dopo il suo ritorno a spogliarci tutti e quattro nella bugadara.
V e io con le nostre erezioni in bella vista e le cugine con i loro corpi che finalmente potevo vedere interamente nudi e non solo sognare come nel passato.
Il cugino mi venne vicino e appoggiò la sua cappella contro la mia, poi disse alle sorelle di mettersi ai lati per verificare quale dei due cazzi fosse il più lungo e grosso, gara che vinse facilmente.
Aveva un pene di grandi dimensioni di qualche centimetro più lungo del mio che forse aveva lo stesso diametro ma in ogni caso non è che io sfigurassi del tutto.
V aveva anche delle voglie gay o almeno bisex perché finì per afferrare il mio pene e il suo e per strizzarli insieme in una carezza terribilmente eccitante.
Le cugine L e M guardarono turbate quel gioco di strusciamento mentre si toccavano in preda all'eccitazione e io fui il primo a cedere e a eiaculare sul cazzo e sulla pancia del cugino V che invece restò ad attendere che lo bagnassi per bene e poi disse che avevo perso e dovevo pagare pegno.
Mi fece appoggiare al grande tavolo al centro della bugadara, mi si mise alle spalle e avvertii le sue dita aprire le mie natiche senza nessuna delicatezza, sempre sotto gli occhi delle sue dolci sorelline in trepida attesa.
Dopodiché ordinò alle sorelle porcelline di procedere e mentre L infilava la lingua a contatto col mio orifizio, M glielo prendeva in bocca e per renderlo scivoloso.
Dopo che L ebbe lasciato cadere una goccina di saliva sul mio buchino tremante, M piazzò la cappella che V spinse quel tanto da penetrare di qualche centimetro.
Avvertii subito un calore intenso e bruciante, la parte più grossa del suo pene era entrata ma V brutalmente spinse forzandomi e penetrò in profondità.
Feci per gridare ma M fu pronta e mettermi una mano sulla bocca, mentre L si insinuò sotto di me per andare a giocare col mio cazzo che ancora gocciolava sborra e che sollecitato dalla sodomia, continuò a espellere seme denso che la mia cuginetta non si fece scappare.
La sofferenza fu grande ma grande fu anche il piacere che seguì qualche istante dopo e che condivisi col cugino V che venne nel mio culo senza smettere di pompare con forza dentro di me.
M ed L ebbero il compito di ripulire i nostri cazzi una volta che ci fummo staccati e per mia fortuna fu L a pensare alla mia igiene intima e a dissetarsi col mio sperma e a raccogliere quello del fratello, colato giù dal mio buchino sverginato di fresco.
Come ciliegina sulla torta V ordinò alle sorelle di sedersi sul tavolone su cui mi ero appoggiato durante la sodomia e di allargare le gambe.
Così restituii a L i favori orali che mi aveva appena regalato e assaggiai alla fonte il suo sapore più intimo che conoscevo per averle leccato le mutandine.
Le sorelle sedute una fianco all'altra ebbero il loro piacere e mentre godevano si baciavano con trasporto, sotto il mio sguardo eccitato e deliziato.

