A quel tempo andavamo nella stessa scuola e io ero un anno avanti da lui e quindi in un'altra classe.
Avevamo in comune gli stessi amici dello stesso campetto da calcio in cui ci vedevamo il pomeriggio per giocare a pallone.
Titti era un ragazzo che aveva il corpo e l'aspetto effeminato di una ragazza e quando ho cominciato a stringere un po' di più la nostra amicizia, lui si è dimostrato più che disponibile.
Ovviamente il campo da calcio non era il luogo ideale per stare qualche momento in intimità con lui, per cui avevamo trovato un luogo in cui appartarci da soli.
Si trattava di un casolare abbandonato nelle campagne fuori paese, in cui si recavano i ragazzini per leggere le riviste porno che vi venivano abbandonate dopo l'uso.
Così con la scusa di andare a masturbarci insieme, ci recammo un pomeriggio d'estate nel casolare dove trovammo una rivista porno piena di accoppiamenti di ogni genere e non soltanto etero.
Fu una cosa molto naturale tirare fuori i nostri rispettivi peni e masturbarci uno di fronte all'altro, fino a venire schizzando sperma tutto intorno.
Però in quel luogo capitava di trovare altri come noi con le stesse esigenze e la voglia di sborrare in compagnia, per cui trovammo un altro posto in cui stare da soli.
Durante l'estate la vecchia scuola elementare era praticamente abbandonata ma noi sapevamo come entrare e andarci a nascondere nel sotterraneo che era utilizzato come magazzino.
Senza la rivista porno che avevamo lasciata nel casolare abbandonato, ci ritrovammo a dover escogitare un'altra maniera per eccitarci.
Titti mi confessò che lui si eccitava di più nel vedere il mio pene che per le immagini delle congiunzioni carnali o dei pompini della rivista.
Così provammo a masturbarci senza guardare nient’altro che i nostri rispettivi cazzi nelle nostre mani e devo dire che l'idea peccaminosa e vagamente omosessuale di guardare il suo pene mentre mi toccavo, funzionò perfettamente.
Guardandoci a vicenda in poco tempo sborrammo entrambi quasi contemporaneamente e alla fine vedendo che mi ero eccitato e avevo goduto anche io, Titti mi sorrise, felice per quella scoperta.
Così rinunciammo a incontrarci nel casolare e a masturbarci con le riviste sott'occhio e ci limitammo a infilarci nel sotterraneo della scuola e a toccarci l'uno di fronte all'altro.
Titti che aveva molto più coraggio e probabilmente anche molta più voglia di quella che avevo io, si spogliava completamente, prima di esporsi al mio sguardo interessato, con l'uccello in mano.
Aveva capito che mi piaceva guardarlo e mi eccitava vedere anche il suo bel fondoschiena, oltre al suo pene mentre lo smanettava davanti a me.
Ma il suo coraggio andò anche oltre le mie aspettative e lo spinse a propormi di toccarci a vicenda per eccitarci ancora di più e godere ancora di più.
Col cuore in gola per quella richiesta che temevo stupidamente essere l'anticamera dell'omosessualità, lasciai che la sua mano afferrasse mio uccello in erezione e iniziasse a masturbarmi delicatamente.
Fu come essere toccato da una scarica elettrica quando Titti lo strinse tra le sue dita e iniziò ad accarezzarlo intimamente.
Fui anche molto egoista perché mentre lui completamente nudo mi stava facendo una sega deliziosa, io non ci pensai minimamente a fargli a mia volta una carezza dello stesso tenore.
Godendo intensamente sborrai tra le sue dita e solo dopo la fine dei miei spasimi di piacere, notai come non gli facesse affatto schifo che il mio seme gli bagnasse la mano.
Con molta dedizione e molta cura Titti fece sgocciolare via lo sperma residuo, ripulendo per bene il mio uccello e poi lo rimise a posto nello slip, senza che io gli chiedessi o dicessi nulla.
Fu soltanto dopo che mi sistemò il pene nelle mutande che mi resi conto che lui era ancora lì, con una bella erezione pronta che stava tenendo in mano, eccitato e bisognoso di sfogarsi.
Titti era anche molto generoso e non mi aveva masturbato poco prima perché io dovessi fare la stessa cosa con lui e mi avrebbe masturbato altre mille volte, senza avere nulla in cambio.
