Certo non mi sarei mai aspettato di essere sverginato in quella maniera ma come prezzo per partecipare ai giochi dei cugini poteva anche andare.
Imparai che il cugino V aveva stabilito una regola di gioco importante, ovvero che l'unica penetrazione ammessa era quella anale, per evitare qualsiasi possibilità di gravidanze indesiderate alle sorelline.
Inoltre dopo avermi iniziato alla sodomia passiva, mi concesse di partecipare attivamente e il giorno seguente, nella bugadara che era divenuta il nostro campo giochi, decise che toccava alle sorelle accoglierci nei loro buchini stretti.
M e L si spogliarono e si sistemarono come me il giorno prima, appoggiandosi sul tavolone e restando in attesa.
V mi assegnò M e prima di penetrarla mi insegnò a rendere meno ardua la sodomia, infilando la lingua laddove poi avrei infilato il pene.
Con una certa cautela, in punta di lingua, andai a sollecitare un buchetto che appariva strettissimo, difficile da forzare senza violenza ma con mia grande sorpresa, il contatto intimo fece il miracolo e M si aprì come una rosa sotto il sole di maggio.
Il cugino V prima di lasciarmi iniziare si raccomandò anche di insalivare bene la cappella e così feci, masturbandomi e facendo in modo da rendere scivoloso il pene.
Ma dato che M era già molto aperta e ricettiva, fui come risucchiato dentro il suo culo ove affondai fino alle palle, proprio come il cugino V stava affondando nel culo della sorellina L.
Mani sulle natiche di M, spingevo avanti e indietro e intanto guardavo V che sodomizzava L, cercando di imitarne i movimenti e i tempi.
Con lo sguardo torbido, V sfondò senza alcun riguardo il culo della sorella che peraltro non pareva desiderare altro che lui le affondasse dentro in profondità.
L gridava che stava godendo quando ancora M gridava che le stavo facendo male ma gli occhi scintillanti di V mi dissero di non aver pietà e di continuare.
Quella di M era solo finzione e infatti anche le sue grida di disperato dolore, divennero grida di intenso piacere e quando pensavo che la troietta sarebbe venuta e desiderando di fare altrettanto, V si sfilò dal culo di L e mi fece uscire da M.
Ci cambiammo di posto e penetrai nel buchetto di L, la sorella più porcellina mentre V entrava in M con la solita irruenza e incurante di nuove grida di dolore.
Poco dopo venimmo in quattro, quasi in contemporanea, maschi dentro femmine, con una bella iniezione di sperma per entrambe le cuginette che furono soddisfatte per intensità dell'orgasmo e quantità di seme ricevuto.
V e io, con le gambe tremanti, ci guardammo e poi lui venne a stringermi il pene che era rimasto bello duro malgrado l'eiaculazione e come la volta precedente, lo sfregò insieme al suo.
Pensai che avesse voglia di sodomizzare anche me ma non andò così, malgrado in quel momento lo avrei anche accolto con piacere.
V invece dopo qualche carezza ai nostri cazzi disse alle ragazze di inginocchiarsi sul pavimento e a me di aiutarlo a lavarle con la pioggia dorata.
Facemmo loro una doccia calda e profumata e V volle che assaggiassero un po' del succo giallo che sprizzava dai nostri peni e L gradì molto il sapore della pipì di V, mentre M non parve felice che le gocciolassi in bocca le ultime stille.
Ma obbedì al fratello grande così come gli aveva obbedito e si era concessa analmente a entrambi poco prima e ripulì il mio pene da ogni traccia di fluidi.
Ci lavammo insieme sotto il getto dell'acqua calda della doccia e fu il momento in cui riuscii a toccare a lungo i corpi delle mie cuginette in ogni anfratto.
E lo stesso fecero le due porcelline che si bearono di lavare e toccare il mio pene che sotto il loro tocco tornò bello duro ma essendo tardi, non avevamo più tempo per altri giochi.
L'estate andò via così e per prolungare il piacere dei giochi coi cugini, chiesi a mia madre di restare dai nonni fino a quando avrei dovuto iniziare la scuola e ottenni una risposta positiva.
Purtroppo a settembre il paradiso finì e mi toccò rientrare e attendere l'anno successivo per riprovare l'ebbrezza e il piacere di quel divertimento a quattro.
Ma quella è un'altra storia che forse un giorno racconterò.
END
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