martedì 29 luglio 2025

Lisa e Marco Quattro

Stravolta dal piacere, Lisa rimase immobile aspettando che le contrazioni si calmassero e il suo respiro tornasse quasi normale ma sempre imprigionando dentro di sè l'uccello di Marco che non voleva saperne di sgonfiarsi. 
Pensò di aver avuto ragione ad averlo soddisfatto prima, per poterne godere poi più a lungo la virilità e in quel momento sentì che doveva confessargli ogni cosa, mentre lui le restava dentro, sudando e ansimando. 
Per Marco quella era stata la prima chiavata della sua vita ed era seguita al primo pompino della sua vita, entrambi regalo di un'unica donna che stava iniziando a conoscere intimamente, malgrado la differenza di età.
La sua meraviglia aumentò quando Lisa gli confessò che quella non era la prima volta che vedeva il suo cazzo ed era al corrente di quanto fosse grande e grosso grazie alle telecamere che aveva installato nei bagni. 
A Marco non dispiacque sapere che lei lo avesse sposato ma pensandoci bene con quel sistema Lisa aveva sicuramente visto anche le dotazioni degli altri operai che usavano come lui i bagni aziendali.
Lisa rise al pensiero espresso dal giovanotto che cavalcava e lo tranquillizzò, nessuno degli suoi colleghi ma proprio nessuno era dotato come lui e non avrebbe avuto mai l'opportunità di finire tra le sue labbra o nella sua fessura.
Marco sorrise quando lei gli disse quella sciocchezza standogli a cavallo e la prese per i seni, glieli strizzò e Lisa ricominciò a galoppare con impeto e qualche minuto dopo arrivarono entrambi all'orgasmo in contemporanea.
Sudati e ansanti si resero conto di quanto fosse tardi, d'altronde il tempo passa più in fretta quando ci si diverte e i due quella sera si erano divertiti parecchio e avevano goduto come mai nelle loro vite.
Marco e Lisa si rivestirono di malavoglia e prima di separarsi si baciarono ardentemente, le lingue annodate tra loro, le mani di lui ad artigliare le natiche di lei che sentendosi strizzare ebbe un fremito di rinnovata voglia.
Malgrado il ritorno di fiamma Lisa si trattenne dal riprendere il mano il pene di Marco e si accontentò di accompagnarlo a casa, fermando la macchina poco lontano da dove abitava.
Se avessero avuto ancora tempo lo avrebbe voluto dentro di sé come una volta suo marito l'aveva penetrata, da dietro e nel suo buchino che sapeva essere molto ricettivo.
Ma per la sodomia avevano tempo di rifarsi, il problema pensò Lisa, adesso era come e principalmente dove trovare un posto per godere insieme che non fosse il divano del suo ufficio, comodo ma non del tutto.
Le sarebbe piaciuto portarsi Marco a casa a chiavare nel suo letto matrimoniale ma non voleva correre il rischio che la vedessero in sua compagnia e poi anche la famiglia del ragazzo cosa avrebbe pensato se il figlio andava a letto con una col triplo della sua età?
Le venne in mente un'idea, visto che doveva svolgere alcuni lavoretti di ristrutturazione a casa, aveva pensato di chiedere a qualcuno ai suoi operai di lavorare nel weekend.
Sicuramente nessuno di loro avrebbe accettato, preferivano tutti giustamente riposarsi dopo una settimana di lavoro intenso e a volte faticoso ma sapeva che Marco non le avrebbe detto di no, non ora che aveva gustato la sua femminilità ardente.
Quella poteva essere, anzi era la scusa perfetta per accoglierlo in casa e portarselo a letto senza destare sospetti nei vicini e nella cerchia dei conoscenti, dipendenti compresi.
Sotto casa fermò la macchina e prese il cellulare, aprì WhatsApp e nella chat che condivideva con i suoi dipendenti che usava al posto delle circolari aziendali, scrisse che stava cercando volontari per un lavoro nel weekend a casa sua.
E come aveva previsto, nei giorni seguenti l'unico che rispose positivamente alla sua richiesta fu Marco che non vedeva l'ora di saltarle nuovamente addosso e infilare il pene dentro quella donna così matura e calda. 
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Lisa e Marco Tre

La gente del paesino guardava Marco con sempre meno sospetto visto che ora sapevano chi era e sapevano che era un buon operaio, anche se non dimenticavano mai di fargli notare il colore troppo scuro della sua pelle. 
Marco sapeva bene che Lisa a suo tempo si era impegnata col partito dei razzisti padani e poi italiani ma d'altra parte doveva fare buon viso a cattivo gioco, specialmente ora che lei sembrava molto ben disposta nei suoi confronti.
E quando le dita di Lisa trovarono il suo pene durissimo nascosto sotto la tuta da lavoro che ancora indossava, pensò che in fondo il gioco non era poi così cattivo e lasciò che lei toccasse con mano la sua eccitazione.
La bocca di Lisa gli sfiorava il collo mentre stringeva con forza il suo cazzo e gli regalava dei brividi mai provati prima, e così restò immobile mentre lei gli sbottonava la patta. 
Si rese conto malgrado fosse molto eccitato in quel momento che non era proprio in condizioni igieniche perfette visto che era dal giorno prima che non si faceva una doccia.
Di solito terminato di lavorare correva a casa e restava un quarto d'ora sotto l'acqua calda a insaponarsi per togliersi di dosso l'odore dell'officina ma Lisa non parve preoccupata dal suo forte odore di maschio operaio sudato. 
Nemmeno si tirò indietro quando le sue narici aspirarono il profumo acre del suo pene e neanche quando le sue labbra accarezzarono la cappella assaggiando il forte sapore del suo cazzo non pulito.
Lisa si ritrovò tra le mani un sesso nero come quelli che aveva sempre sognato da quando era una ragazzina, lungo, grosso e con il glande turgido e lucido che sembrava un occhio rosso che la guardasse.
Fece tutto lei e dopo averlo liberato dalla gabbia, lo accolse tra le labbra, lasciando che Marco si spingesse nella sua bocca fino in in gola, iniziando a stantuffare su e giù e regalandogli un pompino da manuale.
Marco riuscì a resistere per minuti che gli parvero interminabili ma poi, sopraffatto da quella bocca calda e vellutata, si arrese e scaricò nella gola di Lisa una sborrata copiosa e densa.
Lisa da parte sua lasciò che il ragazzo tremante sotto la sua bocca eiaculasse e si svuotasse completamente prima di inghiottire quel nettare salato, di cui non ricordava quasi più quanto fosse dolce il sapore.
Non le fu facile perché dalle palle di Marco scaturì una cascata di seme così abbondante che faticò a contenerla in bocca ma alla fine, dopo aver ingerito quel latte caldo, gli ripulì perfettamente il pene da ogni traccia di seme.
Lisa aveva pensato che doveva scaricare in anticipo la tensione di Marco e per questo lo aveva voluto nella sua bocca e fatto esplodere quasi subito. 
Ora che le sue palle si erano svuotate, il suo pene era rimasto eretto e durissimo e toccava a Lisa ricevere la sua parte di piacere, così si spogliò davanti agli occhi deliziati di Marco e poi andò a sedersi su quel trono di carne d'ebano.
Marco trovò che la donna, a dispetto dell'età fosse davvero bella e attraente e in ogni caso l'alcool cancellò ai suoi occhi ogni difetto possibile e anzi, quel grande seno leggermente cascante lo eccitò da morire.
Come amazzone Lisa si dimostrò davvero abile, cavalcando il pene di Marco e arrivando ad avere un orgasmo cosmico nel giro di qualche minuto, tanto era la voglia che aveva sepolto dentro di sé da almeno trenta anni.
Soltanto per un attimo pensò che avrebbe dovuto vergognarsi, lei ormai una sessantenne vecchia e bolsa, farsi chiavare da un giovanotto che aveva quasi 40 anni in meno.
Ma l'estasi a quel punto la stava travolgendo e i suoi pensieri corsero in altre lande e lasciò che il piacere torbido e intenso attraversasse il suo corpo come una mareggiata di maestrale. 
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Lisa e Marco Due

Per quanto Lisa pensasse e tentasse di essere una datrice di lavoro equa e corretta che ci teneva a rispettare leggi e regolamenti, aveva fatto qualcosa che era configurabile come reato.
Nei due bagni della fabbrica aveva installato di nascosto delle piccole telecamere cinesi acquistate su Alibaba che erano collegate al suo cellulare e con quelle teneva sotto controllo gli operai.
Così aveva scoperto che Marco aveva un pene di dimensioni proporzionali al suo metro e novanta di altezza e che il ragazzo senegalese stava al bagno giusto il tempo per fare pipì.
Inoltre non fumava e non perdeva tempo neanche con la scusa di farsi una paglia,  come quasi tutti i suoi colleghi italiani che invece si assentavano con ogni tipo di scusa dal posto di lavoro.
Dal giorno della sua scoperta Lisa aveva sentito ravvivarsi dentro la fiamma della passione per gli uccelli d'ebano e si rammaricava che Marco andasse al bagno così poche volte e per troppo poco tempo.
Aveva ripreso a masturbarsi spesso, usando come benzina sul fuoco della sua eccitazione i video di Marco mentre faceva pipì e talvolta lo faceva anche in fabbrica, nel suo bagno personale, in diretta con lui che sgocciolava.
Una sera che sentiva più di altre la voglia di avere dentro di sé il pene nero e grande di Marco, gli chiese di fermarsi dopo l'orario di lavoro perché voleva parlargli e il ragazzo accettò senza problemi.
Avvisa la tua famiglia che farai tardi, gli disse Lisa senza dargli altre spiegazioni e il giovane prese il cellulare e chiamò la madre, dicendole che quella sera avrebbe cenato fuori.
Alla parola cena, Lisa pensò che forse poteva invitarlo a casa e offrigli qualcosa da mangiare, oppure ordinare una pizza o qualcosa di buono e si sorprese per quella pazza idea che le era venuta, di invitare un ne*ro a casa.
Di certo non poteva portarlo in trattoria e farsi vedere che cenava sola con un dipendente e senegalese per giunta, così optò per ordinare due pizze e farsele portare direttamente in azienda.
Marco fu sorpreso dall'offerta di Lisa ma accettò sentendosi stranamente eccitato al pensiero di trascorrere la serata con la sua datrice di lavoro e divorò la sua quattro stagioni in un lampo.
Lisa tirò fuori dal frigo nel suo ufficio un paio di bottiglie di Berlucchi che teneva lì da troppo tempo, le fece stappare a Marco e con quello annaffiarono le pizze, finendo in brevissimo tempo pizza e spumante.
Dopo cena erano entrambi piuttosto brilli, visto che non erano abituati a consumare alcolici e Lisa si sentì abbastanza coraggiosa da osare un approccio con quel bel ragazzo che aveva davanti.
In effetti l'alcool, unito all'eccitazione che sentiva ribollire dentro, ebbe anche l'effetto di neutralizzare il suo razzismo (non troppo) latente e le fece dimenticare il colore della pelle di Marco ma non certo che tra le gambe avesse un gran paletto di carne.
Dopoquella cena alcoolica, Marco con le gambe che gli tremavano andò a sedersi sul divano nell'ufficio di Lisa e capì che la sua titolare aveva intenzioni serie nel momento in cui gli si sedette a fianco, così vicina che le loro gambe si toccavano in continuazione.
Stordita dallo spumante che aveva mandato giù, Lisa provò a sedurlo appoggiando la mano sulla coscia di Marco che sentì il pene diventare duro gonfiare mutande.
Nello stesso tempo la bocca di Lisa era così vicina alla guancia di Marco che lui sentì chiaramente il profumo del suo alito alcoolico che sapeva di spumante ma restò fermo dov'era, immobilizzato da quella mano così vicina alla sua erezione.
In quel momento Lisa cominciò a interrogarlo sulla sua vita sentimentale e il ragazzo ammise che malgrado fosse davvero un bel giovane, una vita sentimentale praticamente non l'aveva.
D'altra parte le ragazze del luogo avevano una mentalità non molto diversa da quella razzista più o meno consapevole di Lisa e tendevano a tenerlo alla larga e per trovarne una di mentalità più aperta, avrebbe dovuto andare nella grande città vicina e non nel loro paesino di provincia.
Solo che per andare nella città vicina avrebbe avuto bisogno di un'automobile che ancora non era riuscito a comprarsi con i risparmi del suo lavoro, visto che con lo stipendio aiutava sia la famiglia del padre e della madre che quella dei nonni in Senegal.
Avrebbe potuto farsi prestare la Punto di suo padre ma si era fatto un punto d'onore di guadagnarsela col suo lavoro e prima o poi sarebbe riuscito ad avere un'automobile tutta sua. 
Così passava il suo pochissimo tempo libero in paese, insieme a qualche amico italiano di mentalità aperta e a qualche altro ragazzo di origine Africana come lui stesso.
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Lisa e Marco Uno

