La sera dell'ultimo dell'anno, Giorgia come aveva sempre fatto negli anni precedenti, si era aggregata a una comitiva di amiche e amici all'incirca della sua età.
Era una sessantenne di bell'aspetto che a suo tempo era stata una donna bellissima e su cui purtroppo il tempo aveva lasciato i segni con i quali lei combatteva.
Come succede sempre in queste serate, la partenza era stata molto soft, con una cena troppo pesante e Giorgia aveva evitato molte portate, In compenso si era data da fare con le bollicine che apprezzava tantissimo.
Allo scoccare della mezzanotte una serie di esplosioni dovute ai tappi delle decine di bottiglie che venivano aperte aveva dato il via alle libagioni notturne.
Giorgia era riuscita perfino a mangiarsi qualche leggera fetta di pandoro, nella convinzione che in quel modo avrebbe attenuato un po' l'effetto dell'alcol.
In realtà verso l'una di notte era piuttosto brilla e quando il giovanotto che spiccava come una mosca bianca in mezzo a una festa per senior le aveva chiesto di seguirlo, Giorgia si era lasciata prendere per mano e portare in una saletta privata.
Il ragazzo che non era particolarmente bello ma avrà avuto un terzo della sua età, si era portato dietro oltre a Giorgia anche una bottiglia di champagne che aveva pagato a parte, perché non era previsto nel menù della festa.
Forse non era bellissimo ma di sicuro era intraprendente perché dopo averle riempito più volte il calice e svuotato insieme la bottiglia, aveva cominciato a toccarla.
All'inizio l'aveva abbracciata come per sostenerla, visto che sembrava piuttosto alticcia ma poi aveva iniziato a ispezionare le sue tette, infilando le dita nella scollatura per cercare di denudarle un seno.
Giorgia per quanto fosse brilla si rendeva conto perfettamente che il ragazzo stava approfittando di lei e lo avrebbe fermato anche da ubriaca se quelle carezze ruvide non le avessero fatto perdere la testa più dello champagne.
In quei momenti in cui lui, dopo averle tirato fuori un seno lo sollevava per baciarlo e per morderle il capezzolo, Giorgia stava pensando che era davvero tanto tempo che un uomo non le mostrava tanta attenzione.
Sentendo i suoi denti morderle la carne, capì che le sue mutandine si stavano bagnando come un tempo, quando si trovava da sola con un maschio arrapato.
Il giovanotto vedendo che non solo lei non si sottraeva ma si stava eccitando giusto per qualche bacio e qualche morso sul seno, prese coraggio e Giorgia sentì la sua mano ispezionarla tra le cosce.
Esitò soltanto un attimo e poi le allargò, lasciando campo libero e semaforo verde alla mano affamata che dopo aver controllato lo stato delle sue mutandine fradice, ne scostò l'elastico per accarezzare direttamente la sua fica.
Malgrado il ragazzo fosse decisamente poco esperto e fin troppo ruvido, dimostrando poca esperienza in quel campo, Giorgia capì che sarebbe venuta presto.
Da troppo tempo ne aveva la necessità e fare da sola era sufficiente soltanto a spegnere per poco le sue voglie che ritornavano fiammanti dopo qualche ora da un orgasmo goduto in solitudine.
Il giovanotto osando sempre di più, aveva unito indice medio nel farle un ditale simile a una trapanazione, tanto che Giorgia mise una mano su quella del ragazzo e gli chiese di fare piano.
Il fortunato fanciullo rallentò la foga, Giorgia si adagiò sul divanetto e attese che il lavoro di mano la portasse all'orgasmo che arrivò così intenso da farla gridare.
Ovviamente in quella saletta poteva urlare affinché voleva, tanto nessuno l'avrebbe sentita, anche se non ci fosse stata una festa rumorosissima da cui era fuggita poco distante.
Mentre sospirava dopo il piacere, Giorgia vide il giovane alzarsi in piedi e calarsi i pantaloni e le mutande, portando alla luce un bel pene in erezione.
Quando si avvicinò glielo prese con una mano, mentre con l'altra gli soppesava le palle e poi posò le labbra sulla cappella turgida dal profumo e dal sapore acre.
