domenica 31 maggio 2026

Laura Sorride

Laura sorride, lo sguardo alzato a cogliere la sua espressione mentre di sta facendo un pompino, cosa che entrambi desideravano da tempo.
Lui è un collega e da sempre ci ha provato, scontrandosi con l'idea di Laura di fedeltà al marito che non ha mai tradito, fino a qualche istante fa.
Ma un pompino rapido nel bagno dell'ufficio durante la pausa pranzo si può prefigurare come un vero tradimento, anche se lei sa bene che non sarà l'ultimo.
Il collega è un tipo carino, con un cazzo fantastico, proprio come le altre colleghe che lo hanno già provato, le avevano raccontato.
Durante l'ora di stacco per pranzo lui avrebbe voluto prenderla a pecorina davanti allo specchio ma lei non ha voluto e il collega si è accontentato.
Laura non si è sentita di tradire il marito ma non è certa di resistere ancora a lungo, adora fare i pompini ma anche lei ha la necessità di sfogarsi e una sborrata in bocca non può bastarle.
Lo considero un aperitivo, pensa mentre incrocia gli occhi deliziati del fortunato a cui ha permesso di infilarle il pene tra le labbra.
Laura se lo lavora lentamente, non gli permette di entrare nella sua bocca calda se non con la cappella, mentre lo accarezza con labbra e lingua.
Conosce i suoi punti deboli grazie ai consigli delle colleghe che hanno prima di lei provato quel pene non molto lungo ma grosso, durissimo e resistente.
Lo spompina con gli occhi chiusi ma ogni tanto li apre e li solleva a incrociare il suo sguardo mentre si avvicina alla sborrata che sa essere copiosa e densa.
Negli occhi di lui legge parole sconce, troia, puttana, pompinara e se ne compiace, le piace sentirsele dire e suo marito non ci è mai riuscito.
Laura è una biondina sui quaranta che me dimostra dieci di meno ma come esperienze sessuali è pari a una matura sessantenne.
Di lei dicono alle spalle che è una finta santa o madonna e hanno ragione, anche se non immaginano quanto le piaccia il cazzo e lo sperma.
Anche se finora solo suo marito e un fidanzatino sono riusciti a godere a pieno della sua fica e del suo culo, oltre a svariati pompini, la sua mente è sporca e il suo corpo è caldissimo.
L'uomo che ha imprigionato tra le labbra se ne sta accorgendo proprio ora, mugolando come un porcello in calore che  stia montando la sua troia.
Laura sa che lui vuole affondarlo nella sua bocca fino alle palle ma lo accontenta solo in parte, adora giocare con il desidero di piacere degli uomini.
Lui scivola in quel calore bollente per qualche istante ma poi lei lo estrae e inizia a leccarlo come un gelato pronto a esplodere un cuore di panna salata.
Torna a sollecitare quella cappella turgida lavorandola con passione, con labbra di velluto e finalmente lo costringe alla resa che avviene liquida nella sua gola.
Solo quando avverte la colata di sperma lo lascia affondare fino alle palle e lo lascia lì ad agitarsi e a smaniare fino a quando l'ultima stilla di seme non è tracimata fuori.
Attende poi che i mugolii e i tremori di lui si plachino e il pene si sgonfi per dargli la libertà e guardare in faccia l'ennesimo maschio sconvolto dalla sua sete.
Come ciliegina sulla torta lecca per bene invisibili goccine di sperma che continuano a fuoriuscire dal glande ma è solo una scusa per continuare a leccare il suo gelato preferito.
Rialzandosi Laura carezza con la lingua quello che sa che diventerà il suo cazzo preferito e poi prosegue sulla sua pancia a regalargli altri brividi di eccitazione.
Quando è in piedi gli intima di metterlo via e mentre lui si affanna a rimettere l'uccello nelle mutande, lei lo sorprende baciandolo con la lingua al sapore di sborra, infilandola tra le sue labbra.
Sorpresa che lui non si schifi tirandosi indietro, Laura è ancora più sicura che quell'uomo carino e più giovane di lei, con quel cazzo grasso e resistente, diverrà il suo prossimo e unico amante a cui concedersi completamente.
Nel pomeriggio il suo nuovo amore non fa altro che rivolgerle sguardi adoranti e Laura lo apprezza moltissimo, come apprezza che lui voglia rivederla al più presto.
Pensa che è bello prendere due piccioni, o due cazzi, con una sola fava o meglio con la sua fica, perché quella sera a casa sarà suo marito a soddisfarla. 
Trovandola eccitatissima e con le mutandine intrise di umore dolce e salato al suo rientro, non potrà fare altro che chiavarla fino allo sfinimento.
E domani c'è lui, l'amore ultimo, quello che desidera infilare il suo uccello in ogni suo buco, dopo che lei gli ha fatto provare l'ebbrezza della sua fellatio. 
Ma domani è un altro giorno e si vedrà come fare per goderselo.
END

Mamma in Dolce Attesa

Quando entro la trovo in attesa, seduta sul divano, vestita in maniera provocante più che altro perché non indossa mutandine, come sempre.
La sua attitudine non è cambiata da quando era una ragazzina che faceva girare le teste a ogni maschio che incontrava, poi ha incontrato mio padre.
Certo se non ci fosse stato lui, non ci sarei stato io ma per mamma non è stata una cosa buona perché lui l'ha fatta impazzire e soffrire per una vita. 
L'ha tradita sempre e più volte con tante donne, grazie alla super dotazione che si ritrova e poi quando mamma non è più stata bellissima e giovane l'ha lasciata, lasciando anche me.
Cosa che a me è andata bene, perché così ho ereditato da lui non solo un pene di dimensioni generose ma anche tutto l'amore e le attenzioni che mamma avrebbe riservato a lui.
Così quella notte in cui siamo rimasti soli, l'ho raggiunta nel suo letto dove giaceva tra le lacrime e ho provveduto a consolarla ma non nel modo considerato normale.
Per lei è stata una sorpresa che a nemmeno vent'anni fossi già in grado di soddisfarla pienamente ma ha trovato grande giovamento e si è ripresa dall'abbandono.
Da allora ho sempre dormito, si fa per dire, con lei e un poco alla volta sono riuscito a farle dimenticare completamente l'uomo della sua vita e a diventarlo io.
Anche ora che vivo per i fatti miei vengo sempre a trovarla appena posso, ovviamente ho le chiavi di casa sua e naturalmente quelle della sua fica.
La avviso un'oretta prima e lei si fa trovare sempre pronta, le mutandine sfilate, appoggiare sul bracciolo del divano in bella vista.
Mamma per prima cosa libera il mio pene di cui ha estremo bisogno, nemmeno mi bacia e se mi bacia mi bacia sulla cappella o sulle palle. 
Tutto quello che desidera in quel momento è avermi dentro di sé e io la accontento immediatamente, lasciando che sieda sul mio pene e lo accolga profondamente.
Comincia così, cavalcandomi e poi si stende sul divano, aprendosi completamente e lasciandomi penetrare fino alle palle nella sua fica bollente.
Allora perde la testa completamente e si abbandona fiduciosa di poter godere come merita e si complimenta con me, sentendosi finalmente piena del mio cazzo.
L'unica cosa che mi accomuna con mio padre, l'unica che sono felice di avere ereditato da lui, un pensiero che mi sovviene ogni volta che la chiavo.
Ma che scaccio quando lei dopo aver fatto i complimenti alla mia virilità, mi invita a riempirla di seme che a suo dire la mantiene giovane e bella e forse ha ragione.
Non c'è nulla di meglio che eiaculare dentro una donna con lei che ti incita a svuotarti completamente, che ti racconta cosa sente in quel momento.
E come racconta mamma le sue sensazioni intime, non le racconta nessuna, nemmeno le altre donne che ho avuto nella mia vita.
Mamma lo sente arrivare, caldo, bollente, prima liquido poi denso e colloso, lo adora e fortunatamente ora non è più fertile e posso irrorarle sempre la fica senza preoccupazioni o una barriera di gomma.
Gode insieme a me, mentre sborro io, lei vola in orgasmo, come impazzita, senza pensieri, solo sensazioni uniche di piacere sempre intenso e prolungato.
E dovreste sentirla come pronuncia quelle parole che io non ho mai trovato il coraggio di dirle, anche se lei mi ha detto mille volte che posso rivolgergliele senza problemi.
Quando sente il mio cazzo dentro, dice sempre di essere la mia troia e quando avverte la colata di sperma invaderla, allora diventa la mia puttana, parole sue, parole meravigliose.
Mamma è davvero l'unica donna della mia vita, le altre non contano, per me ha fatto tanti sacrifici, specie fino a quando non è entrata in menopausa.
Fino ad allora per evitare gravidanze indesiderate mi ha sempre concesso di entrare dalla porta posteriore per godere dentro di lei.
Eppure anche se quel tipo di rapporto la faceva soffrire quanto i tradimenti di mio padre mi ha sempre offerto il boccone più pregiato.
Ci ho messo anni a capire che prima del piacere, soffriva a sentire il mio dotatissimo pene ma non si è mai negata e se oggi mi viene voglia di passare dalla sua fica al suo buchetto, mamma mi accoglie col sorriso.
Come sempre. 
END

Marta Guida Veloce

Quando scende dal SUV, tutti gli occhi le sono addosso e Marta sorride felice di attrarre tutta quella attenzione.
Il raduno è stato un successo, uomini di ogni età, qualcuno addirittura in coppia, sono venuti per lei, vogliono venire per lei.
La fila è lunga, il primo si avvicina a Marta già tenendo il pene in mano e glielo cede volentieri.
Marta lo afferra con decisione, l'uomo rantola, praticamente preso per le palle, incurante di fargli male, lo vuole addosso.
Ma il primo è solo per scaldarsi un po', e poi le viene tra le dita in pochi istante, non è così che si fa, non è così che Marta può essere soddisfatta.
Dopo di lui ne avanzano due, il cazzo pronto e Marta individua subito quello più grande e grosso, la mano bagnata del primo sperma della sera. 
Si gira, restando seduta sul sedile e allargando le cosce mostra ai due nuovi amici la fica perfettamente depilata.
Vuole quello più grosso dentro, i due lo sanno ed esaudiscono il suo desiderio, uno mettendo la cappella a contatto con la sua fessura.
L'altro glielo porge in mano e Marta ne accoglie uno nella fica e l'altro lo strizza per bene, facendolo gemere di un doloroso piacere.
Quello che la chiava ansima rumorosamente, impegnato in una cavalcata epica che ha come degno finale un orgasmo che Marta grida senza ritegno.
Quando viene saziata Marta diventa molto generosa e il secondo pene, quello più piccolo prova il calore della sua bocca di velluto.
Sborrano insieme dentro di lei, come piace a lei che adora sentirsi piena di carne e sperma e poi ancora.
Via secondo e terzo, dentro il quarto e il quinto, peni normalissimi e sborrate precoci ma a Marta non importa.
Torna ad eccitarsi con tutto quello sperma eiaculato in suo onore, si mette prona sul sedile e il sesto ha l'onore e l'onere della sodomia. 
Marta grida, ogni volta che qualcuno entra da quella parte soffre un poco ma non è disposta a rinunciare a una bella inculata.
Anzi, nuovamente affamata lascia che entrino dalla porta posteriore tutti quelli che la vogliono.
Anche qualcuno di coloro che ha goduto prima è tornato in fila e con le dita le apre il buchetto e insieme la fica.
Il tempo di qualche altro pompino dopo una serie di sodomie e Marta resta sola, coperta di sborra, un po' addolorata.
Santa Marta, si ripete quando miracola quegli uccelli precoci o incapaci di ergersi fino a darle piacere.
Ma non le importa che siano tutti sessualmente potenti, così come apprezza il coraggio dei meno dotati.
Marta vuole seme, ne vuole tanto e ogni volta c'è la fila per regalarglielo e stasera non sono nemmeno particolarmente numerosi i cazzi arrivati per lei.
Ma a sessant'anni riesce ancora ad attratte uomini piacenti e anche molto più giovani di lei, non solo cinquantenni o sessantenni obesi e rapidi a venire.
A casa lo aspetta lui, quello che nel mondo normale viene chiamato suo marito, piccolo di statura e di cazzo, eppure Marta lo adora.
Adora il suo cuckold, anche stasera che non è stato presente alla sua avventura erotica.
Sotto la doccia lui leccherà la sua pelle ancora bagnata di sborra sconosciuta, si chinerà a ricevere una bella pioggia dorata che Marta gli regalerà copiosa.
Poi la insaponerà completamente, ripulendola e profumandola per regalarle l'ultimo orgasmo orale prima di dormire.
Finalmente sazia.
END