Lisa aveva quasi sessant'anni, era vedova e dopo una vita passata a fare la casalinga, nel momento della morte del marito si era dovuta reinventare imprenditrice e gestire l'azienda di famiglia situata nel nord Italia, nella zona che qualche buontempone si ostina a chinare Padania.
Si trattava di una piccola fabbrica che produceva carrozzelle motorizzate per persone con difficoltà motorie e quando il consorte che l'aveva fondata aveva avuto l'infarto fatale, era stata quasi costretta a chiudere per le difficoltà economiche.
Ma testardamente, malgrado tutto aveva mantenuto aperta l'azienda che era poi l'unica sua fonte di reddito e un poco alla volta era riuscita nell'impresa di trasformarsi da donna di casa in una manager.
Ora le cose marciavano bene, le sue carrozzelle a motore elettrico erano molto richieste, specialmente all'estero e aveva raddoppiato il numero dei dipendenti da quando era subentrata al marito.
Purtroppo gente del luogo era stato impossibile trovarne malgrado non occorresse una grande specializzazione per fare l'operaio nella sua fabbrica.
L'ultimo assunto si chiamava (o come lei pensava si facesse chiamare) Marco, un ragazzone senegalese alto uno e novanta di poco più di vent'anni, decisamente un ottimo elemento malgrado la pelle troppo scura.
Un poco alla volta Marco aveva conquistato la fiducia di tutti e anche di Lisa perché aveva accettato di farsi carico dell'apertura e della chiusura della fabbrica e arrivava sempre prima degli altri e se ne andava dopo, senza chiedere nulla.
In effetti Lisa era stata costretta a ricorrere a lui perché i suoi colleghi italiani, assunti molto tempo prima del giovane nero, volevano essere pagati troppo e fuori busta.
Marco dal giorno in cui l'aveva assunto non aveva mai fatto un giorno di assenza, mai chiesto permessi e sempre accettato di fare gli straordinari quando lei glielo chiedeva, oltre ad aprire e chiudere la fabbrica ogni santo giorno.
Diversamente da qualche altro dei suoi operai che spesso si mettevano in malattia e invece di stare a letto, aravano i campi o comunque si facevano gli affari propri a spese sue e dell'Inps.
Lisa malgrado l'età matura era ancora una bella signora che attraeva gli sguardi di qualcuno dei suoi operai ma come uomo della sua vita non aveva avuto altri che il marito, col quale all'inizio aveva avuto un ottimo accordo sessuale ma col passar degli anni avevano smesso ogni attività erotica.
Lei gli era stata sempre fedele e dopo la sua morte aveva avuto un momento di crisi, si era lasciata andare proprio in concomitanza con la crisi dell'azienda e come l'azienda si era ripresa un po' a fatica.
Ora stava bene, aveva perso peso con una dieta apposita e malgrado fosse una Giunone era ancora in forma, seni e sedere ancora sufficientemente alti e appena cadenti e poi Lisa sognava, sognava molto.
Aveva sempre sognato qualcosa di inammissibile per lei che qualche tempo prima, per distrarsi, si era anche impegnata politicamente, candidandosi per la lega nord.
Non aveva avuto i voti per essere eletta in comune ma aveva continuato con l'impegno in quel partito noto per il l suo razzismo contro i meridionali, i neri e via dicendo.
Lisa diceva a se stessa di non essere razzista ma restava molto diffidente verso quelli con la pelle più scura della sua o che parlavano una lingua che non fosse il dialetto locale.
Però sognava e nei suoi sogni fin da bambina, si eccitava e si toccava sognando di essere circondata da stalloni neri che le infilavano ovunque i loro peni enormi e le facevano docce di seme caldo, alla faccia dei cazzi padani, teoricamente sempre duri.
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venerdì 25 luglio 2025

La Voglia Dell'Asino Tre

Alla missionaria Luana ha dimostrato di essere molto ricettiva e pronta a godere in maniera intensa e anche abbastanza rapida, gridando che stava venendo nel momento del suo piacere. 
Non posso dire che non sia stato bello ma dopo, mentre eravamo distesi uno a fianco all'altra, sudati e sazi, ho pensato che forse c'era il modo di evitare i preservativi.
Quando ho provato a proporle una maniera alternativa di fare l'amore, ecco che il mio adorato nipotino ha iniziato a piangere e Luana è corsa da lui e col suo grande amore di mamma lo ha messo tranquillo quasi subito. 
Nel frattempo mi sono rivestito e sono andato un attimo in bagno a fare pipì, dove lei mi ha raggiunto ed è rimasta in attesa mentre finivo di sgocciolare. 
Luana aveva intuito che c'era qualcosa che dovevo dirle e quando le ho chiesto se fossi disponibile a farmi provare l'ebbrezza del secondo canale, è rimasta un po' sorpresa ma deve aver pensato che in fondo me lo meritavo. 
La porcellina sicuramente ha pure lei la voglia di provare qualcosa di alternativo alla solita chiavata ma è anche un po' maligna visto che ogni volta tira in mezzo mio figlio.
Ma non è certo per quello che ha detto sul mio ragazzo che non ha più voglia di lei e che quindi non avrà la possibilità di gustare il boccone più pregiato che Luana è disposta a offrire a me, che mi offenderò o mi tirerò indietro.
Una volta che abbiamo concordato di aver voglia tutti e due di sperimentare la sodomia, ci siamo abbracciati e baciati e visto che stava diventando tardi, me ne sono andato via, prima che arrivasse mio figlio e ci trovasse in intimità.
Non so perché ma da quando ho conosciuto intimamente Luana, sono un po' a disagio quando siedo al tavolo da pranzo con mio figlio che è totalmente inconsapevole di quello che è successo tra sua moglie e me.
Ma che posso farci se la sua donna ha questa inesauribile fame di sesso che lui non è in grado di soddisfare minimamente? 
In fondo non è meglio che sia io la persona con cui lo tradisce, piuttosto che qualche amico o qualche sconosciuto rimorchiato in un bar o al parco mentre porta il nostro nipote a spasso?
Ma non solo, sono convinto che soddisfare Luana sia la maniera migliore per mantenere solido il loro rapporto perché lei è una femmina davvero molto calda ed esigente.
Temo che se non ci fossi stato io a fare quello che era il dovere di mio figlio, lei lo avrebbe scaricato dopo la nascita del mio nipotino che avrebbe dovuto crescere sballottato tra un genitore e l'altro.
Almeno in questo modo la loro famigliola resterà unita e il piccolino potrà crescere con l'aiuto di entrambi i genitori e nello stesso tempo Luana sarà soddisfatta sessualmente, anche se non in maniera proprio normale.
Certo che io un po' alla volta invecchio e prima o poi avrò qualche problema a calmare le voglie di mia nuora, che non penso si raffredderanno tanto presto.
Però direi che il mio dovere di nonno l'ho fatto e continuerò a farlo finché riesco e prima o poi bisogna che mio figlio si faccia carico della sua responsabilità, come amante e non solo di padre. 
Nel frattempo sono qui che aspetto con impazienza di ricevere la lista della spesa che Luana mi manda ogni volta, con la prospettiva di godermi anche il suo bellissimo culo, appena fatta spesa.
END

La Voglia Dell'Asino Due

Quando è nato mio nipote, è stata una gioia per tutta la famiglia che poi siamo mio figlio, Luana e io, più naturalmente lo stesso bambolotto.
Ricordo bene la prima volta che mio figlio me lo ha portato e messo in braccio, con una faccia metà sconvolta e metà felice e mi ha fatto notare la piccola voglia sul polpaccio destro del piccolino.
Maliziosamente devo confessare che quella piccola voglia nella carne candida e delicata del neonato sembrava somigliare a un pene piccolissimo. 
Eppure, mi son detto, la voglia di cazzo Luana in fondo se la doveva essere tolta prima di partorire, visto che per qualche mese, ogni volta che andavo a far spesa finivamo per unirci carnalmente nel suo letto.
Più o meno una volta alla settimana andavo da lei con le provviste contenute in un paio di sporte della Coop e mentre lei smaniava, mi toccava anche sistemare tutta quella roba in frigo in dispensa. 
Naturalmente per una ricompensa come quella, altro che spesa sarei andato a fare, anzi sarei stato disponibile a un intero trasloco pur di infilare l'uccello nella sua fica bollente e sempre umida.
Pensavo che una volta nato il piccolino i nostri incontri sarebbero cessati o meglio sarebbero diventati i normali incontri tra un neo nonno con il suo nipotino dentro la carrozzina, spinta dalla neo mamma.
È finita che mi è toccato di spingere il mio pene dentro la neo mamma anche dopo la nascita del nostro adorato nipotino, visto che mio figlio dal punto di vista sessuale, era sempre latitante.
Ho continuato a fare la spesa per loro, cercando di imparare bene tutto quello che c'era da sapere sui prodotti per i neonati ma la prima volta che mi sono presentato con i pannolini e i Plasmon, non sapevo bene cosa aspettarmi.
Luana dopo il parto è tornata proprio come era prima, una bellissima donna slanciata con un piccolo accenno di pancia dovuto alla gravidanza e i seni tornati alla misura standard. 
Come le volte precedenti ho sistemato la spesa mentre lei cullava il bambino e una volta terminato il servizio ho fatto per andare via, ma lei mi ha fermato perché aveva un altro servizio per me.
Mi ha preso per mano e accompagnato nella camera da letto dove, come le altre volte, si è spogliata e si è mostrata nuda nella versione light.
Consapevole che mi avrebbe trovato duro nel momento in cui si fosse esibita davanti al mio sguardo eccitato, Luana con la solita rapidità dovuta all'esperienza, ha estratto il mio uccello dalle mutande.
Solo che stavolta aveva già pronto nel cassetto del comodino il profilattico che mi ha fatto indossare personalmente, dopodiché mi ha voluto dentro di sé mentre le stavo sopra.
Ero già dentro di lei mentre mi sussurrava che tanto mio figlio non avrebbe avuto bisogno delle protezioni in plastica, visto che ancora non si decideva a toccarla.
Ho cercato di non pensare a quel problema e soprattutto a mio figlio e ho cominciato a pompare dentro di lei tutto il mio amore e come sempre Luana ha gradito moltissimo il mio impeto animale.
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La Voglia Dell'Asino Uno

