Catarella guardò la Signorina Livia che non aveva visto mai così arraggiata ma non si scangiò e dopo averci pensato un poco, rispose in maniera stranamente tranquilla.
Signorina Livia, non si preoccupi di quello che si dice, d'altronde io che dovrei pensare, ad esempio, su quello che si dice dei nani, le disse tutto impettito l'agente.
Livia guardò Catarella stupita e gli chiese se intendesse, come nella canzone di De Andrè, che essendo basso, avesse il buco del culo troppo vicino al cuore.
Catarella con espressione compita le disse che nonsi, era quell'altra cosa che si diceva sui nani, che avessero il pene di dimensioni indirettamente proporzionali all'altezza.
Se fino a quel momento Livia aveva dialogato con Catarella in maniera piuttosto distratta, ecco che ora l'agente aveva tutta la sua attenzione.
Di cosa stava parlando, si chiese Livia, e presa da una curiosità insaziabile, volle sapere da Catarella se si stava riferendo a sé stesso.
Catarella sorrise compiaciuto e annuì ripetutamente e rumorosamente come suo solito e si dichiarò disponibile a fornire le prove della sua virilità.
Livia sorrise a sua volta, pensando che finalmente poteva fare scontare al Commissario Montalbano la sua colpa epocale, quella di lasciarla sempre da sola e non rispettare mai le promesse di stare insieme, quelle poche volte che si vedevano.
Qualche ora prima era scesa all'aereoporto di Punta Raisi aspettandosi di trovare il suo eterno fidanzato ma come spesso succedeva, ecco che sulla Tipo scassata al volante c'era Galluzzo.
Fu il povero agente a sorbirsi la raffica di rabbiosi insulti che Libia sparò addosso al Commissario per tutto il viaggio fino a Vigata, visto che al cellulare non le rispondeva.
Montalbano aveva chiesto a Galluzzo di accompagnare Livia in Commissariato e qui giunta fu accolta da Catarella che facendo voci e sbattendo porte, la fece accomodare nell'ufficio del Commissario.
In teoria Montalbano avrebbe dovuto tornare a Vigata in poco tempo a causa di una ammazzatina di stampo familiare e portare Livia a Marinella.
Purtroppo le indagini lo avevano costretto ad allontanarsi e arrivare fino a Catania e il ritorno non sarebbe stato prima della notte, come minimo, forse per il mattino successivo.
Con lui c'erano tutti, Augello, Fazio e solo Galluzzo e Catarella erano stati risparmiati e ora il primo se ne era andato a casa e il secondo aveva l'incarico di intrattenere Livia.
Erano oramai le venti e Catarella stava per smontare di turno quando Livia, sull'onda della rivelazione appena ricevuta, ebbe una bella pensata.
Chiese all'agente di scortarla a casa del Commissario e Catarella felice accettò e si caricò in spalla il bagaglio di Livia che fortunatamente era leggero perché doveva stare poco tempo a Vigata.
Arrivati alla casa di Montalbano, Livia apri con le chiavi che il Commissario le aveva dato e fece accomodare Catarella, gli disse di sedersi che andava a mettersi comoda e sparì in camera da letto.
Quando tornò non era nuda, era peggio che nuda per il povero Catarella che strammò nel vederla indossare un baby doll rosso che Livia aveva acquistato proprio per quella occasione.
Sotto il baby doll non c'era assolutamente nulla e Catarella poteva ammirare i piccoli seni dai capezzoli come boccioli e la perfezione della depilazione.
Poco più giù partivano le belle gambe della fidanzata del Commissario che erano lunghe e molto ben fatte e per completare l'opera, Livia fece una piroetta e gli mostrò anche lo splendido sedere dalle natiche rotonde e strette.
Il povero Catarella, di fronte a quello spettacolo mai visto prima e solamente immaginato nei suoi sogni bagnati, divenne rosso fuoco in viso e iniziò a farfugliare.
Livia gli fu addosso, gli mise una mano sulla bocca per farlo tacere e sorridendo come una gatta che si sta mangiando il topolino, allungò l'altra mano a slacciare i pantaloni di Catarella.
Adesso controlliamo se è vero quello che dicevamo poco fa dei nani, disse Livia con voce suadente, e infilata la mano nelle mutande dell'agente, vi trovò proprio quello che cercava.
Un bastone di carne nodoso, grande e grosso al cui confronto anche quello di Montalbano spariva, per non parlare di quello di Augello che secondo Beba era un normalissimo pene da famiglia, checché Mimì si vantasse di essere il Rocco Siffredi isolano.
Se c'era qualcuno che somigliava a Siffredi per dimensioni e caratura, era sicuramente Catarella, pensò Livia mentre glielo strizzava con forza.
Uno'orata dopo se ne stava distesa sul letto di Montalbano, nuda, leggermente sudata e sazia finalmente, per aver cavalcato Catarella allo sfinimento.
Ecco, se c'era qualcosa di carente in Catarella era la resistenza, non tanto alla eiaculazione ma all'aspetto ginnico dell'amplesso.
Per la durata Catarella se l'era cavata bene, anche perché Livia gli aveva ordinato di non venire dentro di lei e l'agente, ligio al dovere come, sempre aveva obbedito.
Livia si era goduta quel paletto di carne di Trinacria e gli orgasmi erano arrivati come le onde del mare quando è in burrasca, uno dopo l'altro, a ripetizione.
Però per tutta la durata dell'amplesso, Catarella aveva avuto il fiatone e le aveva dato l'impressione di poter subire un coccolone da un momento all'altro, anche se Livia non si era fermata davanti a una difficoltà così piccola.
Forse, pensò la fidanzata di Montalbano, era stato anche per la paura che il Commissario rientrasse e li scoprisse intenti a divertirsi a casa sua.
Ma ora poco importava, non dopo una chiavata regale come quella appena goduta e non dopo quella micidiale eiaculazione di Catarella che aveva faticato a contenere nella sua pur capace boccuccia.
Oramai l'agente dopo essersi svuotato per bene, si era rivestito e dopo una serie infinita di ringraziamenti e di saluti con la mano alla fronte, era tornato a casa a riposarsi.
Livia chiuse gli occhi, si addormentò quasi subito, cadendo in un sonno profondo e fece un sogno strammo, in cui le appariva il Commissario mentre nuotava di fronte alla casa di Marinella.
Mentre il suo eterno fidanzato nuotava sul mare tranquillo come una tavola, all'improvviso ecco sbucare sotto di lui uno squalo, proprio come nei film sugli squali.
Solo che quello non era uno squalo e guardando bene Livia riconobbe un'altra specie di animale dalla forma di pene enorme e quel pene sapeva essere esattamente come quello di Catarella.
Al mattino però non ricordava più il sogno ma nella sua mente erano ancora stampati i ricordi della appassionata cavalcata con Catarella, o meglio con il suo pene gigante.
Fu Montalbano a svegliarla delicatamente con un bacio, mentre si coricava al suo fianco, stanco e assonnato dopo una notte in bianco alla infruttuosa ricerca di un latitante.
Ben ti sta cornuto, pensò Livia mentre lui si addormentava, iniziando a russare piano ma profondamente, adesso non le restava altro che trovare l'occasione di tornare in sella al suo stallone preferito.
Anche se più che uno stallone, Catarella aveva l'aspetto di un Pony ma a Livia che fosse alto o basso non importava, le importava ben altro.
END
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