martedì 20 gennaio 2026

La Signora Cinzia

Non avevo mai visto la signora Cinzia così, e dire che con suo figlio siamo amici da tanto tempo e frequento spesso casa sua ma così sexy non si era mai vestita.
Probabilmente ha riesumato il reggicalze e quel vestito cortissimo che risale lungo le sue gambe lasciandomi una ampia visione delle sue cosce.
Perdonami, è stata colpa mia, avrei dovuto avvertirti che mio figlio non avrebbe potuto uscire stasera, si era tanto raccomandato.
Sorride quasi beffarda con quelle scuse che suonano fasulle a un chilometro ma se l'ha fatto apposta, non mi dispiace proprio per nulla dato che riesco anche a vedere che ha le mutandine rosa carne e il mio pene è durissimo da quando sono arrivato e l'ho notato.
Lei e io soli, Cinzia una attempata signora oggi in pensione con un ragazzo nemmeno ventenne che ha deciso di sedurre, con una erezione pronta nei pantaloni.
Cinzia non è bellissima, il suo viso è ancora giovanile ma non è mai stato bellissimo, eppure la trovo carina, saranno quelli occhiali vintage o il sorriso timido.
Con me è sempre stata molto gentile e come amico del figlio devo piacerle ma oggi quel suo mostrarsi ha un segno molto diverso, quello delle premeditazione.
Quanto ci avrà pensato, come avrà curato i particolari, avrà tramato per ricevermi da sola, senza marito e senza il figliolo tra i piedi o l'occasione si è creata al momento?
Le è bastato fingere di dimenticarsi di avvertirmi ma poi si sarà offerta lei di farlo, ben sapendo che non avrebbe mai chiamato il mio numero per dirmi che quella sera il figlio non sarebbe stato presente?
Non che abbia molta importanza ora che sono seduto in poltrona di fronte a lei che esibisce le gambe e mi regala la visione del triangolino magico delle sue mutandine lasciandole aperte.
Quel suo toccarsi i capelli mentre sorride sorniona mi segnala la sua intenzione di passare una serata diversa dal solito, con una persona diversa dal solito. 
Perché non mi porti fuori a mangiare qualcosa, mi chiede rinunciando al sorriso e con una serietà che non mi aspettavo in questo momento. 
Con suo figlio avremmo dovuto andare in pizzeria ma visto che mi ha dato buca perché non andarci con sua madre e vedere di passare una serata un po' meno noiosa, con una casalinga pensionata. 
Sono già pronta sai, mi dice aggiungendo che lei non è una di quelle donne che perde tempo a vestirsi e a farsi bella ma forse io non colgo il doppio senso e qualche minuto dopo siamo in macchina, diretti verso il locale.
La Signora Cinzia non rinuncia a mostrarmi le cosce nemmeno ora che è seduta al mio fianco e devo dire che fatico a mantenere la concentrazione sulla strada.
Il cameriere mi riconosce e resta stupito nel vedermi in compagnia di una signora che potrebbe essere mia madre, per cui non ho nessun problema a raccontargli che stasera, invece del mio più caro amico, mi sono portato dietro la mamma.
Immagino che il suo stupore sia dovuto non solo al fatto che la mia compagnia è un po' diversa questa sera ma anche perché avrà notato lo stacco di cosce che la Signora Cinzia esibisce con disinvoltura. 
C'è poco da fare, quello che ho notato io lo notano anche i camerieri e gli avventori che in quel momento sono nella pizzeria e devo ammettere che quelle gambe scoperte distolgono l'attenzione dal viso non proprio bellissimo. 
Per me è un po' diverso perché ce l'ho di fronte e perdo quel panorama scosciato che è stato sotto i miei occhi fino a poco fa e in macchina la tentazione di mettere una mano tra quelle cosce è stata forte.
Fortunatamente il cameriere malgrado siamo in confidenza, visto che sono cliente da molto tempo, non osa fare qualche battuta sulla "ragazza" che mi accompagna.
Mentre aspettiamo la Signora Cinzia mi chiede dov'è il bagno perché ha bisogno di fare un goccio di pipì, così mi alzo e le faccio strada.
Per favore potresti rimanere sulla porta, mi chiede visto che all'interno non c'è una chiave o un chiavistello con cui impedire che qualcuno entri mentre lei è lì dentro, impegnata nella minzione. 
Mi metto di spalle alla porta che lei accosta ma non so quanto consciamente non del tutto, lasciando uno spiraglio verticale nel quale non riesco a non buttare gli occhi, sperando che non se ne accorga.
La gonna è completamente alzata sui fianchi e le mutandine sono ai suoi piedi mentre si concentra per fare pipì ed è una visione che mi eccita ancora di più di quello che già sono. 
Mi giro un attimo prima che Cinzia si accorga del mio sguardo e aspetto che finisca, ascoltando i rumori dello scarico e poi dell'asciugamani elettrico. 
Quando esce dal bagno il suo è uno sguardo misto di malizia e gratitudine per aver fatto il palo e mi sorprende quando afferra la mia mano e mi trascina verso il nostro tavolo. 
La sua mano è calda e mi stringe saldamente, trasmettendomi una sensazione piacevole di sicurezza che io interpreto come un semaforo verde per dopo, mentre la riaccompagno a casa.
La Signora Cinzia è appoggiata allo schienale con la testa girata verso di me che mi guarda sorridendo e in attesa che io mi decida a prendere l'iniziativa.
Quando metto la mano sulla sua coscia lei divarica immediatamente le gambe, confermando che non aspettava altro che il suo cavaliere la toccasse intimamente. 
Sospira forte, come per dirmi che era ora che mi decidessi a controllare il fuoco che arde sotto le sue mutandine che quando accarezzo trovo completamente bagnate.
Spingo la mano contro quella collinetta carnosa che sporge sotto il tessuto dello slip e Cinzia comincia a fare le fusa, spingendosi a sua volta contro le dita che la stanno ispezionando.
Gemendo silenziosamente mi invita ad andare oltre, a toccare direttamente la sua fica calda e disponibile in cui infilo due dita che affondano senza difficoltà.
Mugolando come una cagna in calore Cinzia mi implora di continuare e di farla venire perché sente l'orgasmo molto vicino e che qualche istante dopo esplode, in maniera bollente e intensa. 
Gli istanti dopo quel piacere improvviso ed esplosivo la lasciano sconvolta a cercare di recuperare il respiro e quando cerco di togliere la mano lei me lo impedisce ma per fortuna ho il cambio automatico.
Vuole che io lasci quelle dita dentro la sua fessura, forse perché teme che io mi possa pentire di quello che stiamo facendo e lei non vuole tornare a essere solo la madre del mio più caro amico.
La Signora Cinzia in questo momento mi sta dicendo silenziosamente che vuole essere la mia amante o perché no anche la mia troia e che devo stare dentro di lei.
Parcheggio sotto casa sua mentre lei si è un attimo ripresa e sembra tornata la Signora Cinzia di poco prima, col sorriso malizioso ma non ancora a gambe aperte.
Vuoi salire, mi chiede sperando che accetti perché l'orgasmo di poco prima non è certamente stato sufficiente a saziare la sua fame, malgrado abbia goduto intensamente. 
Mio figlio non tornerà prima di domani sera e io sono sola e se vuoi approfittare di me, sarò molto felice di accoglierti nel mio letto, mi sussurra speranzosa. 
Prendo il cellulare e chiamo mamma raccontandole una bugia a fin di bene o meglio di pene, resto dormire dal mio amico e naturalmente mamma non ha niente da obiettare.
Certo se sapesse che sto per infilare l'uccello nella fica della Signora Cinzia che è sua coetanea, non so se sarebbe felice ma a questo penserò eventualmente se dovesse venirlo a sapere.
Intanto appena dentro casa Cinzia mi abbraccia e comincia tra noi la gara a baciare e a spogliare l'altro e qualche minuto dopo siamo sul letto avvinghiati e la sua mano esperta guida il mio pene dentro di lei.
END

giovedì 15 gennaio 2026

La Serata di Mamma

Mamma dove vai vestita così, le chiedo mentre si guarda allo specchio in una tenuta che appare terribilmente sexy e mi accorgo che tenta di farsi un selfie, come se io non potessi accorgermene.
A quasi sessant'anni mamma è una magnifica femmina e si veste così solo per una ragione, stasera vuole uscire a caccia di maschi.
Da quando si è separata da papà che l'ha lasciata per una donna molto più giovane, ha deciso di vivere una seconda vita, quella più vera, con una se stessa più vera.
Intendiamoci, mi fa piacere che non si sia messa a struggersi per aver perso quello che sembrava l'uomo della sua vita, ma un po' di gelosia nei suoi confronti non riescono a non provarla.
Mentre le dico che è stupenda vestita in quella maniera, l'abbraccio e la stringo in modo che possa sentire la mia erezione contro il suo sedere.
Ma dai Marco cosa stai facendo, prova a respingermi ma sento da come trema che le fa piacere sentire la mia passione dura contro il suo corpo maturo.
La afferro per i seni e poso sulle labbra sul suo collo nudo, baciandola e mordendola in una zona che so essere molto sensibile e con la certezza di averle fatto bagnare le mutandine. 
Giochiamo in quella maniera da quando ero un ragazzino che non riusciva a capire come mai toccandole le tette o le cosce, sentiva il cazzo diventare duro, ma comunque ne approfittava. 
Mamma all'epoca non mi ha mai impedito di toccarla, perfino quando le mettevo una mano tra le cosce, per sentire quanto era calda là in mezzo.
Forse quando sono diventato più grandicello e ha visto che il mio pene era diventato come quello di un uomo, ha avuto qualche scrupolo in più ma in ogni caso non si è mai sottratta alle mie attenzioni. 
Ti vesti come una puttana, le sussurro all'orecchio ma anche quel complimento così offensivo, non fa altro che vibrare ancora di più tra le mie braccia.
In realtà non è che sia poi così sconcia, certo la scollatura è ampia e la gonna è abbastanza corta sopra le autoreggenti e gli stivali fanno molto puttana sui viali ma in fondo è un sexy castigato. 
Fortunato quello che troverai e che ti porterai a letto, continuo a dirle con un tono di invidia che è impossibile nascondere nelle mie parole.
Amore lo sai che amo soltanto te, tenta di difendersi, ma la gelosia è un sentimento stronzo che si accende in pochi istanti e mi porta a dirle delle cattiverie che non si merita la mia dolce mammina. 
Sei una troia, lo so che ti sei vestita così per andare a farti chiavare, la insulto ma per fortuna, rendendomi conto di quello che sto dicendo, mi ammorbidisco immediatamente. 
Non ha importanza, le dico, sei una donna libera e puoi avere tutti gli uomini che ti pare, scusami se ti ho detto quelle cose ma non sono riuscito a trattenermi. 
Mamma che era diventata tutta rossa in viso sentendo il mio sfogo si addolcisce e prende il mio viso tra le mani, baciandomi sulla bocca, accarezzando le mie labbra con la punta della lingua. 
Tesoro sai che amo soltanto te, ma ho delle esigenze e non posso chiederti di soddisfarle, perché sarebbe semplicemente un incesto.
Va bene mamma, non importa, forse è meglio che vai, le dico sorridendole con sincerità, prima che ti salti addosso e ti violenti.
Lei però vuole essere rassicurata e mi chiede se veramente non sono arrabbiato e finalmente quando riesco a convincerla che va tutto bene, mi dà un ultimo bacio e si dirige verso la porta per uscire. 
Quando sento la porta a chiudersi penso che tutto quello che mi resta da fare è andare in bagno a sfogarmi, in modo da togliermi il pensiero di lei e di quello che sta per andare a fare, oltre a quello che avremmo potuto fare lei e io insieme e che non si è realizzato.
Mi dico che non avrei dovuto lasciarla uscire anche a costo di portarla di peso in camera da letto, spogliarla e chiavarla, come avevo voglia di fare e ancora desidero.
In bagno davanti al lavandino mi guardo allo specchio mentre mi smanetto e chiudo gli occhi, sognando di averla tra le mie braccia mentre il mio pene è dentro la sua fessura bollente.
Mentre sono lì che sto per venire, sapendo che si tratta di un piacere amaro e non molto soddisfacente, la porta del bagno si apre e lei entra, mi guarda e mi dice, tesoro ci penso io.
Mamma è tornata da me, probabilmente è arrivata giù alla macchina e si è pentita di avermi lasciato da solo, oppure ha pensato che aveva già in casa quello che stava andando a cercare fuori.
Non so che cosa le abbia fatto cambiare idea ma sono felice che lo abbia fatto e sia tornata e ora stringa il mio pene tra le sue dita, e mi masturbi delicatamente e che il meglio debba ancora venire.
END