La Professoressa

La Prof verso le 23 stava per mettersi a dormire dopo aver guardato un po' di TV e poi letto un poco, visto che i programmi televisivi erano come sempre scadenti.
Seduta sul vaso faceva pipì quando lesse il messaggio di un suo studente che le chiedeva aiuto, lamentando un piccolo problema fisico.
Accidenti era già pronta, si era fatta la doccia, lavati i denti e anche le solite due goccine di pipì e quello rompeva le scatole mentre lei aveva solo voglia di dormire fino al mattino.
Del resto era stata una lunga giornata, perché mentre per gli studenti una gita scolastica è appunto una gita, per gli insegnanti significa non smettere mai di lavorare e quella ne era la prova.
Lentamente, dopo aver risposto al ragazzo via messaggio di attendere un attimo, la Prof passò sul bidet ma solo per un rapido rischiacquo e poi andò ad aprire la porta. 
Indossava una comoda tuta sportiva che usava come pigiama e non era truccata perché era sempre stata una acqua e sapone, per cui non è che fosse molto affascinante ma il giovanotto aveva altro per la testa.
Sembrava davvero sofferente e nello stesso tempo la sua timidezza sconfinava nella vergogna quando le raccontò il problema che lo affliggeva.
Un arrossamento inguinale, cosa che detta così sembra nulla ma per chi deve passare la gita scolastica camminando avanti e indietro per città, chiese e musei non era proprio il massimo.
Lo studente le raccontò di come il problema fosse saltato fuori già dal mattino ma che lui avesse resistito fino a quando, verso sera, si era reso conto di dover fare qualcosa. 
E naturalmente, come ogni maschio italico, dietro non si era portato nulla di utile per quel problema che non era la prima volta che lo infastidiva facendolo soffrire.
Inoltre a quell'ora la farmacia vicina all'hotel dove alloggiavano era chiusa e quella di turno irraggiungibile a piedi, mentre l'autista del loro bus chissà dov'era a trascorrere la notte. 
L'unica speranza era che la Prof avesse o trovasse una soluzione e il giovane dopo averci pensato a lungo senza esito, si era deciso a rivolgersi a lei.
L'insegnante, come tutte le donne che insegnano, quando andava in gita era sempre molto bene attrezzata, anche dal punto di vista farmaceutico.
Per quel problema aveva una soluzione, anzi tre, disse allo studente, per prima cosa doveva curare l'igiene ma avendo già fatto la doccia, si era già lavato la parte arrossata.
Per cui passò alle creme, la prima era quella alla Calendula, per lenire il rossore e il fastidio con le sue proprietà emollienti e rigeneranti.
Dopodiché, asciugata la prima crema, avrebbe applicato una seconda a base di ossido di zinco, come quelle per proteggere la pelle delicata dei neonati.
L'ultima opzione era quella nucleare che sperava di non dover usare, ovvero una pomata a base di cortisone che poteva avere effetti collaterali e andava usata solo con lesioni gravi.
Fammi vedere, disse al ragazzo, senza pensare che per farlo il giovane avrebbe dovuto abbassarsi i pantaloni e se il rossore era molto esteso, anche lo slip.
Lo studente perplesso rimase immobile alla sua richiesta e la Prof si irritò per quella esitazione e gli disse che era una madre e che aveva già visto altri bambini in mutande.
Tutto rosso in viso il giovanotto obbedì e slacciati i jeans li scalciò via, restando in maglietta e mutande, sotto le quali la Prof intravide un discreto rigonfiamento.
Vergognandosi di quello che sentiva ribollire dentro il suo corpo, la Prof si disse quello che si diceva ogni volta che si avvicinava troppo ad un uomo. 
Hai sessant'anni, tra poco andrai in pensione, sei stata sposata, è andata male a parte un figlio cresciuto bene e ormai autonomo, il tuo corpo non è più quello di una volta, lascia perdere.
Inoltre non si trattava di un suo coetaneo quello che aveva davanti ma di un suo giovanissimo studente che aveva un quarto della sua età.
Però quel fuoco che sentiva tra le gambe non si poteva spegnere facilmente, o meglio se fosse stata sola si sarebbe messa a bagno nell'acqua calda della vasca e si sarebbe toccata fino a goderne.
Ma aveva davanti un maschio che si era appena calato i pantaloni e le aveva mostrato una parte di sé che uno studente di solito non mostra a una insegnante.
E malgrado la sua razionalità le gridasse che era una cosa indicibile avere quel tipo di pensieri, il fuoco dentro di sé divampava senza possibilità di spegnimento.
Quasi in trance invitò lo studente a sdraiarsi sul suo letto e ad aprire bene le gambe, poi finse di aver bisogno degli occhiali per osservare bene la zona arrossata.
Il ragazzo si distese, bello rosso in viso e fece come gli aveva detto e la Prof si avvicinò a quella zona minata per guardare da vicinissimo.
Un po' a fatica distolse lo sguardo dal gonfiore rigoglioso che inturgidiva lo slip e analizzò la parte arrossata laddove la coscia del giovanotto si univa al tronco.
Lo studente era un po' in sovrappeso, nulla di che ma le cosciotte polpose favorivano lo sfregamento con mutande o pantaloni e provocavano arrossamenti e irritazioni.
Non è nulla, disse la Prof al giovane che appariva turbato ma per nulla a disagio, sottoposto allo sguardo a raggi x della sua insegnante.
Mettiamo subito la Calendula, proseguì la Prof afferrando il tubetto di pomata che aveva messo sul comodino in attesa dell'uso che sapeva sarebbe arrivato presto.
Avrebbe potuto dare al ragazzo entrambe le pomate, spiegargli l'uso in sequenza ma dentro di lei una vocina le aveva detto che fosse meglio farlo di persona.
E lei sapeva che quella vocina lo gridava non per sfiducia verso il giovanotto ma per la voglia che le ardeva dentro di toccarlo così intimamente.
Togli lo slip, gli sussurrò con una voce che non era più la sua, così non si sporcano ed è più facile stendere un velo di Calendula che ti toglierà il rossore e lenirà il dolore.
Ma siccome il ragazzo non si muoveva, la Prof lo aiutò, afferrando lo slip sui fianchi del giovane e sfilandoli via con delicatezza, come avrebbe fatto una madre protettiva.
Quello che fino ad allora era rimasto nascosto apparve improvvisamente davanti al suo sguardo interessato ed eccitato, facendo esplodere la voglia di toccarlo.
Il pene del ragazzo era notevole, puntava dritto verso di lei ed era come se le urlasse toccami o baciami ma la Prof provò a  concentrarsi sul rossore.
In fondo poteva iniziare da lì, le disse la vocina e lei applicò qualche centimetro di pomata alla Calendula in quel punto caldo e delicato, facendo trasalire lo studente.
Mentre spalmava la crema lentamente e delicatamente, non poteva non notare come il pene si agitasse ritmicamente e lei sapeva che era come se lo stesse masturbando a distanza.
La vocina le stava gridando di continuare, di accarezzarlo sempre più intimamente, di farlo esplodere in un tripudio liquido di seme denso e copioso.
Si fermò solo quando vide una goccina trasparente affacciarsi sulla cappella che le comunicò che l'esplosione stava per arrivare, senza alcun conto alla rovescia.
Alzò gli occhi per un attimo e intercettò lo sguardo rapito e torbido dello studente sul punto di eiaculare e prima di vedere la sborrata spargersi tutto intorno, agì abbassando la testa e circondando la cappella con le sue morbide labbra.
Da quanto tempo non assaggiava il sapore intimo di un uomo, quanto tempo era passato dall'ultima volta in cui un maschio si era svuotato nella sua bocca?
Sapeva benissimo chi era stato l'ultimo, un collega col quale aveva intessuto una relazione dopo essere stata abbandonata dal marito.
Uno che aveva approfittato del suo momento di grande fragilità per infilarsi nel suo letto e tra le sue cosce e godersela per poi buttarla via, come aveva fatto il suo consorte.
Da quel pompino non aveva più avuto contatti carnali o sentimentali di nessun tipo con nessuno e ritrovava la calma solo masturbandosi ferocemente, guardando eccitata i filmetti porno su internet.
Anni dopo, decenni dopo, era davanti a un cazzo bellissimo, dalle ottime misure malgrado fosse ancora acerbo anagraficamente e quel cazzo stava per esplodere davanti a lei.
Nessun dubbio, nessuna esitazione, tanto vale buttarsi, fosse solo per evitare il casino da ripulire dopo la sborrata, o vuoi che le donne delle pulizie pensino che hai avuto ospiti stanotte?
La cappella vibrava tra le sue labbra, il pene si agitava scompostamente e
la Prof provò a tenerlo fermo per le palle insieme alle labbra, il sapore neutro di quella goccina le ricordò altri tempi, altri uomini, altri pompini.
Quando lo mordicchiò, ripensando a come al suo ex marito piaceva sentire la carezza ruvida dei suoi denti, il giovanotto gridò qualcosa di inintelleggibile e poi colò sperma denso nella sua bocca in attesa.
Mugolando come un cucciolo in calore lo studente sborrò a fiumi e la Prof faticò a trattenere tutto il seme ma con calma, un poco per volta lo bevve, senza sprecare o spargerne in giro una sola goccina.
Felice di farlo godere attese che le vibrazioni orgasmiche lentamente cessassero e non lasciò mai la pressione delle sue labbra sulla cappella.
Quando lo fece il giovane era oramai sazio, almeno per il momento, visto che l'uccello volava ancora rigido e durissimo, malgrado l'eiaculazione.
Stranamente il calore che prima le ardeva dentro, ora si era acquietato, per la soddisfazione per aver fatto godere il ragazzo nella sua bocca assetata.
Amore, ora dobbiamo mettere la crema Fissan, disse allo studente in un momento di razionalità, come se non gli avesse appena fatto un pompino, è una pomata che ti proteggerà dagli arrossamenti.
Preso il secondo tubetto dal comodino applicò una buona dose di pomata nella stessa zona arrossata di prima, indugiando a lungo, deliziata nel vedere il pene durissimo come se non avesse appena sborrato.
Hai mai fatto l'amore con una donna, chiese la Prof al suo fortunato allievo, e alla sua risposta negativa, decise che doveva essere lei la prima.
Si spogliò davanti allo sguardo del giovane che parve soddisfatto di vedere come il suo corpo di sessantenne non fosse ancora sfiorito.
Aveva un seno grande e un po' cascante ma proprio per quello era molto attraente, fianchi un po' larghi come le natiche ma in proporzioni perfette.
Non era depilata completamente e forse il ragazzo, abituato alle donne su internet che normalmente non avevano un boschetto così rigoglioso, le sembrò stupito.
Ma quando gli chiese di infilare la lingua nella sua fessura, il giovanotto si dimostrò proprio come a scuola, un ottimo studente, ligio al dovere, meticoloso nell'esecuzione.
Ripensò anche all'ultima volta in cui un uomo aveva assaggiato il sapore della sua essenza più intima, ed era stato sempre l'ultimo amante della sua vita, sempre poco prima di lasciarla come una scarpa vecchia.
Ma quel pensiero non poteva allontanare più di tanto l'orgasmo che sentiva montarle dentro, lo scacciò e si concentrò sulle sensazioni che le donava la lingua del suo amato studente.
E proprio il giovanotto la stupì assai, dimostrandole di avere acquisito su internet le nozioni utili a farla godere come desiderava intensamente.
Sentondola prossima a godere, il giovane abbandonò i giochi linguistici e si portò col ventre tra le sue cosce, trovando facilmente l'accesso alla sua fica, in cui piantò il cazzo come fosse una bandiera.
Qualcosa esplose dentro la Prof, un insieme di sensazioni e ricordi che scacciarono i brutti pensieri che da tempo la affliggevano.
L'impeto col quale lo studente la stava prendendo le portò via la testa, la Prof si abbandonò a quel focoso abbraccio carnale e venne, gridandolo al mondo.
Il giovanotto che non aveva mai avuto occasione di fare godere una donna in quella maniera selvaggia, incapace pure lui di trattenersi, venne dentro di lei, sborrando una seconda e copiosa volta.
Più tardi la Prof mentre si appisolava, abbracciata al suo giovanissimo amante, ne ascoltò il flebile russare, con la mano che gli stringeva l'uccello con delicatezza, ora che finalmente si era sgonfiato.
Come quello di un bambino, pensò la Prof, anzi come quello di mio figlio, di disse pensando che quello che era successo poco prima fosse molto simile a un incesto.
Eppure non le importava, era troppo felice di aver trovato un amante, seppure troppo giovane e addirittura un suo studente, roba da licenziamento immediato se fossero stati scoperti.
E se il giovanotto le avesse chiesto quello che aveva sempre negato all'ex marito, per esempio, glielo avrebbe concesso volentieri, anzi glielo avrebbe proposto lei.
Il suo ex consorte per tutta la loro vita insieme aveva sempre cercato di convincerla ad avere rapporti anali e una volta lo aveva lasciato provare.
Purtroppo il dolore che aveva provato l'aveva costretta a negargli quel piacere e in seguito si era detta che aveva fatto bene, visto che non si era certo meritato di godere con lei la sodomia.
Ma al suo amore studentesco avrebbe concesso tutto, qualsiasi cosa le avesse chiesto o desiderato fare col suo corpo di matura porcella, specie usando quel pene meraviglioso e indistruttibile come quello dei giovani.
Verso mattino, poco prima della sveglia normale, la Prof destò il suo amato alunno, gli spalmò una ulteriore dose di crema Fissan nell'inguine e così facendo glielo fece tornare durissimo.
Sorridendo alla vista di quella splendida erezione mattutina e alla muta richiesta del ragazzo, glielo prese in bocca e fece colazione col suo liquido seminale.
Poi lo fece correre nella sua stanza a prepararsi, prima che qualcuno si accorgesse di dove aveva passato la notte più calda della sua vita.
END








