Si trattava di una piccola fabbrica che produceva carrozzelle motorizzate per persone con difficoltà motorie e quando il consorte che l'aveva fondata aveva avuto l'infarto fatale, era stata quasi costretta a chiudere per le difficoltà economiche.
Ma testardamente, malgrado tutto aveva mantenuto aperta l'azienda che era poi l'unica sua fonte di reddito e un poco alla volta era riuscita nell'impresa di trasformarsi da donna di casa in una manager.
Ora le cose marciavano bene, le sue carrozzelle a motore elettrico erano molto richieste, specialmente all'estero e aveva raddoppiato il numero dei dipendenti da quando era subentrata al marito.
Purtroppo gente del luogo era stato impossibile trovarne malgrado non occorresse una grande specializzazione per fare l'operaio nella sua fabbrica.
L'ultimo assunto si chiamava (o come lei pensava si facesse chiamare) Marco, un ragazzone senegalese alto uno e novanta di poco più di vent'anni, decisamente un ottimo elemento malgrado la pelle troppo scura.
Un poco alla volta Marco aveva conquistato la fiducia di tutti e anche di Lisa perché aveva accettato di farsi carico dell'apertura e della chiusura della fabbrica e arrivava sempre prima degli altri e se ne andava dopo, senza chiedere nulla.
In effetti Lisa era stata costretta a ricorrere a lui perché i suoi colleghi italiani, assunti molto tempo prima del giovane nero, volevano essere pagati troppo e fuori busta.
Marco dal giorno in cui l'aveva assunto non aveva mai fatto un giorno di assenza, mai chiesto permessi e sempre accettato di fare gli straordinari quando lei glielo chiedeva, oltre ad aprire e chiudere la fabbrica ogni santo giorno.
Diversamente da qualche altro dei suoi operai che spesso si mettevano in malattia e invece di stare a letto, aravano i campi o comunque si facevano gli affari propri a spese sue e dell'Inps.
Lisa malgrado l'età matura era ancora una bella signora che attraeva gli sguardi di qualcuno dei suoi operai ma come uomo della sua vita non aveva avuto altri che il marito, col quale all'inizio aveva avuto un ottimo accordo sessuale ma col passar degli anni avevano smesso ogni attività erotica.
Lei gli era stata sempre fedele e dopo la sua morte aveva avuto un momento di crisi, si era lasciata andare proprio in concomitanza con la crisi dell'azienda e come l'azienda si era ripresa un po' a fatica.
Ora stava bene, aveva perso peso con una dieta apposita e malgrado fosse una Giunone era ancora in forma, seni e sedere ancora sufficientemente alti e appena cadenti e poi Lisa sognava, sognava molto.
Aveva sempre sognato qualcosa di inammissibile per lei che qualche tempo prima, per distrarsi, si era anche impegnata politicamente, candidandosi per la lega nord.
Non aveva avuto i voti per essere eletta in comune ma aveva continuato con l'impegno in quel partito noto per il l suo razzismo contro i meridionali, i neri e via dicendo.
Lisa diceva a se stessa di non essere razzista ma restava molto diffidente verso quelli con la pelle più scura della sua o che parlavano una lingua che non fosse il dialetto locale.
Però sognava e nei suoi sogni fin da bambina, si eccitava e si toccava sognando di essere circondata da stalloni neri che le infilavano ovunque i loro peni enormi e le facevano docce di seme caldo, alla faccia dei cazzi padani, teoricamente sempre duri.
Continua
Nessun commento:
Posta un commento