Non sono una castellana, ride la Signora Rita quando le chiedo se è la proprietaria, lei ci abita soltanto, è una specie di custode e tuttofare che controlla che nella struttura antica e un po' in disarmo non succeda nulla.
Viene dall'est e non è più una ragazzina ma quel sorriso non è quello di una tranquilla signora di mezza età e mi accompagna nel giro di ispezione degli estintori.
Non è una cosa lunga né particolarmente impegnativa, a meno di dovere staccare gli estintori dei loro supporti e in quel caso sono piuttosto pesanti ma niente di inaffrontabile.
Rita mi guarda incuriosita mentre verificò che sia tutto a posto e scrivo i dati che certificano il mio controllo e alla fine non riesce a trattenere una battuta.
Devi controllare che quei cosi sborrino regolarmente, mi chiede probabilmente confondendo il verbo sborrare con schizzare a causa della sua ottima ma non perfetta conoscenza dell'italiano.
Mi scappa da ridere ma cerco di trattenermi mentre lei si accorge di aver detto una boiata e si mette una mano sulla bocca fingendo di essere scandalizzata dalle sue stesse parole.
In realtà non è poi così sbagliato dire sborrare perché in effetti la schiuma dell'estintore assomiglia molto a un getto di seme e la lancia metaforicamente rappresenta un pene maschile.
Ma Rita vuole farsi perdonare e mi invita nella stanza che è riservata al custode per offrirmi un caffè che prepara indicandomi l'unica poltrona presente.
Mi accomodo e la guardo mentre prepara la moka e nel giro di qualche minuto si gira verso di me con una tazzina piena di liquido nero e fumante.
È amaro, brucia, mi piace molto, come il suo sorriso che è quello di chi da bene cosa sta facendo, specie quando vuole sedurre qualcuno.
Così le butto lì che a proposito di estintori ne ho uno che ha necessità di essere svuotato, e lei ridacchiando mi indica il bagno in fondo al corridoio.
Rita mi ha seguito e resta sulla porta, chiudendola ma non completamente mentre io mi occupo di estrarre il pene per sgocciolare un po'.
Nemmeno mi accorgo della sua presenza fino a quando non mi fa i complimenti per il mio "estintore" e a fatica evito di spruzzare sulla tazza il liquido caldo che ne esce.
Divento rosso in viso ma nel suo sguardo leggo complicità e desiderio, all'incirca quello che sento esplodermi dentro e il mio cazzo si inarca e si gonfia sotto i suoi occhioni interessati.
Davvero, prosegue Rita con una voce sempre più calda, è un bellissimo estintore, non è che mi insegneresti a maneggiarlo?
Sono più che sicuro che Rita sappia benissimo come si usa quel tipo di estintore ma faccio finta di doverglielo insegnare.
Devi prenderlo, in mano, stringerlo forte e dirigere il getto sul bersaglio, sussurro pure io con una voce arrochita dal desiderio di metterglielo in mano.
Fammi provare, dice lei e allunga la mano, malgrado la pioggia dorata non sia finita del tutto e qualche goccia finisca sulle sue dita che mi stringono senza alcuna esitazione.
Annaspo tentando di respirare e lascio che prenda possesso del mio cazzo, facendole i complimenti per l'abilità con cui lo impugna, tipo una regina con lo scettro.
Peccato che hai finito di fare pipì, sussurra Rita, adoro aiutare gli uomini mentre la fanno, ma adoro anche sentirli eccitati è pieni di voglia di sborrare.
Stavolta Rita ha usato il termine giusto, a quanto pare con l'Italiano ci sa fare benissimo quanto con il cazzo e me lo conferma masturbandomi con passione.
Sei bravissima, riesco a rantolare, anche se così gli incendi li fai divampare, anziché spegnerli, e poi mi abbandono alla sua intima carezza, gemendo in silenzio.
Vediamo, mi chiede Rita, si quale bersaglio devo dirigere il getto, la mia bocca, il mio viso oppure le tette, e a quelle parole rischio la schizzata anticipata.
Cominciamo dalle tette, annaspo con l'idea che lei me le faccia vedere, pur se piccole, da quello che si intravede sotto la sua camicetta.
Dai aiutami che ho una mano impegnata, sussurra invitandomi a slacciare i bottoni e a sfilargliela e mostrandomi che sotto non indossa nulla.
Dopodiché si inchina davanti al mio cazzo e senza lasciare la stretta, lo bacia sulla cappella, cogliendo sicuramente anche il sapore della pipì appena sgocciolata.
Le sue labbra avvolgono il glande, Rita si dimostra brava anche con la bocca dove mi fa affondare fino alle palle e a quel punto afferro la sua testolina e chiavo la sua bocca quasi grugnendo.
Ora non mi chiede più dove dirigere il getto di sperma, ha capito che voglio sborrare tra le sue labbra e quel momento piacevolissimo arriva dopo pochi secondi.
Gemendo godo a lungo e mi svuoto completamente nella sua bocca caldissima e vellutata e Rita dimostra di apprezzare tanto il sapore della sborra.
Tanto da mandarlo giù, facendo bene attenzione a farmi vedere che non ne ha sprecato nemmeno una goccia, con l'espressione sul viso che pare quella di una bambina che mostra un bel dieci alla mamma.
Il senso di colpa arriva subito dopo, quando Rita rimette a posto il mio pene, si rialza e si riveste, cazzo che egoista a pensare solo al mio piacere.
Cerco di profonderrmi in scuse ma lei sorride e mi dice che è ben contenta di avermi fatto godere e che ci saranno altre volte per renderle grazie.
Anche perché mio marito sta per arrivare e se ti trovasse qui col pene tra le mie labbra non sarebbe molto contento e forse rischieresti la vita, afferma sorridendo e scherzando ma non troppo.
Così con le gambe tremanti mi avvio all'uscita mentre lei mi racconta qualcosa della sua vita, del marito e dei figli che torneranno tra poco.
E mi dà appuntamento al prossimo giro di controllo degli estintori, tra un mese, anche se prima di congedarmi ci scambiamo i numeri di telefono.
Perché ho idea che la voglia che si è scatenata in Rita non possa attendere tanto, insomma io ci spero.
END
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