domenica 31 maggio 2026

La Professoressa

La Prof verso le 23 stava per mettersi a dormire dopo aver guardato un po' di TV e poi letto un poco, visto che i programmi televisivi erano come sempre scadenti.
Seduta sul vaso faceva pipì quando lesse il messaggio di un suo studente che le chiedeva aiuto, lamentando un piccolo problema fisico.
Accidenti era già pronta, si era fatta la doccia, lavati i denti e anche le solite due goccine di pipì e quello rompeva le scatole mentre lei aveva solo voglia di dormire fino al mattino.
Del resto era stata una lunga giornata, perché mentre per gli studenti una gita scolastica è appunto una gita, per gli insegnanti significa non smettere mai di lavorare e quella ne era la prova.
Lentamente, dopo aver risposto al ragazzo via messaggio di attendere un attimo, la Prof passò sul bidet ma solo per un rapido rischiacquo e poi andò ad aprire la porta. 
Indossava una comoda tuta sportiva che usava come pigiama e non era truccata perché era sempre stata una acqua e sapone, per cui non è che fosse molto affascinante ma il giovanotto aveva altro per la testa.
Sembrava davvero sofferente e nello stesso tempo la sua timidezza sconfinava nella vergogna quando le raccontò il problema che lo affliggeva.
Un arrossamento inguinale, cosa che detta così sembra nulla ma per chi deve passare la gita scolastica camminando avanti e indietro per città, chiese e musei non era proprio il massimo.
Lo studente le raccontò di come il problema fosse saltato fuori già dal mattino ma che lui avesse resistito fino a quando, verso sera, si era reso conto di dover fare qualcosa. 
E naturalmente, come ogni maschio italico, dietro non si era portato nulla di utile per quel problema che non era la prima volta che lo infastidiva facendolo soffrire.
Inoltre a quell'ora la farmacia vicina all'hotel dove alloggiavano era chiusa e quella di turno irraggiungibile a piedi, mentre l'autista del loro bus chissà dov'era a trascorrere la notte. 
L'unica speranza era che la Prof avesse o trovasse una soluzione e il giovane dopo averci pensato a lungo senza esito, si era deciso a rivolgersi a lei.
L'insegnante, come tutte le donne che insegnano, quando andava in gita era sempre molto bene attrezzata, anche dal punto di vista farmaceutico.
Per quel problema aveva una soluzione, anzi tre, disse allo studente, per prima cosa doveva curare l'igiene ma avendo già fatto la doccia, si era già lavato la parte arrossata.
Per cui passò alle creme, la prima era quella alla Calendula, per lenire il rossore e il fastidio con le sue proprietà emollienti e rigeneranti.
Dopodiché, asciugata la prima crema, avrebbe applicato una seconda a base di ossido di zinco, come quelle per proteggere la pelle delicata dei neonati.
L'ultima opzione era quella nucleare che sperava di non dover usare, ovvero una pomata a base di cortisone che poteva avere effetti collaterali e andava usata solo con lesioni gravi.
Fammi vedere, disse al ragazzo, senza pensare che per farlo il giovane avrebbe dovuto abbassarsi i pantaloni e se il rossore era molto esteso, anche lo slip.
Lo studente perplesso rimase immobile alla sua richiesta e la Prof si irritò per quella esitazione e gli disse che era una madre e che aveva già visto altri bambini in mutande.
Tutto rosso in viso il giovanotto obbedì e slacciati i jeans li scalciò via, restando in maglietta e mutande, sotto le quali la Prof intravide un discreto rigonfiamento.
Vergognandosi di quello che sentiva ribollire dentro il suo corpo, la Prof si disse quello che si diceva ogni volta che si avvicinava troppo ad un uomo. 
Hai sessant'anni, tra poco andrai in pensione, sei stata sposata, è andata male a parte un figlio cresciuto bene e ormai autonomo, il tuo corpo non è più quello di una volta, lascia perdere.
Inoltre non si trattava di un suo coetaneo quello che aveva davanti ma di un suo giovanissimo studente che aveva un quarto della sua età.
Però quel fuoco che sentiva tra le gambe non si poteva spegnere facilmente, o meglio se fosse stata sola si sarebbe messa a bagno nell'acqua calda della vasca e si sarebbe toccata fino a goderne.
Ma aveva davanti un maschio che si era appena calato i pantaloni e le aveva mostrato una parte di sé che uno studente di solito non mostra a una insegnante.
E malgrado la sua razionalità le gridasse che era una cosa indicibile avere quel tipo di pensieri, il fuoco dentro di sé divampava senza possibilità di spegnimento.
Quasi in trance invitò lo studente a sdraiarsi sul suo letto e ad aprire bene le gambe, poi finse di aver bisogno degli occhiali per osservare bene la zona arrossata.
