lunedì 13 ottobre 2025

Il Rimorso

Marta siede sul divano, sul viso ha dipinta la sua vergogna, le mie parole sembrano inutili, non mi ascolta, almeno così pare.
Poco fa era con me, nuda ed eccitata, seduta sul tavolo della cucina a gambe aperte che mi invitava a tuffare il viso nella sua rosa umida e calda.
Con la mano teneva stretta la mia testa, come se temesse che io volessi fuggire, anziché baciarla là sotto.
È stato magnifico leccare la sua fessura umida mentre percepivo l'urgenza di godere che la possedeva.
Magnifico ascoltare il suo canto melodioso di femmina determinata ad arrivare al piacere prima e all'orgasmo poi.
Ora siede sul sofà, dopo essersi messa addosso pudicamente una vestaglia che lascia intravedere le sue cosce nude.
L'espressione non è più quella di una femmina caldissima in calore ma quella di una donna pentita per quello che ha fatto.
Ti è piaciuto, le chiedo e Marta sorridendo appena, risponde che si, è stato bello, ha goduto molto intensamente.
Provo a convincerla che tutto quello che ci porta piacere è positivo ma il suo viso torna a imbronciarsi.
Non so che fare, penso che potrei andarle vicino, abbracciarla, baciarla e riprendere da dove abbiamo interrotto.
Ma le ombre che vedo nel suo sguardo me lo impediscono, a differenza del mio pene che resta durissimo e in attesa.
Egoisticamente mi aspettavo un poco di riconoscenza da parte sua, magari una carezza se non un pompino per saziarmi.
D'altronde la conosco come una donna generosa, che si prodiga per gli altri, non è una egoista signora di mezza età.
È proprio quello il problema, l'età, la sua e la mia, i suoi poco più che cinquanta e i miei che sono un terzo dei suoi.
In realtà si è un po' lasciata andare, spiandomi mentre facevo pipì nel suo bagno e la visione del mio pene deve essere piaciuto molto.
È stato in una pausa durante il lavoro che stavo svolgendo nel suo giardino, una semplice rasatura di prato.
Il mio datore di lavoro mi aveva lasciato solo, data la poca importanza di quel lavoretto che Marta gli aveva richiesto.
Faceva caldo e lei ha pensato bene di offrirmi un caffè freddo appena terminato il lavoretto e io ho accettato.
Già in quel momento, quando era seduta davanti a me e ha accavallato le gambe, è scoccata una scintilla tra noi.
Lei si è accorta del mio sguardo in mezzo alle sue cosce e la sua espressione non era certo di chi disapprova ma anzi era proprio soddisfatta della mia occhiata. 
Uno sguardo molto diverso da quello che ha ora, e diverso anche da quando dopo un primo orgasmo con la mia lingua, mi ha voluto dentro di sé.
Se il primo nostro contatto intimo tra la mia bocca e la sua fica è stato un po' timido, quando le ho messo il pene dentro lei si è mostrata per quello che è. 
Sotto gli abiti fin troppo dimessi e lo sguardo rassegnato di una donna che invecchia malvolentieri, si nasconde una femmina bollente e vogliosa. 
Avresti potuto far finta di nulla dopo avermi visto nel bagno, le dico per farle affrontare la verità su sé stessa.
Invece quando ti sei seduta sul tavolo della cucina e ti sei aperta per me ti sei rivelata esattamente per quello che sei, continuo un discorso abbastanza inutile.
Hai ragione, risponde Marta, mi sono comportata come una vecchia troia che seduce un ragazzino.
Le sue parole mi fanno scuotere la testa per la disapprovazione e provo a scherzarci su, dicendole che non è affatto vecchia.
Se una donna ancora piena di vitalità cerca di trovare qualche attimo di piacere si può definire una troia, allora sei una troia le dico sorridendo.
Se pensi di aver sedotto un bambino sono d'accordo solo in parte, perché la mia età è molto giovane ma il mio pene ormai ha raggiunto le dimensioni di un uomo, continuo sussurrando.
Malgrado tutto quel discorso assurdo, il mio pene non si è messo buono nemmeno dopo che lei mi ha concesso di venirle dentro.
Vado a sedermi vicino a lei e prendo la sua mano per farle sentire in che condizioni sono e la sua stretta sul gonfiore mi fa sospirare di piacere.
Marta sorride finalmente e la sua espressione non è più quella di chi ha commesso un peccato mortale e lo sta confessando al prete.
Non ti dirò che i tuoi peccati sono perdonati e nemmeno di recitare l'Ave Maria e il Paternostro, le dico scherzando ma nemmeno tanto. 
Slaccio i jeans e tiro fuori quello che lei stringeva fino a poco fa, ancora eretto e profumato dei nostri fluidi mescolati insieme. 
Marta sa benissimo che cosa voglio e si china a regalarmi un nuovo piacere e a svuotare le mie palle, non completamente svuotate prima.
Quando rialza la testa ha la bocca piena ma non riesce a trattenere un sorriso che mi conferma che abbiamo superato l'impasse precedente.
A quanto pare però, nemmeno averla sbloccata una seconda volta, riesce a toglierle dal viso quell'espressione contrita e un po' triste.
Me ne farò una ragione e in fondo parte del suo fascino di donna matura è dovuto anche a quello che le si legge in viso. 
La cosa importante è che siccome dovrò tornare spesso da lei per mantenere il suo prato bello rasato, lei continui ad essere così vogliosa e disponibile nei miei confronti. 
Mentre Marta si asciuga le labbra con un fazzolettino dopo aver mandato giù il mio seme senza perderne una goccia e ripulito il mio pene da ogni traccia di sperma, posso tornare fuori a finire il lavoro. 
Un lavoro che è più soddisfacente di così non si potrebbe.
END 

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