Solitamente l'arrivo di un bebè è una gioia per una famiglia in senso allargato e vale anche per la mia che non è una famiglia di quelle del tutto felici, perché qualche anno fa ho perduto mia moglie e mio figlio la madre.
Il mio figliolo ha superato la perdita o forse l'abbiamo fatto insieme e lui ha trovato una bellissima ragazza con la quale convive e dalla quale ora aspetta un figlio che io non vedo l'ora che nasca.
Da pensionato io li aiuto come posso già da adesso e ad esempio, quando vado a fare la spesa, la faccio anche per loro e gliela consegno a casa.
Mia nuora, chiamiamola così, è a casa per la gravidanza mentre il ragazzo lavora e forse lavora anche troppo e non vorrei lo facesse per evitare almeno in parte le sue responsabilità paterne.
Così oltre ad aiutare Luana, ne ascolto le lamentele nei confronti di mio figlio, lamentele che negli ultimi tempi sono aumentate e un po' mi imbarazzano.
Perché la futura mammina mi confida di sentire ancora un forte desiderio sessuale malgrado il pancione e mio figlio invece non la sta nemmeno ad ascoltare, quando lei gli chiede un po' di sesso.
E questa cosa è degenerata in una piccola crisi matrimoniale, con Luana che ha pensato bene di venire a piangere tra le mie braccia quando le ho portato l'ennesima spesa.
Lei è bellissima, bionda, fisico slanciato, belle gambe, insomma bella tutta ma ovviamente la gravidanza ha modificato il suo corpo rendendola e rendendomela ancor più attraente e molto in carne.
Seni ingrossati, areole dei capezzoli enormi dal colore più scuro e naturalmente un gran bel pancione sotto gli abitini premaman estivi, che lasciano immaginare ogni curva, ogni anfratto, ogni cosa insomma.
E al contrario di mio figlio, quando mi è saltata in braccio piangendo, non sono riuscito a respingerla ma l'ho consolata in modo che uno suocero non dovrebbe mai fare ma che Luana ha apprezzato assai.
Come ha apprezzato di sentire quanto mi fosse diventato duro, mentre sedeva sul rigonfiamento da lei stessa provocato e temo, anche cercato.
Apprezzamento che è diventata una ricerca spasmodica del mio pene, nascosto a fatica nelle mutande in cui la mano di Luana è entrata senza troppo perdere tempo.
Stretto tra le sue dita non sono riuscito a fare altro che sospirare sempre più profondamente e abbassarle la spallina del vestitino che indossava per baciarle il seno.
Immaginate ora un naufrago nel deserto che dopo giorni senza un goccio d'acqua arriva in un'oasi e scopre che vi è presente una meravigliosa fonte d'acqua fresca e pura.
In questa fantasia al posto del naufrago ora metteteci Luana e al posto della fonte d'acqua pura metteteci il mio cazzo e avrete esattamente l'immagine di quello che è successo tra noi.
Luana mi ha dimostrato di essere un'ottima amazzone, pronta a cavalcare a pelo, nella ricerca spasmodica del piacere che fortunatamente sono stato in grado di darle.
Era semplicemente magnifica mentre si imparava sul mio pene, agitandosi come una ossessa, con i seni che ballavano al ritmo della nostra intensa chiavata.
Sono venuto dentro di lei, approfittando della sua gravidanza che mi ha permesso di godermela senza usare cosi di gomma e come prima volta è stata davvero esplosiva.
L'unica limitazione è stata nella scelta delle posizioni che ci ha costretto ad evitare la missionaria che in fondo è anche quella più banale e meno divertente.
Luana malgrado per sicurezza preferisse stare di sopra e cavalcarmi, mi ha concesso anche di prenderla da dietro ed è stato veramente molto bello, anche in quella modalità.
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martedì 15 luglio 2025

Pedalando

Marta era una sposa di mezza età con un marito molto spesso assente che preferiva il bar e gli amici alla sua compagnia, e in questo modo era sempre molto libera di fare tutto quello che le piaceva, come ad esempio andare in bicicletta.
Per oltre mezzo secolo Marta aveva in pratica rinunciato a tutto quello che riguardava il sesso, compreso quello fatto in autonomia ma questo non significava che avesse completamente perso la sua spiccata femminilità.
Tra l'altro, dal punto di vista strettamente estetico si era mantenuta molto bene e se uno l'avesse vista nuda senza guardarla in viso, non si sarebbe accorto di trovarsi davanti a una donna così matura.
Il seno era rimasto ancora sostenuto, malgrado fosse bello grande, così come il sedere era rimasto alto e senza grinze, come il suo pancino e anche le gambe non erano male.
Per quanto riguarda il viso, Marta era consapevole che fosse la cartina di tornasole che rivelava la sua età ma non aveva alcuna intenzione di lavorarci sopra con la chirurgia o altre cose.
Era sempre molto attenta a quello che mangiava e si muoveva spesso, utilizzando il suo mezzo di trasporto preferito, con il quale pedalava in lungo e largo, sfruttando i tanti chilometri delle preferenziali ciclabili, molto presenti nel comune in cui abitava.
Quella primavera che preannunciava un'estate davvero molto calda, era perfetta per andare in giro con la sua bici a cui era molto affezionata e ogni mattina usciva di casa, raggiungeva il bar vicino al cimitero monumentale e andava a prendersi un caffè, per poi farsi un giro tutto intorno.
Si era infilata un vestitino piuttosto corto dai colori vivaci e con una scollatura abbastanza ampia da permetterle di esibire il seno ancora in perfetta forma. 
Arrivata al bar, notò subito che fuori appoggiate al muro c'erano parecchie biciclette sportive che indicavano la presenza di un gruppo di ciclisti abbastanza corposo.
Entrò come sempre, trovò occupato il bancone su cui si appoggiava ad attendere che il barista preparasse il suo caffè ma si fece largo nel gruppone dei ciclisti e riuscì a conquistarne un angolino e a ordinare nella confusione di voci che la circondavano.
Marta non seppe mai chi fosse il proprietario della mano appoggiarsi alla natica e che la strinse forte fino a farla gemere di una piacevole sorpresa. 
Di sicuro era uno che faceva parte del gruppo dei ciclisti ma lei rimase immobile col fiato mozzato mentre la carezza diventava sempre più intima e avvertì perfettamente il tocco di quelle dita che dopo aver risalito le sue cosce, spingevano col dorso della mano sulla sua fessura.
Con sua grande sorpresa si sentì bagnare  le mutandine ma invece che provare rabbia e ribellarsi, si ritrovò a sospirare e nel giro di pochi istanti ad avere un orgasmo di tipo completamente sconosciuto.
Il barista che appoggiò la tazzina del caffè davanti a lei, nemmeno si accorse della sua espressione stravolta perché troppo impegnato a soddisfare le richieste di tutti quei clienti ammassati davanti al bancone.
Marta ci mise un po' a riprendersi, e quando prese in mano la tazzina di caffè, scoprì che era ormai diventata tiepida ma lo mando giù ugualmente come se nulla fosse.
Poi, come imbambolata da quello che le era appena successo, si mosse a fatica e trovò l'ingresso del bagno in cui si rifugiò a controllare lo stato delle sue mutandine che trovò completamente fradice.
Nel frattempo il gruppone dei ciclisti, dopo aver consumato se n'era uscito rumorosamente e dopo aver inforcato le bici appoggiate al muro, era scomparso l'orizzonte. 
Quando Marta uscì dal bagno per andare a pagare si guardò intorno ma non c'era più nessuno e si rese conto che non avrebbe mai saputo di chi fosse quella mano malandrina che l'aveva fatta godere in quel modo sorprendente.
Inforcando la bici appoggiò la sua fica nuda direttamente sul sellino e quella sensazione le piacque da morire, facendole tornare una gran voglia di altre carezze intime.
Rimase in giro per un'altra mezz'oretta durante la quale pedalò poco distante da casa e quando rientrò e andò a riporre la bici in garage si accorse che il sellino era tutto bagnato dei suoi umori. 
Stranamente attratta da quella pozza di succo di femmina che ricopriva la finta pelle, avvicinò il suo nasino e aspirò il suo stesso profumo intimo, trovandolo buonissimo.
Appena fu in casa corse in bagno e mise le mutandine a mollo nel lavandino, poi sedette a fare pipì e terminata la minzione non riuscì da evitare di cominciare a toccarsi. 
Nella sua mente proiettò il film a luci rosse di quello che le era successo al bar ma da un'altra angolazione, in cui vedeva uno dei ciclisti senza nome e senza viso che le affondava una mano nel culo.
Quella visione così erotica decuplicò la sua eccitazione e la sua mente fece il resto, sognando occhi aperti di essere andata al bagno non sola ma con quel ciclista a cui come premio per il suo orgasmo, aveva concesso un pompino.
Marta venne ancora una volta, accarezzandosi con le sue dita tremanti mentre nel film che stava girando da sola, il ciclista le aveva messo il pene in bocca e stava eiaculando copiosamente.
Da quel giorno Marta non uscì più indossando le mutandine e ogni volta che scorgeva un gruppone di ciclisti, cercava di abbordarli per ritrovare il porcello che l'aveva fatta godere precedentemente.
Diventò la beniamina degli sportivi su due ruote che quando la vedevano arrivare sapevano che era disposta a dare loro piacere con la bocca e anche con altri orifizi. 
Malgrado la sua grande disponibilità che la portava a dispensare pompini anche quando si trovava di fronte a gruppi molto numerosi di ciclisti pronti a eiaculare nella sua bocca, non ritrovò più colui che l'aveva trasformata da grigia massaia di provincia, in una femmina calda e ben disposta verso qualsiasi pene incontrasse sulla sua strada.
Ma immagino che non sia stato un grosso problema, visto che dopo il primo, erano arrivati a decine e decine i ciclisti lietissimi di regalarle il loro sperma e lei era più che felice di accontentarli.
END

Don Matteo Due - La Seconda Via Del Signore

Don Matteo si trovava in canonica quando vede arrivare il giovanotto bello e baldanzoso che però quando fu una sua presenza si rivelò per essere un timidone, impressionato dalla presenza del famoso prete.
A Don Matteo il ragazzo apparve piuttosto effemminato e malgrado fosse totalmente eterosessuale, avvertì lo stesso un tremito che gli fece diventare duro duro l'uccello.
Quando gli chiese quanti anni avesse, il giovane rispose di essere quasi maggiorenne, mancandogli qualche mese al diciottesimo compleanno.
Il motivo per cui era andato a cercare Don Matteo in canonica, era relativo alla ricerca che la chiesa stava facendo di nuovi catechisti.
Don Matteo gli disse che a occhio e croce sembrava essere la persona adatta per quel tipo di lavoro con i fanciulli ma che avrebbe dovuto sostenere alcuni esami di verifica. 
Per prima cosa gli disse di togliersi i vestiti, come per presentarsi nudo davanti al signore e malgrado il ragazzo fosse diventato tutto rosso, obbedì e si denudò, restando con gli slip.
Don Matteo gli andò vicino e gli fece un giro intorno, osservando il corpo flessuoso del giovane che se avesse avuto un minimo accenno di seno, si sarebbe potuto scambiare per una ragazzina.
Per capire se si trattava di un puro capriccio o di un reale interesse nei confronti di un sesso diverso da quello a cui era abituato, Don Matteo gli mise una mano sulla natica destra e gliela strinse.
Invece di gridare o di fuggire il ragazzo cominciò a fare le fusa e il dito medio di Don Matteo si insinuò nel solco tra le natiche, cercando il buchetto nel quale affondò per un paio di falangi.
L'apprendista catechista in quel momento col dito di Don Matteo infilato nel culo, sembrò un pesce che annaspa quando viene tirato fuori dall'acqua.
Con l'altra mano il prete gli accarezzò il piccolo pene divenuto barzotto dopo la sollecitazione anale e che immediatamente si rizzò tra le sue dita.
Molto più eccitato di quello che avrebbe mai pensato, Don Matteo bruscamente fece stendere il giovane sulla scrivania e gli si pose alle spalle.
Incuriosito dalla sua stessa e sconosciuta fino a quel momento eccitazione, il prete sì chinò a guardare da vicino il buchino intonso del ragazzo che era rimasto aperto anche dopo che aveva sfilato il suo dito dal pertugio.
Eccitato da quella visione in primissimo piano, Don Matteo posò le labbra sulle natiche candide e infilò la lingua a leccare il buchino tremante, poi si rialzò e tirò fuori l'uccello in erezione.
Avvicinò la cappella all'ingresso posteriore del ragazzo e senza indugiare si spinse in avanti, sfondando quel culetto vergine che non chiedeva altro che essere riempito di carne durissima.
Per evitare che il giovane gridasse per la piacevole sofferenza, Don Matteo gli chiuse la bocca con la mano, ricevendo dei morsi leggeri di approvazione.
Con le mani sui fianchi del ragazzo, il prete cominciò a penetrarlo ritmicamente e in poco tempo lo portò all'orgasmo e a una lieve sborrata sulla scrivania.
Prima di venirgli dentro, Don Matteo si sfilò da quel buco strettissimo e fece inginocchiare l'aspirante catechista per l'esame finale.
E dopo la sodomia il giovane si rivelò perfetto anche nel fare i pompini, con grande piacere di Don Matteo che riversò in quella bocca assetata una generosa quantità di seme denso.
Mentre il giovane si rivestiva, Don Matteo gli disse che aveva passato a pieni voti tutti gli esami e che lo avrebbe inserito nei turni dei catechisti della parrocchia.
Ma in ogni caso il novello catechista avrebbe dovuto frequentare dei corsi di aggiornamento che lui stesso avrebbe curato, così come avrebbe curato il suo buchetto posteriore.
Lo convocò quindi per il primo corso di aggiornamento il pomeriggio dell'indomani e poi lo congedò e restò solo a chiedersi come mai fino ad allora non aveva pensato di godere anche quel tipo di particolare piacere.
Ma come si sa, le via del signore sono infinite e c'è sempre tempo per pentirsi e fare nuove esperienze carnali e spirituali. 
Continua 

