Durante l'estate, quando ero poco più che un ragazzino, mamma mi mandava in campagna dai nonni, durante le vacanze scolastiche.
I nonni abitavano in una grande casa contadina in un piccolo borgo agricolo della bassa Ferrarese, costruita insieme a poche altre abitazioni, intorno a una grande aia.
La casa era su due piani, al piano terra c'era una grande sala da pranzo, la cucina, un bagno e un'altra camera adibita a biblioteca e sala giochi, al piano superiore c'erano quattro stanze da letto e un altro bagno.
A lato della casa c'era un grande pollaio e all'interno del pollaio un paio di costruzioni, una per il ricovero notturno dei polli e la bugadara, la lavanderia dove si lavavano i panni prima della diffusione della lavatrice.
Dall'altra parte c'era la stalla che ospitava una ventina di mucche da latte e un po' più distante c'era l'aldamara, il letamaio dove si ammucchiavano i rifiuti organici dei bovini.
I nonni avevano un trattore, non molto grande, forse un Landini che era uno dei miei giochi preferiti, fino a quando le mie cuginette non me ne insegnarono altri più interessanti.
Nella casa, oltre ai nonni molto anziani, viveva uno zio con la moglie, le due figlie femmine e un maschio, mentre altri zii si erano sparsi nella zona tra Ferrara e Comacchio e non lavoravano più in campagna ma nelle fabbriche o sulla strada.
I miei tre cugini erano tutti più grandi di me di qualche anno e avevano sviluppato delle curiosità che ancora io immaginavo appena e alle quali fui "iniziato" quando compii quindici anni e le mie cuginette mi portarono nella libreria, dove mi mostrarono dei giornaletti semiporno che il loro fratello più grande aveva comprato o rubato e che diventarono la mia lettura preferita.
In cambio le mie cugine vollero vedere le condizioni del mio pene, dopo aver guardato quelle immagini erotiche di congiunzioni carnali di ogni tipo e mi ritrovai un un pomeriggio d'estate con una di loro, la più piccola che chiameremo L, che aveva un anno più di me che dopo avermi abbassato i pantaloncini, mi tirava giù anche le mutande.
Quello che le mostrai parve piacerle parecchio perché mi chiese di toccarlo e a me sembrò una cosa interessante farlo fare a lei, piuttosto che farlo io come al solito. Fu molto piacevole e anche se la timidezza colorò di rosso le mie guance, lasciai che L prendesse confidenza col mio pene fino a iniziare una lenta e dolce masturbazione.
L mi accarezzava guardando il pene eretto e ogni tanto alzava gli occhi a incrociare i miei e vedendomi felice e beato, mi sorrideva.
Solo la mia sborrata la prese un po' in contropiede ma fu comunque molto attenta a darmi piacere senza preoccuparsi degli schizzi tutto intorno a cui pensò più tardi, ripulendo il pavimento senza lasciare tracce.
Con una discreta esperienza che non sapevo avesse maturato, attese che il mio seme fuoriuscisse completamente e con mia grande sorpresa posò le labbra sulla cappella umida per un bacio lieve che però fu come ricevere una scossa elettrica.
Consapevole del mio doppio turbamento, L mi sorrise e mi sussurrò di stare tranquillo e soprattutto mi confessò che la vista del mio pene non solo le era piaciuta assai ma che le aveva anche fatto bagnare le mutandine.
E per darmi conferma del suo reciproco turbamento, se le tolse e mi fece vedere come i suoi fluidi femminili avevano intriso il tessuto e lasciato tracce inequivocabili.
L avvicinò le sue mutandine al mio viso e io aspirai a fondo il profumo della sua fica, un aroma intenso e acre di donna eccitata che portava le mutandine dalla sera precedente in una stagione calda e afosa.
Quando le chiesi se potevo restituirle il piacere che mi aveva appena regalato, L disse di no, perché V, il fratello maggiore e mio cugino le aveva dato il permesso solo per guardarmi e masturbarmi.
E per avere il suo permesso per giocare con me in altre maniere, dovevamo attendere il suo ritorno nel fine settimana che si approssimava.
Per fortuna che dopo L, anche la sorella M volle togliersi la curiosità di vedere cosa nascondessi nello slip e il giorno seguente fu lei a venire con me nella stanza adibita a libreria per guardare insieme i giornaletti porno del fratello grande.
M, malgrado fosse più grande della sorella, era più timida di L che mi aveva tirato fuori il pene senza grandi tentennamenti e mi aveva subito chiesto se poteva toccarlo e avuto il mio via, aveva iniziato a masturbarmi immediatamente fino a farmi venire.
Essendo più riflessiva ci mise più tempo a slacciarmi i pantaloncini e ad abbassarmi le mutande ma l'effetto della mia erezione fu uguale a quello avuto sulla sorella minore.
Impiegò anche più tempo ad ammirare il pene durissimo che avevo allora e a un certo punto mi chiesi se non si fosse addormentata e sognasse di tenerlo stretto tra le dita ma M si scosse da quel torpore eccitato e iniziò a masturbarmi con una lentezza estrema.
Grazie ai suggerimenti di L, quando capì che stavo per esplodere, prese un fazzolettino di carta per evitare la dispersione del seme e la successiva pulizia del pavimento.
Sborrai nella soffice carta di un fazzoletto tempo tenuto dalle sue mani delicate e M, dopo aver atteso pazientemente la fuoriuscita dello sperma, se lo tenne come un trofeo.
A differenza di L non posò le labbra sulla mia cappella e mi risistemò il cazzo nelle mutande senza farmi annusare le sue e io non le chiesi nulla.
Continua
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