lunedì 25 maggio 2026

La Cugina Carla

Quando aveva nemmeno sedici anni, la cugina Carla perse la verginità grazie al pene e alle cure dello zio Adolfo che si chiamava con quel nome disgraziato ma in effetti era proprio un disgraziato, specie con le femmine.
Lo zio Adolfo non era particolarmente bello ma era molto dotato e questa sua dote era riconosciuta in tutto il paese e anche nelle zone limitrofe fino alla città. 
Il giorno in cui la cugina Carla finì a letto con lo zio Adolfo, io ero proprio fuori dalla porta della camera da letto riservata a noi cuginetti dalla grande famiglia. 
La nostra famiglia era molto allargata nel senso che erano un mucchio di fratelli e sorelle che avevano prodotto una sequela di figli e nipoti e per non litigare, avevano deciso di tenere aperta per tutta la famiglia la grande villa al mare quando i nonni erano deceduti e l'avevano lasciata in eredità a tutti quanti i loro eredi, senza alcuna distinzione. 
Ancora non mi spiego come siano riusciti a gestirla in tanti senza litigare alla fine fu una buona idea visto che non tutti navigavano nel loro e una villa sul mare è qualcosa di prezioso.
Comunque quel giorno avevo notato come la cugina Carla stesse sempre addosso allo zio Adolfo, lasciandolo in pace solo quando arrivava qualcuno a disturbare il suo stalking.
Carla era tra noi la cugina più anziana di un paio d'anni ed era quella che sembrava già una donna e accendeva i sogni di noi cuginetti maschi più piccoli. 
Aveva un fisico abbondante senza essere obesa, seni grandi e cosce padane con un bel culone che attraeva gli sguardi, specie quando scendeva alla spiaggetta di fronte alla villa in costume da bagno a due pezzi.
Quando andava a stendersi sul suo materassino in riva al mare, noi altri maschietti più giovani le facevamo capannello intorno e lei si ritrovava con una selva di piccoli cazzetti durissimi che la puntavano come una lepre viene puntata dal segugio. 
In quel primo fine settimana di aprile in cui il tempo era ancora piuttosto incerto, eravamo presenti alla villa soltanto noi tre, Carla, lo zio Adolfo e il sottoscritto.
In realtà sapevo benissimo che Carla non si sarebbe mai esposta in costume con quelle temperature ancora troppo primaverili ma adoravo starle vicino.
Solitamente era compiaciuta dell'interesse e dell'attenzione che noi cugini maschietti le dedicavamo, ma capii presto che in quel weekend io ero di troppo, perché Carla aveva delle precise intenzioni nei confronti dello zio Adolfo. 
Giravano molte voci ma tutte erano concordi nel sostenere che avesse un pene di dimensioni eccezionali e questa cosa era risaputa anche in famiglia. 
Fin da quando ero piccolo mi era capitato di assistere a riunioni delle donne della famiglia e molto spesso capitava che oltre a parlare di piante e fiori, finivano per ridere e scherzare parlando del suo paletto di carne. 
Lo zio Adolfo non si era mai sposato ma in compenso era un ben noto tombeur de femme che aveva sempre fatto attenzione a non pescare nel laghetto di famiglia ma sempre al di fuori e la cosa era stata molto positiva e aveva evitato litigi o peggio. 
Naturalmente non aveva mai fatto i conti con la cugina Carla che era notoriamente caparbia e che non mollava mai fino a che non aveva ottenuto quello che voleva, di qualsiasi cosa si trattasse. 
Quel giorno Carla voleva il pene dello zio Adolfo e aveva cominciato fin dalla colazione a sedergli in grembo e ad abbracciarlo e a baciarlo ma non come bacia una nipotina. 
A metà mattina gli aveva preparato il caffè che gli aveva servito nello studio e anche lì si era seduta su di lui e aveva cominciato a pomiciarlo in maniera esplicita.
Sapevo benissimo che Carla aveva delle mire sul pene dello zio ma a un certo punto invece di cercare di rimanere insieme a loro, li ho lasciati soli, per tornare a spiare le loro mosse in silenzio.
Guardando attraverso il buco della serratura riuscii a intravedere Carla praticamente nuda, con solo le mutandine addosso e il grande seno che ballava davanti al naso di zio Adolfo. 
Malgrado quello spogliarello improvvisato, lo zio era riuscito a trattenersi e respingere la avances della nipotina accaldata e a fare arrivare l'ora di pranzo senza soddisfarla.
Si capiva però che era solo questione di tempo e infatti nel primo pomeriggio, dopo aver governato la cucina col mio aiuto, Carla raggiunse lo zio Adolfo nella sua camera, dove aveva inutilmente cercato di schiacciare un pisolino.
In realtà Carla voleva il bel pisolone di zio che le leggende familiari dicevano essere solito dormire nudo nei caldi pomeriggi estivi, col pene simile a un serpente, appoggiato sulla pancia. 
Così Carla seguì zio Adolfo e io seguii lei, restando a debita distanza, e spiando di nuovo dal buco della serratura i suoi tentativi di seduzione. 
Quella volta le leggende familiari si dimostrarono tutt'altro che leggende e in effetti lo zio Adolfo se ne stava completamente nudo seduto sul suo letto, cercando di tenere Carla a distanza di sicurezza.
Ma una sola mano non bastava a respingere Carla, visto che l'altra era impegnata a nascondere il suo uccello barzotto che divenne veramente un palo della luce, quando Carla si spogliò completamente.
A onore dello zio Adolfo, devo dire che si arrese alle voglie di Carla soltanto quando lei gli si distese sopra completamente nuda, come una coperta.
Sfido quasi ogni uomo in quella situazione a restare inerte o peggio ancora respingere una donna che vuole assolutamente un amplesso come lo voleva Carla quel giorno. 
E quando le difese dello zio Adolfo si abbassarono completamente grazie a quella troietta in calore, il grande amatore che era in lui prese il sopravvento, con grande soddisfazione di Carla.
Fino a quel momento lei, malgrado avesse tentato di cavalcarlo, non era riuscito a farsi penetrare da quel paletto durissimo che voleva tutti i costi dentro di sé.
Lo zio Adolfo improvvisamente ribaltò la situazione rovesciando Carla di schiena sul letto e allargandole le gambe, spinse il grande pene nella fica vergine della nipote.
Sentii chiaramente da fuori la porta il grido di mia cugina deflorata e forse anche qualche singhiozzo che fu subito sostituito da gemiti e sospiri profondi di piacere.
Lo zio Adolfo a quel punto non riuscì a trattenersi e ad avere pietà ma la prese con una irruenza e con un desiderio che aveva accumulato in almeno un paio d'anni, cioè da quando Carla aveva cominciato a tentare di sedurlo.
Fortunatamente per entrambi, lo zio Adolfo era sì un tombeur de femme ma anche un tipo abbastanza razionale e invece di sfogarsi dentro la nipotina, dopo averla fatta diventare donna e averle regalato un orgasmo, lo tirò fuori appoggiandolo sul ventre della cugina. 
Ricordo bene le striature rosse su quel paletto che mi parve eccessivo anche appoggiato sul corpo abbondante della cugina, giusto un attimo prima che cominciasse a schizzare come un idrante. 
Sono praticamente certo che se tutto quel liquido seminale avesse irrorato la fica di Carla, ci saremmo trovati con un altro cuginetto spurio in famiglia. 
Invece Carla si prese solo una spruzzata di sborra che arrivò fino al suo bel visetto, ricadde in parte sulle sue grandi tette e sul pancino bene accennato.
Ecco, si potrebbe dire che in fin dei conti lo zio Adolfo non la fece completamente sua e quindi non si trattò di un vero e proprio incesto, senza il lieto fine liquido versato nel ventre di Carla.
Inoltre subito dopo l'amplesso e la doccia di sperma, zio Adolfo corse in bagno a ripulirsi dicendo a Carla di cambiare le lenzuola e metterle a lavare prima che arrivasse qualcun altra delle donne della famiglia. 
E comunque, tornato dal bagno si mise a dormire tranquillo come un angioletto sotto le lenzuola pulite che Carla aveva sostituito a quelle che doveva portare a lavare.
Fu lì che la raggiunsi, mentre stringeva tra le mani e osservava come ipnotizzata le lenzuola macchiate di quel rosso sangue prodotto dalla rottura del suo imene qualche minuto prima.
La guardai sorridendo ma giuro senza nessuna cattiva intenzione, era soltanto un misto di curiosità ed eccitazione dopo quello che avevo visto nella camera da letto dello zio Adolfo. 
Forse Carla scambiò la mia espressione come quella di chi volesse ricattarla, minacciando di svelare alla famiglia chi fosse l'uomo con cui aveva perso la verginità. 
In realtà nessuno dei nostri familiari si sarebbe particolarmente scandalizzato nel sapere che non era più vergine, nemmeno i suoi genitori avrebbero detto fatto granché. 
Naturalmente non sarebbero stati d'accordo invece che quel fiore caldo e delicato fosse stato strappato da un familiare stretto come zio Adolfo. 
Comunque Carla non perse tempo e per non correre il rischio che io rivelassi quello che era successo, si inginocchiò davanti a me, slacciandomi i calzoni e abbassandomi le mutande.
Così divenni anche perfettamente edotto sulle sue grandi abilità orali, delle quali fino a quel momento non avevo saputo o spiato nulla.
Fu il pompino più dolce della mia vita e quando venni nella sua bocca, notai che Carla apprezzava notevolmente la mia prestazione sia come pene che come quantità e qualità di liquido seminale.
Inaspettatamente mi fece i complimenti, sostenendo che il mio pene sarebbe diventato proprio come quello di zio Adolfo, a giudicare dalle dimensioni di quel momento in cui non ero ancora uomo.
In effetti andò proprio come diceva lei e il mio pene divenne uno dei suoi giocattoli preferiti, visto che quello dello zio Adolfo finì  per non vederlo più.
Infatti negli anni successivi alla perdita della verginità, Carla si prese cura del mio pene controllandone lo sviluppo, fino a quando diventò davvero simile a quello dello zio Adolfo.
E ancora oggi, dopo che tanti anni sono passati da quel giorno in cui venne deflorata dal suo stretto congiunto, capita che Carla io ci ritroviamo nello stesso letto per gli stessi motivi. 
E per lo stesso piacere.
END

