Lo zio Adolfo non era particolarmente bello ma era molto dotato e questa sua dote era riconosciuta in tutto il paese e anche nelle zone limitrofe fino alla città.
Il giorno in cui la cugina Carla finì a letto con lo zio Adolfo, io ero proprio fuori dalla porta della camera da letto riservata a noi cuginetti dalla grande famiglia.
La nostra famiglia era molto allargata nel senso che erano un mucchio di fratelli e sorelle che avevano prodotto una sequela di figli e nipoti e per non litigare, avevano deciso di tenere aperta per tutta la famiglia la grande villa al mare quando i nonni erano deceduti e l'avevano lasciata in eredità a tutti quanti i loro eredi, senza alcuna distinzione.
Ancora non mi spiego come siano riusciti a gestirla in tanti senza litigare alla fine fu una buona idea visto che non tutti navigavano nel loro e una villa sul mare è qualcosa di prezioso.
Comunque quel giorno avevo notato come la cugina Carla stesse sempre addosso allo zio Adolfo, lasciandolo in pace solo quando arrivava qualcuno a disturbare il suo stalking.
Carla era tra noi la cugina più anziana di un paio d'anni ed era quella che sembrava già una donna e accendeva i sogni di noi cuginetti maschi più piccoli.
Aveva un fisico abbondante senza essere obesa, seni grandi e cosce padane con un bel culone che attraeva gli sguardi, specie quando scendeva alla spiaggetta di fronte alla villa in costume da bagno a due pezzi.
Quando andava a stendersi sul suo materassino in riva al mare, noi altri maschietti più giovani le facevamo capannello intorno e lei si ritrovava con una selva di piccoli cazzetti durissimi che la puntavano come una lepre viene puntata dal segugio.
In quel primo fine settimana di aprile in cui il tempo era ancora piuttosto incerto, eravamo presenti alla villa soltanto noi tre, Carla, lo zio Adolfo e il sottoscritto.
In realtà sapevo benissimo che Carla non si sarebbe mai esposta in costume con quelle temperature ancora troppo primaverili ma adoravo starle vicino.
Solitamente era compiaciuta dell'interesse e dell'attenzione che noi cugini maschietti le dedicavamo, ma capii presto che in quel weekend io ero di troppo, perché Carla aveva delle precise intenzioni nei confronti dello zio Adolfo.
Giravano molte voci ma tutte erano concordi nel sostenere che avesse un pene di dimensioni eccezionali e questa cosa era risaputa anche in famiglia.
Fin da quando ero piccolo mi era capitato di assistere a riunioni delle donne della famiglia e molto spesso capitava che oltre a parlare di piante e fiori, finivano per ridere e scherzare parlando del suo paletto di carne.
Lo zio Adolfo non si era mai sposato ma in compenso era un ben noto tombeur de femme che aveva sempre fatto attenzione a non pescare nel laghetto di famiglia ma sempre al di fuori e la cosa era stata molto positiva e aveva evitato litigi o peggio.
Naturalmente non aveva mai fatto i conti con la cugina Carla che era notoriamente caparbia e che non mollava mai fino a che non aveva ottenuto quello che voleva, di qualsiasi cosa si trattasse.
Quel giorno Carla voleva il pene dello zio Adolfo e aveva cominciato fin dalla colazione a sedergli in grembo e ad abbracciarlo e a baciarlo ma non come bacia una nipotina.
A metà mattina gli aveva preparato il caffè che gli aveva servito nello studio e anche lì si era seduta su di lui e aveva cominciato a pomiciarlo in maniera esplicita.
Sapevo benissimo che Carla aveva delle mire sul pene dello zio ma a un certo punto invece di cercare di rimanere insieme a loro, li ho lasciati soli, per tornare a spiare le loro mosse in silenzio.
Guardando attraverso il buco della serratura riuscii a intravedere Carla praticamente nuda, con solo le mutandine addosso e il grande seno che ballava davanti al naso di zio Adolfo.
Malgrado quello spogliarello improvvisato, lo zio era riuscito a trattenersi e respingere la avances della nipotina accaldata e a fare arrivare l'ora di pranzo senza soddisfarla.
Si capiva però che era solo questione di tempo e infatti nel primo pomeriggio, dopo aver governato la cucina col mio aiuto, Carla raggiunse lo zio Adolfo nella sua camera, dove aveva inutilmente cercato di schiacciare un pisolino.
In realtà Carla voleva il bel pisolone di zio che le leggende familiari dicevano essere solito dormire nudo nei caldi pomeriggi estivi, col pene simile a un serpente, appoggiato sulla pancia.
Così Carla seguì zio Adolfo e io seguii lei, restando a debita distanza, e spiando di nuovo dal buco della serratura i suoi tentativi di seduzione.
Quella volta le leggende familiari si dimostrarono tutt'altro che leggende e in effetti lo zio Adolfo se ne stava completamente nudo seduto sul suo letto, cercando di tenere Carla a distanza di sicurezza.
Ma una sola mano non bastava a respingere Carla, visto che l'altra era impegnata a nascondere il suo uccello barzotto che divenne veramente un palo della luce, quando Carla si spogliò completamente.