Che fosse per la poca igiene o per il fatto che il pene di quel giovanotto eccitato aveva naturalmente un odore forte, a Giorgia non importava perché quando lo prese in bocca assaporandolo pienamente, le parve di essere tornata la ragazzina che dispensava pompini ai suoi coetanei e non solo.
Giorgia non si era mai sposata ma in compenso aveva avuto una serie infinita di avventure o meglio, da ragazzina si divertiva a fare i pompini agli uomini che le piacevano e diventata donna aveva cominciato ad andare a letto con gli uomini selezionati nella stessa maniera con cui prima faceva i pompini.
D'altronde da giovane era bellissima e molto desiderata, oltre che nota per i suoi costumi libertini ma questa sua attrazione per i maschi era evaporata dopo i cinquant'anni.
Purtroppo dopo la metà dei cinquanta il suo corpo aveva iniziato a dare segni di cedimento, malgrado lei facesse di tutto per evitare di invecchiare almeno esteticamente.
Aveva combattuto contro i seni e il culo cadenti e contro la sua pelle che non era più quella morbida e vellutata di un tempo e anche per mantenere il viso il più giovanile possibile.
I risultati per lei non erano mai sufficienti ma per essere una matura sessantenne, era almeno secondo l'opinione comune ancora una bella donna che riusciva ad attrarre molti sguardi.
E a quanto pareva, riusciva ancora a fare diventare duro il pene di un giovanotto poco più che ventenne, sempre che il suo estemporaneo amante, non fosse obnubilato dall'alcol.
Mentre pensava che il giovane che teneva prigioniero tra le labbra era pronto per godere, costui la sorprese levandole il pene dalle sue grinfie.
Giorgia avrebbe volentieri assaggiato il sapore di quel seme acerbo ma a quanto pare il giovanotto aveva delle altre e più corpose intenzioni.
Girati, le disse il ragazzo mentre stava in piedi davanti a lei col pene che la puntava come un missile dritto in faccia e quando vide che lei non faceva quello che gli chiedeva, la prese di peso e la costrinse a mettersi prona sul divanetto.
A Giorgia venne da ridere e nello stesso tempo fu compiaciuta che quel ragazzo che aveva un terzo della sua età avesse così tanta voglia di lei.
Lo lasciò fare mentre le alzava il vestito da sera e le strappava letteralmente via le mutandine e poi avverti la presenza della cappella che le sfiorava le natiche alle spalle.
Il brivido che sentiva era fantastico e si abbandonò sul divanetto a pancia sotto come prima si era abbandonata di spalle, mentre lui le infilava le dita dentro.
Le dita del giovane a frugarono nella sua fessura e Giorgia ebbe un attimo di delusione pensando che lui volesse di nuovo farle un ditale, nvece che il suo pene.
Ma il ragazzo aveva un piano preciso e prese a sfregare la cappella contro la sua fica, regalandole altri brividi pazzeschi e una voglia feroce che lui la penetrasse.
Come se il giovane volesse giocare col suo desiderio di essere riempita dalla sua carne durissima, continuò con quel gioco fino a quando lei non lo implorò di chiavarla.
Sapeva che sarebbe venuta anche solo con quello strofinamento ma sapeva anche che sarebbe stato molto meno piacevole e intenso godere così.
E fu mentre questo pensiero le passava per la mente che il ragazzo affondò dentro di lei ma non nella maniera in cui George si aspettava.
La prima sensazione che avverti fu di un bruciore intenso, mentre la cappella di lui si faceva strada nel suo buchino intonso e poi un doloroso piacere le aggredì il ventre, risalendo fino alla testa.
Provò a dirgli che le stava facendo male ma il ragazzo era di nuovo fuori di testa mentre la sodomizzava e capì che non sarebbe riuscita a fermare il suo impeto.
In ogni caso la sensazione era sempre più piacevole, mentre il livello della sofferenza che pativa si stava abbassando sempre di più a ogni colpo che lui le assestava.
Per quanto Giorgia avesse avuto tanti amanti con i quali i rapporti erano stati completi, non si era mai concessa in quella maniera ed era la prima volta che un uomo sfondava il suo buchetto.