mercoledì 14 gennaio 2026

Tris D'Assi

Lei, La Nipotina 
Sono sfinita, la notte è stata lunghissima, zio Carlo mi ha penetrata in ogni modo, il suo seme è ancora dentro di me, il suo sapore è ancora nella mia bocca.
Provo a dormire un po' mentre le prime luci del mattino tentano di entrare nella camera da letto e io sono distesa a pancia sotto e abbraccio il cuscino.
Zio Carlo è lì al mio fianco, ne avverto la presenza e ogni tanto la sua mano mi accarezza le natiche, regalandomi altri brividi di eccitazione. 
Da una parte vorrei riposare, dormire un po' e riprendermi, dall'altra dentro di me la voglia di sentirlo penetrare nella mia fessura si riaccende come ieri sera.
Ieri sera, dopo che siamo andati in pizzeria come ogni tanto succede, lui è dovuto andare al bagno e la mia curiosità ha preso il sopravvento.
Girano voci da quando ero una bambina su di lui, sul suo pene, sulle sue misure extra e ora che non sono più una bambina, ogni tanto fantastico di trovarmelo nei miei sogni bagnati.
Ho scelto io la pizzeria, ci vengo spesso con gli amici e so che le porte del bagno non si possono chiudere a chiave, vedi mai che qualcuno si chiuda dentro e gli prenda un coccolone.
Così l'ho seguito, era presto e solo noi eravamo i clienti e mi è bastato aprire un po' la porta per vedere che non di sogni si trattava ma di solida, solidissima realtà.
Entra, mi ha ha detto lui, sorprendendomi con la sua voce sensuale, lo so che lo vuoi vedere, ho fatto un passo ed eccolo lì, grande, enorme, la cappella gonfia che lui teneva in mano per me.
Ti faccio un pompino, ho mormorato cadendo ai suoi piedi ma zio Carlo mi ha tirata su e lo ha messo via, dicendo che non era il posto e il momento adatto.
Durante la cena ho notato come fosse diventato cupo, dallo sguardo e da come non parlasse, stava pensando sicuramente a come comportarsi con la sua nipotina troia.
Quando siamo usciti siamo andati a fare la solita passeggiata e lui è stato molto chiaro, questa cosa tra noi era una follia, lui è il fratello di mia madre che se sapesse lo ammazzerebbe.
Ha cercato di mettermi tranquilla, dicendo che gli piaccio, sono bellissima (ed è vero) ma diciassette anni sono pochissimi contro i suoi sessanta.
Ha parlato di numeri ma gli unici che mi interessavano, gli ho detto, sono le misure del tuo pene e finalmente si è messo a ridere e poi è tornato silenzioso.
In macchina mentre mi riportava a casa gli ho preso la mano e l'ho portata senza perdere tempo tra le gambe, volevo fargli sentire com'ero eccitata, bagnatissima.
Lui mi ha lasciata fare e quando le sue dita hanno sfiorato la mia fichetta deve aver sentito come una scossa elettrica e ha detto va bene, basta, ti porto a casa mia.
Lui abita poco lontano dalla pizzeria, appena nel suo appartamento ho chiamato mamma, con la scusa che zio fosse un po' brillo ed era meglio che non guidasse, mi sono guadagnata una notte a casa sua, nel suo letto.
Finita al telefonata lui era seduto sul divano ad attendermi e sono andata proprio davanti da lui e gli ho detto di togliermi le mutandine.
In quel momento l'ultima sua remora è caduta e tremando ha abbassato il mio intimo e attirata verso di sé, posando la bocca appena sopra la mia fessura accaldata.
Ha iniziato a dirmi che sono bella, fantastica, meravigliosa e ho dovuto farlo smettere, l'ho spinto contro lo schienale e mi sono buttata ai suoi piedi.
Ero come febbricitante, il mio sogno erotico più grande si stava avverando, gli ho slacciato i jeans, aperto la zip, scostato lo slip e il suo enorme uccello è apparso già eretto, pulsante di voglia.
L'ho baciato sulla cappella mentre lui guaiva come un cucciolo in calore e a fatica l'ho preso in bocca, incurante del suo sapore acre.
Gli ho accarezzato contemporaneamente le palle che erano gonfie, in tensione, piene di seme ma non l'ho sbocchinato a lungo, no, volevo altro.
L'ho cavalcato, sedendomi su quel palo di carne dura e lui ha scoperto che non ero vergine (grazie a un suo amico con meno remore) e mentre facevo l'ascensore mi ha baciato i seni e morso delicatamente i capezzoli.
Non sborrare, l'ho pregato, con quel cazzo e col suo seme abbondante mi avrebbe sicuramente messa incinta all'istante e volevo sentirlo tutto dentro di me, senza gommino, senza barriere.
C'è riuscito, sono venuta in un modo pazzesco e poi lui mi ha presa e trasportata di peso nel suo letto, dove abbiamo trascorso il resto della notte e ora sono qui, disfatta, sazia ed è una bellissima sensazione.
Lui, Lo Zio
Pronto, ciao devo parlare piano perché potrebbe sentirmi, è sveglia di là in camera e si, è stata una lunga notte d'amore, come mi avevi chiesto che fosse.
Si, ti confermo che non è più vergine, il sospetto che avevamo ora è una certezza, mi ha detto che è stato X, il nostro amico X a deflorarla, ed è possibile, quello è un porco che adora le ragazzine.
Si, l'ho anche iniziata alla sodomia e ti dirò che sembra molto portata, ha sofferto ma ha stretto i denti e alla fine le è piaciuto e ha detto che come contraccettivo era perfetto.
Vero, ti assomiglia molto e non parlo fisicamente, parlo di quanto è troia, adora il cazzo e per fortuna adora il mio, altrimenti chissà che casini combinerebbe.
Lo so che sono un maschilista ma ti giuro che è proprio come eri tu alla sua età e di notte venivi nella mia stanza e nel mio letto per lo stesso motivo.
Giusto, sono un porco, ho approfittato di lei, della sua femminilità per farmi una teenager vogliosa alle prime armi ma forse non tanto inesperta, da come me lo ha preso fuori per chiavare.
È stata lei a farlo, a sedersi su di me e a condurre la danza e a ordinarmi di non venire per non metterla incinta e dopo, quando le ho chiesto di darmi il buchetto è stata entusiasta.
Avresti dovuto vedere come le luccicavano gli occhi al pensiero di ricevermi nel suo culetto, e anche dopo, mentre resisteva alla sofferenza e poi che orgasmo che ha avuto.
Si, ha gridato quando è venuta, mi ha incitato a sfondarla, ha detto che era la mia troia, la mia puttana, una magnifica porcellina vogliosa che godeva senza freni, proprio come eri tu.
Adesso la lascio dormire, deve riposare e poi la riporto a casa, sempre che non le venga voglia di ricominciare, cosa che non mi sorprenderebbe.
Va bene, va bene, le dirò che mi hai chiamato e che devo riportarla a casa, d'accordo, guarda che sono stanco anche io, è stata una notte pesante e ho una certa età.
Ciao, a più tardi.
L'Altra, La Mamma
Claudia mia figlia è proprio uguale a me, come dice mio fratello Carlo non esteriormente, ha le stesse mie voglie, lo stesso desiderio nei confronti degli uomini.
Per questo preferisco che sia lui ad approfittare della mia bambina che ha solo diciassette anni e ha già perso la verginità e sempre con uno della stessa età.
Davvero mi somiglia, ero così, inseguivo uomini maturi alla sua età anche se non così dotati come Carlo, volevo godere con loro e farli godere, anche se a volte erano delusioni forti.
Quelli che non gli si rizzava, quelli egoisti che venivano subito e che dopo un pompino mi lasciavano frustrata e piena di voglia a bestemmiare.
Per fortuna che avevo Carlo sempre a disposizione e quel suo pene immenso e pronto a farmi godere e a farmi dimenticare le delusioni.
Grazie a lui sono sempre stata una donna soddisfatta sessualmente, anche dopo che mi sono sposata e mio marito, passati i primi tempi entusiasmanti è diventato un'ameba senza voglie.
Specie quando ero incinta di Claudia, è stato Carlo a consolarmi e se non ho una voglia di cazzo stampata in fronte è merito suo, non di mio marito.
Carlo mi aveva detto che dopo sposata non avremmo più avuto rapporti ma quando gli ho spiegato che dopo avermi messa incinta mio marito mi aveva praticamente abbandonata, è tornato da me.
Anche se avevo il pancione, lui con molta attenzione alle mie condizioni mi ha penetrata e regalato istanti molto piacevoli per una donna in attesa.
Tra l'altro poteva venire tranquillamente, lo ha fatto più volte e ha continuato anche dopo che è nata Claudia, visto che mio marito ha proprio smesso di cercarmi e io ho accettato la sua scelta, tanto avevo il pene di mio fratello a disposizione.
Adesso avrà due donne di cui occuparsi, da fare godere ma non penso sia un grosso problema per lui e per il suo bellissimo uccello.
Non sono gelosa, anzi sono felice che soddisfi anche mia figlia, non sono sicura però di come Claudia la prenderebbe se sapesse che è il mio amante da sempre.
Lui, Lo Zio
Claudia si è alzata, ha trovato pronta la colazione che le avevo preparato ma voleva altre proteine e mi ha fatto un delizioso pompino, mandando giù tutto il mio liquido seminale.
Ha gustato la colazione come il mio pene e il mio sperma con la giusta soddisfazione dei giovani, poi ha lasciato che la riaccompagnassi a casa dalla madre, da mia sorella amante.
Quando Marta ha aperto la porta era raggiante, tanto quanto Claudia, è felice che sia io a occuparmi delle voglie della figlia, quanto delle sue.
Appena si sono abbracciate ha cominciato a sgridarla, dicendo che non si era lavata i denti ma sospetto che sia perché deve aver sentito l'alito allo sperma di Claudia e forse un po' di gelosia l'ha colta.
Le ho lasciate sole e sono andato via e più tardi mi sono arrivati i loro messaggi su WhatsApp, praticamente identici, tutte e due vogliono sapere quando possiamo vederci.
Tutte e due allegando foto delle loro fiche bagnate, aggiungendo dettagli su come e cosa dovrò fare per soddisfare le loro voglia sessuali.
Tutte e due le ragazze richiedendo una foto del mio pene mentre mi masturbo sulle loro foto e ovviamente la prima cosa che ho fatto tornando a casa, è stato un selfie al cazzo che grondava sborra.
Un pensiero mi ha colto mentre godevo sbrodolando nel bidè, chissà se un giorno potrò godermi le due troiette insieme, nello stesso letto tutti e tre.
Cioè, non voglio dire che madre e figlia debbano giocare tra loro ma tipo che una prende il mio cazzo e lo infila nel culo dell'altra, per dire.
O che lo baciano insieme e lo fanno esplodere insieme, dividendosi da brave amichette lo sperma che entrambe sanno come richiamare dalle mie palle e senza sprecare una sola goccia.
Vabbè, magari è troppo, meglio accontentarsi che alla mia età due amanti separate iniziano a diventare faticose da gestire, figuriamoci insieme, in Tris.
END