venerdì 22 maggio 2026

Il Ritorno di Angelina

Angelina è tornata una sera che pioveva, proprio come la prima volta che si è presentata davanti alla mia porta, completamente bagnata e col trucco sfatto. 
Naturalmente non mi ha negato qualche lacrima, proprio come la volta in cui se n'è andata, e già so che prima o poi tornerà a piangere e sparirà. 
Nel frattempo mi godrò la sua presenza e tutti i suoi pregi e i suoi difetti, oltre al calore dei suoi baci e delle sue carezze che per un vecchio pensionato valgono come oro.
E oggi come allora la prima cosa che fa Angelina e togliersi i vestiti bagnati e restare completamente nuda mentre vado a prenderle un telo per asciugarla.
È rimasta nuovamente senza soldi e senza droghe oltre ad aver litigato con il suo ragazzo, l'ennesimo, con cui era andata ad abitare e che l'ha sfrattata.
Quando la avvolgo nel telo non posso fare a meno di eccitarmi nel rivedere i suoi seni grandi e un po' cadenti e il triangolino di peluria che ha bisogno di una revisione.
Lei è perfettamente conscia di quello che provoca in qualsiasi uomo e anche in molte donne e ne approfitta senza farsi alcuno scrupolo. 
Infatti appena si è asciugata lascia cadere il telo, restando completamente nuda davanti al mio sguardo come sempre affascinato dal suo corpo di ventenne con i lunghi capelli biondi che le cadono lungo la schiena.
Tutto quello che mi viene in mente in quel momento è di metterle le mani addosso, di stringere quelle belle tette e mettere il taglio della mano tra le sue cosce per accarezzare la sua fessura calda e bagnata.
Sono assolutamente certo che se lo facessi Angelina comincerebbe a fare le fusa e allargherebbe le cosce per farsi toccare il più agevolmente possibile.
Mi trattengo a fatica e lascio che mi racconti degli ultimi tempi della sua vita avventurosa di troietta tossica e stellina di Only Fans.
Incredibile come sia capace di bruciare i guadagni anche notevoli che si procura mostrandosi nuda a pagamento e che in questo momento sia rimasta del tutto al verde. 
Ed è proprio per questo che è venuta da me oltre che per il tetto sulla testa che le è venuto a mancare, quando l'ennesimo giovanotto l'ha cacciata via, stanco delle sue bizze o sazio dei suoi pompini.
Ripetendo il copione della prima volta, la accompagno nella cameretta degli ospiti dove non è cambiato nulla da quando se n'è andata.
Ho lasciato il letto pronto perché speravo e anche sapevo che sarebbe tornata prima o poi e nell'armadio sono rimaste alcune cose che non si era portata via.
Angelina nuda siede sul letto come per provare la consistenza del materasso o forse per rendersi conto che non è un sogno ma la realtà, quella su cui ha posato le sue belle natiche. 
Non hai freddo, le chiedo inutilmente dato che lei ha sempre girato nulla per casa con qualsiasi stagione o temperatura ma lei nemmeno risponde alla mia domanda.
Posso dormire con te stanotte, sussurra come se si vergognasse a chiedere a un vecchio porco se vuole passare la notte con una bellissima ragazza nuda.
In realtà dovrei essere io a vergognarmi e invece le dò il mio consenso e prendendola per mano la riporto in cucina, dove le preparo qualcosa da mangiare.
Malgrado conosca già la sua inclinazione, resto sempre un po' stupito da come Angelina sia a suo agio quando è tutta nuda, a dispetto delle situazioni e dei luoghi in cui si spoglia completamente. 
E come sempre non riesco a esimermi dal farle i complimenti per quanto è bella, e lei arrossisce o forse finge di arrossire come se fosse la prima volta che sente le mie parole dolci. 
Angela termina di mangiare quasi divorando quello che le ho messo davanti e poi scappa in bagno, dicendo che deve andare a fare pipì. 
La seguo come ho sempre fatto l'altra volta e lei come ha sempre fatto lascia la porta e le gambe aperte, affinché io possa vederla seduta sul vaso, col rivolo dorato che scende dalla sua fessura.
Ti va un pompino, mi chiede come se mi stesse chiedendo se voglio un bicchiere d'acqua e effettivamente per lei regalare pompini è proprio come bere a una fontana.
Un pompino è proprio quello che vorrei in questo momento, così mi avvicino a lei che resta seduta e aspetta che arrivi a portata delle sue mani esperte.
Ma non aspetto che me lo tiri fuori, la sollevo di peso portandola davanti al lavandino e dicendole di lavarsi i denti, trattenendo la voglia di infilare il pene dentro di lei.
Nell'armadietto appeso sopra il lavandino c'è ancora il suo spazzolino con il suo dentifricio preferito e mentre si lava i denti guardo le sue curve da dietro. 
I capelli lunghi e biondi arrivano quasi al suo sedere coprendo la sua schiena e le sue natiche sono strette come quelle di una ragazzina inesperta, mentre Angela malgrado la giovanissima età è già una donna capace non solo di sedurre ma di fare impazzire chiunque.
La voglia di tirare fuori l'erezione spingendola contro il suo culetto e di afferrare le sue tette un secondo prima di spingermi nel suo buchetto posteriore è immensa ma riesco a trattenerla ancora.
Poco dopo siamo nella mia camera da letto e Angela si stende sul comodo materasso matrimoniale su cui si è già esibita e su cui abbiamo fatto ogni cosa. 
A lei piaceva spogliarsi lì sopra, mentre a me piaceva guardarla togliersi i vestiti, prima di lasciare che le sue mani e la sua bocca accarezzassero il mio uccello.
Ma se lei è nuda, io tengo addosso la maglietta che copre il mio ventre prominente e uno slip sotto il quale il mio pene è barzotto.
Provo a ignorare la sua presenza stendendomi su un fianco dandole le spalle e dicendole buonanotte spengo la luce, un po' sperando che lei si metta tranquilla e un po' no. 
Naturalmente Angelina non ha nessuna intenzione di lasciarmi stare e si incolla alla mia schiena spingendo la peluria che le ricopre la fica contro il mio culone.
La sua mano va a cercare il mio pene e io non faccio assolutamente nulla per evitare che riesca a stringerlo e a masturbarmi dolcemente mentre al mio orecchio sussurra poche parole: la tua troietta è tornata.
Ormai sono piuttosto vecchio, obeso e bolso, per cui il mio uccello non è più capace delle performance giovanili ma Angela non si fa spaventare per così poco.
La sua intenzione è quella di farmi godere come forma di ringraziamento per la rinnovata ospitalità e io so benissimo che se non la lasciassi fare mi farebbe sborrare sulle lenzuola.
Mi metto di schiena lasciando che Angelina appoggi la sua testa bionda sulla mia pancia e con le dita cominci ad accarezzare la mia semi erezione. 
Comunque malgrado la mia età avanzata e il peso, la sua presenza nuda e le sue carezze esperte riescono risvegliare qualcosa e a farmelo diventare sufficientemente duro, perché lei possa prenderlo in bocca.
Mentre tutto quello che si ode nella camera da letto sono i miei sospiri, Angela esegue alla perfezione quello che le è sempre riuscito meglio nella vita. 
Quando vengo nella sua bocca, provo perfino dolore alle palle che si svuotano, lasciando colare il mio liquido seminale denso e abbondante tra le sue labbra.
Angelina attende senza fretta che i miei spasimi di piacere si plachino, come il tremore che mi ha preso da quando il calore della sua bocca ha circondato il mio pene.
Ha mandato giù lo sperma come se fosse miele e come ha sempre fatto mi mostra la sua bocca vuota e un grande sorriso, a conferma del suo essere troia e santa.
Ho le pastiglie blu nella borsa, per quando le vorrai, sussurra dolcemente Angela stendendosi al mio fianco e abbracciandomi in maniera casta.
Ci mette pochissimo ad assopirsi mentre io penso a quanto sarà bello mandare giù una di quelle pastiglie magiche che stranamente Angela ha sempre con sé. 
È stranissimo come le capiti di restare a corto di droghe ma di Viagra abbia sempre una piccola scorta che si porta dietro per i suoi innumerevoli amanti, saltuari o meno. 
Angelina si è addormentata mentre io proprio non riesco a rilassarmi malgrado un pompino fantastico e malgrado abbia goduto come non mi accadeva da molto tempo, cioè da quando lei se n'è andata. 
Cerco di scacciare i pensieri negativi, quelli che dicono che fra qualche giorno Angelina si stancherà di prenderlo in bocca o di accendere chimicamente la mia erezione per qualche istante di sodomia. 
O forse il suo amore più giovane bello che non ha necessità di un aiuto farmaceutico, la convincerà a tornare da lui per drogarsi insieme e per scopare.
Intanto lei è qui con me nuda e quando accarezzo i suoi seni o le sue natiche o le accarezzo la fessura bagnata infilandoci le dita, posso ascoltare i suoi sospiri e i suoi gemiti quando ha un orgasmo. 
E ancora meglio, lei non ha nessuna remora a farmi godere con le mani, con la bocca o con i suoi buchini accoglienti e sempre aperti.
Non le interessa che il mio pene sia mezzo andato o che non sia particolarmente pulito e anzi, apprezza perfino il sapore del mio liquido seminale.
E quando andiamo nella doccia insieme, si inginocchia e mi chiede di bagnarle i seni di pioggia dorata, prima di prenderlo in bocca e farsi sborrare sul viso e sulle tette.
Angelina è una troia davvero completa e l'appellativo troia è inteso soltanto come un complimento alla sua femminilità innata e caldissima.
Forse staremo bene solo per una settimana e poi cominceremo a litigare oppure lei se ne andrà ma nel frattempo me la godo la mia bellissima e giovanissima troietta bionda.
END

mercoledì 20 maggio 2026

La Cappeletta

Sandra arriva al cimitero molto sul tardi, parcheggiando vicino a dove io sono già fermo con la mia macchina.
Si avvia lungo il vialetto centrale che la porta fino alla cappelletta di famiglia, dove sono seppelliti i suoi genitori e i suoi avi.
La famiglia di Sandra è una famiglia benestante e profondamente credente e un semplice loculo non poteva bastare. 
Resto fuori dalla cappelletta fino a quando non mi fa segno di entrare, una volta che ha finito di ripulire e sistemare i fiori freschi che ha portato.
Come sempre la trovo appoggiata al muro sulla lapide di marmo chiaro, al di là della quale c'è la bara di suo padre e poco sotto quella di sua madre. 
Quella posizione è il segnale che posso cominciare le operazioni e finalmente sollevare la sua gonna sotto la quale non indossa appositamente le mutandine.
Sandra ha un bel culo piuttosto ampio ebbene arrotondato e nello stesso tempo è una donna impegnata con pochi momenti liberi. 
Per cui, anche se mi piacerebbe chinarmi e infilare la lingua tra le sue natiche fino a solleticarle il buchino, mi limito ad appoggiare la cappella alla sua porta posteriore.
Unico lusso che mi permetto è quello di giocare un po' col suo desiderio e la sua mancanza di tempo, fingendo di entrare ma limitandomi a bussare soltanto. 
Sandra annaspa, si agita un po' ma prima che cominci a dimenarsi e diventare nervosa,  lo spingo dentro tutto fino alle palle schiacciandola contro il marmo.
Lei grida che le faccio male ma In realtà mi sta dicendo di darmi da fare e io continuo a spingere con forza facendola gridare a ogni colpo.
Un colpo, due colpi, dieci colpi e finalmente la sento gridare che sta venendo, mi ordina di continuare senza trattenermi e chi sono io per disubbidirle?
Mi fermo solo quando me lo chiede ansimando tutta addolorata ma senza finire dentro di lei che ora deve pagare il suo pegno al nostro amore segreto e con troppo poco tempo. 
Prima di procedere Sandra prende le mutandine dalla borsetta e se le infila, prepararsi in anticipo e non perdere tempo è la sua filosofia di vita. 
Però quando si inchina davanti al mio uccello per prenderlo in bocca rallenta i movimenti e mi regala un pompino sontuoso e fatto con amore.
Mi fai impazzire quando te lo metto nel culo ma il momento più bello è sempre quando vengo nella sua bocca, proprio come ora.
Lei non ama particolarmente il sapore dello sperma eppure appena finisco di svuotarmi tra le sue labbra, mentre ancora inginocchiata mi mostra la bocca vuota.
Ha mandato giù tutto il mio liquido seminale e quello è il mio ultimo contentino prima di separarci e restare in attesa del nostro prossimo incontro.
Quando si alza in piedi la sua espressione è quella di una bambina felice per avere ricevuto il regalo che si attendeva ma la fretta riprende il sopravvento su di lei. 
A malapena mi dà un bacio al sapore di sborra e poi mi spinge fuori dalla cappelletta che deve richiudere a chiave per poi correre ai suoi doveri. 
La sua fretta In teoria sarebbe dettata anche dalla possibilità che qualcuno possa averci notato ma il cimitero è quasi sempre deserto nei giorni feriali, specie al mattino. 
Sandra si incammina quasi correndo davanti a me, lasciandomi solo la possibilità di guardare le sue belle natiche rotonde che si muovono sotto la gonna.
Per una settimana ci sentiremo solamente sui social facendo sexting e poi finalmente arriverà lunedì, giornata che lei dedica alle visite dei suoi morti. 
Per sua e mia fortuna, il marito e i figli non apprezzano particolarmente questa sua predilezione di onorare che non c'è più, ma ovviamente non sanno che tipo di cerimonia si svolge nella cappella di famiglia da qualche tempo. 
Ci sono volte in cui mi chiedo se lei sarebbe troia uguale, se invece di ritrovarci a chiavare nella cappelletta lo facessimo in macchina oppure meglio ancora in una camera d'albergo.
La mia mente è incapace di non pensare che la sua eccitazione sia dovuta in parte all'attrazione che prova per il mio pene ma anche per quel luogo sacro in cui ci uniamo carnalmente.
Non che cambi granché ma un po' mi eccita pensare che la sua sua voglia di sodomia sia dovuta alla nostra unione cimiteriale. 
È possibile che Sandra in una semplice camera di albergo non mi avrebbe dato il suo bel culo e chissà se avrebbe bevuto senza battere il ciglio il mio seme.
Ma questo non lo sapremo mai perché lei ha detto che ci incontreremo sempre qui, luogo che secondo lei è molto più sicuro e vicino a casa di un albergo verso il mare. 
END