Continua 

Vacanze D'Estate I

Durante l'estate, quando ero poco più che un ragazzino, mamma mi mandava in campagna dai nonni, durante le vacanze scolastiche.
I nonni abitavano in una grande casa contadina in un piccolo borgo agricolo della bassa Ferrarese, costruita insieme a poche altre abitazioni, intorno a una grande aia.
La casa era su due piani, al piano terra c'era una grande sala da pranzo, la cucina, un bagno e un'altra camera adibita a biblioteca e sala giochi, al piano superiore c'erano quattro stanze da letto e un altro bagno.
A lato della casa c'era un grande pollaio e all'interno del pollaio un paio di costruzioni, una per il ricovero notturno dei polli e la bugadara, la lavanderia dove si lavavano i panni prima della diffusione della lavatrice.
Dall'altra parte c'era la stalla che ospitava una ventina di mucche da latte e un po' più distante c'era l'aldamara, il letamaio dove si ammucchiavano i rifiuti organici dei bovini.
I nonni avevano un trattore, non molto grande, forse un Landini che era uno dei miei giochi preferiti, fino a quando le mie cuginette non me ne insegnarono altri più interessanti.
Nella casa, oltre ai nonni molto anziani, viveva uno zio con la moglie, le due figlie femmine e un maschio, mentre altri zii si erano sparsi nella zona tra Ferrara e Comacchio e non lavoravano più in campagna ma nelle fabbriche o sulla strada.
I miei tre cugini erano tutti più grandi di me di qualche anno e avevano sviluppato delle curiosità che ancora io immaginavo appena e alle quali fui "iniziato" quando compii quindici anni e le mie cuginette mi portarono nella libreria, dove mi mostrarono dei giornaletti semiporno che il loro fratello più grande aveva comprato o rubato e che diventarono la mia lettura preferita.
In cambio le mie cugine vollero vedere le condizioni del mio pene, dopo aver guardato quelle immagini erotiche di congiunzioni carnali di ogni tipo e mi ritrovai un un pomeriggio d'estate con una di loro, la più piccola che chiameremo L, che aveva un anno più di me che dopo avermi abbassato i pantaloncini, mi tirava giù anche le mutande.
Quello che le mostrai parve piacerle parecchio perché mi chiese di toccarlo e a me sembrò una cosa interessante farlo fare a lei, piuttosto che farlo io come al solito. Fu molto piacevole e anche se la timidezza colorò di rosso le mie guance, lasciai che L prendesse confidenza col mio pene fino a iniziare una lenta e dolce masturbazione.
L mi accarezzava guardando il pene eretto e ogni tanto alzava gli occhi a incrociare i miei e vedendomi felice e beato, mi sorrideva.
Solo la mia sborrata la prese un po' in contropiede ma fu comunque molto attenta a darmi piacere senza preoccuparsi degli schizzi tutto intorno a cui pensò più tardi, ripulendo il pavimento senza lasciare tracce.
Con una discreta esperienza che non sapevo avesse maturato, attese che il mio seme fuoriuscisse completamente e con mia grande sorpresa posò le labbra sulla cappella umida per un bacio lieve che però fu come ricevere una scossa elettrica.
Consapevole del mio doppio turbamento, L mi sorrise e mi sussurrò di stare tranquillo e soprattutto mi confessò che la vista del mio pene non solo le era piaciuta assai ma che le aveva anche fatto bagnare le mutandine.
E per darmi conferma del suo reciproco turbamento, se le tolse e mi fece vedere come i suoi fluidi femminili avevano intriso il tessuto e lasciato tracce inequivocabili.
L avvicinò le sue mutandine al mio viso e io aspirai a fondo il profumo della sua fica, un aroma intenso e acre di donna eccitata che portava le mutandine dalla sera precedente in una stagione calda e afosa.
Quando le chiesi se potevo restituirle il piacere che mi aveva appena regalato, L disse di no, perché V, il fratello maggiore e mio cugino le aveva dato il permesso solo per guardarmi e masturbarmi.
E per avere il suo permesso per giocare con me in altre maniere, dovevamo attendere il suo ritorno nel fine settimana che si approssimava.
Per fortuna che dopo L, anche la sorella M volle togliersi la curiosità di vedere cosa nascondessi nello slip e il giorno seguente fu lei a venire con me nella stanza adibita a libreria per guardare insieme i giornaletti porno del fratello grande.
M, malgrado fosse più grande della sorella, era più timida di L che mi aveva tirato fuori il pene senza grandi tentennamenti e mi aveva subito chiesto se poteva toccarlo e avuto il mio via, aveva iniziato a masturbarmi immediatamente fino a farmi venire.
Essendo più riflessiva ci mise più tempo a slacciarmi i pantaloncini e ad abbassarmi le mutande ma l'effetto della mia erezione fu uguale a quello avuto sulla sorella minore.
Impiegò anche più tempo ad ammirare il pene durissimo che avevo allora e a un certo punto mi chiesi se non si fosse addormentata e sognasse di tenerlo stretto tra le dita ma M si scosse da quel  torpore eccitato e iniziò a masturbarmi con una lentezza estrema.
Grazie ai suggerimenti di L, quando capì che stavo per esplodere, prese un fazzolettino di carta per evitare la dispersione del seme e la successiva pulizia del pavimento.
Sborrai nella soffice carta di un fazzoletto tempo tenuto dalle sue mani delicate e M,  dopo aver atteso pazientemente la fuoriuscita dello sperma, se lo tenne come un trofeo.
A differenza di L non posò le labbra sulla mia cappella e mi risistemò il cazzo nelle mutande senza farmi annusare le sue e io non le chiesi nulla.

