venerdì 9 gennaio 2026

Una Brutta Caduta

Margherita osservava dalla finestra di casa il giovanotto volenteroso che si era offerto di spalare la neve che ostruiva il cancello della sua villetta a schiera.
Era in pensione da un po', a sessant'anni si stava godendo la vita, senza problemi economici, era sola e quindi libera, non amava le relazioni lunghe ma adorava i giovanotti come quello che stava lavorando per lei.
Si era presentato lui, sorridendo con le guance arrossate parte dal freddo e parte dall'emozione, dicendo che abitava nella villetta a fianco e chiedendole il permesso di togliere la neve che si era accumulata.
Margherita aveva intuito che qualcosa in lei attraeva il giovanotto che non era venuto a suonare il suo campanello solo per generosità nei suoi confronti.
Ma andava benissimo così, visto che non aveva nessuna voglia di uscire con quel freddo a spalare la neve che si era anche un po' ghiacciata nella notte.
E prima o poi avrebbe dovuto uscire da quel cancello con la sua Cinquecento e una mano d'aiuto era proprio quello che le serviva, meglio se arrivava da un così bel ragazzino.
Proprio ragazzino no, la sua vicina di casa che conosceva appena, era una sua coetanea della quale sapeva solo che aveva "adottato" un nipote che sua figlia scapestrata non aveva voluto o potuto allevare e crescere.
Quel ragazzo doveva avere tra i diciotto e i vent'anni e corrispondeva a colui che stava spalando accuratamente la neve davanti al suo sguardo interessato.
Fu proprio in quell'istante in cui Margherita tolse gli occhi dalla finestra per prendere la tazzina del caffè, che udì un grido e si rese conto che era una bestemmia.
Alzando lo sguardo vide il giovane seduto a terra e capì che chi aveva gridato contro il Signore era stato proprio lui, così si mise il giaccone ed uscì per andare a vedere cosa gli fosse successo.
Semplicemente era scivolato, aveva battuto il sedere e ora pareva molto addolorato ma con l'aiuto di Margherita si rialzò anche se a fatica.
Lei lo sostenne e se lo portò in casa, incurante delle sue proteste perché lo stupidino addolorato voleva continuare il suo lavoro, malgrado la brutta caduta e la sofferenza che provava.
Benedetti maschietti eroici, pensò Margherita, sempre a dimostrare di essere veri uomini ma basta una piccola caduta a terra e iniziano a ululare di dolore e spavento.
Entrati in casa lo fece sdraiare pancia sotto sul sofà e poi andò a fargli subito un caffè con la macchinetta Dolce Gusto che gli portò di corsa.
Dopo avergli messo un mano la tazzina, Margherita disse che doveva controllare lo stato del sedere del ragazzo per verificare gli eventuali danni.
Permetti che ti tolga i pantaloni, chiese col sorriso sulle labbra mentre lui, girato dalla parte opposta, non poteva vedere l'espressione maliziosa del suo viso. 
Il dolore però doveva essere abbastanza forte perché il fanciullo non riuscì a dire qualcosa di comprensibile ma si slacciò soltanto il bottone del jeans. 
Margherita a fatica glieli abbassò e poi glieli sfilò via, prendendoli dai piedi, dopo che gli aveva levato le scarpe chiodate che non erano servite a salvarlo dal cadere. 
Adesso devo toglierti le mutande, disse ancora più maliziosa ma non attese che arrivasse una risposta e gli denudò il bel culo, stretto e muscoloso come piaceva a lei. 
In effetti il punto che aveva sopportato la caduta era molto arrossato ma Margherita non pensava che ci fossero delle lesioni particolarmente gravi, malgrado lui continuasse a lamentarsi come un bambino. 
Il giovanotto aveva davvero un bel culetto, si disse Margherita prendendosi qualche istante a osservare le due natiche addolorate e poi si diede subito da fare per curare il fortunato infortunato. 
