Primo Sguardo
Faceva caldo, Laura era uscita nel primo pomeriggio dalla villetta di campagna dove trascorreva l'inizio delle vacanze scolastiche prima di trasferirsi con la famiglia al mare. Là non c'era aria condizionata e se apriva le finestre per creare un po' di corrente, entrava un vento torrido che la faceva stare male. Così aveva pensato di uscire e addentrarsi nella pineta che era solitamente un posto più fresco e in effetti fu così che, steso a terra un plaid, vi si distese per leggere e magari farsi anche una dormitina. Indossava una camiciola lunga che le arrivava sopra il ginocchio, niente reggiseno ma aveva i seni così piccoli che non le importava e le mutandine bianche virginali. Provò a leggere per un po' ma la noia e il sonno presero il sopravvento. Sognò. Laura di solito faceva sogni erotici in cui era protagonista, insieme alle persone per le quali provava desiderio, come una cugina più grande di lei di un paio d'anni e il professore di matematica di cui era invaghita e che non avrebbe rivisto se non all'inizio del nuovo anno scolastico.Sognava la cugina, che le porgeva alle labbra le tette che a differenza delle sue, erano grandi e morbide e sognava il Prof che se ne stava in piedi davanti a lei e le avvicinava il pene alle labbra, per un dolce omaggio umido.
Sognava e al risveglio si trovava bagnata, allora faceva proseguire il sogno con la sua immaginazione a occhi aperti e si masturbava. Quando sognava a occhi aperti, immaginava la cugina carponi su di lei, con la testa tra le sue cosce e la fica gocciolante che Laura adorava leccare e dalla quale scendeva un succo delizioso. Il Prof invece nella sua immaginazione era ben dotato e la penetrava quasi sempre da dietro, facendola gridare di piacere. Alternava quei sogni che qualche volta aveva persino mescolato insieme, immaaginandosi mentre osservava il Prof sodomizzare la cugina o mentre insieme a lei posavano le labbra sulla cappella del Prof, turgida e lucente, da cui dopo un poco iniziava a sprizzare sperma denso. Quel pomeriggio si svegliò all'improvviso senza aver sognato nulla, forse a causa di qualche rumore e aperti gli occhi si rese conto di non essere più sola nella pineta. C'era qualcuno poco lontano, qualcuno che però non si era accorto della sua presenza. Laura si alzò e seguendo il rumore vide che colui che lo aveva provocato era un anziano tipo, col cappello in testa e una maglietta verde sopra i pantaloncini. Lo osservò in silenzio mentre il vecchio si guardava intorno e poi dandole le spalle, si fermò a pisciare. Laura ascoltando il suono dello scroscio ebbe un fremito di eccitazione che partì dal ventre per arrivare al suo cuore che iniziò a batterle fortissimo, quando capì cosa stesse facendo il vecchio là vicino. Volle vedere meglio e così si incamminò fino ad arrivare in un punto in cui poteva posare gli occhi su quella mano che teneva stretto il pene, da cui partiva un copioso getto di pioggia dorata. Il calore che sentiva tra le gambe divenne un fuoco ardente e si portò le dita dentro le mutandine fradice per toccarsi. Quella visione, lungi dal provocarle ribrezzo, la stava eccitando in maniera molto più intensa che quando sognava o pensava cose sconce insieme alla cugina o al suo amato professore. Intanto il getto di pipì pareva non finire mai o forse Laura era così eccitata che ebbe un orgasmo proprio mentre il vecchio, finita la minzione, lo rimise dentro. Sconvolta dal piacere, col respiro mozzato, la fanciulla lo guardò incamminarsi da dove era venuto e sparire tra gli alberi ma non lo inseguì. Una volta che si era sistemato il pene nelle mutande, il vecchio non la interessava più. Ma quella sera a casa, al buio, distesa nuda nel suo accogliente lettino, sognò a occhi aperti quell'uomo anziano che sgocciolava succo dorato e venne ancora una volta in un orgasmo potente e prolungato. Poi dormì benissimo, senza sogni, per otto ore filate e riposanti.
Conoscenza Liquida
Il mattino seguente, dopo una abbondante colazione, attese con impazienza che passassero le ore più fresche, tentando di leggere un libro di narrativa erotica che le aveva prestato la cugina ma che rispetto alle visioni ardenti del giorno precedente, era soltanto acqua di rose.