Don Matteo Uno - Una Vedova Allegra Mai Troppo

La vedova Rossi si era chiusa in casa subito dopo la morte del marito a cui era legatissima e che mai aveva tradito, almeno con il corpo.
Don Matteo che aveva celebrato il funerale, era stato incaricato dalle beghine della parrocchia di controllare lo stato di salute della vedova.
Vedova che vista durante la cerimonia funebre gli aveva fatto tirare l'uccello e invece di delegare a un parroco più giovane l'incombenza, era andato di persona.
La donna era una sessantenne di bell'aspetto conosciuta in paese per essere irreprensibile e malgrado la vedesse spesso alle funzioni non gli era mai capitato di confessarla. 
La curiosità di poterne capire i segreti si era unita a quella visione che gli era rimasta impressa il giorno del funerale in cui la donna si era vestita di nero ma in maniera molto sexy.
Don Matteo non aveva assolutamente nulla contro le vedove sexy che indossano delle gonne sopra il ginocchio, unite a calze nere a rete e tacchi di una misura media, anzi.
Appoggiata la bicicletta al muro, a fianco della porta dei coniugi Rossi, Don Matteo suonò il campanello con una certa irruenza e la vedova gli aprì all'istante, come se fosse stata lì ad attendere il suo arrivo 
Il suo sorriso era mesto ma non troppo e Don Matteo pensò che in fondo fosse felice della sua visita e accettò il tè e i biscotti che la vedova andò a preparargli.
La vedova Rossi era vestita in maniera meno appariscente del giorno del funerale, indossava un vestitino casalingo sono impegnativo tutto abbottonato sul davanti. 
Ma dopo che ebbe posato il vassoio con i biscotti sul tavolo davanti a cui era seduto Don Matteo, i bottoni allacciati erano già molti di meno, sia all'altezza del seno prorompente e sia all'altezza delle ginocchia. 
Compiaciuto per aver notato quel particolare, Don Matteo fece onore alla bevanda calda e ai dolcetti che la vedova aveva preparato con le sue mani.
Dopodiché avvicinò la sua sedia a quella se cui era seduta la donna e prese le sue mani tra le sue chiedendole se volesse confessarsi e ricevere la comunione.
La Vedova Rossi annuì e mentre diceva che voleva liberarsi di un peso, Don Matteo si accorse che era diventata tutta rossa in viso e le mani le tremavano.
La confessione fu di quelle che Don Matteo preferiva, visto che ogni peccato raccontato dalla vedova era di tipo carnale, anche se in realtà abbastanza veniale.
La donna gli raccontò i suoi pensieri e le sue parole ma non aveva opere da confessare e nemmeno omise i particolari delle sue fantasie erotiche.
In breve gli fece il racconto della sua vita che era quello ordinario di una donna ordinaria sposata a un uomo a cui era sempre stata fedele.
Il guaio era che la vedova Rossi aveva una mente che sviluppava delle fantasie molto sconce ma che non aveva mai messo in pratica.
Nella realtà la cosa più erotica che avesse fatto era stato vestirsi in maniera sexy il giorno del funerale del marito ma quell'abbigliamento non le era servito a molto.
Don Matteo la ascoltò con piacere, specie verso la fine quando lei confessò che negli ultimi tempi, insieme alle fantasie erano cresciute le sue voglie e spesso si ritrovava a bagnare le mutandine dopo sogni a occhi chiusi ma anche a occhi aperti.
La conseguenza erano delle carezze amorevoli che la donna si regalava nei rari momenti in cui il marito era fuori casa e che ora avrebbe potuto dedicarsi sempre. 
Dopo aver ascoltato in silenzio e carpito i peccati della vedova, Don Matteo si alzò in piedi, sperando che la donna davanti a lui si accorgesse del gonfiore inequivocabile dei suoi pantaloni.
In effetti la Vedova Rossi non poteva non accorgersi che il suo racconto aveva fatto eccitare il prete al punto da avere un'erezione impossibile da ignorare.
Ma per stare nel sicuro Don Matteo abbassò la lampo delle braghe e tirò fuori il suo pene che apparve immediatamente grande grosso e durissimo.
Il prete si accorse che il respiro della donna si era fatto pesantissimo davanti a quella rivelazione e i suoi occhi erano puntati sulla cappella e da lì non riuscivano a muoversi. 
Ma visto che anche gli arti della vedova Rossi si erano immobilizzati, Don Matteo con una mano prese il pene e con l'altra accarezzò la guancia della donna invitandola a prenderlo in bocca.
La vedova schiuse le labbra e lo accolse come si accoglie una pecorella smarrita da lungo tempo e Don Matteo si spinse tutto dentro quella bocca calda e disponibile. 
- L'agnello di dio che toglie i peccati del mondo - sussurrò Don Matteo un attimo prima di eiaculare copiosamente nella gola della vedova assetata di seme denso e bollente. 
E dimostrando tutta la sua dedizione al suo pene, la Vedova Rossi attese che Don Matteo scaricasse nella sua bocca fino all'ultima goccia di sperma, prima di mandare giù tutto.
- Io ti perdono - sussurrò a fatica Don Matteo quando la vedova gli rimise a posto il cazzo e chiuse la zip facendo attenzione a non acchiapparne la carne delicata.
Don Matteo sapeva bene che la realtà di quel giorno avrebbe messo benzina sul fuoco delle fantasie della vedova e ne fu assai compiaciuto
Sapeva bene che così sarebbe tornato presto a trovarla per soddisfare il desiderio che aveva contribuito a farle ardere dentro.
Egoisticamente comunicò alla vedova che a causa di altri impegni doveva lasciarla e quando lesse la delusione sul viso della donna la rassicurò, dicendole che sarebbe tornato presto e non soltanto per un rapido pompino.
Ma per essere sicuro devi trovarla piena di voglia e desiderio, si raccomandò che non si toccasse, oppure le disse che poteva toccarsi ma sempre senza lieto fine.
L'unico autorizzato dal signore a regalarle un lieto fine e il piacere che meritava era solo lui, Don Matteo e il suo pene che la vedova non vedeva l'ora di ricevere in ogni modo possibile.
Uscito dalla casa della vedova Don Matteo inforcò la bicicletta rischiando di cadere, perché quel pompino era stato davvero rapido ma molto intenso.
Rallentando per evitare possibili cadute, il prete si diresse verso la chiesa, dove avrebbe trovato sicuramente altre pecorelle smarrite da rimettere in carreggiata.
Continua

Mara lo sa

Mara lo sa che il suo nome è associato a donne o ragazze dalla femminilità molto accentuata, disposte fin dalla giovane età a qualsiasi esperienza sessuale anche con persone non coetanee.
Ha iniziato a 13 anni col vecchio gelataio che in estate apriva la baracchina di fronte al municipio e alla scuola che frequentava e che le regalava dei coni molto succosi.
Mara entrava volentieri nel retro della gelateria dove l'anziano porco teneva i freezer più grandi in cui riponeva i semilavorati che poi diventavano gelati.
D'estate quello era un luogo fresco ed era perfetto per attività calde come la masturbazione o la fellatio che Mara aveva imparato a eseguire alla perfezione.
Il vecchio gelataio le aveva insegnato a fare tutto, dall'inizio alla fine, con perizia e dedizione, cominciando dallo sbottonargli i calzoni e arrivando alla pulizia del pene post eiaculazione.
Già la seconda volta Mara si era esibita in un perfetto pompino dopo aver esitato soltanto un poco ad abbassare la zip e a portare alla luce l'erezione del vecchio maiale.
- Bevilo tutto - era stata l'esortazione la prima volta che l'uomo glielo aveva messo in bocca e vi aveva riversato il suo seme copioso e antico.
Quando sborrava, il vecchio gelataio grugniva come un porco allo scanno e Mara faticava a tenere in bocca quel pene sussultante ma ci riusciva e ogni volta con maggior facilità.
Mara ingoiava il pene e il liquido caldo e viscido che ne usciva e come regalo lui le donava un cono pieno di gelato all'amarena, dolce come piaceva a lei.
Un sapore perfetto dopo l'acre gusto del cazzo poco pulito  del vecchio e del seme di cui, per quanto si fosse abituata, faticava ad apprezzare il sapore.
Il vecchio gelataio ha tirato le cuoia qualche tempo fa e Mara per un po' si è data la colpa, credendo che il funereo evento sia stato causato dalle sue arti orali.
Non ci ha messo molto a trovare un sostituto nel gestore del bar del paese per il quale ufficialmente svolge qualche consegna o va a fare spesa.
Quando la moglie del vecchio barista nel pomeriggio va a casa a riposarsi, Mara si fa viva e il suo nuovo, vecchio amante se la gode allegramente.
Lo chiama amante perché a differenza del gelataio, anche se è suo coetaneo, non si limita a metterglielo in bocca e a eiaculare tra le sue labbra.
Già la prima volta che è venuta al bar e ha accettato le avances del vecchio, lui l'ha sodomizzata nel bagno, davanti allo specchio sul lavandino.
Incurante delle sue grida di dolore l'ha sverginata in modo da non correre il rischio di metterla incinta e Mara dopo un po' ha gradito, seppure soffrendo.
Il guaio o la fortuna di Mara è che adora quel tipo di rapporti sordidi che la morale comune etichetta come anormali ma se una volta il suo premio era un gelato ora che è diventata donna il suo desiderio è solo di provare piacere. 
E l'altro vecchio porco che ha trovato sulla sua strada, malgrado sia anch'egli di età molto avanzata, è capace di farla godere a lungo e intensamente, anche se al prezzo di un po' di sofferenza.
Il vecchio barista non ha mai cercato di cogliere la sua verginità vaginale per timore di provocare dei disastri ma non ci ha sicuramente rimesso quando ha deciso di penetrarla solo da dietro. 
Nello stesso tempo Mara si rende conto che in questo modo preserva la sua cosiddetta integrità, sempre dal punto di vista della morale comune, per colui che si innamorerà di lei o che sarà l'uomo della sua vita.
Ma è così giovane che tutto quello che desidera in questo momento è soddisfare le sue bramosie animalesche di femmina in perenne calore e non è ancora interessata a qualcuno che la soddisfi e la ami nello stesso momento.
Ricorda ancora con molto piacere la prima volta in cui il barista l'ha portata in bagno e l'ha iniziata alla sodomia mentre lei tremava tutta come una foglia nel vento. 
Si aspettava che l'uomo ripetesse le stesse gesta del gelataio ma questi non si è accontentato della sua bocca, seppure già molto esperta. 
Quella dolorosa esperienza le ha insegnato che il piacere è qualcosa che non è riservato solamente all'uomo e da allora Mara esige di godere allo stesso modo dei suoi amanti. 
Sì perché a Mara spesso capita di essere abbordata da uomini di qualsiasi età, attratti dalla sua avvenenza e dai suoi modi di fare molto amichevoli.
E non disdegna certo rapide avventure con atti sessuali consumati in macchina o in qualche camera d'albergo ma sempre riservando il suo fiore più prezioso a qualcuno che ancora non ha incontrato. 
Mara lo sa che il suo nome è quello di una ragazza che gli uomini definiscono troia o puttana, non solo mentre sono a letto con lei o mentre la stanno sodomizzando nel bagno di un bar davanti allo specchio.
Ma non le interessa ed è disposta a sopportarlo, perché sa che quello è il prezzo di vivere la sua vita come desidera e non come vorrebbe la morale comune.
END

