domenica 8 giugno 2025

Eros e Thanatos

Nel Tempo
C'era una volta la famiglia allargata. Il punto focale a sud, dove sono nati e vissuti i bisnonni e i nonni. Da quel luogo un volta magico, sono partiti in tanti con destinazione nord Italia, Roma, Siena, Milano, Canada, Belgio, Germania. Il tempo non ha risparmiato nulla, né le persone, né i rapporti che si sono via via allentati, in qualche caso fino a sparire del tutto. Ormai quello che ci lega è un funerale ogni tanto, forse quello di oggi è l'ultimo. Abbiamo seppellito Nonna e con lei, forse, ogni contatto, o forse no, lo vedremo. Restiamo noi cugini, in tanti ma sempre più sconosciuti, gli uni agli altri. Con qualcuno c'è ancora una fiamma, specialmente con lei, Filomena, lo stesso nome della Nonna, secondo l'antica tradizione di chiamare i figli con i nomi degli avi e ottenere torme di nipoti, bisnipoti e trisnipoti che che si girano in venti ogni volta che si sentono chiamare. Ma lei è diversa, è il mio sogno erotico da quando eravamo bambini e giocavamo nel parcheggio davanti a casa. Filomena abitava dietro la Cattedrale, noi dalla parte opposta, verso nord ovest, in cima al paese vecchio. Lei arrivava nei caldi pomeriggi estivi a trascorrere qualche ora con noi cugini. Già allora mi faceva battere il cuore ed ergere il pene. Si chinava sull'asfalto e mostrava il bianco virginale delle mutandine senza alcuna vergogna. Come lei anche altre cuginette ma solo lei aveva il potere di farmi eccitare ogni volta che le stavo vicino. Lei sapeva, lei avvertiva la stessa tensione sessuale ma tendeva a starmi lontano. Mi lanciava ogni tanto uno sguardo, lasciandomi qualche speranza ma non ho mai colto l'occasione. Tutto quello che ho fatto è stato masturbarmi pensando a lei. Fino a questo ultimo funerale di Nonna.

Condoglianze
Di solito non partecipo alle cerimonie religiose di ogni tipo, siano matrimoni o funerali. Nel senso che in chiesa non ci vado mai ma oggi l'ho vista entrare per ultima, l'ho seguita e sono andato a sedermi su una sedia nell'ultima fila, poco lontano da lei. Vestita con un abito nero al ginocchio abbastanza scollato, senza calze visto il caldo, tacchi di medio livello, sexy da morire ai miei occhi ed è rimasta in piedi. A meno di non aver avuto le traveggole, piano piano Filomena si è avvicinata ed è arrivata al mio fianco. Nessuna traveggola, per cui ho preso coraggio, sarà stato anche il suo profumo, oltre alla forma rotonda delle sue natiche. Ho allungato la mano, infilandola tra le sue gambe, altezza rotule. Filomena non si è mossa, non ha detto o fatto nulla. Così la mia mano è risalita sull'interno coscia, fino a sfiorare le sue mutandine e poi più su, a sentire il calore forte e nascosto della sua intimità. Filomena finalmente si è girata verso di me. Lo sguardo turbato. Si è morsa le labbra e ha chiuso gli occhi per un istante ma non si è mossa, non ha rifuggito il mio tocco. Ho spinto in alto il taglio della mano, proprio in mezzo alle piccole labbra da cui mi divideva solo un velo di tessuto umido. Più tardi, quando siamo rimasti soli, scherzando le ho sussurrato che non avrebbe dovuto indossare nulla sotto il vestito.