Per prima cosa andò a prendere in freezer una tavoletta di ghiaccio che avvolse in un panno morbido che appoggiò sulla parte addolorata che rischiava di gonfiarsi, rovinando la bellezza di quelle natiche perfette.
Devi rimanere così per almeno 15-20 minuti, disse Margherita al giovane che finalmente aveva smesso di lamentarsi per il dolore e si lamentava perché sentiva freddo sul culetto.
Come una madre che si occupa con grande dedizione per il suo figliolo, Margherita non si mosse dal divano e mantenne sempre una mano sopra la tavoletta di ghiaccio per almeno un quarto d'ora. 
Il ragazzo sopportò quella piccola tortura e quando finalmente Margherita tolse la tavoletta dal suo sederino, gli fece pure il regalo di soffiare il suo alito caldo su quella pelle gelata. 
Poi gli disse che andava a prendere il Voltaren, sempre che lui non avesse qualcosa in contrario contro i medicinali, perché altrimenti aveva anche dell'arnica o qualcosa di simile.
Il ragazzo bofonchiò qualcosa tipo fai tu e Margherita stranamente capì che le avesse detto "mamma fai tu" ma si trattava sicuramente della sua attrazione verso quel ragazzino col culo nudo a farle capire fischi per fiaschi.
In effetti era piuttosto eccitata da quella situazione e mai si sarebbe aspettata di ritrovarsi un giorno col suo carinissimo vicino di casa seminudo tra le mani.
Sentiva un calore che conosceva bene tra le gambe inguainate nei leggins che le disegnavano le natiche rotonde e abbondanti, da sempre fonte di ammirazione per i maschietti che la incontravano.
Probabilmente aveva anche bagnato le mutandine, perché se da una parte il suo corpo eseguiva alla perfezione le funzioni di infermiera, la sua mente era tutta su un altro pianeta in cui correva dietro al ragazzino nudo, cercando di acchiapparlo per soddisfare i suoi desideri più reconditi.
Per calmarsi un po' e mettere a freno la sua fantasia Margherita coprì con una coperta calda il culetto del ragazzo e poi andò a recuperare i medicinali. 
Decise di provare prima con l'arnica e spiegò al fanciullo che avrebbe dovuto massaggiare a lungo la parte addolorata, per facilitare l'assorbimento della crema. 
Per farlo però bisognava che lui sollevasse un po' il didietro mettendosi prono sul divano, lui subito fece quello che lei gli chiese di fare e Margherita vedendolo così pronto ai suoi ordini, decise di approfittarne.
Le scappò anche di chiamarlo "amore", era la parola con cui si rivolgeva ai suoi amanti giovanissimi che aveva l'abitudine di sedurre da quando era una quarantenne piena di voglie che non si erano assopite.
Li chiamava amore quando erano tra le lenzuola ma anche quando si trovavano insieme ad altre persone in altre situazioni, mentre loro quando facevano l'amore, la chiamavano in ben altri modi.
Secondo lei amore era una parola adattissima anche a una madre verso il proprio figliolo, proprio come lei si sentiva in quel momento anche se sapeva bene che una madre, quando curava un figlio, non si bagnava tra le gambe, di solito.
Amore allarga un po' le gambe però, altrimenti non riesco a spalmare per bene l'arnica, affermò sapendo che si trattava semplicemente di una bugia per vedere qualcosa che la interessava molto di più del suo sederino.
Il giovanotto continua a fare quello che Margherita desiderava e allargando un po' le gambe le permise di osservare da dietro la sacca che conteneva le sue palle e il pene che ciondolava poco più avanti. 
Margherita si ritrovò a essere come un naufrago nel deserto rimasto per lungo tempo senza acqua e che finalmente arriva in una Oasi in cui può finalmente sedare la sua sete.
Il calore che sentiva dentro le mutandine divampò, diventando un falò ardente e se non avesse avuto i leggins stretti a impedirle i movimenti, si sarebbe toccata, per sciogliere la tensione che avvertiva in tutto il corpo e nella mente.