martedì 13 gennaio 2026

Adorando Zia

Perché con lei posso fare di tutto e anche parlare di tutto, zia è la mia amante, la mia troia, la mia puttana e anche un po' mamma, oltre a essere la mia confidente.
Quando dopo aver fatto l'amore parliamo del nostro rapporto incestuoso, analizziamo l'attrazione che abbiamo l'una per l'altro, molto liberamente.
Parliamo spesso di mia madre, sua sorella, di come la prenderebbe se sapesse che andiamo a letto insieme e della sua predilezione per la sodomia.
Una cosa che mi è piaciuta da quando siamo amanti è che questa sua passione l'ha scoperta con me, grazie a me e alla mia adorazione per il suo bel culone.
Zia non è sposata ma ha sempre avuto dei compagni con i quali ha sempre fatto quello che fa un femmina calda, rapporti completi, orali, manuali, tutto tranne i rapporti anali.
Nemmeno un ditale e il suo buchetto l'ho sverginato io, dopo aver scoperto quanto le piace essere stimolata e penetrata dalla porta posteriore.
È il nostro segreto nel segreto, scommetto che se confessasse a mamma il nostro rapporto intimo, non le direbbe mai che si basa essenzialmente sulla sodomia.
Sono l'unico che ha scoperto la vera femmina nascosta dentro la femmina, quando innamorato del suo culone ho iniziato a fare quello che nessuno aveva mai fatto.
Come quando per sentire se una pila è carica, tocchi con la punta della lingua il bottoncino, il polo positivo, il catodo e avverti una piccola scossa elettrica.
Esattamente quello che è successo quando con la punta della lingua ho sfiorato il suo buchetto e zia è come collassata e ho sentito l'elettricità che ha trasmesso alla mia lingua.
Da quel momento, poco alla volta, ho scoperto come farla schiava del suo stesso desiderio, passando dalla lingua alle dita e poi alla penetrazione completa.
Un climax fantastico e quando zia mi concede la sua parte segreta riproduco quegli attimi, titillando il buchino prima con la lingua e poi aprendo quel fiore delicato con le dita.
Sposto le labbra sulla sua fica che a quel punto è una rosa bagnata di rugiada e penetro con indice e medio appaiati, mentre lei è in trance eroanale.
Una volta che il buchetto si allarga contraendosi, spasimando per essere violato, posso infilarci il pene senza timore di farle male e affondare dentro di lei fino alle palle.
Posso garantire che quando zia è in quelle condizioni, col mio cazzo nel suo buco più profondo, è in mia completa balia e potrei fare qualsiasi cosa di lei, del suo corpo e anche della sua mente.
È molto bello e interessante anche dopo il piacere, quanto zia resta distesa pancia sotto e io mi ritiro dal suo buchino, lasciandola rilassata e felice.
Resto comunque accoccolato su di lei e per un po' rimaniamo così, a parlare di questa scoperta anche se non è più una cosa recente. 
Anzi è lei che parla, lei mi fa sentire come se fossi il suo analista ed effettivamente è un bel doppio senso, sono quello che prima la "analizza" sessualmente e poi mentalmente.
Zia è felice di aver scoperto questa sua inclinazione e nello stesso tempo sente rimorso di aver sedotto il figlio di sua sorella che probabilmente non sarebbe contenta se lo sapesse. 
Di tanto penso anch'io che se mamma fosse informata della nostra relazione non sarebbe felice ma il pensiero di infilare il pene nel culo di zia mi toglie ogni remora.
In ogni caso il nostro sarebbe un incesto non pericoloso, perché se anche scegliessi di depositare il mio seme nella sua fica, lei non potrebbe rimanere incinta, essendo in menopausa.
Qualche volta un pensiero davvero incestuoso mi passa per la mente, visto che mamma e zia si assomigliano molto e quando erano più giovani venivano scambiate l'una per l'altra. 
Ora le cose sono un po' cambiate e mentre zia ha queste forme più abbondanti, mamma è rimasta più snella ma guardandole per bene si notano ancora diverse somiglianze.
Stamattina ho fatto un sogno strano in cui zia era presente, anche se non facevamo nulla di quello che di solito facciamo insieme quando siamo soli.
Poi è arrivata mamma con uno strano taglio di capelli, un caschetto che le ricadeva sulla fronte ma la parte posteriore della sua testa completamente rapata, una cosa davvero assurda.
Il mio inconscio si deve divertire tantissimo, approfittando della mia passione per zia, per trasferirla su mamma anche se in maniera molto particolare.
Forse dovrei parlare di questo con zia e affrontare non solo la possibilità che mamma venga a sapere del nostro rapporto ma anche della possibilità che mi venga voglia di infilarmi nel letto di sua sorella. 
È strano perché mentre zia mi ha sempre appassionato fin da piccolo, non ho mai avvertito la stessa attrazione per mamma che è sempre stata solo ed esclusivamente la mia mammina dolce. 
Zia ha cominciato a scaldare i miei sogni fin da quando ero un ragazzino che si masturbava immaginandola in ogni tipo di situazione erotica.
Ora che sono diventato l'amante di zia e che ci vediamo abbastanza spesso per godere insieme, ho smesso di masturbarmi pensando a lei ma la mia fantasia ogni tanto galoppa per i fatti suoi.
Che cosa succederebbe se zia confessasse a mamma che andiamo a letto insieme e magari che il nostro sesso è di un tipo molto particolare e molto più intenso di quello solito?
Nella realtà so bene che mamma farebbe il diavolo a quattro ma la mia fantasia la vede invece diventare morbosamente invidiosa della sorella. 
Invidiosa al punto da imitarla nella seduzione di un figlio che sarebbe ben lieto di accontentarla, come ha accontentato la zia in carne.
Quando questi pensieri mi tormentano, non faccio nulla per scacciarli perché in fondo l'idea di andare a letto con zia e con mia mamma viste come la stessa persona, mi affascina davvero. 
Smetto di pensare a mamma quando sono tra le cosce di zia o dentro il suo buco meravigliosamente stretto, nel quale possa riversare il mio amore e il mio seme.
Però non riesco a non pensare che anche mamma una volta nuda insieme a me nel suo letto decida di donarmi il suo buco più prezioso e ancora intonso. 
Che cosa meravigliosa sarebbe come già ho avuto l'occasione di fare con zia, scoprire che anche mia madre ha la stessa passione per la sodomia incestuosa.
END

Medicando Deanna

Qualche giorno fa ha nevicato abbondantemente e siccome non sono passati a ripulire le strade come si dovrebbe ora è rimasta la neve ghiacciata a imbiancare il panorama.
Il bar comunque è pieno perché le persone hanno sempre bisogno di un luogo caldo in cui ritrovarsi, anche solo per prendere un caffè e questo vale per Deanna e anche per me.
Quando sono arrivato lei era già all'interno che parlava con lo zio del più e del meno come fanno di solito, e io le ho rivolto solo un sorriso da lei corrisposto.
Da tempo la osservo quando vengo a prendere il caffè e lei è impegnata a parlare con il suo congiunto e riesco a cogliere i suoi sguardi e i suoi sorrisi. 
Ma oggi come sempre dopo aver preso il caffè pago e me ne esco cercando di non scivolare sulla neve gelata e arrivo sano e salvo alla macchina. 
Non riesco nemmeno a mettere in moto che il telefono suona e mi ritrovo impegnato in una conversazione che dura una decina di minuti. 
Il tempo in cui Deanna finisce la sua conversazione con lo zio ed esce dal bar per venire verso la sua automobile che è parcheggiata a fianco della mia. 
Purtroppo qualche metro prima di arrivare a infilare la chiave per aprire lo sportello la vedo scivolare e sbattere col sedere a terra, lanciando un gridolino di spavento. 
Esco dall'auto e vado a controllare che non si sia fatta male ma la sua prima reazione è quella di non allarmare lo zio che è rimasto dentro al bar. 
Mi spiega che è anziano e malato e se la vedesse che si è fatta male o che è caduta, probabilmente gli verrebbe qualche accidente e quindi dobbiamo fare in silenzio. 
Ma lo zio sembra non accorgersi proprio di nulla perché uscendo dal bar a sale sulla macchina parcheggiata appena fuori la porta, negli spazi riservati e parte in tromba.
Nel frattempo ho aiutato Deanna a rialzarsi e mi sembra piuttosto addolorata, per cui mi offro di accompagnarla a casa, perché non penso che riuscirebbe a guidare.
Le sue proteste non sono particolarmente convinte così riesco a farla salire e parto in direzione di casa sua che non è poi molto distante. 
Arrivati a casa l'aiuto a scendere e ad aprire la porta, così lei ne approfitta per chiedermi se voglio farle compagnia o forse perché teme che il dolore aumenti e che le venga la necessità di andare al Pronto Soccorso.
Deanna è una donna over 60 con un fisico da bambina e quando si spoglia per controllare il punto su cui è caduta Io resto a guardarla ma la bocca aperta. 
Si toglie i pantaloni e resta con le mutandine e la parte di sopra completamente vestita ma viene a mettermi il suo bel sederino sotto il naso, con la scusa di controllare se ha un bozzo.
Si stende sul suo divano a pancia sotto e mi invita a controllare la zona che le duole, così posso godermi le sue belle curve che normalmente sono sottolineate dai pantaloni che indossa quasi sempre.
Le chiedo se posso abbassare un po' le mutandine che coprono in parte la zona arrossata lì dove parte il solco che scende tra le sue natiche rotonde. 
Forse sarebbe meglio toglierle, mi dice Deanna facendo nascere in me il sospetto che si stia divertendo come una bambina a mostrarmi quella parte nuda del suo corpo. 
Non arrivo a tanto ma infilando le dita ai lati sotto l'elastico e sfiorando la pelle dei suoi fianchi, le scosto quel tanto che basta per osservare l'arrossamento.
Le confermo che la parte su cui ha sbattuto è molto arrossata e probabilmente potrebbe gonfiarsi se non mettiamo il ghiaccio, così Deanna mi prega di andare nel freezer a recuperare una tavoletta gelida.
Quando torno la avvolgo in un fazzoletto e la poso appena sopra il suo delizioso sederino che resta completamente visibile ai miei occhi deliziati. 
Devi stare così almeno un quarto d'ora, le comunico con la voce più neutra possibile, malgrado la visione delle sue natiche nude mi turbi abbastanza. 
Per i dieci minuti successivi facciamo quella conoscenza che non abbia mai fatto in tutto il tempo da quando ci incontriamo al bar al mattino, quando lei continua a parlare con lo zio e io prendo il caffè, dopodiche me ne vado, magari lanciandole un sorriso timido. 
Guarda che non ti mangio mica, mi dice Deanna girando la testa verso di me regalandomi un bel sorriso, ma a quanto pare siamo riusciti a fare conoscenza lo stesso.
Già, le confermo e poi le chiedo se ha una crema da spalmare sul parte arrossata ora che il ghiaccio ha impedito che si gonfi, qualcosa che le attenui un po' il dolore.
Deanna mi manda a prendere il Voltaren e quando torno da lei mi invita a togliere la tavoletta dal suo sederino e a spalmaglielo, sempre con quella espressione birichina che la caratterizza.
Potresti scaldarmi che quella roba è gelata, mi chiede, e io non trovo altro da fare se non posare le mie mani calde sul suo sedere e godere i suoi sospiri quando quel contatto la riscalda e non solo esternamente. 
Poi siccome non mi decido a togliere le mani dalle sue natiche rotonde, mi invita a spalmarle il Voltaren, cosa che faccio molto volentieri.
Spalmare una crema sulla pelle di una donna è un'operazione molto intima e anche eccitante, almeno quando mi capita di farlo ma a quanto pare anche per lei è piacevole sentire che le accarezzo il sedere.
Questa volta Deanna non mi dice nulla, anche se sto continuando ad accarezzarla quando ormai il Voltaren è stato completamente assorbito.
I suoi sospiri sono rivelatori di quanto le piaccia essere accarezzata ma a un certo punto devo smettere di farlo, anche se lei sta ancora facendo le fusa come una gattina. 
Continua che mi piace, sussurra Deanna ma a quel punto trovo il coraggio di infilare la mano di taglio nel solco tra le sue natiche, scendendo fino a sfiorare la sua fessura. 
Mi ritrovo con la mano bagnata dai suoi umori che mi confermano di non essere l'unico eccitato per quella operazione così intima e calda. 
Le mie carezze la conducono all'orgasmo che Deanna gode sospirando a lungo e gemendo come una cucciola in calore, quando viene montata a dovere.
Quando levo la mano la osservo come se avessi toccato qualcosa di sacro e il profumo che mi arriva alle narici mi piace da morire.
Deanna si rialza dal divano, si sistema le mutandine e i pantaloni, dopodiché prende il mio viso tra le mani e mi bacia sulle labbra sorridendo di felicità. 
Purtroppo non ha il tempo di ringraziarmi come vorrebbe perché deve andare al lavoro da qualche parte ma non mi fa mancare i suoi baci, inoltre con la mano viene a sincerarsi che la mia devozione per lei si sia trasformata in una bella erezione. 
La sua carezza mi fa venire voglia di ributtarla sul divano, di spogliarla e di godermela come si deve ma non ho nessuna intenzione di violentarla.
Deanna mi prende per mano e mi chiede di riaccompagnarla alla macchina ora che le sembra di stare meglio, così poco dopo siamo di nuovo davanti al bar. 
Scendo per aiutarla a salire in macchina senza correre il pericolo di cadere un'altra volta e lei solleva lo sguardo e mi sorride, dandomi appuntamento alla prossima caduta. 
Resto sbalordito dopo quelle parole ma lei si mette a ridere e mi dà un vero appuntamento per la sera stessa a casa sua, così potrò ripetere la medicazione appena eseguita.
E magari avere qualcosa di più di qualche bacio e una strizzatina.
END