Malgrado poi sua madre le avesse preparato le solite leccornie, Laura mangiò pochissimo, dato che i suoi appetiti erano decisamente altri e dopo pranzo finalmente, malgrado l'afa sempre più intensa, prese la via della pineta. Come il giorno precedente si ritrovò nello stesso posto, stese lo stesso plaid a terra e si distese a fare un sonnellino ma stavolta era troppo eccitata per riuscirci. Provò a leggere qualcosa ma la sua attenzione era completamente oscurata dalla voglia di rivedere l'uomo anziano e il suo pene che schizzava succo dorato. La sua attesa di circa mezz'ora fu ripagata. Lo udì arrivare prima di vederlo. Per fortuna la pineta era praticamente un tappeto di rami e frasche e aghi di pino seccatisi col tempo e il calore, su cui non si poteva camminare senza fare rumore. Lo vide, restò in silenzio e lo seguì poco lontano. Lui si fermò, lo prese fuori e Laura lo vide ancora da più vicino del giorno prima. Le piacque da morire. Con la mano che era già dentro le mutandine, iniziò a toccarsi dolcemente. Però rispetto al giorno precedente, prima di iniziare la minzione, il vecchio guardò proprio nella sua direzione, come se si fosse accorto della sua presenza. E con sua sorpresa lo sentì gridarle di uscire fuori, di farsi vedere e Laura, invece che scappare, tolse la mano dalle mutandine umide e obbedì all'ordine del vecchio che invece se ne stava fermo, con il pene tra le dita, senza iniziare a sgocciolare come lei desiderava. Ma oltre a invitarla ad avvicinarsi, malgrado non ce ne fosse bisogno, le disse che così avrebbe potuto vedere meglio e Laura a quelle parole sentì che il fuoco tra le cosce che si era spento un istante prima, stava nuovamente ardendo. Si fermò a solo un metro dal pene e dal suo padrone che ancora si limitava a tenerlo stretto e in quel momento il vecchio iniziò a fare pipì, con un getto che arrivava proprio davanti ai piedi della fanciulla che a occhi spalancati, osservava quella piacevole e umida visione. Come se le stesse leggendo nella mente, l'anziano signore le disse che poteva toccarsi mentre guardava e Laura prese a masturbarsi in assoluto silenzio. E come il giorno precedente, ebbe un orgasmo un attimo prima che il vecchio finisse di pisciare. Compiaciuto dall'attenzione di Laura per il suo pene e per tutto il corollario, il vecchio le sorrise mentre lei era ancora turbata per avere appena goduto intensamente e sconvolta perché lui l'aveva scoperta e invitata a vedere da tanto vicino. Il suo turbamento si amplificò quando si accorse che il pene del vecchio non era più completamente sgonfio come prima durante la minzione ma era diventato barzotto e minacciava di arrivare a una discreta erezione. Per un istante la fanciulla ebbe la tentazione di andargli vicinissimo per toccarlo e nella sua mente si vide chinata a baciarglielo, incurante delle gocce dorate che ancora scendevano a terra e del profumo e del sapore intensi che emanavano da quel pene maturo ma non completamente andato. L'istante svanì e anche il suo nuovo sconcio sogno a occhi aperti. Anche il vecchio che pareva leggerle nella sua mente sporca e indovinare le sue fantasie perverse, decise che poteva bastare così e rimise il pene nelle mutande. E con voce bassa e penetrante, le sussurrò che forse era meglio che tornasse a casa. Più tardi quella sera nel suo letto, Laura sognò nuovamente di toccare il pene che aveva visto sgocciolare da vicino, come si stava toccando la fica ed ebbe un altro momento di piacere, stavolta solitario ma comunque intenso. Malgrado i due orgasmi la sua mente e il suo corpo non ebbero pace quella notte. Sognò prima che lui le faceva bere quel liquido salato che era per lei come un'oasi nel deserto per un viandante disidratato e poi che il suo vecchio pene diventato durissimo, le schizzava addosso rivoli di seme denso che ricadevano sul suo viso, sui suoi capelli e sui suoi seni, dipingendola come un pittore dipinge un capolavoro erotico. Faticò a dormire e per due volte si alzò nel cuore della notte per andare a fare pipì e ogni volta mise la mano sotto il suo stesso getto dotato e assaggiò il suo stesso sapore, eccitandosi non come se fosse stata bagnata dal vecchio ma in modo tale da farle venire voglia di toccarsi. Riuscì senza sapere come, anche se ne aveva una grande voglia, a evitare di godere solo perché si disse che doveva arrivare al nuovo incontro col vecchio con tanta voglia in corpo e fu anche per questo che non riuscì ad addormentarsi e al mattino era uno straccio, con le occhiaie e le mutandine fradice che non volle cambiarsi perché profumavano in maniera folle di eccitazione femminile.
