lunedì 16 giugno 2025

Mariella Anni Dopo

Non so nemmeno come si chiama ma è carina, magari non bellissima ma è giovane e alla mano, disposta a parlare con un "anziano" che ha due volte e mezzo la sua età.
Fisicamente mi ricorda la madre, specie nel viso, però è più bassa, ha i capelli biondi meshati invece che castani e ha uno sguardo di sfida che Mariella non aveva o che forse io allora non notavo.
Siede di fronte a me, mentre il caffè sul tavolino davanti a noi si sta raffreddando perché preferisce parlare a uno sconosciuto che glielo ha offerto ma che ha una storia da raccontare e una da ascoltare.
Quando le ho chiesto se era sua figlia, mi ha risposto subito di si, senza chiedermi chi fossi e quando le ho spiegato che da ragazzino conoscevo la madre, mi ha detto tutto quello che è capitato a Mariella da quando l'ho persa di vista.
Mentre lei ha continuato ad abitare nella sua vecchia casa vicino a quella dei miei nonni, noi ci siamo trasferiti in altra località e altra abitazione, e addio Mariella.
Dopo aver perso i genitori, ha avuto una storia più seria del solito e da quella relazione è nata una figlia, quella che ora ho davanti e che oggi ha vent'anni e un sorriso lievemente beffardo.
Sorride ma è curiosa, vuole sapere che cosa mi lega alla madre e allora provo a raccontaglielo che giocavamo insieme in una umida cantina di un vecchio palazzo in disarmo.
Quando dico che sua madre e io "giocavamo" ha una smorfia che mi fa capire come sappia tutto della Mariella giovane, siano leggende o verità che ha ascoltato o visto con i suoi occhi.
E vuole che le racconti quello che realmente ci legava e non le stronzate agrodolci e allora ci provo ma non è facile.
Non è facile spiegarle che un pomeriggio di settembre Mariella si è tolta le mutandine davanti a me e mi ha chiesto di leccarle la fica.
E nemmeno che poco prima aveva fatto due pompini a due nostri amichetti e neppure che la sua fama la precedeva e la seguiva ovunque andasse.
Ma la ragazza vuole sapere tutto e nulla pare spaventarla, nemmeno quando le svelo il segreto di pulcinella per eccellenza nella vita di Mariella.
Che sia stato il padre a sverginarla insieme al fratello maggiore mentre la madre guardava e li incoraggiava a scoparsela.
Sorride di fronte al mio racconto ma è un sorriso amaro, come se quello che le sto dicendo non solo lo sapesse già ma che non sia tutta leggenda, d'altronde come si può sentire una figlia che sente parlare della madre in questo modo?
Madre che è stata la puttana del paese o che tale veniva considerata e che mi ha confessato di aver fatto pompini anche a mio padre. 
Non una mia invenzione ma una confessione di Mariella qualche istante prima di farsi leccare la fica e godere finalmente qualche attimo di piacere.
Raccontarle come ho conosciuto intimamente sua madre, mi fa sentire meno colpevole, specie nella seconda parte della nostra conoscenza intima.
La ragazza sorride, trova strano che qualcuno le racconti una storia con un finale diverso da solito, diverso dal Mariella che fa pompini o che scopa per soldi.
Le giuro che è andata così e lei pare credermi, così smetto di giurare e spergiurare che in quella cantina la mia bocca ha regalato un orgasmo alla madre.
Vado a pagare, poi usciamo dal bar e ci incamminiamo verso la mia macchina che ho parcheggiato poco distante e lei mi chiede se posso darle un passaggio verso casa.
Annuisco e la faccio salire, poi metto in moto e partiamo ma non riesco ad andare molto lontano che mi chiede di fermarmi nel parcheggio del vecchio Cimitero fuori città.
Le sue cosce sotto la gonna sopra al ginocchio sono belle da guardare e lei che lo sa, le apre e non si sottrae al mio sguardo e lì ho un dejavu.
Come se volesse imitare la madre, fa risalire la gonna sulle cosce fino a mostrarmi le mutandine, come Mariella si mostrò e si fece leccare da un ragazzino più piccolo di lei.
La figlia solleva il sedere e si sfila le mutandine ma non è Mariella, non è la sua fica quella che vedo, è depilata quasi completamente.
La figlia di Mariella non mi chiede di leccargliela, me la mostra e poi mi slaccia i jeans e tira fuori il cazzo, su cui viene a sedersi e a impalarsi.
Annaspo, cerco il respiro mentre le affondo dentro col terrore di venire subito ma lei non ha finito e non si muove ma si toglie la camicetta sotto cui non indossa reggiseno.
Ha i capezzoli eretti e li porge alle mie labbra affinché io possa suggerli e trovarli dolci e salati e solo allora inizia a cavalcarmi con sempre maggiore foga.
Quando viene io sono in erezione ma la paura funge da carburante per la mia durata e finalmente la troietta si cheta, dopo un orgasmo intenso quanto rapido.
Apre gli occhi che aveva chiusi mentre godeva e mi fa i complimenti anche se non sa il vero motivo della mia resistenza e anzi dice che quelli con cui va a letto sono rapidissimi a venirle dentro.
Quando le chiedo se non sia meglio fare attenzione e usare un profilattico, sorride e mi dice che non le importa molto di restare incinta e in questo somiglia troppo alla madre.
Si solleva dal mio ventre e ricade sul sedile del passeggero, nuda, sudata e l'afrore delle sue ascelle è intenso e impossibile da non notare per il mio naso.
Poi sempre sorridendo mi svela che ora farà quello che sua madre non mi ha mai fatto e si china a farmi un pompino senza che io riesca a dire o fare qualcosa.
Stavolta le sborro in bocca molto più rapidamente e lei mi dimostra di essere diversa da Mariella anche con lo sperma che manda giù, facendomi notare come le piaccia il sapore del mio seme.
Resto disteso sul sedile, senza fiato, senza più un goccio di seme nelle palle che mi ha risucchiato con una grande avidità, più grande della sua età.
Ma non è finita, ha ancora un desiderio la figlia di Mariella, farmi assaggiare il suo sapore più intimo, proprio come la mamma a suo tempo e mi ritrovo con la sua fichetta dal profumo acre e intenso appoggiata alle labbra e infilare la lingua tra le sue piccole labbra è d'obbligo.
Il suo secondo orgasmo è ancora più intenso e prolungato del primo e la costringe a gridare quanto le piaccia il lavorio della mia lingua.
Quando si calma mi resta abbandonata in braccio come una bambina nel grembo materno e sorride proprio come farebbe una bimba.
Allunga le labbra verso le mie e il sapore del mio seme e del suo fluido femminile si fondono in un unico bacio rovente, un secondo prima che le nostre lingue si annodino per qualche minuto, terminato il quale mi racconta un'altra storia.
In cui una ragazzina, trascurata dalla madre che stava sempre a correre dietro ai cazzi, diventa una donna acerba ma piena di voglia di esperienze sessuali e per emulare la madre, si mette anche lei a rincorrere uomini di ogni età.
Anche cinquantenni.
Come me.

END

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