lunedì 12 gennaio 2026

Capodanno Con Sorpresa

Per la prima volta da quando i miei genitori si erano separati, fui invitato a una festa di fine anno da un gruppo di amici purtroppo tutti maschi, in una casa sui colli bolognesi, proprio quelli della canzone di merda.
Allora non avevo una ragazza e nemmeno frequentavo una compagnia mista, per cui per forza di cose accettai l'invito di un ex compagno di scuola e del suo gruppo di amici che più o meno conoscevo.
Il mio amico si raccomandò di non dire a mia madre e a nessuno dove si sarebbe svolta la festa e il perché lo avrei imparato a mie spese quella notte.
Vivevo con mamma perché papà era sempre in giro per il mondo per lavoro, non avevamo grazie a lui problemi di soldi e mamma era tornata ad essere una ragazzina libera di fare quello che le pareva.
Ragazzina nel senso che si era data alla caccia al maschio e ogni tanto ne trovavo qualcuno in giro per casa, in realtà mamma mi aveva avuto tardi, quasi a quarant'anni, in zona Cesarini.
A quasi sessanta era ancora bellissima, specie per me e riusciva ad attrarre senza fatica uomini molto più giovani di lei e persino dei miei coetanei che la bramavano apertamente.
La sera del 31 il mio amico passò a prendermi con la macchina che gli aveva appena comprata il padre, fresco di patente ma per fortuna molto attendo e prudente al volante.
La festa doveva iniziare un paio d'ore prima della mezzanotte e più o meno alle 22 entrammo dal cancello di una bella villa sui colli dove già altri attendevano.
Mi aspettavo la solita storia, roba da mangiare e ancora di più da bere, qualche spinello perché non eravamo un gruppo da roba pesante e musica ad alto volume.
Avevo tirato fuori un po' di soldi per finanziare la festa proprio come tutti gli altri invitati e devo dire che la roba da mangiare era buona e ancora meglio quella da bere, champagne compreso.
Andando a quel tipo di festa da anni, la mia speranza era che la colonna sonora fosse decente e fui accontentato da chi doveva scegliere cosa ascoltare tutti quanti.
Fortunatamente, malgrado il rumore e la musica a tutto volume, mi accorsi che mamma mi stava chiamando, trovai un punto in cui c'era campo e un po' di silenzio e la richiamai, visto che non ero riuscito a risponderle in tempo.
Anche lei doveva essere in un posto rumoroso grazie anche alla musica perché faticammo a parlarci e a sentirci ma alla fine ci riuscimmo.
A mamma avevo raccontato che avrei passato l'ultimo dell'anno come quello precedente, a casa di uno che però abitava da tutt'altra parte, nella bassa verso Ferrara e lei ci aveva creduto.
Invece lei mi aveva detto di essere stata invitata dal solito gruppo di amici che si era fatta da quando si era separata da mio padre che in quel momento era negli USA, chissà cazzo dove ma che di sicuro mi avrebbe chiamato al mattino per farmi gli auguri per il nuovo anno, come faceva sempre da quando se ne era andato.
Salutai mamma rassicurandola che non avrei bevuto molto e che il mio amico era molto prudente in macchina ed era vero, e che se al mattino fosse stato ubriaco, avrei chiamato un taxi per tornare a casa e con lui non sarei salito.
In effetti era quello che avevo pensato di fare perché sicuramente il mio amico avrebbe fatto il pieno di alcool e spinelli durante la festa e al mattino difficilmente sarebbe stato in grado di guidare in sicurezza fino a casa sua, figuriamoci alla mia ma di certo non mi limitai col bere.
Comunque lui lo persi di vista e andai in giro per la villa ascoltando una buona colonna sonora, mangiando discretamente e bevendo più che altro e verso mezzanotte ero brillo ad alzare un altro calice al nuovo anno che arrivava.
Insomma sembrava la solita cosa, quando verso l'una, mentre ero quasi completamente ubriaco, il padrone di casa che conoscevo appena, disse al DJ di fermare le danze e fece un breve discorso.
Salve a tutti, disse con la voce abbastanza ubriaca amplificata in tutta la villa, in questo nuovo anno ho una sorpresa da farvi, con l'auspicio che quello che succederà tra poco, sia quello che vi accadrà per tutto l'anno.
Dopo aver pregato tutti i presenti di radunarsi nel salone più grande della villa, ci fece entrare e metterci in cerchio intorno a quello che pareva un set cinematografico, momentaneamente al buio.
Un riflettore montato a soffitto illuminava a giorno un punto preciso al centro del salone su cui avevano piazzato un folto tappeto scuro.
Ora, disse il nostro anfitrione, salutate la nostra amica, la Signora Fortuna, che ci allieterà nelle prossime ore, cambiando completamente il volto a questa festa di soli maschietti.
Sapevo che alla festa erano state invitate una cinquantina di persone, ma più della metà aveva dato forfait proprio a causa della presenza di soli maschi, perciò dovevano essere non più di una ventina quelli in circolo al mio fianco.
Col fiato sospeso restai a guardare la donna che avanzava nel buio della sala e che venne a fermarsi proprio al centro del cono di luce del riflettore, mano nella mano col padrone di casa.
Era completamente nuda, tranne i tacchi vertiginosi che indossava e si era lasciata bendare così che l'organizzatore della festa l'aveva chiamata Fortuna.
Miss Fortuna, disse, questa sera si esibirà come mai prima, felice di soddisfare una folta platea maschile, senza nemmeno pretendere un cachet.
A quanto pareva la matura Dama che aveva accettato di presenziare nuda alla festa era stata arruolata grazie a una ricerca via Internet e si trovava lì non solo a titolo gratuito ma per il proprio piacere personale, essendo fortemente esibizionista.
Caspita pensai, e come si esibirà visto che nuda lo è già, forse si masturberà di fronte a due decine di maschietti arrapati pronti a segarsi per lei ?
La realtà fu molto più benevola per noi presenti, perché il nostro anfitrione dopo averci fatti mettere tutti in fila per uno, annunciò che avevamo diritto tutti quanti a un pompino. 
Quando fece questo annuncio, il mormorio nella sala divenne per qualche istante un grido di battaglia di un gruppo di giovani col pene pronto a esplodere in grazia della Signora Fortuna che inginocchiata sul tappeto, attendeva il primo fortunato.
Forza, disse il padrone di casa nel microfono, giù i pantaloni e mettetevi in fila a mezzaluna così da poter ossevare la Signora Fortuna all'opera, e aspettate il vostro turno.
Mi trovavo a metà circa della fila col pene in mano e nell'attesa guardai la Signora Fortuna alle prese col primo fortunato cazzo che fece scivolare tra le labbra.
Mentre eccitato mi masturbavo guardandola, il padrone di casa passò con un altro che gli faceva da cameriere e mi mise in mano una bottiglia di spumante da cui bevvi a collo per farmi coraggio.
Intanto il primo della fila eiaculò tra le labbra della Signora Fortuna che sorridendo sotto la benda nera, parve gradire la colata di liquido seminale discesa nella sua bocca.
Uno, due, tre, sette pompini e mi ritrovai dietro l'ottavo fortunato che proprio come gli altri prima di lui, in pochi istanti sborrò nella accogliente bocca della Signora Fortuna che inghiottì l'ennesimo cocktail di seme maschile.
In quel momento il padrone di casa arrivò con un flute di champagne che porse alla Signora Fortuna per rinfrescarsi la bocca e la gola, dopo le sette eiaculazioni appena ingerite.
Così quando arrivò il mio turno di infilarle il pene tra le labbra, trovai un fresco delizioso che mi impedì di esplodere all'istante e la costrinse ad accarezzare le mie palle gonfie per farmi venire.
Mentre il padrone di casa ripeteva nel microfono che la Signora Fortuna non si poteva toccare per nessuna ragione ma che solo lei poteva toccare noi, sborrai copiosamente nella sua bocca di velluto.
E quando lei quasi sputò fuori il mio pene per inghiottite lo sperma, questo colpì la sua benda da sotto in su, facendola sollevare e in quel momento mi resi conto di una cosa impossibile.
Anche senza incrociare i suoi occhi che rimasero nascosti dalla benda, mi resi conto che conoscevo bene la Signora Fortuna e restai sasso fermo, immobile davanti e lei, finché il tipo dietro di me non mi spinse via.
Lei invece si rimise a posto la benda e trovato un altro pene da deliziare, si occupò del decimo pompino con la stessa dedizione dei precedenti.
Ero ancora mezzo istupidito dalla scoperta quando l'amico che mi aveva accompagnato alla festa che aveva già goduto di un pompino in precedenza, si venne a congratulare con me.
Siccome ci avevo messo un po' più di lui e degli altri a godere nella bocca della Signora Fortuna, lui ci teneva a farmi le felicitazioni.
Così gli chiesi chi fosse quella donna in ginocchio a spompinare maschietti, anche se sapevo già bene chi fosse e lui mi spiegò alcune cose.
L'avevano trovata su internet, cercando una troia esibizionista, si espresse proprio così, una che non era più giovane ma che con la benda e nella luce scarsa del salone sarebbe stato difficile capire che si trattava di una sessantenne.
Una che aveva espresso l'unico desiderio di poter succhiare cazzi a profusione e bere litri di sborra calda, stavolta parole della Signora Fortuna, non del mio amico.
Che mentre lui mi spiegava, continuava a fare pompini, arrivando a venti come niente e proprio allora il padrone di casa annunciò che chi voleva, poteva servirsi ancora dei suoi servigi.
E in effetti quasi tutti quelli che si erano messi in fila per il primo pompino, si presentarono davanti a lei per il bis, tranne il sottoscritto e pochissimi altri, tutti completamente fatti o bevuti per poter avere un'altra erezione.
Verso le cinque del mattino, la Signora Fortuna era ancora a bocca piena, a deliziare giovani uomini che in cambio provavano inutilmente a dissetarla, uno dopo l'altro, senza soluzione di continuità.
Così, senza dire nulla al mio amico e al padrone di casa, uscii fuori a prendere aria e chiamai un taxi che arrivò dopo un'oretta buona, mentre dentro la villa la festa del pompino pareva dover continuare in eterno.
Arrivato a casa la sbornia mi era passata grazie a quella rivelazione e non sapendo bene che fare, mi ficcai nella doccia e poi direttamente a letto.
Non mi ero ancora addormentato che la porta della mia camera si aprì e mamma si affacciò per controllare se ero rientrato e vedendomi sotto coperta venne a sedersi sul bordo del letto.
Tutto bene amore, mi chiese con una voce tutt'altro che stanca malgrado anche lei avesse passato in piedi la notte, ti sei divertito?
Si mamma, risposi con poca convinzione, ripensando al pompino che mi ero goduto e alla scoperta di chi fosse la Signora Fortuna, esibizionista e bocchinara magnifica.
Perdonami se ti ho svegliato, disse mamma, riposati che vado anche io a letto a fare una dormitina e se ti va ti preparo qualcosa per il pranzo.
Non le risposi nemmeno e lei prima di lasciarmi si chinò a darmi un bacio umido e caldo sulla guancia, poi mi rimboccò le coperte e uscì.
Nel caso avessi avuto ancora qualche dubbio su chi fosse la Signora Fortuna, il suo bacio o meglio il suo alito all'aroma di sperma me li dissipò immediatamente.
END