Toccare Con Mano
Il pomeriggio fu di nuovo là, nella pineta, ad attendere l'arrivo del vecchio che si presentò al solito orario e si fermò proprio davanti a lei che era seduta sul plaid ad attenderlo. Lui la guardò e prese fuori il pene davanti ai suoi occhi affamati che non aspettavano altro. Immediatamente sgorgò la pioggia dorata, che Laura adorava, diretta poco lontano e la sua mano corse subito alle sue mutandine bagnatissime. L'orgasmo la travolse in pochi istanti, costringendola a chiudere gli occhi e quando li riaprí, lui si era avvicinato davanti a lei, così vicino da poterlo toccare. Il vecchio le disse con voce tranquilla di rimetterlo a posto. Laura con grande cautela lo afferrò e tremando lo sistemò nelle mutande che non sembravano pulitissime ma lei era inebriata dal profumo che ne saliva. Tanto che non riuscì a togliere le dita dal gonfiore e sollevati gli occhi guardò il vecchio e gli chiese se poteva continuare a toccarglielo anche se protetto dallo slip. Il sorriso che ottenne fu un semaforo verde e le sue dita iniziarono una danza che fecero ingrossare il pene che un tempo doveva essere stato notevole per le sue dimensioni. Il vecchio la lasciò fare e la carezza intima della fanciulla continuò a lungo, fino a quando accadde quello che doveva accadere e i sussulti che Laura avvertì, le rivelarono che l'aveva fatto venire anche se in silenzio, tranne un guaito che l'anziano emise nell'istante della sborrata. La conferma l'ebbe dalla macchia scura che si allargò sul tessuto ingiallito all'altezza della cappella e poi dal vederlo immediatamente sgonfiarsi e tornare alle dimensioni di quando lo aveva visto fare pipì. Guardò il vecchio con una espressione delusa, quasi pentita per quello che aveva provocato e gli chiese se poteva o doveva pulire pene e mutande. Il vecchio le sorrise e rispose che voleva rimanere così, umido e incrostato di sperma fino al giorno dopo, in onore di Laura e del piacere che gli aveva appena donato e le disse che era meglio se tornava a casa. Più tardi, mentre camminava al ritorno, portò le dita al nasino e avverti l'intenso e acre profumo del pene che le era rimasto sulle dita, un misto di pipi e seme maschili. E non smise di annusarle fino a quando non fu costretta a malincuore a lavarsi le mani prima di andare a cena. Quella notte, prima sognò a occhi aperti di accarezzare quel cazzo che sprizzava copioso, si masturbò e venne. Poi dopo essersi toccata e aver goduto ancora, si addormentò profondamente e sognò davvero la stessa scena ma lei stavolta era nuda e il vecchio le stava gocciolando addosso un liquido profumato, caldo e salato. Quando si svegliò da quel sogno meraviglioso, portò immediatamente la mano dentro le mutandine e senza sorpresa si sentì fradicia e bollente ma seppure riluttante non volle toccarsi per non godere e guardando l'orologio vide che era mattina e decise di alzarsi un po' prima rispetto al solito. Andò in bagno a fare pipì e mise la mano tra le cosce, sotto il getto caldo che le usciva copioso ma anche allora si trattenne dal godere, limitandosi alle carezze e a penetrarsi con le dita la fichetta bagnatissima.
