Dentro è buio e si respira un odore di incenso bruciato non proprio recente ma che le pare comunque piacevole e un brivido inatteso la coglie.
Le scarpe coi tacchi che porta hanno prodotto un rumore che deve avere attirato qualcuno ma a quanto pare la chiesetta è deserta.
Percorre tutta la navata laterale e va a sedersi su una panca davanti all'altare e attende, nemmeno lei sa cosa ma il suo respiro è un po' affannoso.
Stranamente quella situazione la eccita senza che sappia esattamente perché, proprio come il motivo della sua presenza lì non le è ben chiaro.
Era al bar e dopo colazione è salita in macchina, ha preso la direzione della campagna e dopo pochi chilometri si è trovata di fronte la pieve.
Forse sono stati i ricordi, malgrado siano un po' confusi, del resto sono passati degli anni e lei era solo una ragazzina quando è entrata nella chiesetta deserta, proprio come oggi.
Anche allora avvertiva lo stesso tremito interno senza una vera ragione e anche allora si era seduta sul primo sedile e aveva atteso, eccitata.
Ricorda bene come all'epoca per primi avesse udito i suoi passi avvicinarsi e avesse visto prima la sua ombra di lui, alta e imponente, un po' spaventosa.
Deanna ha quasi sessant'anni, allora ne aveva quindici, ne sono passati banalmente quarantacinque, durante i quali è stata alla larga dalla chiesetta.
Si chiede perché oggi non è riuscita a togliersela dalla mente prima, oppure a deviare il percorso verso la città o comunque da un'altra parte.
Deanna ha smesso di credere, allora credeva all'esistenza di un dio e di conseguenza a quella del demonio che le era apparso mentre era seduta lì.
Concentrandosi si estranea da sé stessa e si vede come dall'alto, una quindicenne sola, seduta su una panca di una chiesa deserta, stranamente eccitata.
Poi vide lui, avvicinarsi, una presenza oscura e forse maligna ma non nel senso che viene dato a questa parola, maligna.
Forse più maliziosa che maligna, perché quell'ombra che venne al suo fianco non venne per spaventarla, tutt'altro.
Le vengono alla mente gli istanti in cui lui restò al suo fianco in silenzio, senza muovere un muscolo, un ciglio, muto che si udiva appena il suo respiro.
Quando ebbe il coraggio di girare la testa verso quella presenza silenziosa, lo vide e le parve enorme, la grossa ogiva viola, l'asta lunga e nodosa sotto la quale pendevano i testicoli gonfi.
Era proprio all'altezza del suo viso, a pochi millimetri dalla sua pelle, dalle sue labbra, sotto i suoi occhioni spalancati, mentre un calore le saliva violento tra le cosce.
Alzando gli occhi incrociò i suoi occhi di fiamma che le dissero, anzi le ordinarono quello che doveva assolutamente fare, schiudere le labbra affinché lui potesse penetrare la sua bocca.
Deanna schiuse le labbra, la punta della lingua tra i denti, lui spinse dolcemente e la prima sensazione che ebbe fu quel sapore intenso e acre di pene poco lavato, successivo all'odore che era identico al sapore.
Malgrado quella specie di violenza, aveva un fuoco acceso tra le cosce che non voleva smettere di ardere e che poteva spegnere solo in un modo.
Portò una mano tra le gambe e si scoprì incredibilmente bagnata, praticamente fradicia e questo la spinse a toccarsi immediatamente, intanto che lui affondava fino alle palle nella sua bocca.
Ma lui non le lasciò il tempo di masturbarsi e togliendole il pene di bocca, la costrinse ad alzarsi e a mettersi con la pancia contro il bancone, come se dovesse inginocchiarsi e pregare.
Rivolta all'altare Deanna avvertì i movimenti alle sue spalle e poi lo strappo delle mutandine, come una fucilata nella chiesa silenziosa.
La sua mano le alzò la gonna e col taglio andò là in mezzo a toccare la sua fessura, risalendo poi lungo il solco tra le natiche che le allargò senza curarsi delle sue flebili proteste.
