L'odore è di vecchie cose mescolato a quello del vino, in questo fine settembre più fresco, dopo la calura estiva.
Scendiamo la prima rampa di scale sconnesse, fatte di pietre antiche facendo attenzione a non inciampare.
Mariella va giù per prima, Maurizio per secondo, Marco per terzo e io buon ultimo, in ordine di età e oltrepassa le prime porte delle vecchie cantine, tra cui quella in i nonni facevano il vino anni fa.
Girando a sinistra percorre un corridoio e si ferma proprio davanti alla porta della cantina di mio padre e mi chiede se sono sicuro che nessuno ci disturberà.
La rassicuro, mio padre è a lavoro e ci starà fino a sera e intanto le allungo le chiavi del lucchetto che protegge la porta e che Mariella toglie in un attimo, come se avesse sempre eseguito quella semplice operazione.
Ha diciassette anni all'anagrafe, a guardarla in viso ne dimostra almeno cinque in più, mentre a guardarla tra le gambe deve averne almeno trenta e ha perso la verginità da quattro anni, almeno così ci ha raccontato.
Ci ha detto di essere stata deflorata dal padre e dal fratello più grande, sotto lo sguardo accondiscendente della madre.
Leggenda o realtà che sia, Mariella è nota per essere una ragazza di facili costumi e infatti non si fa pregare mentre si inginocchia davanti a Maurizio e glielo prende fuori con una certa abilità.
Il cazzo che impugna è un discreto cazzo e Mariella fa i complimenti al proprietario prima di prenderlo in bocca e fargli un bel pompino.
Maurizio è suo coetaneo ed è quello che ha avuto l'idea di chiederle di trovarci tutti e quattro insieme nella cantina di mio padre, invece di andare a giocare a calcio al campetto.
Mariella lo succhia con passione, forse solo con un poco di apprensione, temendo che qualcuno possa arrivare da un momento all'altro e scoprirla intenta a rallegrare il pomeriggio di tre maschietti.
Maurizio rovescia gli occhi e le viene in bocca gemendo come un cucciolo in calore e Mariella lo lascia sfogare per bene, prima di sputare il seme colato tre le sue labbra.
La chiama pompinara e Mariella non si offende e nemmeno si congratula ma passa a tirar fuori l'uccello di Marco che appare bello duro come quello di Maurizio anche se meno grosso e lungo.
Anche Marco viene deliziato da un pompino ma con più rapidità che Maurizio che la osserva insieme a me, eseguire il suo compito preferito.
Marco le sborra tra le labbra rapidamente, anche lui lamentandosi come se stesse soffrendo ma è comprensibile, per la prima volta una donna gli permette di godere nella sua bocca.
Mariella per quanto ami fare pompini e abbia accettato di scendere in cantina con noi sapendo che cosa ci si aspetta da lei, sputa anche la seconda colata di seme.
A quanto pare il sapore dello sperma non le aggrada, mentre non ha problemi con profumo e gusto di ogni cazzo che tira fuori dalle mutande.
Compreso il mio, non particolarmente sporco ma nemmeno troppo pulito che Mariella con la consueta abilità estrae dallo slip.
A me riserva solo qualche frettolosa carezza e in fondo un po' la capisco, dopo il secondo pompino deve essere stanca di peni ed eiaculazioni.
Comunque una sborratina la regala anche a me e il mio seme finisce a fare compagnia sul pavimento polveroso e sconnesso della cantina.
Mariella mi guarda e forse scambia la mia espressione non particolarmente soddisfatta per delusione per il diverso trattamento e mentre Maurizio e Marco se ne vanno, lei resta lì con me.
Chissà se lo dice per consolarmi, oppure perché le piace vantarsi e (in questo modo si comporta da maschietto), ma mi confessa di aver fatto un pompino anche a mio padre.
Anzi, più di uno e così si potrebbe spiegare come mai, dopo essere scesa senza esitare e per prima nella cantina, ha pure aperto il lucchetto così rapidamente.
Un pompino in cambio di un paio di bottiglie di vino per suo padre, quello che l'avrebbe sverginata con la collaborazione del fratello più grande e sotto l'egida della madre.
Mariella sorride mentre spiega che alle bottiglie di vino sono seguiti dei salumi e altre cose che mio padre produceva nella cantina.