A onore dello zio Adolfo, devo dire che si arrese alle voglie di Carla soltanto quando lei gli si distese sopra completamente nuda, come una coperta.
Sfido quasi ogni uomo in quella situazione a restare inerte o peggio ancora respingere una donna che vuole assolutamente un amplesso come lo voleva Carla quel giorno.
E quando le difese dello zio Adolfo si abbassarono completamente grazie a quella troietta in calore, il grande amatore che era in lui prese il sopravvento, con grande soddisfazione di Carla.
Fino a quel momento lei, malgrado avesse tentato di cavalcarlo, non era riuscito a farsi penetrare da quel paletto durissimo che voleva tutti i costi dentro di sé.
Lo zio Adolfo improvvisamente ribaltò la situazione rovesciando Carla di schiena sul letto e allargandole le gambe, spinse il grande pene nella fica vergine della nipote.
Sentii chiaramente da fuori la porta il grido di mia cugina deflorata e forse anche qualche singhiozzo che fu subito sostituito da gemiti e sospiri profondi di piacere.
Lo zio Adolfo a quel punto non riuscì a trattenersi e ad avere pietà ma la prese con una irruenza e con un desiderio che aveva accumulato in almeno un paio d'anni, cioè da quando Carla aveva cominciato a tentare di sedurlo.
Fortunatamente per entrambi, lo zio Adolfo era sì un tombeur de femme ma anche un tipo abbastanza razionale e invece di sfogarsi dentro la nipotina, dopo averla fatta diventare donna e averle regalato un orgasmo, lo tirò fuori appoggiandolo sul ventre della cugina.
Ricordo bene le striature rosse su quel paletto che mi parve eccessivo anche appoggiato sul corpo abbondante della cugina, giusto un attimo prima che cominciasse a schizzare come un idrante.
Sono praticamente certo che se tutto quel liquido seminale avesse irrorato la fica di Carla, ci saremmo trovati con un altro cuginetto spurio in famiglia.
Invece Carla si prese solo una spruzzata di sborra che arrivò fino al suo bel visetto, ricadde in parte sulle sue grandi tette e sul pancino bene accennato.
Ecco, si potrebbe dire che in fin dei conti lo zio Adolfo non la fece completamente sua e quindi non si trattò di un vero e proprio incesto, senza il lieto fine liquido versato nel ventre di Carla.
Inoltre subito dopo l'amplesso e la doccia di sperma, zio Adolfo corse in bagno a ripulirsi dicendo a Carla di cambiare le lenzuola e metterle a lavare prima che arrivasse qualcun altra delle donne della famiglia.
E comunque, tornato dal bagno si mise a dormire tranquillo come un angioletto sotto le lenzuola pulite che Carla aveva sostituito a quelle che doveva portare a lavare.
Fu lì che la raggiunsi, mentre stringeva tra le mani e osservava come ipnotizzata le lenzuola macchiate di quel rosso sangue prodotto dalla rottura del suo imene qualche minuto prima.
La guardai sorridendo ma giuro senza nessuna cattiva intenzione, era soltanto un misto di curiosità ed eccitazione dopo quello che avevo visto nella camera da letto dello zio Adolfo.
Forse Carla scambiò la mia espressione come quella di chi volesse ricattarla, minacciando di svelare alla famiglia chi fosse l'uomo con cui aveva perso la verginità.
In realtà nessuno dei nostri familiari si sarebbe particolarmente scandalizzato nel sapere che non era più vergine, nemmeno i suoi genitori avrebbero detto fatto granché.
Naturalmente non sarebbero stati d'accordo invece che quel fiore caldo e delicato fosse stato strappato da un familiare stretto come zio Adolfo.
Comunque Carla non perse tempo e per non correre il rischio che io rivelassi quello che era successo, si inginocchiò davanti a me, slacciandomi i calzoni e abbassandomi le mutande.
Così divenni anche perfettamente edotto sulle sue grandi abilità orali, delle quali fino a quel momento non avevo saputo o spiato nulla.
Fu il pompino più dolce della mia vita e quando venni nella sua bocca, notai che Carla apprezzava notevolmente la mia prestazione sia come pene che come quantità e qualità di liquido seminale.
Inaspettatamente mi fece i complimenti, sostenendo che il mio pene sarebbe diventato proprio come quello di zio Adolfo, a giudicare dalle dimensioni di quel momento in cui non ero ancora uomo.
In effetti andò proprio come diceva lei e il mio pene divenne uno dei suoi giocattoli preferiti, visto che quello dello zio Adolfo finì per non vederlo più.
Infatti negli anni successivi alla perdita della verginità, Carla si prese cura del mio pene controllandone lo sviluppo, fino a quando diventò davvero simile a quello dello zio Adolfo.
E ancora oggi, dopo che tanti anni sono passati da quel giorno in cui venne deflorata dal suo stretto congiunto, capita che Carla io ci ritroviamo nello stesso letto per gli stessi motivi.
E per lo stesso piacere.
END
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