Già Lo So

Ci risiamo, Angela è di nuovo in crisi, di droga, quindi di soldi e ciliegina sulla torta, anche col fidanzato, chiunque sia al momento.
La pioggia e le lacrime hanno distrutto il suo trucco ma è sempre bellissima, giovanissima, disponibilissima e appena entrata in casa si spoglia.
La scusa sarebbe data dai suoi abiti zuppi d'acqua ma la realtà è che lei sa che quando si mostra nuda, un uomo fatica a restare razionale.
Anche un uomo anziano, antico e che la conosce benissimo, avendoci avuto a che fare tempo addietro e ricorda ancora le sofferenze di quell'amore impossibile.
Nuda Angela è uno schianto di femmina, intanto ha poco più di vent'anni, alta, bionda tinta, seni grandi e purtroppo già un po' cadenti ma che vorrebbe rifare se avesse i soldi.
Ma è slanciata come una indossatrice, un culetto strettissimo dentro e fuori, belle gambe dritte e magre, perfettamente depilata là sotto.
Totalmente disinibita, non solo si spoglia senza problemi davanti a chiunque ma con chiunque è disposta a intrattenersi intimamente, anche con un vecchio come me.
Fondamentalmente è bisex ma senza un uomo fisso della sua età col quale litigare non è capace di stare, in compenso accetta la compagnia di altri molto più vecchi.
Adora anche le ragazze, anzi probabilmente se fosse più stabile di testa avrebbe una fidanzata che amerebbe senza limiti.
Ma non lo è, è totalmente instabile, non riesce a creare relazioni senza tradimenti, scossoni, lacrime e risse, per non parlare delle droghe che usa.
Quando è entrata nel mio letto la prima volta ancora non la conoscevo e più che una femmina in cerca di calore sembrava una bambina in cerca di un padre.
Un padre incestuoso, diverso da quello biologico ma della stessa età, stesso modo di pensare ma forse un po' più propenso a mostrarle amore.
E il copione della volta precedente si sta ritornando sotto i miei occhi, lei nuda e io con la lingua fuori dai denti che rischia di andarmi sotto i piedi.
La avvolgo con molto ritardo in un telo per asciugarla, indugiando a lungo, toccandole seni, natiche e cosce da sopra il tessuto ma asciugando così anche le sue lacrime.
Quando è asciutta il telo cade ai suoi piedi, Angela resta seduta sul sofà, consapevole dei miei occhi incollati al suo corpo splendido e del mio pene risvegliato dall'ibernazione dei sessant'anni.
Visto che non mi muovo, allarga le gambe e mi mostra il triangolino perfetto di peluria che ricopre a malapena la sua fessura e sorride, finalmente.
Dalle un bacio, ti è sempre piaciuto baciarla, mi invita allargando anche il sorriso ma ancora riesco a tenere alla larga il desiderio di leccargliela.
Guarda che non devi offrirti così, sai che qui puoi restare senza nulla in cambio, le rispondo con non so quanta sicurezza ma Angela non è felice della mia risposta, so benissimo che preferirebbe darmi la fica in cambio della mia ospitalità, o meglio ancora farmi un pompino rapido e indolore.
Quando se n'è andata tempo fa è stato proprio perché ha capito che potevo darle aiuto, un tetto e una tavola apparecchiata, forse un po' d'amore in cambio di un po' di sesso ma non il mio portafogli.
Se è qui è perché è disperata, o perché ha  finito i soldi e non ha ancora trovato qualcuno che gliene dia, comprando il suo corpo e le sue perversioni.
A suo tempo gliene diedi un po' ma poi capii che li consumava in droghe e per quanto non abbia nulla contro, vedevo che quelle sostanze la stavano distruggendo perché ne abusava. 
Ti faccio un pompino, mi sussurra sapendo che sono turbato dalla sua presenza nuda ma fermo la sua mano, pronta a tirarmelo fuori.
Le prendo la mano e la porto in bagno, la faccio sedere sul vaso, dicendole che è ora di fare pipì e lavarsi i denti, dopodiché a nanna, proprio come una bimba.
Restando sulla soglia non posso non vedere quando allarga le cosce appositamente per farmi vedere il rivolo dotato che scende dalla sua fessura.
E quando dopo si lava i denti davanti al lavandino e allo specchio, innalza il bel culo per ricordarmi quanto sia fantastico entrare in lei dalla porta di dietro.
Ma neanche quello mi fa cambiare idea, stasera è meglio che Angela vada a letto presto, tanto sono sicuro che soffra anche di una cronica carenza di sonno.
Poco dopo le rimbocco le lenzuola, distesa nel lettino dalla camera degli ospiti, lettino che ho tenuto pronto per lei, sapendo o sperando che prima o poi tornasse da me.
Solo un bacio sulla sua guancia suggella il suo ritorno nella casa in cui ha vissuto per qualche mese, facendomi tornare giovane o almeno facendomi godere come mai prima con altre donne.
Torno in bagno col pene eretto nelle mutande che chiede udienza ma delle cui esigenze tento di ignorare lavandomi i denti ma visto che ho due mani, finisco per masturbarmi.
Prima che riesca a sborrare nel lavandino avverto la sua presenza alle mie spalle e senza muovere un muscolo, lascio che la sua mano si sovrapponga e poi la sostituisca alla mia.
Angela, mormoro senza riuscire a formulare una frase completa ma lei mi ordina di stare zitto e in pochi istanti vengo tra le sue dita.
Dita che si lecca per dimostrarmi che è sempre stessa troietta dell'altra volta, quando mi ha dato molto di più di una carezza rapida.
La lascio fare e poi le lavo la mano con cui mi ha fatto godere, faccio scorrere l'acqua cancellando le tracce del mio seme nel lavandino e andiamo a letto.
Insieme, nel mio letto matrimoniale, dove abbiamo sperimentato amore e sodomia, fellatio e coccole e ho assaggiato il suo sapore più intimo.
Lei è sempre nuda ovviamente, a meno che non sia pieno inverno non ha mai nulla addosso e si incolla alle mie spalle, al mio culo e alla schiena.
Non è facile resisterle anche ora che il mio pene è a riposo grazie a una bella sborrata che lei stessa ha provocato ma anche Angela è stanca.
Dopo un po' la sento ronfare leggermente ma senza staccarsi da me, la sua pelle contro la mia, contro il mio sudore e impedendomi anche di riuscire a dormire.
Non riuscirò a dormire, come non riuscirò a evitare di tornare a infilare l'uccello nella sua bocca, nel suo strettissimo culetto, nella sua fica e tra le sue dita esperte.
Già lo so.
END

martedì 19 maggio 2026

La Signora Del Castello Vuole Fare Solo Quello

Non sono una castellana, ride la Signora Rita quando le chiedo se è la proprietaria, lei ci abita soltanto, è una specie di custode e tuttofare che controlla che nella struttura antica e un po' in disarmo non succeda nulla.
Viene dall'est e non è più una ragazzina ma quel sorriso non è quello di una tranquilla signora di mezza età e mi accompagna nel giro di ispezione degli estintori.
Non è una cosa lunga né particolarmente impegnativa, a meno di dovere staccare gli estintori dei loro supporti e in quel caso sono piuttosto pesanti ma niente di inaffrontabile.
Rita mi guarda incuriosita mentre verificò che sia tutto a posto e scrivo i dati che certificano il mio controllo e alla fine non riesce a trattenere una battuta. 
Devi controllare che quei cosi sborrino  regolarmente, mi chiede probabilmente confondendo il verbo sborrare con schizzare a causa della sua ottima ma non perfetta conoscenza dell'italiano.
Mi scappa da ridere ma cerco di trattenermi mentre lei si accorge di aver detto una boiata e si mette una mano sulla bocca fingendo di essere scandalizzata dalle sue stesse parole. 
In realtà non è poi così sbagliato dire  sborrare perché in effetti la schiuma dell'estintore assomiglia molto a un getto di seme e la lancia metaforicamente rappresenta un pene maschile.
Ma Rita vuole farsi perdonare e mi invita nella stanza che è riservata al custode per offrirmi un caffè che prepara indicandomi l'unica poltrona presente.
Mi accomodo e la guardo mentre prepara la moka e nel giro di qualche minuto si gira verso di me con una tazzina piena di liquido nero e fumante.
È amaro, brucia, mi piace molto, come il suo sorriso che è quello di chi da bene cosa sta facendo, specie quando vuole sedurre qualcuno.
Così le butto lì che a proposito di estintori ne ho uno che ha necessità di essere svuotato, e lei ridacchiando mi indica il bagno in fondo al corridoio.
Rita mi ha seguito e resta sulla porta, chiudendola ma non completamente mentre io mi occupo di estrarre il pene per sgocciolare un po'.
Nemmeno mi accorgo della sua presenza fino a quando non mi fa i complimenti per il mio "estintore" e a fatica evito di spruzzare sulla tazza il liquido caldo che ne esce.
Divento rosso in viso ma nel suo sguardo leggo complicità e desiderio, all'incirca quello che sento esplodermi dentro e il mio cazzo si inarca e si gonfia sotto i suoi occhioni interessati.
Davvero, prosegue Rita con una voce sempre più calda, è un bellissimo estintore, non è che mi insegneresti a maneggiarlo?
Sono più che sicuro che Rita sappia benissimo come si usa quel tipo di estintore ma faccio finta di doverglielo insegnare.
Devi prenderlo, in mano, stringerlo forte e dirigere il getto sul bersaglio, sussurro pure io con una voce arrochita dal desiderio di metterglielo in mano.
Fammi provare, dice lei e allunga la mano, malgrado la pioggia dorata non sia finita del tutto e qualche goccia finisca sulle sue dita che mi stringono senza alcuna esitazione.
Annaspo tentando di respirare e lascio che prenda possesso del mio cazzo, facendole i complimenti per l'abilità con cui lo impugna, tipo una regina con lo scettro.
Peccato che hai finito di fare pipì, sussurra Rita, adoro aiutare gli uomini mentre la fanno, ma adoro anche sentirli eccitati è pieni di voglia di sborrare.
Stavolta Rita ha usato il termine giusto, a quanto pare con l'Italiano ci sa fare benissimo quanto con il cazzo e me lo conferma masturbandomi con passione.
Sei bravissima, riesco a rantolare, anche se così gli incendi li fai divampare, anziché spegnerli, e poi mi abbandono alla sua intima carezza, gemendo in silenzio.
Vediamo, mi chiede Rita, si quale bersaglio devo dirigere il getto, la mia bocca, il mio viso oppure le tette, e a quelle parole rischio la schizzata anticipata.
Cominciamo dalle tette, annaspo con l'idea che lei me le faccia vedere, pur se piccole, da quello che si intravede sotto la sua camicetta.
Dai aiutami che ho una mano impegnata, sussurra invitandomi a slacciare i bottoni e a sfilargliela e mostrandomi che sotto non indossa nulla. 
Dopodiché si inchina davanti al mio cazzo e senza lasciare la stretta, lo bacia sulla cappella, cogliendo sicuramente anche il sapore della pipì appena sgocciolata.
Le sue labbra avvolgono il glande, Rita si dimostra brava anche con la bocca dove mi fa affondare fino alle palle e a quel punto afferro la sua testolina e chiavo la sua bocca quasi grugnendo.
Ora non mi chiede più dove dirigere il getto di sperma, ha capito che voglio sborrare tra le sue labbra e quel momento piacevolissimo arriva dopo pochi secondi.
Gemendo godo a lungo e mi svuoto completamente nella sua bocca caldissima e vellutata e Rita dimostra di apprezzare tanto il sapore della sborra.
Tanto da mandarlo giù, facendo bene attenzione a farmi vedere che non ne ha sprecato nemmeno una goccia, con l'espressione sul viso che pare quella di una bambina che mostra un bel dieci alla mamma. 
Il senso di colpa arriva subito dopo, quando Rita rimette a posto il mio pene, si rialza e si riveste, cazzo che egoista a pensare solo al mio piacere.
Cerco di profonderrmi in scuse ma lei sorride e mi dice che è ben contenta di avermi fatto godere e che ci saranno altre volte per renderle grazie. 
Anche perché mio marito sta per arrivare e se ti trovasse qui col pene tra le mie labbra non sarebbe molto contento e forse rischieresti la vita, afferma sorridendo e scherzando ma non troppo.
Così con le gambe tremanti mi avvio all'uscita mentre lei mi racconta qualcosa della sua vita, del marito e dei figli che torneranno tra poco. 
E mi dà appuntamento al prossimo giro di controllo degli estintori, tra un mese, anche se prima di congedarmi ci scambiamo i numeri di telefono.
Perché ho idea che la voglia che si è scatenata in Rita non possa attendere tanto, insomma io ci spero.
END