Si, c'era stato qualcuno che aveva trovato il coraggio di infilarle un timido dito nel culo mentre leccava la sua fica ma si era trattato di uno o al massimo due amanti che non avevano mai trovato il coraggio di arrivare fino in fondo.
Altrettanto si poteva dire per lei che aveva sempre avuto un po' di timore reverenziale per la sodomia ma ora capiva di avere soltanto perso l'occasione di godere in una maniera terribilmente intensa per tanto tempo.
Anche le unghie del ragazzo conficcate nella carne delle sue natiche o nei suoi fianchi, facevano parte di una piacevole sensazione di essere piena e pronta a un orgasmo potente.
Tornò di nuovo a gridare che stava venendo o meglio ci provò perché il giovanotto non smetteva di darle colpi potenti, preso dalla frenesia sessuale data dal penetrare il suo buco più stretto.
Vennero insieme, con lei che gridava che stava godendo e lui che la chiamava troia, puttana e via di questo passo, parole che non facevano altro che rendere il suo piacere ancora più intenso.
A un certo punto però anche l'entusiasmo del giovane, dopo averle scaricato dentro il suo seme e aver goduto nel suo culo svanì e Giorgia se lo ritrovò addosso che la schiacciava con tutto il suo peso.
Però era piacevole avere un maschio così voglioso incollato a lei e con un po' di dispiacere avverti che il pene di lui stava scivolando via, dopo aver fatto il suo dovere.
In quel momento si disse di essere stata molto fortunata che il giovane oltre che così impetuoso fosse stato anche molto resistente e fosse venuto in contemporanea con il suo secondo orgasmo e non precocemente.
Quando lui si tirò su, Giorgia si girò verso il ragazzo e lo guardò negli occhi con l'espressione grata di chi aveva appena ricevuto un regalo di grande valore.
Sei una gran troia, le disse lui, ma Giorgia era così soddisfatta di quello che aveva appena goduto che lui avrebbe potuto dirle qualsiasi cosa e lei lo avrebbe considerato un grande complimento.
Dai vieni qui che te lo ripulisco io, disse Giorgia al giovane che tornò a metterle in mano il pene ricoperto della sborra che non era rimasta dentro il suo buchetto.
Con frenetica e gratitudine glielo prese in bocca malgrado fosse sgonfio e quando smise di ripulire lo sperma che vi era rimasto incollato, vide che era nuovamente barzotto.
Se vuoi ti faccio un pompino, gli disse sorridendo felice dell'espressione di lui che pareva soddisfatto quanto lei anche per quell'offerta orale.
Il giovanotto a malincuore le spiegò che doveva tornare dai suoi genitori, anch'essi presenti alla festa di fine anno, che sarebbero venuti a cercarlo se non l'avessero visto rientrare al loro tavolo.
Giorgia si alzò in piedi, si risistemò le mutandine e il vestito da festa e facendo come il giovane le aveva suggerito, attese che lui scomparisse dalla porta, prima di uscire a sua volta.
Tornata al tavolo ritrovò la sua compagnia di sessantenni bevuti, alcuni dei quali distesi a dormire nelle poltroncine sfatti dall'alcol e dalla stanchezza.
L'orologio segnava le due e mezza, il che significava che aveva trascorso più di un'oretta con quel giovanotto che le aveva donato tanto piacere, rubandole la seconda verginità.
Era anche di nuovo sobria dopo l'esplosione di piacere subita nella saletta, quando lui era entrato dalla porticina posteriore, scaricando il suo seme dentro di lei.
Avvertiva una sensazione di calore umido nelle mutandine, proprio nel punto in cui lo sperma che lui le aveva iniettato stava lentamente fuoriuscendo.
Presa dalla nostalgia per quello che era appena successo e per le sensazioni magnifiche che aveva provato, Giorgia si mise a cercare con lo sguardo il giovanotto nella sala che si era mezzo svuotata.
Ci mise un po' a ritrovarlo e nel frattempo scacciò il pensiero che si fosse trattato di un bel sogno quando lo vide in piedi vicino a un tavolo, con al suo fianco un paio di persone che non potevano essere che i suoi genitori.