venerdì 11 luglio 2025

La Signora Cinzia V

Dopo avermi raccontato la storia della sua vita che non era sicuramente molto interessante ma assomigliava tanto alla mia, Cinzia si appisolò a pancia in sotto, con la testa affondata nel cuscino.
Il suo sedere non era particolarmente bello e non era neanche rotondo ma aveva una forma che attraeva in ogni caso il mio interesse e scoprii che era altresì molto disponibile. 
Le sue natiche erano morbide e io le usai come un cuscino appoggiandovi la testa e baciando la sua carne morbida e delicata, con l'aggiunta di qualche affondo di denti che le strappava dei risolini.
La scoperta più interessante fu quando con le dita mi aprii gentilmente la strada che portava al suo buchino e la mia lingua curiosa si insinuò in quel punto strategico.
Non tutte le donne quando vengono sollecitate in quella maniera rispondono positivamente ma Cinzia nel momento in cui la mia prima falange penetrò con dolcezza, cominciò a sospirare in maniera inconfondibile.
I suoi sospiri e i suoi gemiti furono un invito a nozze e unendo indice e medio insieme penetrai la sua fica bagnata e le mie dita divennero scivolosissime.
Quando forzai la sua cassaforte, Cinzia si aprì senza problemi al mio tocco e i suoi lamenti si trasformarono in una richiesta di piacere che accolsi volentieri. 
Giocare col suo buchino mi aveva provocato una nuova erezione e anche se sapevo che non avrei resistito a lungo le fui sopra, accostando la cappella al pertugio spalancato di Cinzia.
Fu incredibile nel momento in cui mi feci spazio nel suo buchetto, in cui penetrai con molta cautela, per timore di farle male e di essere respinto.
La sodomia era un'altra delle sue voglie represse che finalmente poteva soddisfare con me e rendendomi conto di quanto le piacesse, glielo affondai dentro senza più remissione.
Cinzia gridò e le sue grida raccontarono il suo piacere e di quanto fosse intenso e ricercato da tanto tempo ma la conclusione fu che sborrai dentro di lei in pochi secondi.
Per fortuna lei aveva già goduto un altro orgasmo molto rapido, quando il mio seme riempì anche il buco più stretto che mi aveva così generosamente elargito. 
Il resto della notte la passammo dormendo abbracciati, anche se ogni tanto mi svegliavo e le accarezzavo i seni o le passavo una mano tra le gambe, per non perdere l'abitudine. 
Alle mie coccole Cinzia rispose respingendomi dolcemente e sussurando di quanto fosse stata soddisfatta del piacere che le avevo regalato.
Il mattino dopo ci ritrovammo tutti e due in bagno a fare pipì e io guardai il getto dorato che usciva dalla sua fica e poi
Cinzia fece lo stesso, dicendo che voleva toccare il calore della cascatella.
Così mi bloccai e mi spostai a fare pipì dentro al lavandino e la sfidai a prenderlo in mano e a tenerlo stretto mentre mi svuotavo e Cinzia accettò la sfida. 
Come ogni volta che faceva qualcosa di nuovo ed eccitante, aveva le mani che le tremavano ma quello era un gioco troppo eccitante per non farlo. 
Alla fine di quella minzione, Cinzia si ritrovò in mano una bella erezione e io la sfidai ulteriormente a farmi un pompino perché volevo vederla giocare col mio seme, col suo profumo e col suo sapore.
Fu un pompino fatto davvero con tanto amore e dedizione che come premio ebbe una densa colata di lava calda e dal sapore molto salato che lei gradì.
In quella occasione Cinzia mi confessò un altro segreto della sua vita, raccontandomi che le era sempre piaciuto prenderlo in bocca, anche se si era limitata solo a quella del marito fino a quel momento.
Adorava ascoltare i lamenti del suo uomo mentre veniva tra le sue labbra ma non avrebbe mai pensato che dopo tanto tempo potesse piacerle così tanto il sapore dello sperma.
Finché aveva fatto quel dolce regalo al consorte, ne aveva sempre accolto la sborrata in bocca ma senza mai mandare giù quello che oggi per lei era un nettare. 
Si era sempre limitata col marito a sputare il seme nel lavandino dopo una rapida corsa in bagno, a meno che non lo facesse direttamente in un fazzoletto di carta.
Dopo quella notte i nostri incontri continuarono e continuano tutt'oggi anche se molte sporadicamente, a causa della difficoltà di trovare un po' di tempo tutto per noi, senza insospettire i suoi familiari.
Cinzia non è più timida e lascia che la sua femminilità esploda ogni volta che ci incontriamo e non mi dice più di sentirsi brutta ma al limite solo che sta invecchiando. 
La consolazione è che stiamo diventando vecchi insieme ma ogni tanto riusciamo a divertirci e a godere continuando a fare quei giochi sconci che entrambi adoriamo. 
END

La Signora Cinzia IV

Conoscere intimamente una persona significa anche sapere tutto della sua vita, fin da quando era una ragazzina che si credeva brutta ed era molto timida. 
Sin da allora Cinzia, a causa di questa sua convinzione, aveva represso i desideri e le passioni che sconvolgono gli adolescenti in cerca d'amore.
Fortunatamente riusciva a soddisfare in parte la sua femminilità, facendo da sola quello che aveva cominciato a fare in coppia quando si era sposata.
Nel momento in cui aveva incontrato l'uomo della sua vita e lo aveva sposato, c'era stata come una fiammata nella sua percezione di sé stessa ma come si sa le fiammate durano poco, specialmente se sono molto intense.
Il periodo più esaltante della sua vita era durato un anno, al termine del quale le sue voglie e i suoi desideri si erano appannati definitivamente. 
Una doppia gravidanza aveva messo la pietra tombale sulla sua femminilità, relegandola a qualche carezza ogni tanto che continuava a dedicarsi.
Erano seguiti trent'anni di tristezza e noia, l'unica sua distrazione era stato il lavoro per il quale era abbastanza tagliata ma senza riuscire a diventare qualcosa di più che una buona impiegata.
Il suo carattere era troppo mansueto per riuscire a salire qualche gradino nell'ambito della banca in cui lavorava, proprio come le impediva di trovare sfogo alle sue fantasie.
Con l'avanzare dell'età, le sue fantasie sessuali si erano amplificate nella loro consistenza ed erano diventate le compagne di gioco in una vita poco soddisfacente. 
Eppure il fuoco che covava sotto la cenere l'aveva portata prima a seguirmi in macchina e a tentare di lasciarsi andare al mio approccio diretto e dopo quel primo fallimento eccola qui, nuda e disponibile.
Naturalmente un solo orgasmo ottenuto in maniera rapida con carezze e baci non poteva soddisfare quello che per tanti anni l'era mancato. 
Ma ora era pronta, completamente aperta a ogni gioco e tutto quello che Cinzia voleva era che infilassi dentro di lei il mio pene e la chiavassi come desiderava.
Esattamente come prima, quando avevo cominciato a baciarla tra le gambe, mentre ero dentro di lei notai la sua capacità di trasformarsi in una femmina bollente, una volta presa la decisione di lasciarsi andare.
La sua timidezza finalmente scompariva, lasciando spazio alla donna che sapeva quello che voleva e tutto quello che desiderava era il mio sperma dentro di lei. 
Sudando e sbuffando le venni dentro secondo i suoi desideri che mi sussurrava all'orecchio mentre la penetravo e nel giro di pochi istanti eiaculavo dentro la sua fica, finalmente usata a dovere.
Nello stesso momento in cui mi lasciavo andare colando il mio seme dentro di lei, Cinzia aveva un secondo orgasmo più intenso e prolungato di quello precedente.
Dopodiché restai a lungo dentro di lei perché così desiderava, nell'attesa che il mio pene si sgonfiasse definitivamente e quelli furono gli attimi più belli della nostra notte insieme.
Dopo esserci riposati per un po' finalmente il mio cazzo scivolò via e Cinzia si alzò per andare in bagno e seduta sul vaso attese che il mio sperma colasse via. 
Trovai quello spettacolo affascinante e mi accucciai davanti a lei a guardare il seme filante che scendeva dalla sua fessura, causando un ritorno di fiamma della sua timidezza davanti al mio sguardo affamato.
E visto che c'era, le chiesi anche di fare pipì e scoprii che tra le sue fantasie ne aveva anche una dedicata alla pioggia dorata e forse era una delle più inconfessabili fino a quel momento. 
Dopo quei giochi d'acqua tornammo a letto a continuare quello che avevamo appena iniziato ma prima parlammo di lei e della sua vita e di come non si sentisse bella. 
Continua

La Signora Cinzia III

Qualche settimana dopo andammo insieme in un paese vicino dove avevo prenotato una stanza per una notte in un albergo senza reception.
Uno di quei posti in cui, dopo aver pagato ti mandano un codice per fare scattare la serratura e nessuno ti vede entrare o uscire e che era quindi perfetto per una coppia di amanti.
Lei era libera, col marito fuori città come al solito per il suo lavoro e ai figli aveva raccontato che avrebbe passato la notte da un'amica che era davvero tale e che le resse il gioco.
Le ci era voluto un po' per convincersi che poteva concedersi se non un amante, almeno una notte di passione con qualcuno che la desiderava.
Durante quel periodo ero andato a trovarla diverse volte in banca ma soprattutto eravamo diventati intimi virtualmente e avevamo giocato a fare l'amore a distanza.
Il tutto con un ampio scambio di foto, fantasie e racconti porno, per i quali Cinzia la timida si mostrò molto ben portata e che ci fece diventare molto intimi.
Ma la nostra carne voleva qualcosa di più che qualche carezza e alla fine ci mettemmo d'accordo per vederci in questo albergo fuori vista.
Quando ci incontrammo notai che era diversa anche dall'ultima volta in cui le avevo messo la mano tra le cosce e pensai che l'amore virtuale a qualcosa servisse davvero.
Cinzia aveva preso confidenza, mi aveva mandato foto della sua fica come io del mio pene e altre immagini nuda e si capiva dalle pose che si era fotografata le parti che riteneva migliori.
Per me era bellissima anche se lei ogni volta anche glielo dicevo mi rimproverava perché temeva che la prendessi in giro ma giuro che non era così e quella notte glielo dimostrai.
La camera era piccola e squallida ma il letto era sufficientemente comodo, gliela portai subito sopra, la feci distendere e le fui addosso, sospirando che la volevo.
Misi la mano sul suo seno e la baciai sulla bocca che Cinzia schiuse, lasciando passare la mia lingua che si incrociò con la sua che era calda e dolce.
Le piaceva essere baciata ma non riuscii a evitare di spogliarla e subito sbottonai la sua camicetta sotto la quale indossava un reggiseno di pizzo molto sexy.
I suoi sospiri mi riportarono alla sera in cui aveva chiuso le gambe dopo averle aperte ma quella notte Cinzia non si fermò e soprattutto non mi fermò.
Fu lei stessa a sganciarsi il reggiseno e a mostrarmi le sue piccole mele che assaggiai mordendole i capezzoli eretti e facendola sospirare di voluttà.
Insieme sfilammo la sua gonna e mi lasciò a decidere che fare delle sue mutandine che le tolsi con lentezza deliberata e in cui affondai il viso.
Il tessuto era intriso dei suoi fluidi intimi e aveva lo stesso profumo e sapore che ritrovai quando la mia bocca di incollò alla sua fichetta bagnata.
Dire che Cinzia apprezzò il mio omaggio è troppo poco, aveva una voglia di godere repressa da troppo tempo per trattenersi e quindi non si trattenne e dimostrò di essere intimamente femmina.
Continua 