La Grande Sete
Nel pomeriggio, sudata e sempre eccitata al pensiero di incontrare il vecchio e il suo pene, si incamminò per andare in pineta ma prima di inoltrarsi tra gli alberi, lo vide che la aspettava. Il vecchio le sorrise e le chiese di seguirlo. Laura obbedì, senza pensarci. Invece che in pineta si ritrovò davanti a una specie di casetta che una volta era stata una masseria. Il vecchio entrò e lasciò la porta aperta. Non le disse nulla. La lasciò libera di entrare o tornare sui suoi passi. Laura entrò. Vide il vecchio seduto vicino a un tavolo che le indicava una sedia e si sedette a poca distanza. Il vecchio le parlò e le disse che si era accorto della sua presenza già il primo giorno ma non aveva detto o fatto nulla per farglielo capire. Il secondo giorno invece si era reso conto che Laura era lì per uno scopo preciso e l'aveva invitata a palesarsi e a toccarsi ed era rimasto molto soddisfatto, vedendo quanto le piacesse il suo pene, seppure sgonfio e gocciolante di pipì. Il terzo giorno era stato fatale e ovvio chiederle di toccarlo. Il quarto giorno lo aveva seguito nel suo rifugio e Laura aveva obbedito non a un suo ordine ma a un suo proprio imperativo mentale e sensuale se non biologico. Così le chiese se voleva vederlo mentre faceva pipì ma anche senza mingere. E se voleva vederlo era certo che avrebbe anche voluto toccarlo. Laura annuì. Il vecchio si alzò, le andò vicinissimo e le disse di prenderlo fuori. Laura avvertì il solito fuoco tra le cosce e dopo qualche istante di esitazione si mise a sbottonargli i calzoni. Poi abbassò la zip e accompagnò i pantaloncini al suolo, come se temesse che si potessero rompere se li avesse lasciati cadere. Si ritrovò col viso proprio davanti al gonfiore nelle mutande del vecchio che non disse nulla. D'improvviso le arrivò alle narici lo stesso profumo acre del giorno prima. Quel profumo che non avrebbe voluto togliersi lavando le mani, ora era a disposizione dei suoi sensi. Laura aspirò profondamente, riempiendosi polmoni e mente e passò ad abbassare lo slip, dal quale sbucò il pene. Laura li tirò giù un altro poco, in modo da liberare anche le palle del vecchio che erano leggermente cascanti ma non quanto aveva immaginato e temuto, mentre il suo pelo pubico era color sale e pepe. Il vecchio vedendola turbata la rassicurò, poteva toccarlo quanto voleva. Le dita della fanciulla lo sfiorarono iniziando da sotto. Fece come per soppesargli i testicoli e poi sollevò il pene moscio che malgrado ciò le parve splendido e sussurrando gli confessò quanto lo trovasse bello ed eccitante. Il vecchio compiaciuto, a voce bassa come quella di Laura, la invitò a toccarsi e lei portò la mano tra le gambe, dentro le mutandine. Venne, tenendogli il pene stretto tra le dita che le tremavano e quando gli spasmi di piacere si placarono, vide che gli era indurito, certo con come quello di un uomo ancora virile ma sufficiente per lei per masturbarlo. Con una mano gli sostenne le palle e con l'altra lo fece eiaculare in pochi istanti. E vedere come lo sperma ancora gli uscisse con un getto potente la fece sentire bene, così come udire i gemiti di piacere del vecchio porco, mentre godeva delle sue intime carezze. Come ciliegina sulla torta, lui dopo la sborrata sul pavimento si tolse i calzoncini e le mutande, poi le disse di tenerlo stretto forte e portarlo in bagno. Laura lo strinse dolcemente, bagnandosi le dita di seme denso che ancora usciva lentamente e si fermò davanti al vaso. Il vecchio sospirò rumorosamente e dopo qualche momento cominciò a fare pipì sotto i suoi occhioni curiosi e felici. Ci mise un po' a svuotarsi e la fanciulla gustò ogni istante durante i quali dal pene sgonfio scendeva la pioggerella calda e salata.
Quando il getto finì, Laura guardò il vecchio negli occhi, con una muta preghiera sulle labbra. Ebbe in risposta un solo cenno del capo e così si chinò davanti all'uomo e avvicinò il viso al pene da cui si affacciavano le ultimissime stille di succo. Si inebriò di quel profumo acre e posò le labbra delicatamente sulla cappella per carpire anche il sapore delle ultime goccine di pioggia dorata. Fu un solo bacio. Caldo, intenso e quasi casto. Lo sfiorò soltanto ma assaggiò il sapore dolce e salato dei fluidi appena usciti da quel pene che oramai adorava e poi si spostarono davanti al lavandino e Laura aprì l'acqua calda e glielo risciacquò a lungo, godendosi anche quel gioco liquido.