Il ragazzo si distese, bello rosso in viso e fece come gli aveva detto e la Prof si avvicinò a quella zona minata per guardare da vicinissimo.
Un po' a fatica distolse lo sguardo dal gonfiore rigoglioso che inturgidiva lo slip e analizzò la parte arrossata laddove la coscia del giovanotto si univa al tronco.
Lo studente era un po' in sovrappeso, nulla di che ma le cosciotte polpose favorivano lo sfregamento con mutande o pantaloni e provocavano arrossamenti e irritazioni.
Non è nulla, disse la Prof al giovane che appariva turbato ma per nulla a disagio, sottoposto allo sguardo a raggi x della sua insegnante.
Mettiamo subito la Calendula, proseguì la Prof afferrando il tubetto di pomata che aveva messo sul comodino in attesa dell'uso che sapeva sarebbe arrivato presto.
Avrebbe potuto dare al ragazzo entrambe le pomate, spiegargli l'uso in sequenza ma dentro di lei una vocina le aveva detto che fosse meglio farlo di persona.
E lei sapeva che quella vocina lo gridava non per sfiducia verso il giovanotto ma per la voglia che le ardeva dentro di toccarlo così intimamente.
Togli lo slip, gli sussurrò con una voce che non era più la sua, così non si sporcano ed è più facile stendere un velo di Calendula che ti toglierà il rossore e lenirà il dolore.
Ma siccome il ragazzo non si muoveva, la Prof lo aiutò, afferrando lo slip sui fianchi del giovane e sfilandoli via con delicatezza, come avrebbe fatto una madre protettiva.
Quello che fino ad allora era rimasto nascosto apparve improvvisamente davanti al suo sguardo interessato ed eccitato, facendo esplodere la voglia di toccarlo.
Il pene del ragazzo era notevole, puntava dritto verso di lei ed era come se le urlasse toccami o baciami ma la Prof provò a  concentrarsi sul rossore.
In fondo poteva iniziare da lì, le disse la vocina e lei applicò qualche centimetro di pomata alla Calendula in quel punto caldo e delicato, facendo trasalire lo studente.
Mentre spalmava la crema lentamente e delicatamente, non poteva non notare come il pene si agitasse ritmicamente e lei sapeva che era come se lo stesse masturbando a distanza.
La vocina le stava gridando di continuare, di accarezzarlo sempre più intimamente, di farlo esplodere in un tripudio liquido di seme denso e copioso.
Si fermò solo quando vide una goccina trasparente affacciarsi sulla cappella che le comunicò che l'esplosione stava per arrivare, senza alcun conto alla rovescia.
Alzò gli occhi per un attimo e intercettò lo sguardo rapito e torbido dello studente sul punto di eiaculare e prima di vedere la sborrata spargersi tutto intorno, agì abbassando la testa e circondando la cappella con le sue morbide labbra.
Da quanto tempo non assaggiava il sapore intimo di un uomo, quanto tempo era passato dall'ultima volta in cui un maschio si era svuotato nella sua bocca?
Sapeva benissimo chi era stato l'ultimo, un collega col quale aveva intessuto una relazione dopo essere stata abbandonata dal marito.
Uno che aveva approfittato del suo momento di grande fragilità per infilarsi nel suo letto e tra le sue cosce e godersela per poi buttarla via, come aveva fatto il suo consorte.
Da quel pompino non aveva più avuto contatti carnali o sentimentali di nessun tipo con nessuno e ritrovava la calma solo masturbandosi ferocemente, guardando eccitata i filmetti porno su internet.
Anni dopo, decenni dopo, era davanti a un cazzo bellissimo, dalle ottime misure malgrado fosse ancora acerbo anagraficamente e quel cazzo stava per esplodere davanti a lei.
Nessun dubbio, nessuna esitazione, tanto vale buttarsi, fosse solo per evitare il casino da ripulire dopo la sborrata, o vuoi che le donne delle pulizie pensino che hai avuto ospiti stanotte?
La cappella vibrava tra le sue labbra, il pene si agitava scompostamente e
la Prof provò a tenerlo fermo per le palle insieme alle labbra, il sapore neutro di quella goccina le ricordò altri tempi, altri uomini, altri pompini.
Quando lo mordicchiò, ripensando a come al suo ex marito piaceva sentire la carezza ruvida dei suoi denti, il giovanotto gridò qualcosa di inintelleggibile e poi colò sperma denso nella sua bocca in attesa.
Mugolando come un cucciolo in calore lo studente sborrò a fiumi e la Prof faticò a trattenere tutto il seme ma con calma, un poco per volta lo bevve, senza sprecare o spargerne in giro una sola goccina.