Così trovai il coraggio di avvicinarmi a lui e di abbracciarlo con una mano, mentre con l'altra gli afferravo il pene, restandogli di spalle.
Il suo cazzo era più sottile rispetto al mio ma sembrava proprio per questo molto più lungo e lo afferrai saldamente, malgrado fossi un po' tremante, come capita le prime volte.
Titti con molta pazienza mi spiegò che non dovevo esercitare troppa pressione sul suo pene e anche a quale velocità dovessi andare per farlo venire nella maniera più intensa e ci misi davvero pochi minuti a farlo godere.
Lo sentii nettamente vibrare mentre eiaculava e come avevo fatto io schizzò sul pavimento delle dense bolle di sperma perlaceo, parte del quale colò anche sulle mie dita.
Il contatto col suo seme fu piuttosto piacevole anche se strano ma posso dire che allora ero quasi terrorizzato al pensiero di stare facendo qualcosa di omosessuale.
Non fui così zelante e accurato come fu lui nel ripulire il mio uccello da ogni traccia di sborra, diciamo che feci del mio meglio per un principiante.
Il giorno dopo ci ritrovammo nuovamente nello stesso luogo, più o meno alla stessa ora e Titti radioso e sorridente, appena dentro si spogliò nudo.
Non lo imitai ma semplicemente tirai fuori l'uccello che era già duro al pensiero di quello che avremmo fatto e che lo diventò ancora di più, vedendolo senza nulla addosso avanti a me.
Ci avvicinammo ma mentre io pensavo di abbracciarlo e afferrargli l'uccello, lui sorridendo mi propose qualcosa di ancora meglio e che era disposto a fare senza nulla in cambio.
Il mio silenzio di di fronte alla sua proposta fu più eloquente di qualsiasi altra cosa che avessi potuto dire e Titti si chinò davanti a me e mi fece un sontuoso pompino.
Posso dire che avevo immaginato e nello stesso tempo temuto un momento come quello, ma quando le sue labbra sfiorarono la mia cappella, posandoci sopra un bacio umido e sensuale, presi la sua testa tra le mie mani e spinsi il mio pene profondamente nella sua bocca fino alle palle.
A venire ci misi pochissimo tempo e fu un piacere meraviglioso che non avevo mai provato prima, con una intensità e con un calore inimmaginabile fino a quel momento e Titti non smise per un attimo di guardarmi negli occhi, mentre teneva in bocca il mio cazzo, fino alla sborrata finale.
Inutile dire anche che il sapore dello sperma gli piaceva e tanto, per cui una volta versato nella sua bocca, non ne andava sprecata nemmeno una goccia.
Mentre le gambe mi tremavano ancora, Titti con molta cura mi sistemò il pene ripulito nello slip come faceva sempre e poi si rialzò e sorridendo mi chiese di masturbarlo.
Lo strinsi forte e gli afferrai l'uccello che aveva irrigidito e lo accontentai segandolo con lentezza, come lui mi aveva fatto il pompino e attesi che venisse con la bocca sul suo collo, posizione che se sollecitata a dovere, lo eccitava all'inverosimile ma forse furono anche gli insulti che gli sussurrai, chiamandolo troia e puttana.
Titti venne, sborrando a fiotti che si riversarono in parte sulla mia mano che lui portò alle labbra per assaporare il suo stesso intimo sapore.
Dopo il suo piacere restammo per un po' stretti stretti e dissi a voce alta quello che avevo pensato mentre venivo nella sua bocca calda e vellutata: non mi resta altro che sfondare il tuo splendido culetto.
Titti sorrise sentendo le mie parole e arrossendo un po' rispose che potevo avere anche quello, magari il giorno dopo, così avrei avuto ventiquattr'ore per desiderarlo tanto quanto lo desiderava lui e il giorno seguente, nello stesso luogo del suo primo pompino, lo sverginai.
Un po' intimorito dal suo stesso coraggio, il pomeriggio seguente mi sarei volentieri accontentato soltanto di un pompino con sborrata nella sua gola, ma Titti era troppo deciso a donarmi il suo culetto.
Avevo anche paura di fargli male ma Titti il porcellino furbo, aveva portato con sé quello che occorreva per un rapporto anale completo, una bottiglietta di Olio Baby con cui mi lubrificò il pene quando lui era già nudo.