Un Buon Anno Per Giorgia

La sera dell'ultimo dell'anno, Giorgia come aveva sempre fatto negli anni precedenti, si era aggregata a una comitiva di amiche e amici all'incirca della sua età. 
Era una sessantenne di bell'aspetto che a suo tempo era stata una donna bellissima e su cui purtroppo il tempo aveva lasciato i segni con i quali lei combatteva.
Come succede sempre in queste serate, la partenza era stata molto soft, con una cena troppo pesante e Giorgia aveva evitato molte portate, In compenso si era data da fare con le bollicine che apprezzava tantissimo. 
Allo scoccare della mezzanotte una serie di esplosioni dovute ai tappi delle decine di bottiglie che venivano aperte aveva dato il via alle libagioni notturne.
Giorgia era riuscita perfino a mangiarsi qualche leggera fetta di pandoro, nella convinzione che in quel modo avrebbe attenuato un po' l'effetto dell'alcol. 
In realtà verso l'una di notte era piuttosto brilla e quando il giovanotto che spiccava come una mosca bianca in mezzo a una festa per senior le aveva chiesto di seguirlo, Giorgia si era lasciata prendere per mano e portare in una saletta privata.
Il ragazzo che non era particolarmente bello ma avrà avuto un terzo della sua età, si era portato dietro oltre a Giorgia anche una bottiglia di champagne che aveva pagato a parte, perché non era previsto nel menù della festa. 
Forse non era bellissimo ma di sicuro era intraprendente perché dopo averle riempito più volte il calice e svuotato insieme la bottiglia, aveva cominciato a toccarla.
All'inizio l'aveva abbracciata come per sostenerla, visto che sembrava piuttosto alticcia ma poi aveva iniziato a ispezionare le sue tette, infilando le dita nella scollatura per cercare di denudarle un seno. 
Giorgia per quanto fosse brilla si rendeva conto perfettamente che il ragazzo stava approfittando di lei e lo avrebbe fermato anche da ubriaca se quelle carezze ruvide non le avessero fatto perdere la testa più dello champagne.
In quei momenti in cui lui, dopo averle tirato fuori un seno lo sollevava per baciarlo e per morderle il capezzolo, Giorgia stava pensando che era davvero tanto tempo che un uomo non le mostrava tanta attenzione.
Sentendo i suoi denti morderle la carne, capì che le sue mutandine si stavano bagnando come un tempo,  quando si trovava da sola con un maschio arrapato. 
Il giovanotto vedendo che non solo lei non si sottraeva ma si stava eccitando giusto per qualche bacio e qualche morso sul seno, prese coraggio e Giorgia sentì la sua mano ispezionarla tra le cosce.
Esitò soltanto un attimo e poi le allargò, lasciando campo libero e semaforo verde alla mano affamata che dopo aver controllato lo stato delle sue mutandine fradice, ne scostò l'elastico per accarezzare direttamente la sua fica.
Malgrado il ragazzo fosse decisamente poco esperto e fin troppo ruvido, dimostrando poca esperienza in quel campo, Giorgia capì che sarebbe venuta presto.
Da troppo tempo ne aveva la necessità e fare da sola era sufficiente soltanto a spegnere per poco le sue voglie che ritornavano fiammanti dopo qualche ora da un orgasmo goduto in solitudine.
Il giovanotto osando sempre di più, aveva unito indice medio nel farle un ditale simile a una trapanazione, tanto che Giorgia mise una mano su quella del ragazzo e gli chiese di fare piano. 
Il fortunato fanciullo rallentò la foga, Giorgia si adagiò sul divanetto e attese che il lavoro di mano la portasse all'orgasmo che arrivò così intenso da farla gridare.
Ovviamente in quella saletta poteva urlare affinché voleva, tanto nessuno l'avrebbe sentita, anche se non ci fosse stata una festa rumorosissima da cui era fuggita poco distante.
Mentre sospirava dopo il piacere, Giorgia vide il giovane alzarsi in piedi e calarsi i pantaloni e le mutande, portando alla luce un bel pene in erezione. 
Quando si avvicinò glielo prese con una mano, mentre con l'altra gli soppesava le palle e poi posò le labbra sulla cappella turgida dal profumo e dal sapore acre.
Che fosse per la poca igiene o per il fatto che il pene di quel giovanotto eccitato aveva naturalmente un odore forte, a Giorgia non importava perché quando lo prese in bocca assaporandolo pienamente, le parve di essere tornata la ragazzina che dispensava pompini ai suoi coetanei e non solo.
Giorgia non si era mai sposata ma in compenso aveva avuto una serie infinita di avventure o meglio, da ragazzina si divertiva a fare i pompini agli uomini che le piacevano e diventata donna aveva cominciato ad andare a letto con gli uomini selezionati nella stessa maniera con cui prima faceva i pompini.
D'altronde da giovane era bellissima e molto desiderata, oltre che nota per i suoi costumi libertini ma questa sua attrazione per i maschi era evaporata dopo i cinquant'anni.
Purtroppo dopo la metà dei cinquanta il suo corpo aveva iniziato a dare segni di cedimento, malgrado lei facesse di tutto per evitare di invecchiare almeno esteticamente.
Aveva combattuto contro i seni e il culo cadenti e contro la sua pelle che non era più quella morbida e vellutata di un tempo e anche per mantenere il viso il più giovanile possibile.
I risultati per lei non erano mai sufficienti ma per essere una matura sessantenne, era almeno secondo l'opinione comune ancora una bella donna che riusciva ad attrarre molti sguardi. 
E a quanto pareva, riusciva ancora a fare diventare duro il pene di un giovanotto poco più che ventenne, sempre che il suo estemporaneo amante, non fosse obnubilato dall'alcol.
Mentre pensava che il giovane che teneva prigioniero tra le labbra era pronto per godere, costui la sorprese levandole il pene dalle sue grinfie. 
Giorgia avrebbe volentieri assaggiato il sapore di quel seme acerbo ma a quanto pare il giovanotto aveva delle altre e più corpose intenzioni.
Girati, le disse il ragazzo mentre stava in piedi davanti a lei col pene che la puntava come un missile dritto in faccia e quando vide che lei non faceva quello che gli chiedeva, la prese di peso e la costrinse a mettersi prona sul divanetto.
A Giorgia venne da ridere e nello stesso tempo fu compiaciuta che quel ragazzo che aveva un terzo della sua età avesse così tanta voglia di lei.
Lo lasciò fare mentre le alzava il vestito da sera e le strappava letteralmente via le mutandine e poi avverti la presenza della cappella che le sfiorava le natiche alle spalle.
Il brivido che sentiva era fantastico e si abbandonò sul divanetto a pancia sotto come prima si era abbandonata di spalle, mentre lui le infilava le dita dentro.
Le dita del giovane a frugarono nella sua fessura e Giorgia ebbe un attimo di delusione pensando che lui volesse di nuovo farle un ditale, nvece che il suo pene.
Ma il ragazzo aveva un piano preciso e prese a sfregare la cappella contro la sua fica, regalandole altri brividi pazzeschi e una voglia feroce che lui la penetrasse.
Come se il giovane volesse giocare col suo desiderio di essere riempita dalla sua carne durissima, continuò con quel gioco fino a quando lei non lo implorò di chiavarla.
Sapeva che sarebbe venuta anche solo con quello strofinamento ma sapeva anche che sarebbe stato molto meno piacevole e intenso godere così. 
E fu mentre questo pensiero le passava per la mente che il ragazzo affondò dentro di lei ma non nella maniera in cui George si aspettava. 
La prima sensazione che avverti fu di un bruciore intenso, mentre la cappella di lui si faceva strada nel suo buchino intonso e poi un doloroso piacere le aggredì il ventre, risalendo fino alla testa.
Provò a dirgli che le stava facendo male ma il ragazzo era di nuovo fuori di testa mentre la sodomizzava e capì che non sarebbe riuscita a fermare il suo impeto. 
In ogni caso la sensazione era sempre più piacevole, mentre il livello della sofferenza che pativa si stava abbassando sempre di più a ogni colpo che lui le assestava.
Per quanto Giorgia avesse avuto tanti amanti con i quali i rapporti erano stati completi, non si era mai concessa in quella maniera ed era la prima volta che un uomo sfondava il suo buchetto.
Si, c'era stato qualcuno che aveva trovato il coraggio di infilarle un timido dito nel culo mentre leccava la sua fica ma si era trattato di uno o al massimo due amanti che non avevano mai trovato il coraggio di arrivare fino in fondo. 
Altrettanto si poteva dire per lei che aveva sempre avuto un po' di timore reverenziale per la sodomia ma ora capiva di avere soltanto perso l'occasione di godere in una maniera terribilmente intensa per tanto tempo. 
Anche le unghie del ragazzo conficcate nella carne delle sue natiche o nei suoi fianchi, facevano parte di una piacevole sensazione di essere piena e pronta a un orgasmo potente.
Tornò di nuovo a gridare che stava venendo o meglio ci provò perché il giovanotto non smetteva di darle colpi potenti, preso dalla frenesia sessuale data dal penetrare il suo buco più stretto.
Vennero insieme, con lei che gridava che stava godendo e lui che la chiamava troia, puttana e via di questo passo, parole che non facevano altro che rendere il suo piacere ancora più intenso.
A un certo punto però anche l'entusiasmo del giovane, dopo averle scaricato dentro il suo seme e aver goduto nel suo culo svanì e Giorgia se lo ritrovò addosso che la schiacciava con tutto il suo peso.
Però era piacevole avere un maschio così voglioso incollato a lei e con un po' di dispiacere avverti che il pene di lui stava scivolando via, dopo aver fatto il suo dovere. 
In quel momento si disse di essere stata molto fortunata che il giovane oltre che così impetuoso fosse stato anche molto resistente e fosse venuto in contemporanea con il suo secondo orgasmo e non precocemente.
Quando lui si tirò su, Giorgia si girò verso il ragazzo e lo guardò negli occhi con l'espressione grata di chi aveva appena ricevuto un regalo di grande valore.
Sei una gran troia, le disse lui, ma Giorgia era così soddisfatta di quello che aveva appena goduto che lui avrebbe potuto dirle qualsiasi cosa e lei lo avrebbe considerato un grande complimento. 
Dai vieni qui che te lo ripulisco io, disse Giorgia al giovane che tornò a metterle in mano il pene ricoperto della sborra che non era rimasta dentro il suo buchetto.
Con frenetica e gratitudine glielo prese in bocca malgrado fosse sgonfio e quando smise di ripulire lo sperma che vi era rimasto incollato, vide che era nuovamente barzotto.
Se vuoi ti faccio un pompino, gli disse sorridendo felice dell'espressione di lui che pareva soddisfatto quanto lei anche per quell'offerta orale. 
Il giovanotto a malincuore le spiegò che doveva tornare dai suoi genitori, anch'essi presenti alla festa di fine anno, che sarebbero venuti a cercarlo se non l'avessero visto rientrare al loro tavolo.
Giorgia si alzò in piedi, si risistemò le mutandine e il vestito da festa e facendo come il giovane le aveva suggerito, attese che lui scomparisse dalla porta, prima di uscire a sua volta.
Tornata al tavolo ritrovò la sua compagnia di sessantenni bevuti, alcuni dei quali distesi a dormire nelle poltroncine sfatti dall'alcol e dalla stanchezza.
L'orologio segnava le due e mezza, il che significava che aveva trascorso più di un'oretta con quel giovanotto che le aveva donato tanto piacere, rubandole la seconda verginità. 
Era anche di nuovo sobria dopo l'esplosione di piacere subita nella saletta, quando lui era entrato dalla porticina posteriore, scaricando il suo seme dentro di lei. 
Avvertiva una sensazione di calore umido nelle mutandine, proprio nel punto in cui lo sperma che lui le aveva iniettato stava lentamente fuoriuscendo.
Presa dalla nostalgia per quello che era appena successo e per le sensazioni magnifiche che aveva provato, Giorgia si mise a cercare con lo sguardo il giovanotto nella sala che si era mezzo svuotata. 
Ci mise un po' a ritrovarlo e nel frattempo scacciò il pensiero che si fosse trattato di un bel sogno quando lo vide in piedi vicino a un tavolo, con al suo fianco un paio di persone che non potevano essere che i suoi genitori.
Il suo senso di gratitudine le fece venire un'idea folle e incurante del fatto di poter essere vista, Giorgia infilò le mani sotto il vestito e si tolse le mutandine.
Guardandole vide che erano piene dei segni dell'amore appena consumato con il ragazzo, in parte umide di succo di donna e in parte incrostate di seme che si stava solidificando. 
Si alzò in piedi e si incamminò verso il tavolo dove il fanciullo continuava a restare in piedi parlottando con i genitori e fingendo di essere un po' brilla, andò a fermarsi proprio alle sue spalle.
Lui si girò a guardarla, lei si mosse come se stesse per cadere, così il giovane fu costretto a abbracciarla per impedirle di andare a terra e fu in quel momento che lei ne approfittò per mettergli in mano le sue mutandine bagnate.
Tranne il ragazzo, nessuno si accorse che il regalo era passato di mano e Giorgia dopo averlo ringraziato per l'aiuto, se ne tornò sui suoi passi, con un po' di malinconia.
Verso le quattro del mattino Giorgia era distesa anche lei su uno dei divanetti malgrado fosse sobria ma la stanchezza l'aveva vinta e costretta a riposarsi. 
Il gruppo dei suoi amici non era ancora pronto ad andarsene e lei era crollata, giustamente stanca e felice, dopo una serata piena d'amore e di bollicine.
Se ne stava lì distesa con gli occhi chiusi, quando avverti una presenza al suo fianco e quando si decise ad aprirli, si rese conto che la persona in piedi lì vicino era proprio lui.
Il giovanotto le stava sorridendo nell'attesa che lei si riprendesse e quando lo riconobbe lui volle ringraziarla per quel regalo che aveva apprezzato tantissimo oltre che per la verginità che le aveva appena rubato.
Anche lui aveva un regalo per lei, un biglietto stranamente scritto a mano su cui era segnato il suo numero di telefono con una calligrafia appena leggibile.
Se ti va puoi chiamarmi, le disse il giovanotto mentre si allontanava tornando dai suoi genitori e Giorgia preso il biglietto lo guardò mentre se ne andava. 
Verso mattina era a casa, dove appena arrivata si era infilata in bagno a lavarsi i denti e poi senza nemmeno farsi un bidè, sotto le coperte.
Solo che non riusciva a dormire, i suoi pensieri erano pieni dei ricordi di quella fremente sodomia e con la mano si accarezzava distrattamente.
Prese il telefono e vide che c'erano le notifiche, sicuramente degli amici e degli ex amanti con cui aveva mantenuto un rapporto amichevole.
Ma col cuore in gola vide che c'era un messaggio di colui che aveva colto la sua verginità la notte prima e con mano tremante andò a vedere cosa le aveva scritto.
Le foto in primissimo piano erano quelle del suo bellissimo cazzo mentre si masturbava, dalla prima in cui lo teneva stretto, all'ultima in cui lo sperma colava nel lavandino.
Con la mano che teneva tra le gambe riprese ad accarezzarsi in maniera molto più convinta e venne leggendo le sue sconce parole d'amore.
Sei la mia troia, la mia puttana, il tuo culo è mio, ti voglio sfondare, sborro pensando a te e Giorgia raggiunge l'orgasmo leggendole con la sua voce che le era ovviamente rimasta impressa.
Più tardi quando si riprese, riuscì a rispondere, lo ringraziò per averla sverginata dietro e lo rassicurò, il suo culo sarebbe sempre stato a sua disposizione.
Ti mando foto della tua troia nuda, scrisse allegando foto ginecologiche come quelle che aveva ricevuto da lui, con le dita infilate nella fessura bagnatissima.
Le ultime parole che digitò furono per sapere quando potevano rivedersi e quando avrebbe potuto sentire ancora il suo cazzo che le sfondava il culo.
Le piacevano le parole sconce, ascoltarle, leggerle e anche scriverle e pronunciarle e non vedeva l'ora di farlo assieme a lui, il suo nuovo giovanissimo amore.
Forse pensò , era vero il detto chi fa una cosa a Capodanno la fa per tutto l'anno, e magari valeva anche per la sodomia e anche per lei che voglia ne aveva tanta.
END