Felice di farlo godere attese che le vibrazioni orgasmiche lentamente cessassero e non lasciò mai la pressione delle sue labbra sulla cappella.
Quando lo fece il giovane era oramai sazio, almeno per il momento, visto che l'uccello volava ancora rigido e durissimo, malgrado l'eiaculazione.
Stranamente il calore che prima le ardeva dentro, ora si era acquietato, per la soddisfazione per aver fatto godere il ragazzo nella sua bocca assetata.
Amore, ora dobbiamo mettere la crema Fissan, disse allo studente in un momento di razionalità, come se non gli avesse appena fatto un pompino, è una pomata che ti proteggerà dagli arrossamenti.
Preso il secondo tubetto dal comodino applicò una buona dose di pomata nella stessa zona arrossata di prima, indugiando a lungo, deliziata nel vedere il pene durissimo come se non avesse appena sborrato.
Hai mai fatto l'amore con una donna, chiese la Prof al suo fortunato allievo, e alla sua risposta negativa, decise che doveva essere lei la prima.
Si spogliò davanti allo sguardo del giovane che parve soddisfatto di vedere come il suo corpo di sessantenne non fosse ancora sfiorito.
Aveva un seno grande e un po' cascante ma proprio per quello era molto attraente, fianchi un po' larghi come le natiche ma in proporzioni perfette.
Non era depilata completamente e forse il ragazzo, abituato alle donne su internet che normalmente non avevano un boschetto così rigoglioso, le sembrò stupito.
Ma quando gli chiese di infilare la lingua nella sua fessura, il giovanotto si dimostrò proprio come a scuola, un ottimo studente, ligio al dovere, meticoloso nell'esecuzione.
Ripensò anche all'ultima volta in cui un uomo aveva assaggiato il sapore della sua essenza più intima, ed era stato sempre l'ultimo amante della sua vita, sempre poco prima di lasciarla come una scarpa vecchia.
Ma quel pensiero non poteva allontanare più di tanto l'orgasmo che sentiva montarle dentro, lo scacciò e si concentrò sulle sensazioni che le donava la lingua del suo amato studente.
E proprio il giovanotto la stupì assai, dimostrandole di avere acquisito su internet le nozioni utili a farla godere come desiderava intensamente.
Sentondola prossima a godere, il giovane abbandonò i giochi linguistici e si portò col ventre tra le sue cosce, trovando facilmente l'accesso alla sua fica, in cui piantò il cazzo come fosse una bandiera.
Qualcosa esplose dentro la Prof, un insieme di sensazioni e ricordi che scacciarono i brutti pensieri che da tempo la affliggevano.
L'impeto col quale lo studente la stava prendendo le portò via la testa, la Prof si abbandonò a quel focoso abbraccio carnale e venne, gridandolo al mondo.
Il giovanotto che non aveva mai avuto occasione di fare godere una donna in quella maniera selvaggia, incapace pure lui di trattenersi, venne dentro di lei, sborrando una seconda e copiosa volta.
Più tardi la Prof mentre si appisolava, abbracciata al suo giovanissimo amante, ne ascoltò il flebile russare, con la mano che gli stringeva l'uccello con delicatezza, ora che finalmente si era sgonfiato.
Come quello di un bambino, pensò la Prof, anzi come quello di mio figlio, di disse pensando che quello che era successo poco prima fosse molto simile a un incesto.
Eppure non le importava, era troppo felice di aver trovato un amante, seppure troppo giovane e addirittura un suo studente, roba da licenziamento immediato se fossero stati scoperti.
E se il giovanotto le avesse chiesto quello che aveva sempre negato all'ex marito, per esempio, glielo avrebbe concesso volentieri, anzi glielo avrebbe proposto lei.
Il suo ex consorte per tutta la loro vita insieme aveva sempre cercato di convincerla ad avere rapporti anali e una volta lo aveva lasciato provare.
Purtroppo il dolore che aveva provato l'aveva costretta a negargli quel piacere e in seguito si era detta che aveva fatto bene, visto che non si era certo meritato di godere con lei la sodomia.
Ma al suo amore studentesco avrebbe concesso tutto, qualsiasi cosa le avesse chiesto o desiderato fare col suo corpo di matura porcella, specie usando quel pene meraviglioso e indistruttibile come quello dei giovani.
Verso mattino, poco prima della sveglia normale, la Prof destò il suo amato alunno, gli spalmò una ulteriore dose di crema Fissan nell'inguine e così facendo glielo fece tornare durissimo.
Sorridendo alla vista di quella splendida erezione mattutina e alla muta richiesta del ragazzo, glielo prese in bocca e fece colazione col suo liquido seminale.
Poi lo fece correre nella sua stanza a prepararsi, prima che qualcuno si accorgesse di dove aveva passato la notte più calda della sua vita.
END








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