Rinfresco
Tradizione vuole che nemmeno un funerale spenga la fame e gli appetiti delle persone. Ammetto di aver mangiato qualcosa quando siamo tornati alla vecchia casa dei Nonni, ormai vuota senza di loro. Ma di non essermi saziato. La mia erezione è rimasta tale e il mio pene come un missile è rimasto puntato addosso a Filomena. Quando la guardo in viso, trovo che somigli alle antiche donne della Magna Grecia, per la conformazione del viso, i lineamenti un po' duri, i capelli neri corvini e le forme del suo corpo. Tradizioni antiche, gesti antichi, fianchi ad anfora, sono tutte parole che mi vengono in mente pensando a lei. Da Thanatos all'Eros in chiesa, la mia mano guidata dal desiderio antico di lei. Che non mi ha respinto, anzi, mi ha accolto. Anche lei ha mangiato qualcosa e atteso che i convitati se ne andassero un poco alla volta. La casa dei Nonni è stata costruita su due piani, al primo piano un grande appartamento in cui vivevano loro e che oggi è praticamente vuoto. Dovrebbe abitarlo una zia che se ne è andata al nord, proprio come me. Al piano mediano c'è un piccolo monolocale che mi è stato affidato in eredità con tutto il necessario per abitarci, cucina, tavolo, sedie, divano e un bagno con una ampia doccia. È li che ho portato Filomena quando siamo rimasti soli. Anche i suoi genitori non ci sono più e lei lavora e vive a Roma, sua sorella a Siena e nel vecchio bilocale dietro la Cattedrale non abita più nessuno. Ho acceso la luce e sono entrato per primo, lei mi ha seguito e le scappava la pipì. È entrata nel bagno e senza chiudere la porta si è abbassata le mutandine e si è seduta sul vaso. Ho atteso ascoltando il canto della pioggia dorata che scendeva, calda e profumata. Ho atteso ammirandola. Lei ha ricambiato il mio sguardo, mi ha sorriso e mentre ero lì imbambolato mi ha chiesto come mai non l'avessi toccata in quel modo prima di allora. Mi ha confessato di averlo sempre sperato, fin da quando era una ragazzina coi primi pruriti che cercava di farmi vedere di che colore avesse le mutandine.

Cena
Abbiamo aperto il frigo insieme, scelto qualcosa da preparare insieme e preparato la cena insieme. Toccandoci a vicenda mentre lei preparava una insalata mista e io scartavo le ottime mozzarelle locali e poi abbiamo apparecchiato insieme. Prima di sederci l'ho abbracciata. Mi sono spinto contro di lei per farle sentire la mia voglia. Filomena ha portato la mano al gonfiore dentro i miei jeans e ha stretto forte. Ho provato a baciarla ma si è sottratta. Mi ha detto che non le piacciono i baci, almeno non quelli sulla bocca, lasciandomi sorpreso. Difficilmente a una donna non piacciono i baci e quella cosa che le prostitute non baciano è una cazzata. Ma Filomena non ha voluto che le nostre labbra si incollassero e le lingue si annodassero insieme. Ma ha gradito la mia mano sul culo e l'altra che le strizzava il seno, oltre alla mia erezione che ha toccato con mano. Non è stato semplice pensare a mangiare mentre entrambi avevamo così voglia l'uno dell'altra. Ma ci siamo riusciti, seppure a fatica e poi abbiamo poi lavato i pochi piatti e sistemato tavolo e cucina. E sul tavolo su cui abbiamo cenato, Filomena si è seduta e ha aperto le cosce per me. Mi ha permesso, anzi invitato a toccarla e questa volta dopo essersi tolta le mutandine. Non è depilata, un boschetto rigoglioso ricopriva la sua fessura umidissima. Mi sono seduto di fronte a lei e ho infilato la testa tra le sue gambe. Un afrore dolce ha colpito le mie narici. Ho alzato lo sguardo e i suoi occhi mi hanno ordinato di leccarla con passione. Cosa che ho fatto subito. E che le ha provocato un orgasmo quasi immediato e intenso.

Dopocena
L'ho ascoltata godere. Un puro canto di piacere. Quasi una sofferenza. Dolce e terribile insieme. Quasi non respiravo, prigioniero delle sue cosce calde, strette intorno al mio viso. La mia lingua in esplorazione nella giungla umida della sua femminilità esposta. Poi le dita dentro. Due appaiate. Indice e medio a formare un pene. Filomena a gemere disperatamente, prova provata della sua antica voglia, fino a venire sotto le mie sollecitazioni. Tremante mi ha lasciato alzare in piedi. Mi sono abbassato jeans e slip, l'ho tirato fuori, deciso a soddisfare anche la mia necessità. Volevo metterglielo dentro ma Filomena mi ha fermato. Dolcemente la sua mano sulla mia che impugnava il mio pene. No. No, per favore. Non così. Non dentro. Ho paura. Mi sono fermato e per fortuna non si è sgonfiato. Filomena aveva solo bisogno di un po' di tempo. Per riprendersi e spiegarsi. Paura di restare incinta. Comprensibile, non avevamo profilattici e nemmeno la voglia di usarli se li avessimo avuti. Mi ha chiesto perdono e ho risposto che non c'era nulla da perdonare. Ho fatto per rimettere il pene nello slip. Ancora una volta mi ha fermato. Mi ha messo seduto al suo posto sul tavolo. Si è seduta di fronte a me. Ha sorriso guardando la mia erezione indomita e ha posato le labbra sulla cappella turgida. Un bacio bollente. Eppure quasi casto. Sfiorandomi soltanto con le labbra. Stessa cosa sulle palle, con le sue dita leggere e stuzzicanti. I baci sono proseguiti mentre io uggiolavo come un cucciolo in calore. Ho pensato che non fosse pronta per farmi venire nella sua bocca, poi che volesse tenermi sulla corda, in fondo lei era nota in paese proprio per i pompini. Ma ogni dubbio è passato quando mi ha lasciato scivolare tra le sue labbra vellutate, fino alle palle. E poi ha atteso che mi sfogassi. Sborrando copiosamente.