Una sensazione di bruciore indicibile la sconvolse, costringendola a gridare di dolore mentre lui la penetrava appena con la cappella grossa e gonfia.
L'attimo dopo una mano posata sulla bocca le impedì di gridare, quando la sodomia divenne una serie infinita di spinte sempre più violente.
I ricordi che tornano senza rispetto per i tanti anni passati però non la turbano per quella violenza subita ma per le sensazioni di allora che sembrano tornare oggi.
Ricorda bene la sofferenza ma anche il successivo piacere, ondate di piacere che come le sue spinte violente sembravano non finire mai.
Un solo orgasmo o una serie lunghissima che la lasciarono stravolta, col culo nudo e le mutandine strappare, appoggiata al bancone.
Ma soprattutto le torna alla mente quel calore gelido del seme che colava via dal suo buchino più prezioso appena violato.
Così freddo, così delizioso e perfetto per lenire il dolore che aveva provato mentre lui la violentava, sempre che fosse una vera violenza.
Sì perché oggi malgrado i ricordi ancora vividi di quella ruvida unione con quel pene dalle dimensioni enormi e quella cascata di sperma gelido che le sembrava ancora di sentire scorrere dentro di sé, Deanna desiderava che lui tornasse da lei.
Portandosi una mano tra le gambe scopri senza sorpresa di essere completamente bagnata ed ebbe voglia di toccarsi in quel luogo allo stesso tempo sacro e profano.
Ma non lo fece, non tanto per la preoccupazione di violare la sacralità della pieve, quanto per la speranza che lui tornasse da lei, ora che non era più una bambina ma una donna matura e ancora piena di voglie.
Si disse che allora non aveva capito bene la meraviglia di quello che le era capitato, anche perché per qualche giorno aveva portato i segni della sua forza sul suo corpo.
Il buchino le era bruciato per almeno una settimana e per lenire quel calore era stata costretta a usare una crema che forse non era proprio l'ideale per quel tipo di sofferenza.
E poi c'erano i lividi di cui sua madre si era accorta che andavano dal collo e dalle spalle fino ai fianchi e perfino lungo la parte posteriore delle cosce.
Aveva dovuto inventarsi delle scuse a cui però sua madre molto probabilmente non aveva creduto, anche se non le aveva detto nulla in merito.
Probabilmente avrà pensato che sua figlia doveva aver provato le gioie del sesso insieme a qualche ragazzo con cui ogni tanto usciva nelle sere d'estate.
E certamente non glielo aveva rimproverato perché anche lei era rimasta incinta di Deanna che era poco più di una ragazzina e aveva perso la verginità più o meno alla stessa età.
Solo che Deanna era ancora vergine nella maniera che si ritiene più naturale, mentre lui l'aveva deflorata nella maniera più intensa e violenta e considerata contro natura.
E ancora oggi a 60 anni Deanna era ancora vergine ma era lì seduta sulla panca, ad attendere che lui venisse a trovarla e le rubasse anche quella che le era rimasta e che inconsciamente aveva tenuto in serbo per lui per 45 anni.
Intanto che il fuoco che sentiva tra le gambe continuava ad ardere, Deanna controllò l'orologio e vista l'ora si disse che era molto presto e che valeva la pena attendere.
D'altronde c'era soltanto lui che poteva spegnere quella fiamma con i suoi colpi potenti e una cascata di gelido sperma a riempirla tutta.
Cominciò a pregare, vieni mio freddo amore sono pronta per accoglierti e ti desidero dentro di me e voglio sentire scorrere nel mio ventre il tuo seme ghiacciato.
Mentre questi pensieri vagavano per la sua mente sentì un rumore soffuso provenire dalla canonica alle sue spalle e un'ombra alta e scura apparve sul pavimento.
Ma stavolta Deanna non aveva paura e anzi era pronta a unirsi a lui e diventare la sua amante, quarantacinque anni dopo che l'aveva deflorata.
END
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