La Signora Cinzia II

Per tutto il resto del viaggio, Cinzia si scusò per avermi prima dato l'illusione e poi per avermi bloccato ma la rassicurai, capivo il suo atteggiamento, anche se il mio pene si era subito sgonfiato.
Sotto casa sua spensi il motore e restammo per un po' senza parlare, poi le dissi che non era il caso di restare ancora fermi insieme, qualcuno poteva notarci, magari i suoi figli.
Lei sorrise, si allungò a baciarmi sulla guancia, lasciandomi il segno rosso con le sue labbra bollenti che mi marchiarono e poi aprì lo sportello, scese e scomparve nel portone di casa.
Non mi aspettavo che Cinzia mi contattasse più tardi su WhatsApp ma aveva il mio numero e lo usò per scrivermi ancora le sue scuse.
Parlammo un po' scambiandoci messaggi e lei provò a spiegarmi cosa l'aveva bloccata quando la mia mano la stava per toccarla intimamente.
Cinzia stava vivendo un momento critico nella sua unione col marito che era spesso via per lavoro e la trascurava dentro e fuori dal letto.
Lei però non era mai stata una donna molto focosa e stranamente lo era diventata anni dopo la menopausa, quando pensava di essere divenuta frigida.
D'altronde non si vedeva bella e il suo atteggiamento con le persone, dovuto alla sua innata gentilezza, la faceva sembrare un po' altera e le allontanava.
Comunque a quasi sessant'anni e a pochi passi dalla pensione, Cinzia si era scoperta ancora molto femmina e aveva iniziato a truccarsi e a vestirsi in maniera diversa.
Qualcuno si era accorto di questa sua trasformazione, ad esempio il sottoscritto ma il marito no, e nemmeno i figli avevano fatto caso a quanto fosse diversa.
Probabilmente i suoi familiari avevano pensato al cambio di look di una moglie e madre, come è normale che accada ogni tanto per una donna 
Ma siccome l'abito non fa la monaca, Cinzia seppure più sexy del solito e con tutta la sua buona volontà, non era riuscita ad andare a fondo e a togliersi una voglia.
Aveva aperto le gambe ma tenute strette le mutandine e la fedeltà al marito quella sera e me lo aveva confessato su WhatsApp, facendomi comunque eccitare.
Per me era già una torta dolce e succosa ma Cinzia volle inviarmi anche una ciliegina meravigliosa per la mia fame che si era sviluppata nei suoi confronti.
Nel bagno di casa si fece un paio di selfie nuda e me li inviò continuando a scusarsi per il suo rifiuto dopo l'apparente voglia di starci.
Il primo col viso e il seno riflessi nello specchio e devo dire che aveva tette piccole ma molto belle e i capezzoli dritti come fusi.
Nel secondo scatto era girata di spalle allo specchio e con il bel sedere in evidenza mentre sorrideva sorniona, immaginano la mia eccitazione appena li avessi visti.
Mi masturbai e risposi alla prima foto con una del mio pene tra le dita mentre mi accarezzavo e alla seconda con l'immagine del mio seme colato nel lavandino.
Insieme ai selfie le mandai una preghiera, le chiesi di masturbarsi come avevo fatto io, guardando le sue foto e Cinzia mi accontentò.
Continua 


La Signora Cinzia I

Quando l'ho conosciuta, mi era da poco capitato un inconveniente nella banca dove lei lavorava e mi aiutò a capire cosa fosse successo, ma senza molto successo.
Era mia coetanea, quindi sui cinquantacinque anni e non solo non era bella ma faceva di tutto per apparire ancora meno attraente.
Ma qualche tempo dopo qualcosa cambiò in lei esteticamente e iniziò a truccarsi e a vestirsi in maniera molto diversa, più femminile che dire più sexy mi pare esagerato.
A me era piaciuta da subito, se non altro per le sue maniere gentili e dolcissime, il tono di voce sempre basso e misurato, l'attenzione che metteva verso i clienti.
Fisicamente non era male anche prima in fondo, aveva un bel seno e anche delle belle gambe che tendeva a nascondere e il viso era la parte più esposta e debole.
Cosa abbia scatenato il cambiamento non lo so, ho immaginato una crisi familiare, era sposata con due figli grandi e magari il marito si era stancato di lei o viceversa.
Ma il cambiamento fu tale che mi ritrovai a desiderarla e a concupirla, trovandomi a passare dalla banca quando lei era presente, più volte di quante ci fossi passato prima in circa vent'anni.
Una sera mi decisi, era novembre, ero passato da lei con una scusa e dopo un colloquio in cui mi aveva pazientemente ascoltato, ero uscito e salito in macchina ad attenderla.
Non so bene cosa mi aspettassi ma dopo un'oretta di attesa la vidi uscire e guardarsi intorno, come se cercasse qualcuno, ma non c'era nessuno e allora prese il cellulare e lo portò all'orecchio.
Parlò per un po' ma dalla sua espressione senza molta fortuna e dai gesti che fece si capiva che fosse scontenta, così misi in moto e andai a fermarmi davanti a lei.
Abbassai il finestrino e le chiesi se andasse tutto bene, Cinzia sorrise malgrado tutto e mi spiegò che il marito che doveva andare a prenderla era in ritardo.
Non mi spiegò perché ma non era importante, così le dissi che potevo accompagnarla io e lei dopo averci pensato un po' accettò.
Salita in macchina chiamò il marito e con quella sua voce suadente gli spiegò che un collega la stava riportando a casa e che non doveva passare dalla banca.
Non le chiesi il perché non gli avesse detto tutta la verità ma che me ne importava in fondo, partii lentamente e altrettanto lentamente guidai verso casa sua.
Notai immediatamente come la gonna che Cinzia indossava fosse risalita ben sopra il ginocchio e la visione delle calze nere la rendevano molto sexy e desiderabile.
Lei sembrava una donna molto timida ma che in fondo si aspettasse qualcosa lungo quel breve tragitto e quando la mia mano le accarezzò la rotula, non si ritrasse.
Non protestò, si lasciò toccare, in fondo era una parte del corpo non molto compromettente se accarezzata ma la sua espressione fu un semaforo verde.
Così la mia mano risalì lungo l'interno coscia e si fermò a metà strada mentre Cinzia sospirava come se si fosse liberata di un peso e che volesse che continuassi.
Fermai l'auto nella zona industriale a quell'ora quasi deserta e nella penombra la mia mano arrivò a toccare col taglio le sue mutandine mentre avvertivo i suoi tremori e i suoi sospiri.
Mi girai verso di lei che mi guardò sorridendo con complicità ma poi la sua mano si posò sulla mia, come per fermarmi e gentilmente la tolse via dalla sua coscia.
Continua

giovedì 10 luglio 2025

Faccaldo

Sara entra nella sauna, un ambiente enorme, in cui potrebbero stare i partecipanti a un'orgia.
Come le ha chiesto il suo padrone di casa è nuda, tranne un piccolo telo con cui prova a coprirsi con qualche difficoltà. 
Si siede sulla panca di legno appoggiando la schiena al muro, lasciando i seni nudi e coprendo a malapena il ventre.
Sara ha un fisico abbondante ma non troppo e molto ben proporzionato, a parte i seni che sono piccoli sul suo corpo.
Padrone di casa è un anziano signore molto gentile con lei e che ora la raggiunge e va a sedersi al suo fianco. 
Anche lui è nudo ma si è legato un asciugamani in cintura in modo da non palesare immediatamente le sue vergogne. 
Era da un po' che l'uomo insisteva cercando di convincerla a passare un' ora con lui nella sauna, in cambio di un notevole risparmio sull'affitto.
In realtà Sara non avrebbe bisogno di sconti o regali ma l'idea di stare nuda con un uomo così vecchio stranamente la eccita.
Così quando il vecchio le tocca il ginocchio con fare paterno, Sara non si sottrae a quel contatto non troppo intimo.
Dentro la sauna fa già molto caldo ma avverte un calore ancora più intenso appena sotto la pancia e sa di essersi bagnata.
Sara è così da quando era una ragazzina e uno zio molto premuroso la accarezzava e si faceva accarezzare intimamente. 
Non era così vecchio come il suo padrone di casa ma ha scoperto che più sono anziani e più si eccita. 
La mano del vecchio dal ginocchio risale lungo l'interno delle sue cosce carnose, arrivando a lambire la sua fessura umida come mai. 
Il piccolo asciugamano che la copriva cade a terra e Sara resta nuda davanti allo sguardo del padrone di casa che le sorride, felice che lei sia così disponibile. 
Sara allarga un po' le gambe giusto quel tanto da consentire alla mano del vecchio di sfiorare la sua femminilità.
Lo schiudersi delle cosce di Sara rende il padrone di casa più coraggioso e con due dita la penetra senza esitazione.
Sara si lamenta ma sono lamenti di eccitazione e piacere, non certo di sofferenza e le dita le affondano dentro.
Il vecchio è ancora più felice vedendo che Sara non solo si è fatta trovare nuda ma sembra essere molto a suo agio con le dita dentro la sua fica.
Con l'altra mano scioglie in nodo che tratteneva l'asciugamano che ricopriva il pene e glielo mostra in erezione. 
Malgrado l'età l'uomo sembra difendersi alla grande ma Sara sa bene che potrebbe trattarsi solo di chimica a pagamento.
Il guaio è che quel pene nodoso e di buone dimensioni, non fa altro che aumentare il fuoco che sente dentro.
Quando il padrone di casa le fa cenno di prenderlo in mano, Sara obbedisce e stringe con forza quel paletto di carne durissima.
Ora si stanno masturbando a vicenda ed è Sara a vincere la gara dell'orgasmo, che la scuote dalla testa ai piedi e la costringe a tremare di piacere. 
Il padrone di casa però non si accontenta della sua mano e la invita a inginocchiarsi davanti alla sua erezione.
L'uomo le accarezza gentilmente la testa mentre la spinge verso il basso, in modo che le labbra di Sara si posino sulla cappella gonfia.
Sara ripensa alla prima volta che lo zio le fece assaggiare il suo pene, praticamente nella stessa maniera in cui ora assaggia quello del padrone di casa.
Successe in un pomeriggio estivo in cui era sola a casa e lo zio, stanco di semplici carezze, glielo appoggiò alle labbra.
Una mano gentile tra i suoi capelli, il cazzo affondò fino alle palle nella sua bocca e una abbondante colata di latte caldo e denso nella sua gola.
Oggi come allora Sara riconosce il fremito del piacere che travolge ogni uomo quando lo fa eiaculare tra le sue labbra.
Il seme è molto denso e ha un sapore molto salato proprio come quello di suo zio e lei sa che non deve sprecarlo.
Ma non ne ha nessuna intenzione, visto che sin dal primo pompino, ha sempre apprezzato quel sapore acre di maschio che le riempie la bocca.
Il pene rimane durissimo anche dopo che Sara l'ha ripulito da ogni traccia di sperma, confermandole che l'uomo è ricorso alla chimica per la sua virilità. 
Il padrone di casa non sembra essersi placato e la tira verso di sé facendola sedere direttamente sul suo pene che scivola dentro di lei con molta facilità. 
Cavalcando l'uomo, Sara si rende conto di essere come lui, ancora affamata di piacere e si muove sinuosamente su quel cazzo che sente profondamente dentro.
La cavalcata diventa ancora più selvaggia quando Sara l'amazzone capisce che si sta avvicinando un secondo orgasmo. 
È in quel momento che il padrone di casa le sussurra all'orecchio alcune parole che la sorprendono ma forse non troppo. 
- Ho invitato un paio di amici a cui piace come me trascorrere qualche ora nella sauna con una bella ragazza -.
Sara nemmeno si gira ma continua la cavalcata, mentre i due nuovi arrivati cominciano a toccarla e a fare conoscenza col suo corpo.
Sono già nudi completamente, con due belle erezioni pronte a mettersi al suo servizio, riempiendo i buchi vuoti.
Uno dei due la spinge dolcemente in avanti, in maniera da poter accedere facilmente al suo buchino, che inizia a pulsare follemente.
Sara grida di dolore quando il secondo arrivato le sfonda il culo me è solo questione di attimi e poi il dolore lancinante passa.
Dopo il primo momento di sofferenza, Sara avverte chiaramente la presenza dentro di sé dei due uomini che la stanno chiavando e la sensazione che prova è pura ebbrezza.
Si gira e afferra il pene del terzo uomo portandolo alle labbra per baciarlo, qualche istante prima di lasciarlo scivolare nella sua bocca calda e vellutata.
Adesso Sara si sente veramente femmina e la sua soddisfazione aumenta quando capisce che il padrone di casa le sta venendo nella fica.
L'altro uomo addetto alla sodomia lo imita grugnendo come un porco e Sara avverte chiaramente la doppia colata di sborra dentro i suoi buchini.
Il terzo non può fare altro che capitolare e lasciarsi andare dentro quella bocca assetata di sperma caldo e filante.
Anche Sara viene, in un tripudio orgasmico che la stravolge e la costringe a rendersi conto della realtà che non è esattamente quella che stava sognando.
Sudata e ansimante apre gli occhi e si rende conto a malapena di trovarsi tra le lenzuola del suo letto che si sono annodate intorno al suo corpo.
L'orgasmo è stato reale anche se Sara ne ha goduto i frutti solo in parte, durante quello che non era altro che un gran bel sogno da cui si è svegliata.
Si porta una mano dentro le mutandine umide e accarezza il suo sesso soffice e bagnato di rugiada, poi porta le dita alle labbra, adora il suo stesso sapore.
Ma la sveglia sul comodino le dice che è ora di alzarsi e anche se non ne ha nessuna voglia, si costringe a buttare le gambe giù dal letto.
Un po' a fatica percorre i passi che la separano dal bagno e una volta dentro siede sul vaso a fare pipì, dopo essersi abbassata le mutandine.
Con un po' di carta igienica si asciuga l'umidità residua, rialza le mutandine e si lava le mani e il viso nel lavandino davanti allo specchio.
Ora che è un po' più sveglia si rende conto di essere uscita di corsa dalla camera da letto, indossando solamente il top e lo slip ma non se ne preoccupa molto. 
Il padrone di casa apprezza che lei si senta così in confidenza da girare per casa svestita e ogni volta che la vede semi nuda le sorride mellifluo.
Sara si dirige verso la cucina per fare colazione e qui trova il vecchio porco che la attende e come ogni mattina le ha preparato caffè e croissant.
Sara siede al tavolo e divora tutto quello che l'uomo gentilmente le ha messo davanti, con l'irruenza di chi non mangia da giorni. 
Mentre Sara consuma la sua colazione l'uomo resta a guardarla con un sorriso sulle labbra e finalmente le parla con la solita voce suadente. 
- Allora ci hai pensato, ti va di provare la sauna insieme a me ma soltanto perché essendo la prima volta è meglio che ci sia qualcuno al tuo fianco, là dentro fa un caldo infernale e non vorrei che ti sentissi male -.
Sara sospira e lo guarda negli occhi, mentre le immagini del suo sogno tornano vivide, in un tripudio di corpi che si uniscono in un quadruplo orgasmo.
Annuisce, accettando l'invito del padrone di casa, la cui felicità traspare dalla espressione del suo viso, ora che Sara ha detto di si.
- Gli asciugamani sono nell'armadietto nell'antibagno - mormora l'uomo con una voce visibilmente eccitata - Dimmi quando vuoi andare che vengo con te -.
Se fosse per Sara il momento sarebbe proprio quello ma deve correre in facoltà per seguire una lezione molto importante per la sua laurea.
Si scusa col padrone di casa e rimanda al pomeriggio l'appuntamento nella sauna, poi si reca in camera sua a vestirsi e sa già che con la voglia che ha di rendere reale il suo sogno, le ore saranno lentissime a passare.
Ma sa anche che così, quando entrerà nuda in quel luogo bollente, la sua voglia sarà decuplicata e chissà se basteranno tre maschi a soddisfarla.
END