Continua

Tamara e il Modello

La Grande Pittrice osservava la tela su cui aveva iniziato a dipingere uno dei pochi nudi maschili di tutta la sua lunga e luminosa carriera.
Preferiva normalmente dipingere nudi femminili perché nella sua vita amorosa le donne avevano avuto una parte grande e positiva, rispetto agli uomini che aveva amato o addirittura sposato.
Insoddisfatta di quello che aveva appena dipinto, spostò lo sguardo sul modello che attendeva immobile i suoi ordini e che giaceva disteso su un fianco, sul grande sofà color rosso fuoco.
L'uomo o meglio il giovanotto che si era detto disponibile a spogliarsi del tutto secondo i suoi desideri, era ben dotato ma Tamara voleva di più di un pene floscio da immortalare sulla tela.
Non era affatto bello ma la Grande Pittrice aveva insistito, durante la ricerca del modello giusto, per avere un uomo molto virile, piuttosto che un adone.
Sulla tela lo aveva dipinto col volto in ombra, per cui il suo viso non appariva alla sua vista ma il pene risaltava, sia perché era un pene, sia perché era disteso sulla pancia proprio come il modello era disteso sul sofà.
Tamara sentiva la sua insoddisfazione aumentare proprio perché con un sesso così pronunciato, il suo soggetto doveva assolutamente risaltare sulla tela.
Qualcosa mancava a quel dipinto per poter soddisfare il suo desiderio di farne un capolavoro come altri nudi di donna che aveva creato precedentemente.
Smise di arrovellarsi e posò il pennello, poi si avvicinò al modello che attendeva quasi trattenendo il fiato le sue istruzioni.
Tamara lo ripassò col suo sguardo a raggi X, saltando testa e viso che non le interessavano e iniziando dal collo scese giù fino ai piedi, saltando appositamente il pene.
Ma non c'era nulla da fare, il suo estro artistico non trovava nulla di sbagliato nelle forme anatomiche di quel corpo maschile molto desiderabile, tranne appunto che per il pene.
Chiese al modello se poteva spostarglielo in posizioni diverse, per capire cosa non le andasse a genio e il giovanotto annuì e col cuore che gli batteva, forte attese che la Grande Pittrice lo sfiorasse.
Tamara lo prese teneramente tra le dita e spostò di qua e di là molte volte ma tutto quello che ottenne fu che il pene del modello diventasse barzotto.
A quanto pare non era la posizione a determinare la sua insoddisfazione e all'improvviso capì cosa doveva fare, aiutata anche dal fatto che il sesso maschile che aveva davanti si era gonfiato un po' a causa delle sue carezze.
Con la voce turbata dalla rivelazione appena avuta, Tamara chiese al giovane se poteva toccarlo fino a farglielo diventare duro e anche in questo caso la risposta fu positiva.
In pochi istanti, appena sfiorato dalle dita della Grande Pittrice, il modello ebbe una piena erezione e il suo pene si ingrossò tra le dita di Tamara che vide finalmente la fine della sua frustrazione.
Senza più chiedere altri permessi glielo strinse forte ma a fatica, ora che il pene si era completamente gonfiato per la grande eccitazione e cominciò una lentissima masturbazione.
In teoria la Grande Pittrice avrebbe dovuto fermarsi e tornare alla tela per dipingere quel sesso eretto ma il fuoco che sentica dentro, esattamente tra le sue gambe, glielo impedì e la costrinse a continuare le carezze.
Solo quando udì i lamenti e i gemiti di piacere del modello si rese conto di quello che stava accadendo ma era oramai troppo tardi per fermarsi.
Un guaito di cucciolo in calore sottolineò lo schizzo potente che uscì dalla cappella turgida e altri ne seguirono a ogni fiotto di seme caldo e denso che strappò al ragazzo con la sua carezza intima.
Tamara si ritrovò tremante, con una colata di lava maschile tra le dita a guardare soddisfatta quel giovane a cui aveva regalato qualche attimo di piacere inaspettato.
Farfugliò alcune parole di scusa ma il modello non la senti nemmeno, ancora sconvolto da quel finale bagnato che mai si sarebbe atteso, visto che gli avevano parlato delle tendenze lesbo della Grande Pittrice.
Tamara osservò come il pene non si fosse sgonfiato malgrado l'eiaculazione e lasciatolo andare, intimò al modello di immobilizzarsi, poi corse alla tela.
Senza nemmeno togliere lo sperma che le incollava le dita, afferrò gli arnesi del mestiere e ritrovato l'estro che aveva prima smarrito, dipinse sulla tela il pene mentre sborrava copiosamente.
Sapeva bene che quel quadro non sarebbe mai stato esposto nelle mostre in giro per il mondo come tante altre sue opere, era troppo sconcio per divenire di pubblica fruizione.
Probabilmente qualche riccone depravato lo avrebbe acquistato per richiuderlo in qualche residenza privata da mostrare solo agli amici e alle amiche più intime.
Soddisfatta del lavoro eseguito, la Grande Pittrice finalmente si rilassò e si accorse di aver bagnato le mutandine ma almeno il calore che prima avvertiva tra le cosce, ora si era attenuato.
Restava solo una cosa da fare per essere completamente soddisfatta di quella giornata e non solo da punto di vista pittorico e artistico.
Tornò ad avvicinarsi al modello e nei pochi passi che la separavano dal sofà si liberò della tuta che usava per dipingere e della mutandine intrise dei suoi fluidi femminili.
Il modello la guardò, stupito ma non troppo e quando Tamara gli chiese di posare le labbra sulle sue piccole labbra non disse di no.

END