Ma la sua eccitazione, seppure già abbondante, non poteva che aumentare quando iniziò a spalmare sulla pelle vellutata del ragazzo, la crema per i dolori.
Spalmò a lungo, approfittandone per accarezzare intimamente le parti posteriori del fanciullo, evitando accuratamente di sfiorare il suo buchetto delicato anche se ne avrebbe avuto una grande voglia, così come avrebbe avuto una gran voglia di infilare la lingua là sotto, fino ad arrivare alle palle e al pene.
Con grande soddisfazione la Signora Margherita notò che il sesso del giovane non ciondolava più sgonfio ma si era eretto e anche la sacca dei testicoli sembrava più gonfia di prima e ovviamente se ne attribuiva il merito.
Con la malizia dovuta all'eccitazione del momento, non riuscì a evitare di sfiorare col dito il buchino del giovane che si contrasse e costringendolo a lanciare un guaito di piacere. 
Scusa, disse Margherita ma poi allungò la mano e sfiorò lo scroto del giovanotto che sembrò ululare come un lupo che si sta preparando a montare una femmina e non vede l'ora di godere.
Incredibilmente riuscì a restare razionale e a evitare di allungare ancora di più la mano, per afferrare quel pene che era diventato di marmo. 
Continuò però nell'opera di massaggio, accarezzando toccando tutto quello che stava intorno al rossore dovuto alla botta ricevuta dal ragazzo.
Quando l'ululato si trasformò in un muggito, Margherita capì che era successo qualcosa, e in effetti qualcosa di liquido era schizzato via dal glande turgido del fanciullo che disperato per il casino provocato ora sembrava pronto al suicidio.
Amore non è successo nulla, lo tranquillizzò la Signora Margherita, è solo liquido seminale e viene via senza problemi, non e mica inchiostro.
Con la vergogna dipinta sul viso, il ragazzo si girò verso di lei, senza nemmeno rendersi conto che in quel modo le avrebbe mostrato il pene che purtroppo si era sgonfiato
Quanto notò lo sguardo da predatrice della Signora Margherita il giovanotto portò le mani a nascondere o a difendere la sua virtù che era appena esplosa in copiosi rivoli di sperma denso.
Amore non vergognarti nemmeno di lui, disse indicando con l'indice il pene del ragazzo che ancora gocciolava il succo del suo amore per la Signora Margherita.
Oggi sei stato meraviglioso, prima la neve e ora mi hai dimostrato quanto ti piaccio e devo dirti che ricambio la tua passione per me ma sai che tra noi ci saranno almeno quarant'anni, gli sussurrò fintamente contrita.
In realtà era orgogliosa di sé, di essere ancora capace di provocare reazioni esplosive in uomini con un terzo della sua età e anche dell'umidità che avvertiva tra le cosce.
Non sono molte le donne sue coetanee che si accendono con poco e che non hanno la femminilità essiccata dall'avanzare dell'età e della frustrazione di non essere più belle.
Margherita invece sentiva il cuore battere a mille e il calore irrompere dentro le sue mutandine e ora considerava sacro quel seme schizzato sul suo sofà che avrebbe dovuto ripulire.
Ma per prima cosa prese i fazzolettini di carta e togliendo le mani del ragazzo dal pene, glielo asciugò da ogni traccia di sperma, indugiando fino a quando non lo vide tornare barzotto.
Signora Margherita pulisco io, le gridò il fanciullo ancora sotto choc, ma lei non gli badò e con mano più ferma del suo clitoride impazzito, raccolse il liquido seminale sparso sul divano.
Non preoccuparti a pulire amore, aggiunse costringendo il giovane a una nuova erezione, però la prossima volta cerchiamo di non sprecare tutto questo ben di Dio.
E la prossima volta, si disse la Signora Margherita, era molto ma molto vicina.
END

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