sabato 10 gennaio 2026

Calde Sorelle

Benedetta neve, che ci ha bloccati per tutto il fine settimana nella casupola di montagna che zia possiede sui monti sopra Forlì.
Dai vieni a darmi una mano, mi ha chiesto qualche giorno fa, devo sistemare in cantina un po' di roba vecchia e mi servono due braccia robuste.
Anche mamma mi ha invitato ad andare a darle un aiuto visto che sono sorelle, sono anche molto legate e vanno d'amore d'accordo da sempre.
Siamo arrivati venerdì sera e sembrava che tutto fosse regolare, zia ha preparato la cena mentre io esploravo i dintorni, visto che li non avevo mai messo piede.
Il mattino dopo era tutto bianco e la neve cadeva con una intensità da farci temere che sarebbe andata avanti per un bel pezzo e così è stato.
Zia dopo una abbondante colazione ha iniziato a scegliere le cose da portare in cantina e io ho eseguito la sua volontà, portando le cose pesanti.
Verso metà giornata eravamo già stanchi e sudati malgrado fuori la neve non avesse mai smesso e zia ha preparato da mangiare e dopo pranzo era tutta accaldata, forse anche a causa del vino che abbiamo trovato in cantina.
Quando si è spogliata, adducendo la scusa delle scalmane che prendono le donne quando vanno in menopausa, io sono rimasto a bocca aperta a guardarla.
Mamma rispetto a lei è più tonda, più abbondante, zia ha un corpo da attrice, un seno piccolo e gambe lunghissime.
Vista con sole mutandine, reggiseno e autoreggenti era semplicemente favolosa, roba che il mio pene si è immediatamente innalzato nel buio delle mutande.
Vedendo la mia espressione zia ha sorriso e facendomi cenno con la mano di andarle vicino, ha sussurrato che meritavo un premio per la mia disponibilità.
Quando mi sono seduto al suo fianco, ha preso la mia mano e l'ha portata al seno, chiedendomi se sentivo come le batteva forte il cuore.
E in effetti il suo cuore batteva a mille all'ora, esattamente come il mio mentre pompava fortissimo il sangue necessario alla mia erezione.
Zia ha fatto cadere la spallina e sfilato il reggiseno da sotto la mia mano, così puoi sentirlo meglio, ha sussurrato con un sorriso da vamp sulle labbra di velluto.
Vuoi togliermi anche il resto, ha proseguito con un tono eccitato dal vedermi più che disposto a esaudire i suoi desideri e obbedire ai suoi ordini.
Insieme abbiamo levato le sue autoreggenti di mezzo ma per le mutandine mi ha detto espressamente di fare da solo e così ho fatto.
Sei fantastica, ho sussurrato a mia volta ma zia mettendo la mano sulla mia testa, mi ha spinto tra le sue cosce e mi ha impedito di parlare, dicendo che dovevo darmi da fare.
Non è difficilissimo capire cosa fare quando sei con la bocca a contatto con la parte più intima di una donna, è sufficiente seguire i suoi sospiri.
Se sei capace di farne aumentare l'intensità, allora stai facendo le cose per bene, in caso contrario è meglio cambiare metodo o posizione.
Zia ha iniziato a sospirare pesantemente da subito, sia se le succhiavo il clitoride che quando infilavo la lingua tra le piccole labbra umidissime.
Ed è venuta con una intensità e una rapidità eccezionali o almeno questo è il mio parere, anche se la sua è la prima fica che la mia bocca ha avuto il piacere di assaggiare.
Per tutto il resto del tempo, il mio lavoro lassù in montagna è diventato quello di farla godere, usando dita, lingua, bocca e infine anche il pene, sotto la sua amorevole e interessata guida.
Quando sono tornato da mamma, ho pensato che avrei dovuto dirle tutto, perché non abbiamo mai avuto segreti e siamo anche complici, non solo madre e figlio.
Mamma e zia sono sorelle e hanno avuto un percorso sentimentale simile, entrambe sono state sposate, per entrambe la monogamia non è mai stata la soluzione ideale.
Entrambe si sono poi separate, sempre a causa della loro attrazione verso gli uomini, generalmente molto più giovani e accondiscendenti nei loro confronti.
Quando ascoltavo i loro discorsi all'epoca dei divorzi, le sentivo parlare di mio padre e di mio zio come dei "cornuti", aggettivo un poco severo ma giusto a inquadrare la loro situazione familiare.
Entrambi se ne sono andati dalle vite di mamma e zia e io sono rimasto l'unico maschio di famiglia, mentre vivevano avventure erotiche con i loro amanti.
Ma ho sempre saputo cosa facesse mamma fin da quando era ancora sposata e pure di zia conoscevo bene le sue affinità sessuali.
Così, quando ho cercato di raccontare a mamma che zia mi aveva sedotto, spogliandosi davanti a me, lei mi ha fermato e guardandomi dritto negli occhi mi ha detto che non voleva sapere di più.
Zia è una donna focosa, una vera femmina mi ha spiegato e tu sei diventato un uomo, forse certe cose non dovrebbe farle con suo nipote ma è mia sorella e le voglio bene, posso scusarla malgrado tutto.
Mi sono bloccato di fronte a quelle parole, ho detto scusa mamma e non le ho più raccontato che oltre a spogliarsi, zia mi ha usato come un toyboy, per il suo esclusivo piacere.
Certo ora che ci penso, da quando sono tornato dalla montagna anche mamma si comporta in modo un po' strano, lascia la porta del bagno aperta quando fa pipì o la doccia e lei è seduta con le gambe aperte o nuda mentre si lava.
Vorrei dire che la spio ma in realtà non è proprio così, è lei che si espone ai miei sguardi, proprio come zia si è spogliata davanti ai miei occhi.
Stasera, dopo cena, mentre la aiutavo a lavare i piatti, mamma ha detto che sono un bravo ragazzo, molto disponibile e pronto ad dare una mano.
E mi ha anche chiesto se ho voglia di guardare un film insieme a lei e naturalmente le ho detto di sì, mica posso negarle la mia compagnia.
Ah ecco, mi sta chiamando, ora devo andare da lei che si è appena fatta la doccia e vuole una mano ad asciugarsi, mano che non vedo l'ora di darle, nella speranza che la prossima volta possa aiutarla direttamente a lavarsi.
Poi ci infileremo nel suo letto, come quando ero un ragazzino per guardare insieme il film, uno di quelli che guardava con mio padre prima di separarsi.
Un film eccitante ed educativo, ha detto la mia bellissima e calda mamma.
END