martedì 8 luglio 2025

Il Commissario Montalbano 2 (Adelina)

Adelina come ogni martedì si presentò a casa del Commissario puntualissima, alle dieci in punto del mattino, con la sporta piena di arte culinaria che Montalbano adorava e che lei gli preparava amorevolmente.
Aprì la porta e sicura di essere sola, andò in cucina a sistemare nel frigo i piatti che aveva preparato a casa sua, poi aprì le imposte per arieggiare la casa in ogni stanza, lasciando per ultimo il bagno.
Ovviamente la camera da letto di Montalbano era una specie di campo di battaglia, anche se le due biondine tedesche se ne erano andate da qualche giorno e Livia non era ancora scesa a Vigata da quando il Commissario l'aveva vista l'ultima volta.
Adelina tranquillamente aprì la porta del bagno e si trovò davanti il Commissario nudo, con una erezione in bella vista, puntata verso di lei.
La donna rimase immobile, a bocca aperta davanti a quello spettacolo della natura di cui aveva sentito solo parlare e i suoi occhi parevano avere una loro volontà e rimanevano puntati sulla cappella turgida di Montalbano.
Anche il Commissario restò immobile di fronte alla donna che da anni ormai faceva le veci di una moglie che pensava a pulirgli la casa, i vestiti e a fargli mangiare i suoi manicaretti preparati sempre con grande cura e perizia.
Ma ora lei era lì, davanti a lui, gli occhi incollati al suo pene che faceva quell'effetto a qualsiasi femmina dai sedici agli ottant'anni.
Adelina di anni ne aveva una sessantina d'anni, era sposata e aveva due figli disgraziati che vivevano di furti e spesso erano ospiti delle prigioni italiane, grazie proprio al Commissario che li aveva arrestati più volte nel passato.
Fisicamente era una specie di Giunone, mora, gran seno, gran culo e cosce carnose mentre Montalbano era abituato ultimamente a donne del tipo nordico, bionde e dal fisico da modella come Livia ad esempio.
Eppure la sua erezione che non si decideva a sgonfiarsi gli stava dicendo che in fondo Adelina non era poi così male, specie quando era da una settimana che non toccava una donna.
Quel mattino si era svegliato tardi perché la notte era stato in piedi per servizio e non avrebbe dovuto essere a casa a quell'ora, quindi niente nuotata all'alba e ora il suo pene richiedeva attenzione.
Fosse stato da solo si sarebbe masturbato, magari guardando filmati e foto che le biondine tedesche avevano realizzato mentre erano a letto con lui e poi gli avevano inviato o le foto che aveva scattato a Livia senza il suo consenso mentre era nuda o quando facevano l'amore.
Ma ora Adelina era lì che lo guardava con le gote arrossate ma senza scappare via, immobile come se avesse visto un mostro però affascinante, invece che il suo cazzo.
Il Commissario fece cenno ad Adelina di avvicinarsi e toccare con mano quello che deliziava i suoi occhi e la donna avanzò e glielo strinse, con decisione e naturalezza.
Montalbano respirò a fondo, chiuse gli occhi mentre Adelina lo masturbava e poi posò la mano sul capo della donna che si chinò a baciargli la cappella turgida e lucidissima.
Per quanto non avesse mai avuto rapporti sessuali se non col marito, sapeva bene cosa fare per fare felice un uomo e le sue labbra si posarono dolcemente sul pene di Montalbano.
Il Commissario mugolò di piacere a quel contatto e accarezzò la testa di Adelina spingendosi in avanti, per farle capire che voleva che glielo prendesse tutto in bocca e la donna lasciò che quello splendido sessi scivolasse nella sua gola.
Ma il Commissario non era interessato solo a un rapido piacere e dopo aver constatato che Adelina era ormai tutta sua, la fece rialzare e senza perdere altro tempo la portò davanti allo specchio sul lavandino.
Adelina vi si appoggiò mentre il Commissario le sollevava il vestito e abbassava le mutandine e in pochi istanti glielo spinse nel culo, cercando a fatica di trattenere la brutalità a cui Livia era abituata.
Adelina gridò, addolorata e sorpresa ma il Commissario, ancora più eccitato, si lasciò andare e la penetrò ruvidamente e a fondo.
Per fortuna la sua sofferenza fu rapida e sostituita in pochi istanti da un piacere lancinante che la fece tremare e gridare in dialetto che stava godendo.
Montalbano sentendola passare da uno stato di dolore a quello di piena estasi, non riuscì a controllarsi e venne quasi in contemporanea, riversando il suo caldo seme nello strettissimo buco di Adelina.
Restarono per un po' uniti, dopo l'orgasmo, fino a quando il pene del Commissario decise che era ora di rilassarsi e scivolò via da quel buchetto umido, caldo e assai accogliente.
Adelina tremando si guardò allo specchio e vide l'espressione di una donna finalmente sazia dopo un lungo periodo di digiuno e disse ad alta voce che le scappava la pipì.
Il Commissario la prese gentilmente per le spalle e la fece sedere sul vaso affinché potesse espletare quella funzione ma poi avvicinò la cappella bagnata di sperma alle labbra di Adelina che comprese e lo ripulì dalle tracce di umidità maschile.
Fatta pipì e lucidata la cappella del Commissario, Adelina si rialzò sempre un po' tremante, si sistemò le mutandine e guardò Montalbano con gratitudine e in cambio ricevette un sorriso di gratitudine.
Siccome il Commissario doveva vestirsi per andare al lavoro, Adelina si trattenne dal saltargli al collo e dirgli che da quel momento, nel novero delle sue arti culinarie, avrebbe sempre compreso la sodomia, per la quale era molto tagliata.
Quando Montalbano fu uscito, Adelina riprese a fare le pulizie, poi fece il bucato e attese che la lavatrice terminasse per stendere i panni, prima di tornare a casa.
E mentre era seduta finalmente a riposare sul sofà nel caldo pomeriggio, la sua mente inizio a ricordare i particolari intimi di quella mattinata piacevolissima.
Le sue dita scivolarono dentro le mutandine e dopo qualche carezza si regalò un altro orgasmo, intenso e dolce ma che nulla aveva a che fare con quello dovuto al pene del Commissario che la sfondava.
Si disse che doveva avere pazienza fino a giovedi, quando doveva tornare alla villetta sul mare per un'altra giornata di pulizie ma stavolta era decisa ad arrivare presto, per essere sicura di trovarci Montalbano e soprattutto il suo meraviglioso cazzo.
END

lunedì 7 luglio 2025

La Signora Dei Tappeti

Qualche tempo dopo aver perso i contatti con la Signora Dei Tortellini, fui mandato a svolgere un servizio nei primi giorni d'agosto, con un caldo afoso tremendo.
Allora accettavo lavori pesanti e mi ritrovai in un negozio di tappeti dove lei, La Signora Dei Tappeti ne aveva appena acquistato uno di medie dimensionine piuttosto pesante.
Lo caricai sul furgone, lei salì con me e ci avviammo per il breve viaggio verso zona Arcoveggio, dove abitava da sola, per fortuna in un appartamento al piano terra.
Quando fummo dentro, mi chiese di sistemarlo sul pavimento, al centro del salone e per farlo spostai un tavolo, le sedie e alcuni mobiletti.
Mentre lei sedeva sul sofà, io armeggiavo col tappeto, sudando come un cavallo in attesa che l'aria condizionata rinfrescasse l'appartamento.
La Signora Dei Tappeti mi chiese di restare con lei e di valutare insieme come andava sistemato sto tappeto e poi andò a prendermi da bere.
Tornò e si sedette così vicino che ancora un po', forse qualche millimetro e avrebbe potuto saltarmi in braccio e siccome era una vedova a metà tra i cinquanta e i sessanta, la cosa mi piacque.
Mentre mi passava il bicchiere d'acqua ghiacciata che le avevo chiesto con una mano, con l'altra mi strinse la coscia a tiro del mio pene che si imbizzarrì all'istante.
Quella mano mi bloccò lì seduto e faticai anche solo a bere quel bicchiere d'acqua, eccitato anche se un po' confuso dal suo sorriso timido.
Con voce più bassa mi chiese se avevo voglia di un caffè e capii che era un modo per indurmi a restare per continuare la sua opera di seduzione.
Risposi di si anche se non avevo nessuna voglia di andarmene, troppo turbato e voglioso di capire fin dove lei si sarebbe spinta dopo quel tocco di mano.
Successe che andò in cucina e nuovamente tornò con un vassoio e un paio di caffè fumanti che prendemmo insieme e dopo che l'ebbe sorbito, la sua mano tornò sulla mia coscia con una stretta se possibile ancora più decisa.
La Signora Dei Tappeti spostò la mano quel tanto che fu sufficiente perché sfiorasse il gonfiore che mi aveva provocato e scoprendomi duro, mi sorrise sorniona.
Le sue dita iniziarono a ballare sulla mia erezione e vedendomi ben disposto nei suoi confronti mi abbracciò, posando la testa sulla mia spalla.
Indossavo una maglietta che si era bagnata di sudore e non ero molto a mio agio per quel motivo e prima di continuare le chiesi se potevo andare in bagno a rinfrescarmi.
Lei si alzò, prese la mia mano e mi condusse in bagno, dove mi fece fermare davanti allo specchio sul lavandino e lì mi alzò le braccia e mi sfilò la maglietta.
Mi abbracciò prima che potessi iniziare a lavarmi e la sua bocca iniziò a strusciarsi sulla mia spalla, sul collo e sulla schiena, subito coadiuvata dalla sua lingua di velluto.
Le sue mani mi accarezzarono il ventre e poi scesero più giù, le sue dita esperte mi slacciarono i jeans ed ebbero libero accesso al mio slip e al mio pene.
I jeans caddero al suolo, seguiti dagli slip e la sua mano destra mi strinse forte il cazzo mentre la sinistra cercava di impossessarsi delle palle gonfie.
Contemporaneamente la sua bocca iniziò la discesa lungo la mia schiena e arrivata al solco tra le mie natiche, si fermò a baciarle gioiosamente.
Tentai di fermarla quando la sua lingua si infilò nel canale che portava al mio buco stretto ma non ci fu verso di impedirglielo e per fortuna che la mattina mi ero fatto una doccia appena prima di uscire a lavoro.
Avvertendo il dolce tocco della punta della sua lingua sul pertugio anale, smisi di cercare di fermarla e lasciai per un po' che la sua curiosità avesse sfogo.
Però a un certo punto non mi bastò che mi leccasse dietro ma mi girai e le misi il pene eretto davanti al viso, strappandolo letteralmente dalle sue grinfie.
Non che fosse perfettamente pulito anche il cazzo ma mi sentii più a mio agio appoggiandolo alle sue labbra che si schiusero in un bacio morbido e caldo sulla cappella.
Come aprì un poco le labbra, mi spinsi nella sua bocca e affondai fino alle palle che lei prese a vezzeggiare, accarezzandole con le dita.
Quella danza mi aveva fatto venire voglia di qualcosa di più di un pompino e all'improvviso la costrinsi a rialzarsi e a mettersi appoggiata con le mani sul lavandino, leggermente chinata in avanti.
Sollevai la gonna che indossava, abbassai quasi strappandole le mutandine e la costrinsi a piegarsi un po', mentre con la cappella sondavo il suo buco stretto.
Trovai a fatica il punto focale e senza tante storie glielo spinsi nel culo dove entrai senza alcuna difficoltà ma facendola un poco soffrire.
Incurante dei suoi lamenti entrai di forza e affondai, fino a quando il mio pene non riuscì ad avanzare a meno di portarsi dietro le palle, cosa impossibile.
Praticamente la violentai ma nel finale, poco prima di venire nel suo anfratto oscuro, lei ebbe un orgasmo intenso per quanto sofferto ma soprattutto voluto.
Fu un godimento all'unisono che ci travolse e stavolta le sue grida furono di assoluto piacere nel momento in cui eiaculavo nel suo culo.
Rendendomi conto di come fosse tardi, mi staccai dal suo corpo e il mio pene uscì dal suo culo con un sonoro plop, sottolineato dal suo gridolino di piacere.
Prima di lasciarmi andare volle baciare la cappella che le aveva appena sfondato il culo e ripulire tutto lo sperma che era rimasto incollato al mio cazzo.
Tutto accaldato e sudato ma soddisfatto scappai via e me ne corsi a casa per fare una doccia e levarmi addosso tutta la sporcizia e il sudore a causa di quella decisa inculata.
Lei mi cercò ancora nei giorni seguenti e tornai a casa sua con qualche altra consegna, per ricevere in cambio la sua più intima disponibilità alla sodomia.
Ma quelle sono altre storie.
END