lunedì 18 maggio 2026

La Trasformazione di Titty

La nostra storia comincia dalle scuole elementari, quando eravamo compagni di banco, anche se Titty aveva un anno e meno di me che ero riuscito a farmi bocciare ma soltanto una volta.
All'epoca diventammo anche compagni di banco perché quella che inizialmente era una semplice amicizia, poi diventò qualcosa di più intimo e volevamo stare sempre vicini.
Era il momento in cui cominciavamo a esplorare i primi rudimenti del sesso che per un ragazzino significa masturbarsi da solo o in compagnia, guardando e qualche rivista porno rubata qua e là.
All'inizio eravamo un gruppetto che si riuniva una casa abbandonata in campagna poco fuori dal paese e tutti in gruppo facevamo a gara a chi veniva prima o a chi si faceva più seghe. 
I giornaletti porno erano tutto quello che ci serviva per eccitarci, solo che quando le immagini sono sempre le stesse è fatale che ci si stanchi e per noi così piccolini non era facile trovare le riviste giuste.
Qualcuno riusciva a rubarle a un padre che le nascondeva nel comodino a casa oppure le trafugava dal barbiere ma era abbastanza difficile avere qualcosa di nuovo a disposizione per fare volare le nostre fantasie. 
A me però piaceva molto anche immaginare situazioni in cui potevo inserire personaggi di qualsiasi tipo, mentre facevano scozzese di qualsiasi tipo. 
Ovviamente avevo le mie preferenze che non sempre trovavo disponibili nelle immagini delle riviste porno che ci dividevamo in compagnia. 
Allora mi eccitavano in modo particolare le donne con i seni grandi e quelle che accettavano di assaggiare lo sperma di un maschio o di riceverlo sul viso e sul corpo.
In fondo erano fantasie abbastanza normali per un maschietto che la mia mente proiettava come una specie di film e finalmente una volta mi ritrovai a confessarlo a Titty.
Titti come me veniva a masturbarsi nel pomeriggio insieme agli altri guardando foto di penetrazioni di vario tipo o di pompini e cose simili.
E proprio come me, un po' alla volta si era stancato di darsi piacere sempre usando le stesse riviste e quando gli dissi che mi proiettavo i film mentali, mi chiese se potevo descriverglieli.
Eravamo nella zona biliardi del vecchio bar sulla via Emilia, in un momento in cui non c'era praticamente nessuno tranne noi due e io me ne stavo seduto con lui di fronte. 
Cominciai a narrare una specie di storia in cui i due protagonisti si univano in un amplesso nemmeno particolarmente caldo ma forse per il fatto di avere qualcuno che mi stava ascoltando, ero particolarmente eccitato.
Anche Titty era molto eccitato mentre gli descrivevo le mie scene erotiche mentali con penetrazioni di vario tipo e si toccava spesso il gonfiore che si notava sotto i pantaloncini che indossava. 
Siccome lì al bar non è che potevamo segarci insieme, Titty mi propose di seguirlo a casa sua, dove nessuno ci avrebbe disturbati, visto che i suoi erano via e non sarebbero tornati se non la sera tardi.
La sua cameretta era piccola ma molto bene attrezzata e lui mi disse di sedermi sul suo letto mentre si accomodava ai miei piedi sul tappeto. 
E siccome si trovava in un luogo per lui sicuro e in cui aveva molta confidenza, si abbassò i pantaloncini e gli slip prima di mettersi giù a masturbarsi, proprio davanti a me. 
Devo ammettere che se anche fossi eccitato dall'idea di raccontargli i miei sogni erotici, non di meno a vederlo col pene in mano mi piacque da morire.
Quando si andava tutti insieme a masturbarsi leggendo i giornaletti, si restava concentrati sulle immagini porno ma in quel momento la mia attenzione era attratta dal suo pene e da come Titty lo stava accarezzando.
Raccontavo di una donna che allargava le gambe lasciando che un uomo la penetrasse allegramente ma la mia vera attenzione era per il suo pene. 
A un certo punto Titty sborrò sul tappeto e io rimasi a bocca aperta davanti alla visione di quello schizzo acerbo che insozzava il tessuto colorato.
Lui ansimante mi guardava sorridendo felice perché a quanto pare il mio racconto lo aveva portato a godere in maniera molto intensa e non era per nulla preoccupato per lo sperma sparso in giro. 
Dai tocca a te ora, mi sussurrò Titty mentre lo guardavo ed effettivamente il mio pene era gonfio nelle mutande e non vedeva l'ora di esplodere.
Però le mie mani tremavano e le mie dita faticavano a sbottonare l'unico bottone presente ma ci pensò lui a togliermi dall'impaccio, con un abilità che non mi sarei mai aspettato. 
A tempo di record riuscì a prendere fuori il mio pene e senza che io parlassi o facessi nulla, Titty cominciò a masturbarmi, andando ben oltre il nostro accordo di divertirci insieme, l'uno narrando e l'altro ascoltando.
Riuscii a mormorare soltanto, faremo un casino, perché sentivo che entro pochi istanti avrei cominciato a sborrare anche io su quel bel tappeto che lui aveva già bagnato in precedenza.
Non ti preoccupare, ci penso io, mi rispose e l'istante successivo si chinò sul mio grembo e fece sparire il mio pene dentro la sua bocca calda, in cui eiaculai immediatamente.
Fu un momento davvero magico in cui il piacere che provavo era completamente diverso da quello che avevo provato in precedenza regalandomelo in autonomia. 
Lui fu davvero bravo ad attendere che il cazzo che teneva in bocca smettesse di agitarsi, dopo aver scaricato tra le sue labbra una bella colata di seme denso.
So che non è molto bello ma dopo, quando eravamo ormai tornati alla normalità, diciamo così, gli dissi che si era comportato come una troietta.
Titty rise e mi concesse di chiamarlo come volevo, troietta ma anche troia o puttana, a lui piacevano quelle parole sconce come il cazzo e il sapore della sborra.
Mi raccontò di aver iniziato con qualche anziano del bar che aveva spiato mentre pisciava nel bagno e il mio era il primo pene giovane che aveva assaggiato e anche quello meno sporco.
Da quel giorno fummo davvero inseparabili e ogni occasione era buona per spogliarci insieme e masturbarci mentre io raccontavo e lui ascoltava rapito ed eccitato.
Poi mentre lui finiva sborrando tra le sue dita, io gli mettevo l'uccello in bocca e raccontando di sodomie e fellatio godevo tra le sue labbra morbidissime.
Titty sapeva che non gli avrei mai fatto quello che lui faceva a me ma non gliene importava, godeva toccandosi e con le mie parole che eccitavano la sua fantasia.
E del mio egoismo gli importava ancora meno, impegnato ogni volta a bere il mio liquido seminale come se fosse un elisir di lunga vita e in un certo senso lo era. 
Frequentammo elementari e medie insieme e fino ai quattordici anni fummo come amanti che si incontravano intimamente ma solo con carezze e baci nei lunghi pomeriggi dopo scuola.
Poi lui andò al liceo e io, scarso e ignorante al professionale e le nostre vite si divisero, lui da una parte e io dall'altra fino a quando ci incontrammo un decennio più tardi.
Lui si era laureato mentre io lavoravo in fabbrica in quegli anni ma la fiamma del nostro interesse reciproco non si era spenta del tutto.
Nel frattempo sia lui che io avevamo avuto altre avventure e altre storie con donne, malgrado i nostri trascorsi omosex o che si possono definire tali.
Titty però aveva sviluppato qualcosa di inaspettato per me, e lo scoprii quando mi invitò a casa sua, dove viveva da quando era uscito da casa dei genitori.
Ero quasi sicuro che arrivati là ci saremmo spogliati per rivivere le avventure adolescenziali e avevo molta voglia di un pompino fatto dalla sua bocca e in parte fu così.
Arrivati nel suo appartamento mi condusse in camera da letto, si spogliò completamente davanti ai miei occhi ma quando gli chiesi se voleva ascoltare un racconto porno mi fece segno di attendere.
Ero anche pronto, diversamente dal passato, a prenderglielo in mano e a masturbarlo, anche se non a sbocchi farlo, ingoio compreso. 
Titty che doveva aver immaginato cosa mi ronzava in testa, mi fece un cenno di attesa e aprì il suo armadio quattro stagioni da cui estrasse un vestitino molto femminile di un bellissimo colore rosso acceso.
Ti piace, mi chiese e senza volere davvero una risposta se lo infilò davanti allo specchio e al mio sguardo in parte stupito e in parte eccitato da quella novità.
Poi dall'armadio prese una parrucca bionda e dopo essersela sistemata in testa, mi chiese se doveva truccarsi o se la preferivo acqua e sapone.
Sei una troietta, mormorai con lo stesso tono con cui l'avevo definita tale dopo il suo primo pompino tanto tempo prima e Titty annuì, sorridendo di felicità.
In un lampo fu ai miei piedi e come sapeva fare benissimo, mi tirò fuori il cazzo e si mise a succhiarlo con avidità ancora maggiore di quando era adolescente.
La fermai prima di sborrare nella sua bocca e la feci alzare in piedi perché ora un semplice pompino non poteva più bastare a nessuno dei due.
A pecorina sul suo letto glielo spinsi nel culo con grande impeto, spinto da una necessità atavica di fare mia quella troietta che ora era diventata donna o quasi.
Le sarebbe bastato farsi aumentare un po' il seno e avrebbe potuto smettere di travestirsi solo in camera sua ma anche così poteva uscire per strada con quel vestitino rosso per attrarre sguardi e voglie più o meno segrete. 
E che dire della facilità di entrarle dentro, senza alcun tipo di lubrificante a parte la saliva rimasta sul mio pene quando lo aveva preso in bocca.
Sfondarlo o sfondarla fu semplicemente magnifico per entrambi, per me assolutamente inebriante sentire il cazzo aspirato in quel culetto strettissimo e malgrado tutto così accogliente.
Per Titty perché sentirsi riempire finalmente da un vero pene eretto dopo anni di ditali anal o di penetrazioni a mezzo dildo, la condusse a un orgasmo favoloso, intenso e prolungato.
E mentre la prendevo di forza tenevo il suo uccello in mano, masturbandola lentamente ma stringendo con forza per costringerla a godere due volte, col culo e col pene che cominciò a sgocciolare e poi a schizzare sborra nel momento in cui venivo dentro di lei.
Troia troia troia continuavo a mormorarle all'orecchio, senza fiato e senza più liquido seminale, trasferito dalle mie palle al suo buchetto spalancato in mio onore. 
E quella parola, insieme ad altre calde e simili continuo a sussurrarle ogni volta che affondo profondamente dentro di lui/lei, che ora non è più così stretta ma il piacere è sempre immenso.
Ora Titty esce dalla sua camera da letto con me, mano nella mano, vestita di rosso o di altri colori appariscenti, sicura ed eccitata di essere guardata con desiderio.
E quando torniamo ogni volta è pronta e si offre al mio cazzo ed è pronta a esaudire ogni mio desiderio carnale.
END

