venerdì 11 luglio 2025

La Signora Cinzia I

Quando l'ho conosciuta, mi era da poco capitato un inconveniente nella banca dove lei lavorava e mi aiutò a capire cosa fosse successo, ma senza molto successo.
Era mia coetanea, quindi sui cinquantacinque anni e non solo non era bella ma faceva di tutto per apparire ancora meno attraente.
Ma qualche tempo dopo qualcosa cambiò in lei esteticamente e iniziò a truccarsi e a vestirsi in maniera molto diversa, più femminile che dire più sexy mi pare esagerato.
A me era piaciuta da subito, se non altro per le sue maniere gentili e dolcissime, il tono di voce sempre basso e misurato, l'attenzione che metteva verso i clienti.
Fisicamente non era male anche prima in fondo, aveva un bel seno e anche delle belle gambe che tendeva a nascondere e il viso era la parte più esposta e debole.
Cosa abbia scatenato il cambiamento non lo so, ho immaginato una crisi familiare, era sposata con due figli grandi e magari il marito si era stancato di lei o viceversa.
Ma il cambiamento fu tale che mi ritrovai a desiderarla e a concupirla, trovandomi a passare dalla banca quando lei era presente, più volte di quante ci fossi passato prima in circa vent'anni.
Una sera mi decisi, era novembre, ero passato da lei con una scusa e dopo un colloquio in cui mi aveva pazientemente ascoltato, ero uscito e salito in macchina ad attenderla.
Non so bene cosa mi aspettassi ma dopo un'oretta di attesa la vidi uscire e guardarsi intorno, come se cercasse qualcuno, ma non c'era nessuno e allora prese il cellulare e lo portò all'orecchio.
Parlò per un po' ma dalla sua espressione senza molta fortuna e dai gesti che fece si capiva che fosse scontenta, così misi in moto e andai a fermarmi davanti a lei.
Abbassai il finestrino e le chiesi se andasse tutto bene, Cinzia sorrise malgrado tutto e mi spiegò che il marito che doveva andare a prenderla era in ritardo.
Non mi spiegò perché ma non era importante, così le dissi che potevo accompagnarla io e lei dopo averci pensato un po' accettò.
Salita in macchina chiamò il marito e con quella sua voce suadente gli spiegò che un collega la stava riportando a casa e che non doveva passare dalla banca.
Non le chiesi il perché non gli avesse detto tutta la verità ma che me ne importava in fondo, partii lentamente e altrettanto lentamente guidai verso casa sua.
Notai immediatamente come la gonna che Cinzia indossava fosse risalita ben sopra il ginocchio e la visione delle calze nere la rendevano molto sexy e desiderabile.
Lei sembrava una donna molto timida ma che in fondo si aspettasse qualcosa lungo quel breve tragitto e quando la mia mano le accarezzò la rotula, non si ritrasse.
Non protestò, si lasciò toccare, in fondo era una parte del corpo non molto compromettente se accarezzata ma la sua espressione fu un semaforo verde.
Così la mia mano risalì lungo l'interno coscia e si fermò a metà strada mentre Cinzia sospirava come se si fosse liberata di un peso e che volesse che continuassi.
Fermai l'auto nella zona industriale a quell'ora quasi deserta e nella penombra la mia mano arrivò a toccare col taglio le sue mutandine mentre avvertivo i suoi tremori e i suoi sospiri.
Mi girai verso di lei che mi guardò sorridendo con complicità ma poi la sua mano si posò sulla mia, come per fermarmi e gentilmente la tolse via dalla sua coscia.
Continua

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