martedì 15 luglio 2025

Pedalando

Marta era una sposa di mezza età con un marito molto spesso assente che preferiva il bar e gli amici alla sua compagnia, e in questo modo era sempre molto libera di fare tutto quello che le piaceva, come ad esempio andare in bicicletta.
Per oltre mezzo secolo Marta aveva in pratica rinunciato a tutto quello che riguardava il sesso, compreso quello fatto in autonomia ma questo non significava che avesse completamente perso la sua spiccata femminilità.
Tra l'altro, dal punto di vista strettamente estetico si era mantenuta molto bene e se uno l'avesse vista nuda senza guardarla in viso, non si sarebbe accorto di trovarsi davanti a una donna così matura.
Il seno era rimasto ancora sostenuto, malgrado fosse bello grande, così come il sedere era rimasto alto e senza grinze, come il suo pancino e anche le gambe non erano male.
Per quanto riguarda il viso, Marta era consapevole che fosse la cartina di tornasole che rivelava la sua età ma non aveva alcuna intenzione di lavorarci sopra con la chirurgia o altre cose.
Era sempre molto attenta a quello che mangiava e si muoveva spesso, utilizzando il suo mezzo di trasporto preferito, con il quale pedalava in lungo e largo, sfruttando i tanti chilometri delle preferenziali ciclabili, molto presenti nel comune in cui abitava.
Quella primavera che preannunciava un'estate davvero molto calda, era perfetta per andare in giro con la sua bici a cui era molto affezionata e ogni mattina usciva di casa, raggiungeva il bar vicino al cimitero monumentale e andava a prendersi un caffè, per poi farsi un giro tutto intorno.
Si era infilata un vestitino piuttosto corto dai colori vivaci e con una scollatura abbastanza ampia da permetterle di esibire il seno ancora in perfetta forma. 
Arrivata al bar, notò subito che fuori appoggiate al muro c'erano parecchie biciclette sportive che indicavano la presenza di un gruppo di ciclisti abbastanza corposo.
Entrò come sempre, trovò occupato il bancone su cui si appoggiava ad attendere che il barista preparasse il suo caffè ma si fece largo nel gruppone dei ciclisti e riuscì a conquistarne un angolino e a ordinare nella confusione di voci che la circondavano.
Marta non seppe mai chi fosse il proprietario della mano appoggiarsi alla natica e che la strinse forte fino a farla gemere di una piacevole sorpresa. 
Di sicuro era uno che faceva parte del gruppo dei ciclisti ma lei rimase immobile col fiato mozzato mentre la carezza diventava sempre più intima e avvertì perfettamente il tocco di quelle dita che dopo aver risalito le sue cosce, spingevano col dorso della mano sulla sua fessura.
Con sua grande sorpresa si sentì bagnare  le mutandine ma invece che provare rabbia e ribellarsi, si ritrovò a sospirare e nel giro di pochi istanti ad avere un orgasmo di tipo completamente sconosciuto.
Il barista che appoggiò la tazzina del caffè davanti a lei, nemmeno si accorse della sua espressione stravolta perché troppo impegnato a soddisfare le richieste di tutti quei clienti ammassati davanti al bancone.
Marta ci mise un po' a riprendersi, e quando prese in mano la tazzina di caffè, scoprì che era ormai diventata tiepida ma lo mando giù ugualmente come se nulla fosse.
Poi, come imbambolata da quello che le era appena successo, si mosse a fatica e trovò l'ingresso del bagno in cui si rifugiò a controllare lo stato delle sue mutandine che trovò completamente fradice.
Nel frattempo il gruppone dei ciclisti, dopo aver consumato se n'era uscito rumorosamente e dopo aver inforcato le bici appoggiate al muro, era scomparso l'orizzonte. 
Quando Marta uscì dal bagno per andare a pagare si guardò intorno ma non c'era più nessuno e si rese conto che non avrebbe mai saputo di chi fosse quella mano malandrina che l'aveva fatta godere in quel modo sorprendente.
Inforcando la bici appoggiò la sua fica nuda direttamente sul sellino e quella sensazione le piacque da morire, facendole tornare una gran voglia di altre carezze intime.
Rimase in giro per un'altra mezz'oretta durante la quale pedalò poco distante da casa e quando rientrò e andò a riporre la bici in garage si accorse che il sellino era tutto bagnato dei suoi umori. 
Stranamente attratta da quella pozza di succo di femmina che ricopriva la finta pelle, avvicinò il suo nasino e aspirò il suo stesso profumo intimo, trovandolo buonissimo.
Appena fu in casa corse in bagno e mise le mutandine a mollo nel lavandino, poi sedette a fare pipì e terminata la minzione non riuscì da evitare di cominciare a toccarsi. 
Nella sua mente proiettò il film a luci rosse di quello che le era successo al bar ma da un'altra angolazione, in cui vedeva uno dei ciclisti senza nome e senza viso che le affondava una mano nel culo.
Quella visione così erotica decuplicò la sua eccitazione e la sua mente fece il resto, sognando occhi aperti di essere andata al bagno non sola ma con quel ciclista a cui come premio per il suo orgasmo, aveva concesso un pompino.
Marta venne ancora una volta, accarezzandosi con le sue dita tremanti mentre nel film che stava girando da sola, il ciclista le aveva messo il pene in bocca e stava eiaculando copiosamente.
Da quel giorno Marta non uscì più indossando le mutandine e ogni volta che scorgeva un gruppone di ciclisti, cercava di abbordarli per ritrovare il porcello che l'aveva fatta godere precedentemente.
Diventò la beniamina degli sportivi su due ruote che quando la vedevano arrivare sapevano che era disposta a dare loro piacere con la bocca e anche con altri orifizi. 
Malgrado la sua grande disponibilità che la portava a dispensare pompini anche quando si trovava di fronte a gruppi molto numerosi di ciclisti pronti a eiaculare nella sua bocca, non ritrovò più colui che l'aveva trasformata da grigia massaia di provincia, in una femmina calda e ben disposta verso qualsiasi pene incontrasse sulla sua strada.
Ma immagino che non sia stato un grosso problema, visto che dopo il primo, erano arrivati a decine e decine i ciclisti lietissimi di regalarle il loro sperma e lei era più che felice di accontentarli.
END

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