Il suo senso di gratitudine le fece venire un'idea folle e incurante del fatto di poter essere vista, Giorgia infilò le mani sotto il vestito e si tolse le mutandine.
Guardandole vide che erano piene dei segni dell'amore appena consumato con il ragazzo, in parte umide di succo di donna e in parte incrostate di seme che si stava solidificando.
Si alzò in piedi e si incamminò verso il tavolo dove il fanciullo continuava a restare in piedi parlottando con i genitori e fingendo di essere un po' brilla, andò a fermarsi proprio alle sue spalle.
Lui si girò a guardarla, lei si mosse come se stesse per cadere, così il giovane fu costretto a abbracciarla per impedirle di andare a terra e fu in quel momento che lei ne approfittò per mettergli in mano le sue mutandine bagnate.
Tranne il ragazzo, nessuno si accorse che il regalo era passato di mano e Giorgia dopo averlo ringraziato per l'aiuto, se ne tornò sui suoi passi, con un po' di malinconia.
Verso le quattro del mattino Giorgia era distesa anche lei su uno dei divanetti malgrado fosse sobria ma la stanchezza l'aveva vinta e costretta a riposarsi.
Il gruppo dei suoi amici non era ancora pronto ad andarsene e lei era crollata, giustamente stanca e felice, dopo una serata piena d'amore e di bollicine.
Se ne stava lì distesa con gli occhi chiusi, quando avverti una presenza al suo fianco e quando si decise ad aprirli, si rese conto che la persona in piedi lì vicino era proprio lui.
Il giovanotto le stava sorridendo nell'attesa che lei si riprendesse e quando lo riconobbe lui volle ringraziarla per quel regalo che aveva apprezzato tantissimo oltre che per la verginità che le aveva appena rubato.
Anche lui aveva un regalo per lei, un biglietto stranamente scritto a mano su cui era segnato il suo numero di telefono con una calligrafia appena leggibile.
Se ti va puoi chiamarmi, le disse il giovanotto mentre si allontanava tornando dai suoi genitori e Giorgia preso il biglietto lo guardò mentre se ne andava.
Verso mattina era a casa, dove appena arrivata si era infilata in bagno a lavarsi i denti e poi senza nemmeno farsi un bidè, sotto le coperte.
Solo che non riusciva a dormire, i suoi pensieri erano pieni dei ricordi di quella fremente sodomia e con la mano si accarezzava distrattamente.
Prese il telefono e vide che c'erano le notifiche, sicuramente degli amici e degli ex amanti con cui aveva mantenuto un rapporto amichevole.
Ma col cuore in gola vide che c'era un messaggio di colui che aveva colto la sua verginità la notte prima e con mano tremante andò a vedere cosa le aveva scritto.
Le foto in primissimo piano erano quelle del suo bellissimo cazzo mentre si masturbava, dalla prima in cui lo teneva stretto, all'ultima in cui lo sperma colava nel lavandino.
Con la mano che teneva tra le gambe riprese ad accarezzarsi in maniera molto più convinta e venne leggendo le sue sconce parole d'amore.
Sei la mia troia, la mia puttana, il tuo culo è mio, ti voglio sfondare, sborro pensando a te e Giorgia raggiunge l'orgasmo leggendole con la sua voce che le era ovviamente rimasta impressa.
Più tardi quando si riprese, riuscì a rispondere, lo ringraziò per averla sverginata dietro e lo rassicurò, il suo culo sarebbe sempre stato a sua disposizione.
Ti mando foto della tua troia nuda, scrisse allegando foto ginecologiche come quelle che aveva ricevuto da lui, con le dita infilate nella fessura bagnatissima.
Le ultime parole che digitò furono per sapere quando potevano rivedersi e quando avrebbe potuto sentire ancora il suo cazzo che le sfondava il culo.
Le piacevano le parole sconce, ascoltarle, leggerle e anche scriverle e pronunciarle e non vedeva l'ora di farlo assieme a lui, il suo nuovo giovanissimo amore.
Forse pensò , era vero il detto chi fa una cosa a Capodanno la fa per tutto l'anno, e magari valeva anche per la sodomia e anche per lei che voglia ne aveva tanta.
END