Luoghi Comuni Due

Nella camera da letto matrimoniale in cui l'ho condotto, conservo ancora alcuni capi di vestiario del mio povero marito e la mia idea era di trovargli qualcosa che potesse indossare per la notte.
Ho trovato un paio di slip, una maglietta e un pigiama che potevano andargli bene ma se c'è un altro luogo comune sulle nonne è quello che racconta di come facciano un uso spropositato della naftalina, per evitare che le tarme mangino gli indumenti nei cassetti.
Ecco, confesso che mi sono un po' vergognata quando gli ho consegnato questi indumenti intrisi dello sgradevole odore della canfora.
Ma il mio ragazzo non aveva nessuna intenzione di mettersi addosso quella roba e neanche di rivestirsi, slip a parte, mentre era ben intenzionato a dormire con me, addosso a me.
Ci siamo coricati insieme come avevamo già fatto in altre occasioni quando lui era molto più piccolo e soprattutto molto prima che gli regalassi il piacere sessuale masturbandolo.
Mi sono girata su un fianco dandogli le spalle e sul momento mi è sembrato di tornare al passato in maniera casta ma poi il mio nipotino divenuto uomo è venuto a incollarsi al mio corpo e a strusciarsi sul mio sedere con la sua erezione.
Mi ha abbracciata ma era solito abbracciarmi così anche da piccino, ovviamente senza farmi sentire che ce l'aveva duro e quanto fosse eccitato.
Stavolta ha iniziato a spingersi in avanti e se prima ero solo umida tra le gambe, in quel momento ho bagnato le mutandine come non mi accadeva da tempo.
L'ho sentito sussurrare "Nonna" e poi quasi singhiozzando è venuto contro di me in maniera inaspettata e io sono rimasta immobile fino a quando non ha smesso di tremare.
- Nonna ho fatto un casino - si è scusato con un tono disperato e non ho potuto fare altro che consolarlo e gli ho detto che avrei sistemato tutto io.
Siamo tornati in bagno, mi sono chinata e ho visto l'ombra del seme che si stava allargando sullo slip nel punto in cui la cappella gonfiava il tessuto.
Lentamente, per gustarmi quel momento, gli ho abbassato lo slip e il suo bel pene è sgusciato fuori, ancora coperto di sperma che aveva anche impiastricciato i pochi peli pubici.
Glieli ho sfilati dai piedi e gettati nel lavandino per lavarli successivamente e mi sono concentrata sul sesso bagnato di sperma che avevo per le mani.
Agli uomini piace vedere la donna o magari anche un altro uomo ricoperta di seme, sul viso, sui seni, sulla pancia o sul sedere.
A me ha fatto molto piacere veder le quel pene impregnato di sperma colloso e filante, appena eiaculato dal mio ragazzo e non ho potuto evitare di posare le labbra e leccarlo dalla sua pelle.
Aveva un sapore dolce e salato insieme e mi è piaciuto ripulirlo per bene mentre lui in silenzio gemeva di soddisfazione e rinnovata eccitazione, mentre il pene si rifiutava di tornare a riposo.
Tornati in camera non ha voluto un altro paio di slip e nudo e bellissimo si è disteso sul letto, invitandomi a coricarmi con lui, ma prima di farlo, mi sono spogliata completamente anche io.
Via la camiciola da notte e via le mutandine bagnate, unici indumenti che indossavo e tutta nuda mi sono esposta al suo giudizio.
Ho più di sessant'anni, cerco di tenermi in forma, faccio movimento e mangio leggero ma l'età la sento, i seni cascano un po' come il culo, la pelle ha qualche macchia e dovrei tirarmela.
Lui ha capito che un poco di vergogna per quel motivo dovevo provarla e mi ha rincuorata, dicendomi che ero bellissima e gli ho creduto perché non sono certo bellissima ma ai suoi occhi si.
Comunque mi sono distesa sul letto e lui felice per avermi a sua disposizione ha iniziato a esplorare il mio corpo nudo e si è soffermato tra le mie cosce.
E per prima ma non ultima cosa, mi ha restituito il piacere usando in maniera perfetta la lingua e le labbra e poi la notte l'abbiamo trascorsa amandoci in ogni modo possibile.
END

Luoghi Comuni Uno

Come si sa quando si diventa vecchi si ha bisogno di meno tempo per dormire anche perché, accorciandosi la vita, è meglio cercare di godere il più possibile quella rimasta.
E se sei una matura vedova rimasta tale troppo presto e dopo il lutto non hai più toccato un uomo è possibile, anzi è sicuro che ti vengano delle voglie particolari.
Il mio giovane amore dorme al mio fianco ed è un sonno davvero meritato dopo che questa notte si è comportato davvero bene e mi ha fatto godere tantissimo.
È  il mio nipote più giovane e quindi quello più affezionato ed è stato anche il primo che ho trovato il coraggio di sedurre e lui  è stato felice di concedersi alla sua nonnina.
Ero già attratta da mio nipote in maniera fin troppo evidente anche da prima che fosse maggiorenne ma il nostro amore è iniziato per davvero il giorno in cui ha compiuto la maggiore età. 
Anzi, durante la notte tra il giorno in cui è diventato maggiorenne e il giorno dopo e lui ha dormito nel mio letto o per meglio dire non ha proprio dormito del tutto.
Quella sera il mio ragazzo l'ha passata con i suoi amici e le sue amiche, dopodiché ha pensato bene di farmi una bella sorpresa, presentandosi a casa mia.
Quando ho aperto la porta mi sono trovata di fronte un uomo giovane e piuttosto brillo che mi ha chiesto se poteva fermarsi a dormire da me.
Non voleva tornare a casa mezzo ubriaco sul motorino e magari farsi fermare dalle forze dell'ordine e visto che la sua festa l'aveva organizzata poco distante da casa mia, aveva pensato bene di suonare il mio campanello.
Naturalmente l'ho accolto e come fanno tutte le brave nonne l'ho sgridato perché puzzava terribilmente di alcool e di fumo malgrado non fumi ma in quanto al bere non aveva lesinato.
Non era completamente ubriaco ma nemmeno era lucido per cui ho dovuto trasformarmi in sua madre per metterlo a letto in tutta sicurezza.
Anzi come si sa, perché le nonne sono molto più apprensive rispetto alle madri, ho pensato bene di chiamare subito mia figlia per avvertirla della presenza di mio nipote in casa mia.
Mia figlia, la più giovane, l'ultima ad avere a sua volta un figlio, è stata molto contenta della mia telefonata e di sapere che il suo ragazzo era al sicuro, anche se non immaginava quanto.
Finita la chiamata, ho preso per mano il nipotino, l'ho portato in bagno e sono rimasta ad aspettare che facesse quello che si fa prima di andare a dormire ma non ne era in grado.
L'ho tenuto d’occhio mentre tentava di fare pipì ma visto che non riusciva a centrare il vaso e stava bagnando tutto intorno, sono stata costretta a intervenire.
Dopo averlo abbracciato stando alle sue spalle, ho bloccato la mano con cui cercava inutilmente di tenere stretto il pene sgocciolante che ha smesso di sgocciolare.
Ho mormorato con voce suadente al suo orecchio che lasciasse fare a me e ho sostituito la mia mano, molto più ferma seppure un po' tremante, alla sua.
Ora, come un luogo comune dice che gli anziani hanno meno bisogno di dormire, un altro dice che i giovani hanno l'erezione facile magari verso mattina.
Invece il mio nipotino ha l'erezione facile in qualsiasi momento e questo l'ho capito quando, dopo aver finito di aiutarlo a fare pipì, me lo sono ritrovato in mano durissimo.
Lui ha mormorato qualcosa come "nonna che stai facendo" ma credo che malgrado fosse un po' brillo, avesse perfettamente capito cosa gli stava succedendo e che non fosse tutta colpa mia ma in parte merito suo e del suo pene ingrossato. 
Mi è venuto naturale continuare a tenerlo stretto e ad accarezzarlo, trasformando la minzione in masturbazione e a lui è piaciuto molto, tanto che è venuto tra le mie dita, schizzando seme tutto intorno.
A quel punto, conscia che avrei dovuto ripulire sia le tracce di pipì che di sperma, ho deciso di andare fino in fondo e che lui non potesse entrare nel mio letto senza farsi almeno una doccia. 
E visto che ormai avevo una discreta conoscenza del suo pene, gli ho levato anche la maglietta, i pantaloni e le mutande e l'ho fatto entrare nella doccia affinché si lavasse per bene.
Nel frattempo che si insaponava sotto l'acqua calda corrente, ho ripulito tutto i succhi di maschio che erano caduti sul vaso o sul pavimento.
Ne ho approfittato anche per dare una rapida lavata a mano ai suoi indumenti che poi ho messo a stendere e che gli sarebbero serviti l'indomani per tornare a casa.
Il mio bellissimo e adorabile nipote è uscito qualche minuto dopo dalla doccia e io l'ho avvolto in un telo e mi sono messa ad asciugarlo come si fa con un bambino.
La cosa che mi ha colpito favorevolmente è stata che malgrado avesse appena eiaculato, il suo pene era ancora in totale erezione e asciugarlo è stato meravigliosamente eccitante.
Ammetto di aver indugiato molto a lungo e molto di più di quanto occorre per asciugare il pene di un uomo ma direi che entrambi siamo stati felici del prolungamento di quelle carezze.
Il mio amore è uscito dalla doccia non solo pulito e profumato ma anche molto più lucido rispetto a quando era entrato in casa mia sotto i fumi dell'alcool. 
Non ho idea di cosa gli frullasse nella mente in quel momento ma sono quasi certa che fosse qualcosa di molto simile a quello a cui stavo pensando io.
Per qualche minuto ancora siamo rimasti entrambi razionali e ci siamo lavati insieme i denti, guardandoci nello specchio che rifletteva noi con lo spazzolino in bocca.
Dopo i denti non mi restava altro che trovargli qualcosa da mettersi addosso una volta che si fosse levato via il telo con cui l'avevo asciugato.
Continua