Il Completino Di Zia

Zia è una donna magnifica a tiro dei cinquanta ma ne dimostra venti di meno, o meglio facciamo dieci, altrimenti direbbe lei che sono troppo di parte.
Sono attaccatissimo a lei fin da quando ero in ragazzino piagnucoloso e mi rifugiavo tra le sue braccia e alle volte tra le sue cosce quando mamma mi sgridava per gli scarsi risultati scolastici.
Già allora zia mi aiutava molto con lo studio che era una scusa perfetta per stare sempre con lei nei pomeriggi dopo la scuola.
In realtà a scuola avrei potuto fare di meglio ma qualcosa mi diceva di fingere di essere più asino di quel che ero, proprio per creare la necessità di starle vicino per studiare o fare i compiti.
Zia è sempre stata mia complice, di me sapeva o aveva capito tutto e non mi ha mai tradito con i miei genitori o con chiunque ed è stata la mia maestra anche di quel tipo di educazione che a scuola non insegnano.
La cosa è cominciata molto presto, quando da piccolissimo per sfuggire alle sculacciate di mamma correvo tra le cosce di zia che le apriva sempre per proteggermi, ridendo felice mentre io ero terrorizzato.
Il terrore è passato presto, in fondo mamma faceva finta di volermi assassinare e quando stavo al riparo tra le cosce carnose di zia, avvertivo sempre un odore caratteristico.
Un profumo che avrei imparato a riconoscere come quello della sua femminilità, nascosta sotto le mutandine che spesso riuscivo a vedere.
Quando fui più grandicello, giocavamo con zia a indovinare il colore del suo intimo e quella era la scusa con la quale mi faceva vedere quel punto meraviglioso del suo corpo, purtroppo mai allo scoperto. 
Diventai anche il suo consulente per gli abiti che indossava e lei li provava insieme a me, nella sua camera da letto, davanti a un grande specchio.
Non era mai completamente nuda, a volte restava con solo mutandine e reggiseno ma la visione delle sue curve celate a malapena, era sufficiente a farmelo diventare di marmo.
Un giorno, quando avevo diciassette anni, le confessai non solo il mio amore ma anche che mi masturbavo sempre pensando a lei.
Scherzando ma non troppo mi buttai in ginocchio tra le sue cosce gridando il mio amore per lei e avvertii ancora una volta il profumo che emanava la sua fica sotto le mutandine.
E sarà stato quello o forse no, ma infilai la testa là in mezzo e arrivai a toccare con le labbra il tessuto del suo intimo che era decisamente umido.
Per qualche istante zia si aprì completamente e credo che il desiderio in quel momento le abbia fatto perdere la testa e fu lì lì per darsi a me.
Purtroppo in un lampo di razionalità mi respinse ma sul viso aveva l'espressione di chi si sta pentendo amaramente per una occasione meravigliosa e perduta.
Amore non possiamo, mi sussurrò con una voce da farmi venire immediatamente nello slip e non so come feci a trattenermi dalla sborrata.
Zia mi allontanò spingendomi via, chiuse le cosce calde e accoglienti e il mio sogno erotico preferito non si trasformò in realtà per pochissimo.
Lei stava tremando e per qualche istante la guardai riprendere fiato e la ascoltai mentre mi chiedeva scusa per essersi lasciata andare.
Puoi andare in bagno a masturbarti, mi disse consapevole del mio turbamento e della mia voglia di esplodere e mentre mi segavo nel lavandino lei rimase sulla porta a guardarmi.
Quando finiii, dopo aver ripulito tornai sul divano e lei seduta al mio fianco mi abbracciò e baciò ma in maniera castissima, come fanno le zie che non intendono sedurre un nipote.
Da quel giorno quello fu il nostro segreto intimo e nello stesso tempo io rivolsi la mia attenzione a donne o meglio a ragazze della mia età.
Non smisi di andare da lei ma le mie visite furono sempre meno, mentre conoscevo la mia prima fidanzatina con la quale riuscii a fare quello che non avevo fatto con zia.
Però per due giovani che vogliono fare l'amore non è che ci fossero dei luoghi adatti, né io né Anna avevamo la macchina e mica potevamo andare in albergo.
Nemmeno nelle nostre abitazioni potevamo ritagliarci momenti di intimità completa, a parte qualche carezza sottobanco, senza che un genitore o un parente ci guardasse. 
Al parco era pieno di mamme e marmocchi vocianti e nell'unico punto tra le siepi in cui ci si poteva toccare in intimità, era pieno di guardoni.
Così mi capitò di confessare a Zia la mia frustrazione e Zia risolse il problema, concedendomi di portare Anna a casa sua, nella sua camera da letto.
Ma prima, mentre eravamo seduti tutti e tre sul suo sofà, volle farci una raccomandazione, visto che non avevamo profilattici a disposizione.
Zia ci disse di fare molta attenzione e ci spiegò come evitare gravidanze indesiderate e io proposi che fosse la nostra insegnante.
Così oltre alla teoria Zia ci seguì in camera da letto per le lezioni pratiche e mentre Anna e io eravamo nudi, lei ci spiegava cosa e come fare, seduta in un angolo del suo lettone matrimoniale.
Fu zia a spiegare ad Anna cosa doveva fare per fare godere un uomo con le carezze e con i baci e a convincerla a lasciarmi venire nella sua bocca.
È essenziale, le disse zia, che il tuo uomo sappia di poter eiaculare tra le tue labbra e vedrai che il sapore dello sperma non è poi così male. 
In effetti ad Anna il sapore acre del mio liquido seminale non piaceva molto ma grazie anche agli insegnamenti di zia, il suo approccio alla sborrata cambiò.
Aveva capito che anche se non gradiva il gusto del mio seme doveva accoglierlo in bocca senza sputarlo ma anzi, facendomi capire che le piaceva da morire.
Un poco alla volta imparò ad apprezzare veramente quel gusto forte di maschio che viene schizzando quello che per lei divenne un nettare prelibato.
Allo stesso tempo zia mi insegnò a usare le dita, le labbra e la lingua in maniera da fare godere Anna come meritava e devo dire che da come gridava mentre veniva, avevo imparato per bene.
Ma il momento clou fu quando zia ci seguì da vicino durante il nostro primo rapporto sessuale completo e io colsi la verginità di Anna.
Devi essere dolce, appassionato, non devi avere fretta e Anna potrebbe soffrire la prima volta se non trattieni la tua foga, si raccomandò zia l'attimo prima che il mio pene scivolasse per la prima volta dentro una fichetta strettissima.
E cogliendo l'attimo di esitazione tra noi, zia guidò il mio pene dentro la fessura di Anna e attese che la penetrassi, costringendomi ad andarci pianissimo.
Quando si capì che Anna deflorata non stava soffrendo, zia si mise alle mie spalle e avvertii la sua mano stringermi le palle, per impedirmi di venire.
Quella mano, quella carezza in realtà, rischiò di provocare esattamente l'opposto, e zia fu costretta a strizzarmi forte i testicoli per evitare una precoce sborrata.
Tutto addolorato riuscii a trattenere un guaito come quello che fanno i cani alla montana ma soprattutto riuscii ad evitare di venire immediatamente dentro Anna e combinare un bel casino. 
Il vero guaio fu che invece di godere completamente della penetrazione della fichetta strettissima di una mia coetanea, divenni pazzo di desiderio per zia che mi aveva toccato più che altro le palle. 
Tra l'altro sapevo benissimo che zia non avrebbe potuto essere presente ogni volta che infilavo l'uccello in qualche giovane fanciulla.
Infatti le volte successive in cui mi ritrovai in intimità con Anna, eravamo solo noi due, anche se i miei ricordi e i miei pensieri andavano tutti a quella carezza rude che zia mi aveva regalato.
Tornai spesso ad implorarla di allargare le gambe per il suo nipotino preferito che desiderava tanto assaggiare i suoi sapori più intimi e godere con lei ma non c'è stato niente da fare.
E anche ora che zia è una sessantenne non più bella come una volta, non riesco a farla cedere e a convincerla ad accontentarmi come desidero da tanto tempo.
Ma io continuo a perseverare e periodicamente, quando riesco ad incontrarla e restare solo con lei, provo farle capire che un incontro intimo tra noi sarebbe meraviglioso.
END