Notte D'Amore 
Nudi, distesi nel letto, dopo la mezzanotte, anzi forse già dopo l'una. Abbracciati. Come febbricitanti. Raccontandoci l'un l'altra. Filomena e la sua notorietà per i pompini che risale a quando non era ancora maggiorenne. Non era una leggenda. Capita in paese del sud che una donna venga infangata. Magari non ha mai avuto rapporti sessuali con nessuno tranne il proprio consorte ma viene additata come una troia, come una puttana. Filomena invece la sua fama l'aveva davvero meritata. Quello che non sapevo era come avesse sviluppato la passione per il cazzo, anzi una passione travolgente per l'amore orale. O meglio per il sesso orale. Lei non si era mai innamorata realmente. Ma verso i sedici anni si era trovata in un vicolo dietro il bar del paese a spiare gli uomini, quasi tutti anziani che vi si recavano a pisciare. Una passione forse insana che l'aveva portata a esporsi e a farsi scoprire da un avventore del bar che l'aveva iniziata all'arte del pompino. Ma prima l'aveva costretta a coadiuvarlo nelle sue minzioni. E a Filomena quella cosa dapprima sgonfia e umida che spruzzava liquido dorato caldo era piaciuta. Anche quando, esaurito il getto, si era ritrovata in mano un pene barzotto che il tipo le aveva chiesto, anzi ordinato di baciare. Sotto la potenza dei suoi baci, il pene era diventato durissimo e poi all'improvviso aveva iniziato a schizzare seme denso sul bel suo viso di sedicenne e dentro la scollatura che faticava a nascondere le tette belle e grandi. Quell'uomo le aveva fatto scoprire che la sua più grande passione era per l'organo sessuale maschile. E per lo sperma, non solo come crema di bellezza ma anche come dolce succo perlaceo. Quel racconto così assurdo mi aveva fatto tornare duro. Unito alle sue carezze ovviamente. E ancora una grande voglia di penetrare le sue difese, di entrare dentro di lei. E non potendo io e non volendo lei ricevermi dentro la fica, abbiamo trovato una strada alternativa. Strada lunga. All'incirca verso le quattro del mattino Filomena ha ceduto. Si è concessa. Mi ha donato il suo boccone più prelibato. Più stretto. Più caldo. Ha sofferto. Poi ha goduto. Lento, dolce e profondo. Dentro di lei, mani sui suoi fianchi e sui suoi seni grandi e morbidi. Spinte sempre più decise. Fino al piacere reciproco. Finalmente sono venuto in lei. Quello è diventato il nostro modo di amarci e Filomena ha scoperto un'altra passione, dopo quella per i pompini. 

Separazione
Dopo averla penetrata in quel modo, averla fatta gridare in quel modo, dopo aver goduto in quel modo, sono esploso finalmente dentro di lei, quasi nello stesso momento del suo piacere. Dopo, stanchi e stremati, abbiamo dormito profondamente fino al mattino tardi. Per una settimana quello è stato il nostro tran tran. Giorno e notte. La sua passione per l'analità si è rivelata ed è stata soddisfatta da tante unioni carnali e altri giochi erotici, manuali e orali. Una delizia per i nostri sensi. Fino allo sfinimento. e poi è finita, dovendo lei rientrare a Roma per il suo lavoro. Ma non abbiamo solo fatto l'amore, abbiamo parlato del passato, del perché non ci siamo decisi prima a godere insieme. Niente di particolare, rimpianti e quindi sciocchezze, meglio pensare all'oggi e anzi a domani, quando potremo rivederci e rifare tutto quello che abbiamo appena fatto.

END

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