Poco prima a casa aveva fatto colazione che il marito le aveva preparato con la solita dedizione, la stessa di quando la sera precedente l'aveva soddisfatta sessualmente.
Si era scelta quel marito così poco appariscente per una serie di motivi, il primo avrebbe potuto essere che le piaceva dominare i maschi, a letto come sul lavoro.
In realtà si trattava di ben altro, perché il signor Stanzani, ometto bruttino e stempiato dal carattere schivo e represso, era dotato di un pene eccezionale per misure e resistenza.
Con quel pene riusciva sempre a farla godere intensamente e immensamente e Isabella sopportava senza problemi gli sguardi pietosi di chi la vedeva al braccio del consorte.
In effetti malgrado non fosse bellissima in viso, aveva quel corpo favoloso che vicino a quello stecco del signor Stanzani, formava una coppia dall'aspetto piuttosto stravagante.
Arrivata in ufficio, accese il computer e iniziò a lavorare sui dati del personale di cui curava orari di lavoro e stipendi, alle dirette dipendenze del direttore di stabilimento.
Il quale era un piemontese arrivato da Alba, inviato dalla proprietà dell'azienda e come ogni buon Piemontese era esattamente un poco falso e un poco cortese.
Ma Isabella sapeva come prenderlo e verso le undici, quando il direttore arrivò in ufficio, lo raggiunse per il solito briefing mattutino.
Il direttore stava spaparanzato sulla poltrona dirigenziale e si alzò in piedi quando vide la Signora Isabella entrare, il suo sguardo corse alle belle cosce e poi alla scollatura profonda e rivelatrice.
Isabella gli sorrise e gli si mise davanti, in ginocchio sulla moquette e con grande diligenza gli sbottonò i calzoni e poi fu la volta delle mutande a scendere al suolo.
Il Direttore aveva un pene normale e siccome era un Piemontese non largo di manica, non spendeva nulla per un aiuto chimico di cui avrebbe avuto bisogno.
Isabella che lo conosceva oramai bene, si impegnò a fondo per tirarglielo su ma non riuscendo a farlo ergere completamente, si decise a prenderlo in bocca.
Il direttore non era nemmeno un asso dell'igiene intima ma a Isabella non dispiacevano gli odori acri dei genitali maschili e anzi si eccitava.
Ma siccome non era lì per godere ma solo per fare godere, non pensò minimamente a toccarsi, anche se ne avrebbe avuta una certa voglia.
Per quanto il pene del direttore non riuscisse a diventare duro per bene, in compenso era rapido a sborrare e anche quella volta non fece eccezione.
Alle orecchie di Isabella arrivò la musica dei piacevoli lamenti che facevano da colonna sonora alla copiosa eiaculazione del suo dirigente e poi una colata di liquido seminale scese densa nella sua bocca.
Per qualche istante lasciò che il pene vibrasse, pulsando tra le sue labbra e quando capì che anche le ultime stille di sperma erano uscite, sollevò gli occhi a cercare quelli del direttore e lasciando andare il suo cazzo moscio e bagnato, mandò giù quel nettare maschile.
Che troia che sei, mormorò lui facendola sentire orgogliosa della sua abilità orale ma proprio in quel momento dalla porta entrò la Signorina Succi, l'assistente sociale e nome omen.
Scusate, disse la donna con falso imbarazzo, non mi ero accorta che eravate occupati, disse con una espressione da presa in giro solenne.
Il direttore non percependo l'ironia, la invitò a entrare, d'altronde l'assistente sociale dispensava pompini ai direttori dello stabilimento da molto tempo prima di quando aveva iniziato la Signora Isabella.
Inoltre le aveva fatto da maestra, dopo averla convinta ad essere molto disponibile sessualmente e insegnato a soddisfare i loro superiori.
Vieni qui Laura, disse il direttore all'assistente sociale mentre Isabella gli ripuliva il pene da ogni traccia di sborra, leccandogli il pene sgonfio con grande dedizione.
Guarda come la tua allieva lavora bene, disse ancora allungando la mano tra le cosce della Signorina Succi che lo lasciò infilare le dita nelle sue mutandine.
Una di queste volte vorrei avervi entrambe a disposizione, continuò con voce bassa ed eccitata, vorrei tanto un pompino doppio dalle vostre labbra di bocchinare.
Anche l'assistente sociale gradiva quegli insulti più simili a complimenti quando era in intimità e rabbrividì perché lui le aveva infilato due dita nella fessura.
D'accordo, disse, prima che te ne torni in Piemonte, insieme ti faremo provare il brivido di un pompino a due, gli disse sorridendo e guardando verso Isabella che annuì.
Sapevano tutti e tre che tra poco sarebbe arrivato un nuovo direttore e il vecchio voleva togliersi l'ultimo sfizio prima di lasciare le sue due troie al successore.
I direttori vanno e vengono, disse alla Signorina Succi il direttore con una battuta un po' scontata, ma soprattutto vengono come te.
E in effetti l'assistente sociale con le sue dita che la ispezionavano intimamente era già sull'orlo di un orgasmo che le esplose dentro, facendola guaire come una cagnetta in calore.
Isabella la guardò ammirata, la Succi godeva solo con qualche tocco di dita, mentre lei per venire come si deve aveva bisogno di un cazzo grosso e resistente come quello di suo marito.
Il direttore tolse le dita dalla fica dell'assistente sociale e le posò sulle labbra di Isabella che per la prima volta assaporò il gusto di una femmina.
Sarete stupende anche giocando tra voi, disse con un po' di rimpianto perché mancavano pochi giorni e poi se ne sarebbe tornato in Piemonte, dove l'aspettava la sua triste moglie che era allergica allo sperma.
La Signora Isabella e la Signorina Succi avrebbero deliziato il nuovo direttore che ora era il suo vice, il Signor Bidasio, detto amorevolmente Signor Bidè dai dipendenti.
Ma almeno sarebbe tornato con le palle vuote e lo spirito lieto, anche se solo per un po' di tempo.
END
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