venerdì 9 gennaio 2026

Una Brutta Caduta

Margherita osservava dalla finestra di casa il giovanotto volenteroso che si era offerto di spalare la neve che ostruiva il cancello della sua villetta a schiera.
Era in pensione da un po', a sessant'anni si stava godendo la vita, senza problemi economici, era sola e quindi libera, non amava le relazioni lunghe ma adorava i giovanotti come quello che stava lavorando per lei.
Si era presentato lui, sorridendo con le guance arrossate parte dal freddo e parte dall'emozione, dicendo che abitava nella villetta a fianco e chiedendole il permesso di togliere la neve che si era accumulata.
Margherita aveva intuito che qualcosa in lei attraeva il giovanotto che non era venuto a suonare il suo campanello solo per generosità nei suoi confronti.
Ma andava benissimo così, visto che non aveva nessuna voglia di uscire con quel freddo a spalare la neve che si era anche un po' ghiacciata nella notte.
E prima o poi avrebbe dovuto uscire da quel cancello con la sua Cinquecento e una mano d'aiuto era proprio quello che le serviva, meglio se arrivava da un così bel ragazzino.
Proprio ragazzino no, la sua vicina di casa che conosceva appena, era una sua coetanea della quale sapeva solo che aveva "adottato" un nipote che sua figlia scapestrata non aveva voluto o potuto allevare e crescere.
Quel ragazzo doveva avere tra i diciotto e i vent'anni e corrispondeva a colui che stava spalando accuratamente la neve davanti al suo sguardo interessato.
Fu proprio in quell'istante in cui Margherita tolse gli occhi dalla finestra per prendere la tazzina del caffè, che udì un grido e si rese conto che era una bestemmia.
Alzando lo sguardo vide il giovane seduto a terra e capì che chi aveva gridato contro il Signore era stato proprio lui, così si mise il giaccone ed uscì per andare a vedere cosa gli fosse successo.
Semplicemente era scivolato, aveva battuto il sedere e ora pareva molto addolorato ma con l'aiuto di Margherita si rialzò anche se a fatica.
Lei lo sostenne e se lo portò in casa, incurante delle sue proteste perché lo stupidino addolorato voleva continuare il suo lavoro, malgrado la brutta caduta e la sofferenza che provava.
Benedetti maschietti eroici, pensò Margherita, sempre a dimostrare di essere veri uomini ma basta una piccola caduta a terra e iniziano a ululare di dolore e spavento.
Entrati in casa lo fece sdraiare pancia sotto sul sofà e poi andò a fargli subito un caffè con la macchinetta Dolce Gusto che gli portò di corsa.
Dopo avergli messo un mano la tazzina, Margherita disse che doveva controllare lo stato del sedere del ragazzo per verificare gli eventuali danni.
Permetti che ti tolga i pantaloni, chiese col sorriso sulle labbra mentre lui, girato dalla parte opposta, non poteva vedere l'espressione maliziosa del suo viso. 
Il dolore però doveva essere abbastanza forte perché il fanciullo non riuscì a dire qualcosa di comprensibile ma si slacciò soltanto il bottone del jeans. 
Margherita a fatica glieli abbassò e poi glieli sfilò via, prendendoli dai piedi, dopo che gli aveva levato le scarpe chiodate che non erano servite a salvarlo dal cadere. 
Adesso devo toglierti le mutande, disse ancora più maliziosa ma non attese che arrivasse una risposta e gli denudò il bel culo, stretto e muscoloso come piaceva a lei. 
In effetti il punto che aveva sopportato la caduta era molto arrossato ma Margherita non pensava che ci fossero delle lesioni particolarmente gravi, malgrado lui continuasse a lamentarsi come un bambino. 
Il giovanotto aveva davvero un bel culetto, si disse Margherita prendendosi qualche istante a osservare le due natiche addolorate e poi si diede subito da fare per curare il fortunato infortunato. 
Per prima cosa andò a prendere in freezer una tavoletta di ghiaccio che avvolse in un panno morbido che appoggiò sulla parte addolorata che rischiava di gonfiarsi, rovinando la bellezza di quelle natiche perfette.
Devi rimanere così per almeno 15-20 minuti, disse Margherita al giovane che finalmente aveva smesso di lamentarsi per il dolore e si lamentava perché sentiva freddo sul culetto.
Come una madre che si occupa con grande dedizione per il suo figliolo, Margherita non si mosse dal divano e mantenne sempre una mano sopra la tavoletta di ghiaccio per almeno un quarto d'ora. 
Il ragazzo sopportò quella piccola tortura e quando finalmente Margherita tolse la tavoletta dal suo sederino, gli fece pure il regalo di soffiare il suo alito caldo su quella pelle gelata. 
Poi gli disse che andava a prendere il Voltaren, sempre che lui non avesse qualcosa in contrario contro i medicinali, perché altrimenti aveva anche dell'arnica o qualcosa di simile.
Il ragazzo bofonchiò qualcosa tipo fai tu e Margherita stranamente capì che le avesse detto "mamma fai tu" ma si trattava sicuramente della sua attrazione verso quel ragazzino col culo nudo a farle capire fischi per fiaschi.
In effetti era piuttosto eccitata da quella situazione e mai si sarebbe aspettata di ritrovarsi un giorno col suo carinissimo vicino di casa seminudo tra le mani.
Sentiva un calore che conosceva bene tra le gambe inguainate nei leggins che le disegnavano le natiche rotonde e abbondanti, da sempre fonte di ammirazione per i maschietti che la incontravano.
Probabilmente aveva anche bagnato le mutandine, perché se da una parte il suo corpo eseguiva alla perfezione le funzioni di infermiera, la sua mente era tutta su un altro pianeta in cui correva dietro al ragazzino nudo, cercando di acchiapparlo per soddisfare i suoi desideri più reconditi.
Per calmarsi un po' e mettere a freno la sua fantasia Margherita coprì con una coperta calda il culetto del ragazzo e poi andò a recuperare i medicinali. 
Decise di provare prima con l'arnica e spiegò al fanciullo che avrebbe dovuto massaggiare a lungo la parte addolorata, per facilitare l'assorbimento della crema. 
Per farlo però bisognava che lui sollevasse un po' il didietro mettendosi prono sul divano, lui subito fece quello che lei gli chiese di fare e Margherita vedendolo così pronto ai suoi ordini, decise di approfittarne.
Le scappò anche di chiamarlo "amore", era la parola con cui si rivolgeva ai suoi amanti giovanissimi che aveva l'abitudine di sedurre da quando era una quarantenne piena di voglie che non si erano assopite.
Li chiamava amore quando erano tra le lenzuola ma anche quando si trovavano insieme ad altre persone in altre situazioni, mentre loro quando facevano l'amore, la chiamavano in ben altri modi.
Secondo lei amore era una parola adattissima anche a una madre verso il proprio figliolo, proprio come lei si sentiva in quel momento anche se sapeva bene che una madre, quando curava un figlio, non si bagnava tra le gambe, di solito.
Amore allarga un po' le gambe però, altrimenti non riesco a spalmare per bene l'arnica, affermò sapendo che si trattava semplicemente di una bugia per vedere qualcosa che la interessava molto di più del suo sederino.
Il giovanotto continua a fare quello che Margherita desiderava e allargando un po' le gambe le permise di osservare da dietro la sacca che conteneva le sue palle e il pene che ciondolava poco più avanti. 
Margherita si ritrovò a essere come un naufrago nel deserto rimasto per lungo tempo senza acqua e che finalmente arriva in una Oasi in cui può finalmente sedare la sua sete.
Il calore che sentiva dentro le mutandine divampò, diventando un falò ardente e se non avesse avuto i leggins stretti a impedirle i movimenti, si sarebbe toccata, per sciogliere la tensione che avvertiva in tutto il corpo e nella mente.
Ma la sua eccitazione, seppure già abbondante, non poteva che aumentare quando iniziò a spalmare sulla pelle vellutata del ragazzo, la crema per i dolori.
Spalmò a lungo, approfittandone per accarezzare intimamente le parti posteriori del fanciullo, evitando accuratamente di sfiorare il suo buchetto delicato anche se ne avrebbe avuto una grande voglia, così come avrebbe avuto una gran voglia di infilare la lingua là sotto, fino ad arrivare alle palle e al pene.
Con grande soddisfazione la Signora Margherita notò che il sesso del giovane non ciondolava più sgonfio ma si era eretto e anche la sacca dei testicoli sembrava più gonfia di prima e ovviamente se ne attribuiva il merito.
Con la malizia dovuta all'eccitazione del momento, non riuscì a evitare di sfiorare col dito il buchino del giovane che si contrasse e costringendolo a lanciare un guaito di piacere. 
Scusa, disse Margherita ma poi allungò la mano e sfiorò lo scroto del giovanotto che sembrò ululare come un lupo che si sta preparando a montare una femmina e non vede l'ora di godere.
Incredibilmente riuscì a restare razionale e a evitare di allungare ancora di più la mano, per afferrare quel pene che era diventato di marmo. 
Continuò però nell'opera di massaggio, accarezzando toccando tutto quello che stava intorno al rossore dovuto alla botta ricevuta dal ragazzo.
Quando l'ululato si trasformò in un muggito, Margherita capì che era successo qualcosa, e in effetti qualcosa di liquido era schizzato via dal glande turgido del fanciullo che disperato per il casino provocato ora sembrava pronto al suicidio.
Amore non è successo nulla, lo tranquillizzò la Signora Margherita, è solo liquido seminale e viene via senza problemi, non e mica inchiostro.
Con la vergogna dipinta sul viso, il ragazzo si girò verso di lei, senza nemmeno rendersi conto che in quel modo le avrebbe mostrato il pene che purtroppo si era sgonfiato
Quanto notò lo sguardo da predatrice della Signora Margherita il giovanotto portò le mani a nascondere o a difendere la sua virtù che era appena esplosa in copiosi rivoli di sperma denso.
Amore non vergognarti nemmeno di lui, disse indicando con l'indice il pene del ragazzo che ancora gocciolava il succo del suo amore per la Signora Margherita.
Oggi sei stato meraviglioso, prima la neve e ora mi hai dimostrato quanto ti piaccio e devo dirti che ricambio la tua passione per me ma sai che tra noi ci saranno almeno quarant'anni, gli sussurrò fintamente contrita.
In realtà era orgogliosa di sé, di essere ancora capace di provocare reazioni esplosive in uomini con un terzo della sua età e anche dell'umidità che avvertiva tra le cosce.
Non sono molte le donne sue coetanee che si accendono con poco e che non hanno la femminilità essiccata dall'avanzare dell'età e della frustrazione di non essere più belle.
Margherita invece sentiva il cuore battere a mille e il calore irrompere dentro le sue mutandine e ora considerava sacro quel seme schizzato sul suo sofà che avrebbe dovuto ripulire.
Ma per prima cosa prese i fazzolettini di carta e togliendo le mani del ragazzo dal pene, glielo asciugò da ogni traccia di sperma, indugiando fino a quando non lo vide tornare barzotto.
Signora Margherita pulisco io, le gridò il fanciullo ancora sotto choc, ma lei non gli badò e con mano più ferma del suo clitoride impazzito, raccolse il liquido seminale sparso sul divano.
Non preoccuparti a pulire amore, aggiunse costringendo il giovane a una nuova erezione, però la prossima volta cerchiamo di non sprecare tutto questo ben di Dio.
E la prossima volta, si disse la Signora Margherita, era molto ma molto vicina.
END