Sentirsi a Casa
Il giorno dopo, nel caldo pomeriggio, andò direttamente alla masseria ed entrò come se fosse casa sua o fosse un luogo che frequentava da sempre. Lo trovò nudo, il pene ciondolante che attendeva barzotto le sue attenzioni intime. Le sorrise e lei rispose al suo sorriso mettendosi in ginocchio. Sollevò il pene e lo accosto alla guancia, facendosi accarezzare la pelle e poi lo baciò. Un altro bacio quasi casto, lieve e morbido. Il vecchio sospirò rumorosamente e le disse che era non solo bella ma meravigliosa, perché lo stava facendo sentire vivo. Laura lusingata dalle sue parole, decise di osare qualcosa più di baci e carezze e dopo averlo toccato più volte con le sue labbra vellutate, lo accolse in bocca. Era salato, aveva un sapore acre e forte come il profumo, non era pulitissimo dopo una giornata calda e afosa ma a Laura piaceva da morire e lo tenne tra le labbra fino a quando non lo fece godere. E il vecchio ricambiò il piacere con una generosa colata di sperma dal sapore egualmente acre e salato che le piacque tantissimo. Eccola lì, con la bocca piena di seme, incerta sul da farsi. Alzò gli occhi e incontrò quelli del vecchio che le sorrise, la ringraziò per averlo fatto godere e le disse di non sprecare nulla. Laura allora lo mandò giù, facendo attenzione che lui potesse vedere quanto le piacesse la sborra che gli aveva appena munto e rifinì il pompino capolavoro con la sua lingua guizzante che raccolse ogni traccia di sperma rimasta sulla cappella. Non le restava che condurlo in bagno ma stavolta si spogliò anche lei e si mise in ginocchio nella vasca da bagno e si sollevò i piccoli seni, così che il vecchio potesse bagnarli con la sua pipì calda e profumata, mentre Laura si masturbava sotto il getto di pioggerella dorata. Eccitata dal calore che sentiva scorrere sulla pelle e dal pompino appena regalato al vecchio, ebbe un lungo orgasmo che la travolse e dopo quel piacere esplosivo, volle in bocca il suo pene sgonfio ma ancora gocciolante. Le piacque anche il sapore salato del succo d'oro e si chiese se sarebbe mai riuscita a farglielo versare tutto in bocca e a bere fino all'ultima goccia. Il vecchio, felice della dedizione di quella ragazzina verso il suo uccello maturo, la fece alzare in piedi e le mise una mano tra le gambe, poi le ordinò di fare pipì. Laura a fatica si concentrò e lentamente iniziò a sgocciolare su quella mano che la accarezzava intimamente. Certo che il vecchio non sarebbe mai stato in grado di possederla completamente ma riusciva a farla godere in altre, deliziose maniere. Infatti l'anziano porco, dopo aver ricevuto tra le dita il calore della pipì di Laura, iniziò a infilarle nei suoi buchini e le fece scoprire anche quanto fosse sensibile sia davanti che dietro. Con indice e medio appaiati dentro la fica e il pollice che le stuzzicava il culo, la ragazza venne per la seconda volta, finalmente gridando al mondo che stava godendo. Più tardi Laura si rivestì ma non completamente. Aveva deciso di fare un regalo al suo anziano amante. Si, oramai poteva definirlo amante, visto come si erano messe le cose e con il sorriso sulle labbra gli mise in mano le sue mutandine impregnante dei suoi fluidi che fino dalla sera prima avevano intriso il tessuto. Il vecchio gradì molto quel dono, portandole al naso a aspirando il profumo di quella (ancora) vergine fanciulla dalla mente sconcia e le chiese se si sarebbero rivisti e per quanto tempo ancora. Laura gli sorrise e lo rassicurò, l'estate era lunga e aveva deciso di non andare al mare con il resto della famiglia come succedeva ogni anno. Avrebbe chiesto alla mamma di restare da sola nella villetta ai margini della pineta trovando una scusa qualsiasi e sicuramente sua madre l'avrebbe accontentata sapendo che lei era una brava ragazza, oramai matura abbastanza che non avrebbe combinato guai. Aveva davanti almeno tre mesi di piacere da godere insieme al vecchio che a quella risposta sorrise felice e beato e quando Laura se ne fu andata, andò a riporre le sue mutandine in una teca al posto di un antico orologio, perché quel magnifico e prezioso regalo che la fanciulla gli aveva fatto, meritava di essere custodito nella maniera migliore.
END
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