Le chiedo se è vero quello che si racconta di lei e che lei stessa ha contribuito a fare passare come realtà, se è davvero una puttana come dice di essere quando mi racconta di aver barattato pompini col vino.
Mariella annuisce, a scuola in effetti non è mai andata bene e ha smesso prima di conseguire la licenza media e dopo non ha mai lavorato, o meglio, il suo unico lavoro è stato appunto fare la puttana.
Vendere pompini, me lo confessa candidamente, e se all'inizio in cambio di alimenti, ora solo per soldi, almeno quando li fa agli adulti, a quelli che i soldi li hanno.
A differenza di noi ragazzini più o meno della sua età che siamo affascinati e nello stesso tempo schifati dalla storia o leggenda della sua vita.
Mi guardo intorno, eccitato dal racconto il mio pene è tornato a gonfiarsi nelle mutande, ma non vedo nulla che potrei regalarle in cambio di un vero pompino.
Purtroppo mio padre ha smesso di produrre salumi o fare il vino col misto acquistato dai contadini, ora compera direttamente il vino.
Mariella capisce che cosa sto pensando e mi sorride, dice che non fa nulla, conscia della mia delusione e della rinnovata voglia che mi gonfia le mutande.
Solo che non ha nessuna voglia di fare un altro pompino ma vuole consolarmi in qualche altro modo, così si abbassa le mutandine e sollebando la gonna, mi concede di guardare la sua fica da vicino.
L'afrore che colpisce le mie narici è intenso, come deve essere stato intenso il profumo del mio pene che Mariella ha appena annusato prima di masturbarmi.
Un boschetto ricopre la fessura ed è li che appoggio cautamente le labbra e bacio per la prima volta un sesso femminile che mi viene offerto.
Mariella però, e per me è una scoperta, ha voglia anche lei e mette la mano tra i miei capelli ricci per farmi capire che devo leccargliela.
Siccome non so da dove si comincia, è lei stessa a darmi le istruzioni per aprirmi una strada nel bosco fino alle piccole labbra che scopro essere umide come la giungla nei racconti di guerra nel Pacifico.
Mariella si schiude sotto il tocco della mia lingua che si insinua in quella fessura bagnata e profumata della sua vitale femminilità.
La sua mano spinge la mia testa al suo dovere orale e con mia grande meraviglia imparò che anche una donna gode senza essere stuprata o sodomizzata, basta la lingua di un maschio, seppure inesperta.
E pure una dose di buona volontà, anche se forse quello che importa molto nel nostro caso è che quella sia la prima volta che Mariella si fa leccare dal sottoscritto.
Sapevo dalle riviste porno che una donna poteva godere ma non in quel modo, come sapevo che la fica nelle stesse riviste aveva un sapore dolce.
La fica di Mariella no, ha un sapore forte, molto salato e intenso e gocciola un liquido altrettanto salato ma leggermente dolce che però mi piace da morire.
Mariella mi insegna a usare le dita dentro di lei ed è con un ditale profondo che la faccio venire dopo averla leccata come aveva richiesto.
Lingua e dita, spiega Mariella gemendo e sospirando, mentre l'orgasmo la sconvolge e io cerco di fissare bene nella mente il suo caldo insegnamento.
Attendo che si riprenda dopo quella esplosione goduriosa di donna, sorpreso ma compiaciuto per la missione appena eseguita.
Lei si tira su le mutandine sporche e perdo di vista la sua boscosa fichetta ma devo chiudere la porta con lo stesso lucchetto che lei aveva aperto.
La rincorro su per le scale e fuori dalla cantina troviamo Maurizio e Marco ad attenderci con una espressione di curiosità sul viso.
Mariella gli spiega che siamo rimasti là sotto perché aveva voglia di farsela leccare e i due la guardano stupiti per una frazione di secondo e poi iniziano a sghignazzare.
Li guardiamo sparire all'orizzonte e Mariella sorridendo mi saluta e si incammina verso casa che non è molto distante.
Con gli occhi incollati al suo bel sedere rotondo, aspetto che sparisca anche lei dalla mia vista e penso che la prossima volta dovrò trovare il coraggio di chiederle se è vero che, oltre ad essere stata sverginata dal padre, le piace anche prenderlo nel culo.
Ma questa è un'altra delle tante leggende che si raccontano su di lei, mentre la realtà è che ho sulle labbra e sul viso il profumo e il sapore della sua fica.
E non intendo lavarlo via, almeno fino a domani mattina.
END
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