sabato 16 maggio 2026

Le Due Sorelle

Durante la mia infanzia non sono mai stato particolarmente aperto con i miei coetanei e passavo interi pomeriggi gironzolando in bicicletta nelle campagne appena fuori dal paese, invece che a giocare al campetto con altri ragazzi della mia età. 
Al mio quattordicesimo compleanno i miei genitori mi regalarono una di quelle bici di cui non ricordo marca e nome che assomigliavano a delle moto fuoristrada, almeno nella mia immaginazione.
Con quella mi allontanavo parecchio da casa e nelle lunghe giornate estive mi capitava spesso di passare vicino a una villetta circondata da siepi e da alberi che aveva attratto la mia fantasia.
All'epoca ero un ragazzino che si masturbava furiosamente, cercando ispirazione in qualche rivista porno ricattata in giro, fino a quando passando vicino alla villetta, non la vidi camminare sotto gli alberi, praticamente nuda.
Era una splendida signora matura di un'età indefinibile ma non molto lontana dai 60 che nell'intimità della sua casa non aveva problemi a spogliarsi e andarsene in giro.
D'altronde quella zona di campagna all'epoca era poco battuta da automobili ciclisti o pedoni e quindi si sentiva tranquilla e sapeva di non essere vista ma credo che non si sarebbe dispiaciuta di avere degli spettatori. 
Probabilmente se al posto di un ragazzino quattordicenne fosse stata notata da un giovanotto sui trenta, sono quasi sicuro che lo avrebbe invitato a entrare per farsi guardare più da vicino. 
Invece la prima volta quando mi vide appena fuori dal cancello, cominciò a gridare chiedendomi chi fossi e cosa stessi facendo e provocando la mia immediata fuga, pedalando come un pazzo.
Malgrado la sua reazione infuriata mi avesse terrorizzato e costretto alla fuga, il giorno successivo tornai là, fermandomi a distanza di sicurezza, lasciando la bici dentro un fosso e poi mi avvicinai alla villetta.
Come ogni ragazzino che si rispetti ero attrezzato per l'avventura con un bel binocolo con il quale potevo spiare nel cortile della villetta da una certa distanza.
E grande fu la mia sorpresa quando, oltre alla splendida femmina vista il giorno prima, ne uscì un'altra, svestita allo stesso modo, con lo stesso colore di capelli e una notevole somiglianza.
Malgrado il mio pene si fosse indurito all'istante per quella visione, fu solo quando le due sorelle cominciarono a scambiarsi effusioni che la mia mano corse a toccarlo.
Sulle riviste porno avevo già adocchiato spesso foto di donne che si baciavano e si accarezzavano tra loro ma quello che vidi quel pomeriggio, non era esattamente come nei pornazzi.
Sembravano più due amiche che però non esitavano a darsi baci o a toccarsi i seni o il sedere ma senza eccedere e arrivare a carezze troppo intime. 
Fu sufficiente a farmi masturbare fino alla sborrata che colò nell'erba su cui ero inginocchiato ma non bastò a togliermi la voglia di sapere e di vedere di più di quelle due porcelle seminude.
Il giorno dopo fui di nuovo lì ma complice il cielo nuvoloso non le vidi uscire nel cortile, indossando costumi da bagno striminziti per toccarsi in maniera eccitante tra loro.
Così fui costretto ad avvicinarmi alla villetta per cercare di carpire qualche visione attraverso le ampie vetrate ma non fu sufficiente arrivare lì a due passi dai miei oggetti del desiderio.
La troppa vicinanza al mio obiettivo fece sì che una delle due sorelle si accorse della mia presenza e fu nello stesso tempo sfortuna ma anche fortuna.
Fu sfortuna perché la prima che poi era la stessa ad avermi notato in precedenza gridandomi dietro, rifece quello che aveva già fatto, urlandomi che ero un porco e un guardone.
Fu fortuna perché l'altra sorella, sentendo la prima gridare, accorse e la vide che mi afferrava per un braccio, dato che la paura mi aveva praticamente immobilizzato e lei era riuscita ad acchiapparmi.
La seconda sorella, invece che strepitare, fece notare alla prima che in fondo ero soltanto un ragazzino curioso e non era il caso di arrabbiarsi con me per una sciocchezza così piccola. 
Anzi, per scusarsi dell'intemperanza della prima sorella, la seconda mi invitò a entrare nel cortile e poi in casa per bere qualcosa insieme.
Se la paura che avevo provato quando mi aveva scoperto la prima mi aveva raso al suolo l'erezione, sedermi sul loro sofà mentre tutte e due erano davanti a me seminude, aveva riportato il mio pene alle dimensioni dovute all'eccitazione.
D'altra parte le due sorelle oltre a non fare nulla per coprirsi, se ne stavano vicine l'una all'altra e ogni tanto la seconda accarezzava la prima in maniera molto casta ma sufficiente a turbarmi.
Poi la seconda sorella decise che la prima doveva andare a prendermi qualcosa da bere e venne a sedersi al mio fianco, provocandomi un tremito folle, di cui si accorse immediatamente.
Quando poi la sua mano si posò sul mio ginocchio nudo sotto i pantaloncini, fui sul punto di sborrare immediatamente ma la seconda sorella arrivò con in mano un bicchiere di aranciata.
Non so quanto casualmente ma quel bicchiere non arrivò mai nella mia mano perché la seconda sorella tentò di afferrarlo, provocandone il rovesciamento proprio sul mio grembo. 
Mi ritrovai con la zona inguinale completamente bagnata dalla bibita gelata ma fortunatamente il mio pene non ne risentì, restando bello duro.
Entrambe le sorelle, colte da una ispirazione molto simile, decisero che dovevo togliermi i pantaloncini e gli slip per farli asciugare.
Una andò a prendere un telo da bagno mentre l'altra mi spogliò le parti basse, portando la luce il mio cazzo eretto e ciondolante davanti ai loro sguardi. 
Mi fu impossibile non notare come nei loro occhi apparisse lo stesso turbamento che provavo io ma poi la prima sorella mi avvolse nel telo, nascondendo la mia eccitazione. 
È un bambino, disse la prima mentre mi avvolgeva nel telo per asciugarmi, è già molto sviluppato per essere solo un bambino, disse la seconda, guarda che dimensioni ha e come ce l'ha eretto.
Sono sicura che mentre stava là fuori a spiarci questo porcellino si stava masturbando, non è vero, mi chiese la seconda a bruciapelo.
Tutto rosso in viso non riuscii a rispondere a quella domanda che in realtà di risposta non aveva assolutamente bisogno ma riuscii almeno ad annuire con la testa.
Te l'ho detto che era un bel porcello, disse la seconda sorella e quando la prima finì di sfrizionarmi col telo da bagno, glielo tolse dalle mani lasciando che il mio pene apparisse davanti ai loro occhi senza alcuna barriera. 
Fu comunque la prima a non resistere dal toccarmi il pene mentre io trattenevo il respiro, incapace di fare o dire qualunque cosa. 
La sua carezza fu molto materna, partendo da sotto le palle per sostenere il cazzo e arrivare a posare un bacio sulla cappella, facendomi vibrare dalla testa ai piedi.
Sei una troia, disse la seconda sorella alla prima, eppure stavi per cacciare via questo piccolo tesoro dalla nostra casa, ma le sue parole non erano assolutamente pronunciate con un tono di rabbia.
Il suo tono era quello di una donna eccitata di fronte a un maschio acerbo ma pronto a darle quel piacere che di sicuro desiderava da molto tempo.
E in effetti era proprio così e una volta approfondita la nostra conoscenza intima, venni a sapere che le due non erano davvero sorelle ma amiche che una volta erano state amanti e che ora dividevano le spese della loro casetta in campagna.
Il fatto che avessero condiviso intimamente un letto non significava che non fossero interessate agli uomini, altrimenti non avrei avuto quelle dolci carezze e quei baci meravigliosi. 
Significava soltanto che da diversi anni nessuna delle due porcelle era mai riuscita a sedurre qualche maschio o a lasciarsi sedurre da qualcuno. 
Anche perché alla loro età molto matura di cui si notavano i segni sui loro corpi, non era semplicissimo trovare qualcuno che avesse la voglia di farci cose sconce. 
E qui io cadevo a pennello, giovanissimo maschio inesperto, a conoscenza delle cose sessuali solo grazie a qualche rivista porno ma pronto a giocare con loro.
Naturalmente non fu soltanto un gioco e non furono soltanto un po' di baci e di carezze a mio pene ma mi ritrovai insieme a loro due, nude nel loro lettone.
Viste da vicino i loro seni e i loro sederi erano piuttosto andati ma ero così eccitato da quella nuovissima situazione che non ci feci caso, o magari ero proprio attratto da donne mature con corpi decadenti.
In ogni caso, la prima esperienza sessuale è qualcosa che non si dimentica facilmente, specie se in compagnia non di una ma di ben due donne, anche se mature e molto esperte.
E non si dimentica nemmeno quando sono due paia le labbra che si posano sul tuo pene e due lingue che in contemporanea ti accarezzano insieme le palle e la cappella. 
Per non parlare di due bocche che si contendono la tua sborrata, come se fossero naufraghe assetate nel deserto e il tuo liquido seminale fosse l'acqua fresca di un'oasi.
Da quel giorno andai da loro molto spesso, praticamente appena potevo e insieme passammo pomeriggi molto caldi e piacevoli.
Le Due Sorelle sono state le mie educatrici sessuali e l'esperienza maturata con loro mi è servita con le altre donne mie coetanee, anche se la passione per le mature mi è rimasta e ogni tanto trovo il modo di rinverdire quei tempi, insieme a qualche Signora di età be idee avanzate.
END

mercoledì 13 maggio 2026

Al Parco Con Mamma

Andare al parco con mamma è sempre stato un piacere fin da quando ero un bambinello che correva insieme ad altri come lui attorno a un pallone o facendo qualche gioco tipo l'altalena o similari. 
Mamma è sempre stata una donna molto generosa, nel senso che se c'era da dare una mano a qualche altra madre come lei che non poteva seguire i bambini al parco, si offriva di farlo senza problemi.
Era molto generosa anche per quello che permetteva agli uomini di guardare e intendo proprio quel gran paio di gambe che esponeva sempre senza alcun problema in pubblico. 
Naturalmente le altre madri non erano particolarmente felici di vedere i propri uomini con gli occhi fuori dalle orbite puntati tra le sue gambe ma il fatto che fosse disposta ad aiutare le mamme in difficoltà, facevano passare in secondo ordine il suo esibizionismo.
Anche perché era davvero brava a sedurre gli uomini in pubblico senza mai farsi scoprire, quando andava a letto con qualcuno di loro rigorosamente in maniera discreta e nascosta.
Ma siccome ero l'unico uomo che passava con lei tutte le giornate perché perfino mio padre la trascurava, un po' per il lavoro un po' con altre donne, era anche l'unica conoscenza di tutti i suoi segreti. 
Quando una delle sue conquiste del parco veniva a trovarla a casa, mi chiedeva di chiudermi nella mia stanza mentre lei portava il suo amante in camera da letto.
All'inizio ho sempre fatto quello che mi chiedeva restando rinchiuso anche per ore, mentre lei si godeva i suoi amici ma a un certo punto, attratto dalle grida che sentivo arrivare dalla sua camera da letto, ho cominciato a spiarla.
Ed è stato in quelle occasioni che ho cominciato a innamorarmi di lei come uno dei suoi amanti e non certo come suo figlio, perché mamma era davvero splendida e lo è ancora.
Naturalmente tutto quello che potevo fare mentre la spiavo e anche dopo, era masturbarmi in suo onore, come se non ci fosse un domani.
Capitava così che le mie mutande fossero ridotte in maniera tale che lei non poteva non accorgersi delle quantità di sperma che vi riversavo mentre mi toccavo. 
Così io spiavo lei mentre si faceva chiavare dai suoi amanti e lei ha cominciato a spiare me quando mi chiudevo nel bagno per vedere se effettivamente fossi diventato un onanista seriale.
Ma credo che la goccia che ha fatto traboccare il vaso del suo desiderio, sia stata leggere quello che scrivevo nel mio diario con e su di lei.
In quelle pagine che oggi sono andate perdute, descrivevo le scene d'amore che spiavo e di cui lei era eroina e assoluta protagonista.
Solo che al posto dei suoi ammiratori, avevo sostituito un me stesso attrezzato con un pene non da bambino ma tipo quello di Rocco Siffredi.
Pene col quale riuscivo a farla godere in maniera illimitata e sicuramente impossibile, visto che in realtà il mio pene era ed è assolutamente normale.
Eppure quei miei racconti fantasiosi e pornografici di cui lei era attrice principale devono averle fatto venire la voglia di provare a metterli in pratica insieme a me. 
E poi nel periodo in cui mamma lesse Il mio diario c'era stato qualche episodio in cui non si era dimostrata molto brava nel nascondere le sue avventure extraconiugali.
Così aveva deciso di tagliare con i suoi amori conosciuti al parco per dedicarsi esclusivamente al mio amore e al mio pene.
Così un bel giorno, al ritorno da scuola l'ho trovata nuda sul suo letto che mi aspettava, mentre io non mi aspettavo che fosse da sola, invece che impegnata in qualche avventura extra coniugale.
Amore vieni qui con me, mi ha detto con una voce piena di turbamento, perdonami se non ti ho preparato il pranzo ma stavolta sono io ad avere fame. 
Sono salito sul suo letto e mamma mi ha immediatamente spogliato e la prima cosa che ha notato visibilmente eccitata e felice, è stata la mia erezione.
Ci penso io a te amore, non puoi andare avanti solo con le seghe, ha sussurrato mentre mi accarezzava le palle trovandole molto gonfie. 
Hai urgente bisogno di sfogarti, ha continuato mentre mi masturbava ma solo per pochi istanti, perché poi le sue labbra si sono posate sulla mia cappella, dopodiché mi ha lasciato affondare nella sua bocca.
La mia resistenza non è stata solo vana ma anche rapidissima e in pochi istanti ho riversato tra le sue labbra una copiosa sborrata che mamma ha trattenuto senza sputarne una goccia. 
Quello è stato il primo pompino della mia vita e naturalmente l'unico che ancora ricordo e che non potrò mai dimenticare ma anche la prima volta che abbiamo fatto l'amore è stata magnifica e impossibile da scordare.
Ed è stato sempre in quel pomeriggio quando, malgrado la prima eiaculazione nella sua bocca, il mio pene è rimasto durissimo e lei ne ha approfittato per cavalcarmi.
Mamma era meravigliosa mentre se ne stava impalata sopra di me, agitandosi come una pazza, in preda all'estasi e ancora oggi quel ricordo mi rende felice ma anche inquieto, proprio come allora. 
Perché vederla agitarsi col mio uccello dentro la fica, con le sue bellissime tette che ballavano davanti ai miei occhi, ammetto che mi ha un po' preoccupato.
Ma è stato soltanto in quella prima volta perché in quelle successive, quando ci siamo uniti carnalmente, le mie paure erano già dissolte e sostituite dalla voglia di godere delle sue grazie.
E anche oggi che lei è una più che matura sessantenne e io un uomo più che adulto, continuiamo a incontrarci piacevolmente nel suo letto, almeno un paio di volte la settimana.
Ogni tanto penso che sono stato fortunato che mamma abbia deciso a suo tempo di smettere di sedurre gli amanti che incontrava al parco, per dedicarsi esclusivamente a me. 
Ma penso che anche lei sia rimasta soddisfatta delle mie prestazioni. 
END