mercoledì 7 gennaio 2026

Madre e Maestra

Siamo andati insieme sotto la doccia mamma e io, lei ha insaponato me e io lei, ed è stato davvero molto eccitante accarezzare il suo corpo con la scusa di lavarla.
Esattamente come è stato meraviglioso sentire le sue carezze che si sono spinte fino a insaponarmi il pene che è diventato di marmo tra le sue dita.
Quando mi ha sentito pronto a esplodere, mamma mi ha detto di avere pazienza, di trattenermi ancora un po' e mi ha restituito il pene, dicendomi di fare da solo.
Col cuore in gola e le palle vogliose di sgonfiarsi, ho fatto quello che mi ha chiesto e mi sono calmato, evitando di eiaculare troppo in fretta.
Vieni, andiamo a letto, ha detto mamma dopo essere usciti dalla doccia ed esserci asciugati l'una con l'altro mi ha preso per mano e condotto nudo in camera sua.
Ci siamo infilati sotto le lenzuola e mamma mi ha spiegato che avremmo visto un film insieme, uno di quelli che era solita vedere con mio padre buon'anima.
Sai, papà aveva questa passione per il porno autoriale e amava tantissimo questo titolo che non è più un film porno ma un vero e proprio cult, ha proseguito mamma, facendo partire il DVD.
Sul TV gigante appeso al muro di fronte al letto è apparso il titolo: GOLA PROFONDA, regia di Gerard Damiano, interpreti Linda Lovelace e Harry Reems.
Era uno dei preferiti di tuo padre, ha detto mamma con una voce divenuta torbida e non certo per il ricordo luttuoso di chi non c'è più, in fondo sono passati diversi anni da quando è vedova e io orfano.
No, la sua era una voce intorbidita dall'eccitazione del momento e dal film che stava scorrendo sullo schermo del TV gigante.
L'inizio del film mi è piaciuto ma quando siamo arrivati alle prime scene porno, il mio pene che era diventato barzotto dopo la doccia, è tornato durissimo.
Come se avesse un sesto senso, mamma se n'è accorta e la sua mano si è infilata tra le mie gambe e lo ha stretto con dolcezza ma forte, facendomi sospirare.
Se sotto la doccia la sua carezza era stata meno intima malgrado mi avesse insaponato il pene, ora era diventata quella di una amante e non di una madre.
Quando le ho detto di smettere, altrimenti sarei venuto, mamma ha sorriso e ha risposto che non dovevo preoccuparmi, in fondo si sarebbe trattato solo di un poco di sperma, però se avessi resistito lei sarebbe stata felice.
Così ho trattenuto il fiato e il seme e ogni volta che stavo per eiaculare tra le sue dita le ho chiesto di smettere e lei si è fermata, lasciando andare il pene per qualche istante in cui ho respirato a fondo.
Bravo piccolo mio, questo tipo di ginnastica fa molto bene alla tua resistenza, quando avrai una fidanzata mi ringrazierai. 
Ma prima o poi, sia lei che io sapevamo che sarei dovuto esplodere e quando quel momento è arrivato, mamma si è chinata sul mio grembo e ho sentito le sue labbra sfiorare la cappella e farmi entrare in quel calore umidissimo.
È stato perfino doloroso godere nella sua bocca, richiamando tutto il mio seme dalle palle gonfie e dolenti ma il piacere che mi ha regalato è stato intenso, quasi brutale.
La mia sorpresa è stata comunque grande, non mi sarei aspettato una conclusione simile, così intima, perché una cosa è che mamma mi masturbi un poco e un'altra è una sborrata nella sua bocca.
Quando si è rialzata mi ha sorriso con la bocca piena di sperma che ha deglutito, mandandolo tutto giù e poi mi ha accarezzato la guancia.
Amore, senti come sono eccitata anche io, sia per il film che per averti fatto godere, ha sussurrato mamma, poi mi ha preso la mano e l'ha portata tra le sue gambe.
Ho avvertito distintamente il calore e l'umidità della sua fica che nella doccia non mi aveva fatto toccare e quando lei mi ha chiesto di ricambiare, mi sono chinato a mia volta a darle piacere.
Impossibile descrivere quanto fosse dolce il sapore che mi ha concesso di assaggiare e quanto fosse calda quella fessura meravigliosa in cui ho infilato prima la lingua e poi le dita.
E quando l'ho sentita gridare che stava godendo, è stato il momento più bello della mia vita ma non ho potuto gustarmelo completamente perché mamma mi ha incitato a metterglielo dentro e stavolta parlava del mio pene e non di lingua o dita.
Il momento del piacere più grande è stato rimandato di pochissimo però, quando dopo essere penetrato nella sua fica scivolosa e bollente, mi sono bastate un paio di spinte per venire dentro di lei e scaricare il mio seme nel suo ventre, mentre anche lei aveva un orgasmo meraviglioso.
È impossibile descrivere anche la la mia felicità quando dopo aver goduto in lei, mi sono ritrovato felice e soddisfatto e sono restato addosso al suo corpo fino a quando non è stata lei stessa a chiedermi di lasciarla libera.
E con quanto affetto prima di metterci a dormire, mi ha accarezzato il pene sgonfio e umido dei nostri fluidi mescolati e che dolcezza nel mitragliare di bacini la mia cappella.
Insomma, in realtà quella che ha dormito è stata lei che ha iniziato a russare flebibilmente appena abbiamo spento la luce, mentre io sono rimasto a fissare il buio, incredulo per quello che era appena successo tra noi.
D'altronde averla vicina nel buio, con la sua pelle morbida a pochi millimetri dalla mia, insieme al suo profumo intenso di femmina, non è proprio il modo migliore per prendere sonno.
Troppa voglia di chiavarla ancora e ancora, di immergere il pene dentro di lei, di scaricare ondate di seme fino a stancarmi davvero.
Ma sapevo che lei aveva bisogno di riposarsi e l'attesa che mi sono imposto mi renderà ancora più voglioso di lei domattina, appena svegli.

Il regalo di Margherita

Posso fare io i piatti, Signora Margherita, mi piacerebbe darle una mano, mi scappa di dirle dopo un ottimo pranzo a casa del mio più caro amico che è suo figlio.
Ragazzo fortunato ho sempre pensato, con una madre così, una gran femmina libera, che se da una parte ha cresciuto un bravo figliolo, dall'altra ha sempre nutrito i propri desideri.
Spesso sento mia madre e le sue amiche parlare della Signora Margherita e non sempre in termini lusinghieri ma sono convinto che si tratti solo di invidia.
La Signora Margherita è bellissima a dispetto dell'età e le sue coetanee, tra cui mi duole dirlo anche mia madre, non sono sempre tenere con lei e con i suoi amori.
Certo se mamma sapesse che mi masturbo pensando alla Signora Margherita non sarebbe felice e meno ancora se sapesse che sono qui, disposto a lavarle i piatti pur di starle vicino.
Suo figlio Matteo, mio amicone già dall'epoca dell'asilo infantile, è appena uscito col padre che ha divorziato dalla moglie tanti anni fa, quando eravamo piccoli.
All'epoca la Signora Margherita era una sposa fedele che si è ritrovata abbandonata dal consorte che aveva perso la testa per una bellissima e giovanissima ragazza.
La Signora Margherita, invece di disperarsi per il divorzio, ne aveva approfittato per rinascere femmina, oltretutto con i soldi che l'ex marito le ha versato e continua a versarle dopo la separazione.
Da allora è passata da avventura ad avventura, senza impegnarsi più di tanto sentimentalmente ma, così dicono mia madre e le sue amiche invidiosa, solo per divertirsi, e tanto.
Matteo e io dovevamo passare il pomeriggio di fronte alla TV a guardare la partita ma pare che ci sia una emergenza ed è dovuto scappare via col padre, lasciandomi solo con sua madre.
Bionda, bel seno importante, bellissimo sedere importante, sempre vestita in maniera sexy anche quando cucina o pulisce casa, la Signora Margherita è il mio sogno erotico da sempre.
Da qualche parte a casa mia abbiamo ancora i video dell'asilo in cui Matteo e io piccolissimi, ci divertiamo durante la festa di fine anno sull'altalena e la Signora Margherita si china a pulirgli il naso.
La gonna stretta si alza sui fianchi e le belle cosce appaiono splendide sotto le autoreggenti e d'improvviso appare il lampo delle mutandine bianche.
Con una certa malizia mio padre che maneggiava la telecamera all'epoca l'ha inquadrata zoomando a cercare quel triangolino delizioso e visto che c'era, pure tentando di infilare l'obiettivo nella scollatura generosa della Signora Margherita.
Probabilmente il mio genitore si deve essere dimenticato di quel peccato di gola e il video è finito in fondo al mio armadio, fino a quando qualche tempo fa non l'ho rivisto e mi sono accorto di quel momento caldo all'asilo.
Ho provveduto a riversare quell'attimo magico sul PC e poi l'ho salvato sul cloud, in modo da poterlo rivedere ogni volta che voglio, magari anche per masturbarmi.
Non avrei mai pensato di rivederlo insieme alla protagonista ma visto che ho lavato i piatti con lei che mi svolazzava intorno come una farfalla, ora l'idea mi stuzzica.
Quando mi invita a sedermi sul sofà ho il cuore in gola, il pene in ambasce e le palle gonfie, con la voglia di esplodere sognandola mentre si spoglia davanti ai miei occhi.
Seduta al mio fianco, la sua coscia è quasi a ridosso della mia, il suo profumo mi inebria, mi eccita e mi rende capace di osare, così le parlo del video.
La curiosità è femmina, anche se spesso sono gli uomini a innescarla e la Signora Margherita è moooolto femmina e mi permette di collegare il cellulare al TV a grande schermo.
Sul grande video appare suo figlio, insieme al sottoscritto e poi la telecamera segue Matteo con un dito nel naso e la Signora Margherita che interviene redarguendolo con l'amore di una madre affettuosa.
Non si capisce cosa gli dica, la colonna sonora è uno schiamazzare di bambini e di voci di adulti ma finalmente la Signora Margherita si china a pulirgli il nasino.
Ed è mentre è chinata che l'occhio indiscreto della telecamera si insinua tra le sue cosce rivestite di seta, arrivando a individuare le mutandine candide.
Purtroppo solo per qualche istante e poi la Signora Margherita si rialza e ma lo zoom le accarezza il corpo sinuoso e si sofferma sulla scollatura ampia e generosa.
Il filmato si interrompe, la Signora Margherita si gira a guardarmi, e io faccio altrettanto, aspettando la sua reazione che non tarda ad arrivare: una sonora risata.
È un bel furbetto tuo padre, mi dice con l'espressione di chi è contenta di essere stata al centro delle attenzioni di un giovane maschio ieri e uno oggi.
Tua madre sa della mia "interpretazione", continua ridacchiando ma soprattutto è al corrente di chi era regista o l'operatore con la telecamera?
In effetti non ne ho idea, immagino che i miei abbiano rivisto il film quando ero piccolino ma non è detto che mamma si sia accorta dell'interesse di mio padre per le mutandine di un'altra donna.
Ora la Signora Margherita è decisamente raggiante, sicuramente sapeva quanto mi turba la sua presenza a così poca distanza mentre siamo soli ma la conferma del mio interesse per lei dopo aver visto il filmato, l'ha resa ancora più soddisfatta.
Sai che credo di averle ancora quelle mutandine, mi dice guardandomi dritto negli occhi per saggiare la mia reazione alle sue parole.
Poi si alza di scatto e sparisce per qualche istante in camera sua e quando ritorna ha in mano un indumento intimo che a prima vista sembra, almeno per il colore, proprio quello del video girato da mio padre. 
Te le regalo se vuoi, afferma con sicurezza e senza attendere la mia risposta afferra la mia mano e ci deposita le mutandine che sembrano in effetti un po' lise ma ancora ben tenute.
Sono pulite eh, aggiunge scambiando per perplessità il blocco allo stomaco che mi ha preso, appena mi ha afferrato la mano ma io sto già pensando che le avrei preferite usate, con il suo profumo all'interno. 
Comunque le prendo e le porto al viso, con aria sognante e lei mi rifila uno scappellotto come quelle madri che puniscono un figliolo impertinente.
Non è che potrebbe indossarle per un po' di tempo e poi ridarmele, mi scappa detto e la Signora Margherita scoppia a ridere e mi chiama porcello, anzi giovane porcello.
Se avessi qualche anno in più te le avrei regalate usate per davvero giovanotto, mi dice tornando seria, ma sei un ragazzino come mio figlio e non è il caso.
Sul mio viso ora l'espressione è di assoluta delusione e malgrado sappia che sto scherzando, prende il mio viso tra le mani e accarezza le mie labbra con le sue per un unico, brevissimo istante.
Perdonami ma non posso, non possiamo, sussurra mentre mi respinge e stavolta è lei tutta rossa in viso con l'aria di chi si stia sentendo male per una decisione che non avrebbe mai voluto prendere.
Tua madre già non mi sopporta e se sapesse che le ho sedotto il figlio forse mi sparerebbe o peggio, mormora con espressione più seria che mai.
Ti giuro che se prima di vedere il film, avessi indossato le mutandine che ti ho regalato, le avresti trovate completamente umide, aggiunge tornando a sorridermi.
Più tardi sulla strada di casa mi suona il cellulare e vedo lampeggiare la scritta Signora Margherita e il mio cuore ha un sobbalzo da infarto.
"Pronto, ciao sono Margherita, senti mi dispiace per prima ma volevo dirti che Matteo starà via per qualche giorno insieme al padre", adesso ho anche il pene che sobbalza, oltre al cuore.
"Se vuoi passare da me il fine settimana ti ospito volentieri, ma non dire a tua madre che vieni a fare compagnia a una anziana Signora sola, non farle sapere che mio figlio non c'è".
Già altre volte sono stato ospite a casa di Matteo e mia madre non ha mai avuto nulla da obiettare, sapendo che c'era anche lui e se sapesse che invece c'è solo lei, col cavolo che sarebbe d'accordo.
Certo Signora Margherita, penso che mamma mi lascerà sicuramente venire senza problemi ma posso chiederle una cosa, gentilmente?
Certo caro, sei sempre molto gentile ed educato e anche molto comprensivo verso noi anziane donne, chiedi pure tutto quello che vuoi.
Bene, pensavo a una cosa, inizio e mi fermo, scosso da brividi di eccitazione per il coraggio che ho trovato per fare quella richiesta alla Signora Margherita.
Quando sarò lì, potrebbe indossare le mutandine che mi ha regalato in modo che nel tessuto rimanga il suo profumo più dolce e intimo?
END