Da lavoratore dipendente mi sono trasformato, anche se non proprio volontariamente, in un artigiano addetto alle consegne per gente danarosa.
E fu all'inizio di questa nuova carriera che mi capitò un bel giorno di andare a ritirare un vassoio di tortellini in un negozio del centro storico.
I tortellini fatti a mano erano già qualcosa di estremamente costoso ma acquistati in un negozio di delicatezze in via dei Falegnami a Bologna, diventavano davvero un genere di lusso.
Ciliegina sulla torta, il fatto che invece di andare a comprarseli la Signora aveva pensato bene di incaricare una delle cooperative di consegne cittadine per farsi riportare in casa.
Il mio lavoro non era come quello dei corrieri veloci che ogni giorno devono consegnare decine e decine di pacchi per una cifra cadauno irrisoria.
Si lavorava per gente o per aziende coi soldi che non avevano problemi a sborsare molto di più di quello che, per esempio, costava un Bartolini.
E molto spesso capitava e oltre al pagamento del servizio si ricevevano delle mance anche corpose ma se ci si trovava di fronte a persone generose e non solo danarose.
La persona che mi trovai di fronte apparteneva al genere danaroso e anche a quello generoso ma non in termini monetari se così si può dire.
La consegna la effettua i in una villa signorile nella zona Levante di Bologna che è quella più bella dell'intera città e anche quella più costosa se si parla di mattone acquistato o affittato.
Una volta varcato un imponente cancello carraio, mi ritrovai all'interno di un piccolo parco dove lasciai la macchina e percorso un vialetto ghiaioso, arrivai davanti alla porta d'entrata della Villa.
Varcata anche quella soglia, mi ritrovai di fronte a un ascensore che mi portò su all'ultimo piano che era quello che ospitava la Signora che aveva ordinato i tortellini che stava portando.
Uscito dall'ascensore girai e a destra e fui davanti a una porta socchiusa che dopo qualche momento di attesa fu aperta da una donna di età indefinibile ma molto matura, coi capelli lisci imbiancati.
Una volta doveva essere stata bellissima e nella mia mente la immaginai bionda, col viso ringiovanito di almeno 50 anni e lo stesso fisico da indossatrice.
Non molto alta, magra e con un seno quasi invisibile ma alla sua età immagino che sia preferibile quello piuttosto che avere seni grandi ma cascanti, indossava una vestaglia trattenuta a malapena da una cintura di velluto.
Chiaramente non aveva fatto nulla per stringere quella cintura intorno alla vita e pensai avesse fatto apposta per mostrarsi davanti a uno sconosciuto che aveva appena suonato alla sua porta.
All'altezza dei seni la vestaglia era praticamente aperta e riuscii a rubare la visione del suo capezzolo eretto sotto la stoffa che faticava a nasconderlo.
Vedendola così seminuda mi ero bloccato sull'ingresso ma lei afferrò la mano che non teneva il pacco con i tortellini e mi attirò all'interno.
Mentre mi faceva entrare, disse a voce alta a un uomo che doveva essere in una qualche stanza vicina, erano arrivati i tortellini ma non fece menzione della mia presenza al suo fianco.
Mi indicò un grande tavolo in noce che campeggiava al centro del salone in cui ero appena entrato e là sopra appoggiai il pacco che dovevo consegnarle.
Lei invece andò a prendere il portafogli da un cassetto in una grande libreria appoggiata alla parete e venne da me a pagare direttamente in servizio che avevo svolto.
Sorridendo come una gatta che stia per mangiarsi un topolino, mi allungò la cifra concordata con la mia cooperativa e che io riposi nel mio portafogli.
Era esattamente quanto le era stato richiesto e visto che non era compresa nessuna mancia, la ringraziai e feci per salutarla e andare verso la porta ma lei me lo impedì, mettendosi davanti a me.
In quel momento la vestaglia si aprì completamente e riuscii ad avere anche la visione di quello che aveva tra le gambe e che mi provocò immediatamente una bella erezione.
La Signora evidentemente era solita dare mance diverse da quelle monetarie ma nello stesso tempo doveva essere conscia dell'effetto che la sua nudità provocava dentro di me.
Senza alcun pudore allungò la mano all'altezza del gonfiore che avevo tra le gambe e afferrò il mio pene saldamente, come se non avesse aspettato altro nella sua vita fino a quel momento.
Strinse forte e poi si inchinò al mio cospetto come una cortigiana davanti a un principe o a un re e con un abilità dettata di sicuro dall'esperienza, in pochi istanti liberò il mio pene dalla prigione dello slip.
Con una mano mi strizzò forte le palle e con l'altra impugnò lo scettro della mia virilità, per poi posare le labbra sulla cappella turgida.
Non ebbe alcuna esitazione, malgrado la scarsa igiene intima che si trovò davanti, dovuta al fatto che eravamo in un caldissimo pomeriggio di luglio e che io ero via da casa dalla mattina presto.
Le sue labbra morbide accarezzarono inizialmente il glande, prima di inglobare tutta quanta l'asta fino alle palle che continuò ad accarezzare più delicatamente di prima.
Non mi ci volle molto tempo per svuotarmi nella sua bocca, godendo di un piacere decisamente diverso da quanto provato fino ad allora.
La Signora apprezzò notevolmente il sapore del mio pene, per non parlare di quello del mio sperma che mandò giù senza perdere nemmeno una goccia di quel nettare.
Quella situazione strana e torbida mi permise di restare durissimo anche dopo l'eiaculazione e lei ne approfittò per ripulirlo completamente da ogni traccia di sperma.
Mentre si esibiva in quel pompino fantastico, il tipo che stava in un'altra stanza aveva provato a chiamarla più volte ma naturalmente lei non gli aveva fatto caso più di tanto, impegnata a farmi godere.
Quando ebbe la bocca libera gli gridò di aspettare che sarebbe arrivata subito da lui, appena sistemati i tortellini, quindi rimise a posto il mio pene, mi sorrise e si scusò per non avere moneta per una vera mancia.
Non riuscii a rispondere nulla ma quello che aveva appena fatto corrispondeva a una mangia oltremodo generosa che ricambiai con un sorriso di gratitudine.
Continua
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