Lo guardai girarsi e appoggiarsi con le mani a un banco, chinandosi leggermente in avanti e offrendosi alla penetrazione del mio cazzo che era stato durissimo per tutta la mattinata, al pensiero di poter chiavare il suo culetto rotondo.
E siccome ero ancora silenzioso ed esitante, Titti mi chiese cosa stessi aspettando e che desiderava che lo inculassi, parole sue, letterali.
Con l'olio baby resi anche il suo buchetto transitabile senza problemi e gli baciai le natiche prima di appoggiare la cappella nel punto in cui l'avrei sfondato.
Lo sentii tremare dalla testa ai piedi mentre il pene gli era diventato di marmo e mi dissi che meritava davvero di essere inculato senza pietà.
Malgrado la voglia montante dentro di me, esitai per qualche istante mentre cappella e buchino si toccavano, emanando scintille.
Titti impaziente mi gridò con voce un po' stridula che lo voleva nel culo e mi implorò di spingerlo dentro e io lo penetrai per qualche centimetro, solo con la cappella che più grossa fece un po' di resistenza ma per pochissimo.
Titti gridò che lo voleva tutto, io mi lasciai andare mentre lui si spingeva all'indietro e il mio pene affondò completamente nel suo culo.
Lo presi per i fianchi e cominciai una serie di spinte, sempre più rudi, una dopo l'altra e a ogni colpo lui gemeva come un cucciolo in calore.
Venimmo insieme nello stesso momento e scaricai dentro di lui il seme prodotto e accumulato nelle ore precedenti, pensando sempre al momento della nostra unione carnale completa.
Mi accorsi solo alla fine che avevo trascurato il suo uccello che però stava gocciolando sborra, segno che aveva doppiamente goduto.
Uscii dal suo culo lentamente, il pene ancora eretto e pure ricoperto di sborra appena versata ma Titti non mi diede il tempo di riprendermi che era già chinato a ripulirlo con lingua e labbra.
Lo guardai mentre lavorava con dedizione il mio cazzo e faceva scomparire ogni traccia di sperma con una perizia eccezionale per la sua giovanissima età.
Da quel giorno Titti fu completamente mio e il nostro rapporto durò qualche anno, durante i quali cercammo di stare insieme il più possibile senza fare capire a nessuno che eravamo legati intimamente.
Poi le nostre strade si divisero, lui verso l'università in un'altra città e io al lavoro e ci perdemmo di vista ma ora eccoci qui, seduti al tavolino di un bar a ricordare il nostro rapporto, le seghe, i pompini e i rapporti anali in cui lui era sempre passivo.
Titti non è cambiato moltissimo, sembra sempre un ragazzino, anzi una ragazzina e anche se nel frattempo ho avuto diverse storie con diverse donne, vedere il suo sedere muoversi nello stesso modo di allora, me lo ha fatto venire duro.
Quando glielo confesso sorride, ha passato tutti questi anni all'università, ha trovato un compagno di studi che ha preso il mio posto ma il primo amore non si scorda mai.
Lo dice ridendo ma sotto il suo sorriso intravedo la voglia che gli è tornata e poco dopo, mentre lo accompagno a casa sulla mia auto, mi chiede di fermarci lungo la strada.
Senza dire o fare nulla, lascio che mi apra i jeans e tiri fuori il mio pene in erezione che non aspettava altro che la sua bocca in cui entrare.
Chiudo gli occhi e per un attimo viaggio indietro nel tempo, quando da ragazzini giocavamo con i nostri sessi nel sotterraneo della scuola.
E oggi come allora godo le sue carezze, i baci, la sua lingua ancora più esperta e lui assapora nuovamente l'acre aroma del mio pene e poi la densa, salata consistenza del mio seme caldo.
Più tardi ci fermiamo sotto casa dei suoi genitori dove sta quando torna in città e prima di lasciarci lo ringrazio per il piacere che mi ha appena donato.
Titti generoso come sempre sorride con in bocca ancora il mio sapore intimo e mi promette che il pompino che mi ha appena fatto è solo l'inizio.
Mi guarda negli occhi e quando gli confesso la voglia che ho di sfondare nuovamente il suo splendido culo, diventa serio e lo promette: il mio culo, è tuo.
END
Nessun commento:
Posta un commento