lunedì 7 luglio 2025

La Signora Dei Tappeti

Qualche tempo dopo aver perso i contatti con la Signora Dei Tortellini, fui mandato a svolgere un servizio nei primi giorni d'agosto, con un caldo afoso tremendo.
Allora accettavo lavori pesanti e mi ritrovai in un negozio di tappeti dove lei, La Signora Dei Tappeti ne aveva appena acquistato uno di medie dimensionine piuttosto pesante.
Lo caricai sul furgone, lei salì con me e ci avviammo per il breve viaggio verso zona Arcoveggio, dove abitava da sola, per fortuna in un appartamento al piano terra.
Quando fummo dentro, mi chiese di sistemarlo sul pavimento, al centro del salone e per farlo spostai un tavolo, le sedie e alcuni mobiletti.
Mentre lei sedeva sul sofà, io armeggiavo col tappeto, sudando come un cavallo in attesa che l'aria condizionata rinfrescasse l'appartamento.
La Signora Dei Tappeti mi chiese di restare con lei e di valutare insieme come andava sistemato sto tappeto e poi andò a prendermi da bere.
Tornò e si sedette così vicino che ancora un po', forse qualche millimetro e avrebbe potuto saltarmi in braccio e siccome era una vedova a metà tra i cinquanta e i sessanta, la cosa mi piacque.
Mentre mi passava il bicchiere d'acqua ghiacciata che le avevo chiesto con una mano, con l'altra mi strinse la coscia a tiro del mio pene che si imbizzarrì all'istante.
Quella mano mi bloccò lì seduto e faticai anche solo a bere quel bicchiere d'acqua, eccitato anche se un po' confuso dal suo sorriso timido.
Con voce più bassa mi chiese se avevo voglia di un caffè e capii che era un modo per indurmi a restare per continuare la sua opera di seduzione.
Risposi di si anche se non avevo nessuna voglia di andarmene, troppo turbato e voglioso di capire fin dove lei si sarebbe spinta dopo quel tocco di mano.
Successe che andò in cucina e nuovamente tornò con un vassoio e un paio di caffè fumanti che prendemmo insieme e dopo che l'ebbe sorbito, la sua mano tornò sulla mia coscia con una stretta se possibile ancora più decisa.
La Signora Dei Tappeti spostò la mano quel tanto che fu sufficiente perché sfiorasse il gonfiore che mi aveva provocato e scoprendomi duro, mi sorrise sorniona.
Le sue dita iniziarono a ballare sulla mia erezione e vedendomi ben disposto nei suoi confronti mi abbracciò, posando la testa sulla mia spalla.
Indossavo una maglietta che si era bagnata di sudore e non ero molto a mio agio per quel motivo e prima di continuare le chiesi se potevo andare in bagno a rinfrescarmi.
Lei si alzò, prese la mia mano e mi condusse in bagno, dove mi fece fermare davanti allo specchio sul lavandino e lì mi alzò le braccia e mi sfilò la maglietta.
Mi abbracciò prima che potessi iniziare a lavarmi e la sua bocca iniziò a strusciarsi sulla mia spalla, sul collo e sulla schiena, subito coadiuvata dalla sua lingua di velluto.
Le sue mani mi accarezzarono il ventre e poi scesero più giù, le sue dita esperte mi slacciarono i jeans ed ebbero libero accesso al mio slip e al mio pene.
I jeans caddero al suolo, seguiti dagli slip e la sua mano destra mi strinse forte il cazzo mentre la sinistra cercava di impossessarsi delle palle gonfie.
Contemporaneamente la sua bocca iniziò la discesa lungo la mia schiena e arrivata al solco tra le mie natiche, si fermò a baciarle gioiosamente.
Tentai di fermarla quando la sua lingua si infilò nel canale che portava al mio buco stretto ma non ci fu verso di impedirglielo e per fortuna che la mattina mi ero fatto una doccia appena prima di uscire a lavoro.
Avvertendo il dolce tocco della punta della sua lingua sul pertugio anale, smisi di cercare di fermarla e lasciai per un po' che la sua curiosità avesse sfogo.
Però a un certo punto non mi bastò che mi leccasse dietro ma mi girai e le misi il pene eretto davanti al viso, strappandolo letteralmente dalle sue grinfie.
Non che fosse perfettamente pulito anche il cazzo ma mi sentii più a mio agio appoggiandolo alle sue labbra che si schiusero in un bacio morbido e caldo sulla cappella.
Come aprì un poco le labbra, mi spinsi nella sua bocca e affondai fino alle palle che lei prese a vezzeggiare, accarezzandole con le dita.
Quella danza mi aveva fatto venire voglia di qualcosa di più di un pompino e all'improvviso la costrinsi a rialzarsi e a mettersi appoggiata con le mani sul lavandino, leggermente chinata in avanti.
Sollevai la gonna che indossava, abbassai quasi strappandole le mutandine e la costrinsi a piegarsi un po', mentre con la cappella sondavo il suo buco stretto.
Trovai a fatica il punto focale e senza tante storie glielo spinsi nel culo dove entrai senza alcuna difficoltà ma facendola un poco soffrire.
Incurante dei suoi lamenti entrai di forza e affondai, fino a quando il mio pene non riuscì ad avanzare a meno di portarsi dietro le palle, cosa impossibile.
Praticamente la violentai ma nel finale, poco prima di venire nel suo anfratto oscuro, lei ebbe un orgasmo intenso per quanto sofferto ma soprattutto voluto.
Fu un godimento all'unisono che ci travolse e stavolta le sue grida furono di assoluto piacere nel momento in cui eiaculavo nel suo culo.
Rendendomi conto di come fosse tardi, mi staccai dal suo corpo e il mio pene uscì dal suo culo con un sonoro plop, sottolineato dal suo gridolino di piacere.
Prima di lasciarmi andare volle baciare la cappella che le aveva appena sfondato il culo e ripulire tutto lo sperma che era rimasto incollato al mio cazzo.
Tutto accaldato e sudato ma soddisfatto scappai via e me ne corsi a casa per fare una doccia e levarmi addosso tutta la sporcizia e il sudore a causa di quella decisa inculata.
Lei mi cercò ancora nei giorni seguenti e tornai a casa sua con qualche altra consegna, per ricevere in cambio la sua più intima disponibilità alla sodomia.
Ma quelle sono altre storie.
END

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