venerdì 6 marzo 2026

La Fabbrica - Maurizia e il Signor Stanzani

Maurizia lavorava nello stesso ufficio del signor Stanzani ed era un lavoro piuttosto tranquillo e ben pagato che riguardava gli affari generali della Fabbrica.
Era una donna minuta ma non bassa, sui quarant'anni, un visetto carino e un fisico asciutto, praticamente senza seno e con un culetto stretto.
Non era inguardabile perché il suo corpo manteneva le giuste proporzioni ma non era bella in senso stretto se si escludeva quel visetto da ragazzina coi capelli lunghi.
Era sposata, non aveva figli e nessuno avrebbe pensato che possedesse una femminilità calda tale da farle cercare quello che il marito non le dava a casa.
In realtà i suoi pensieri e le sue fantasie galoppavano nelle steppe dell'indecenza in cui immaginava amplessi affollati con maschi iperdotati e irruenti.
Le piaceva anche guardare filmati hard sul cellulare, ora che la pornografia era alla portata di tutti e soprattutto di tutte, in maniera da salvaguardare la sua privacy e non farsi scoprire.
E mentre guardava stalloni possenti penetrare donne ululanti e accoglienti, si toccava e si regalava qualche istante piacevole al di fuori della sua noiosa vita, tutta lavoro e casa.
Il signor Stanzani era un po' la sua controfigura al maschile, alto, magro e purtroppo per lui anche stempiato a dispetto dell'età ancora giovane e leggermente superiore a quella di Maurizia.
Era sposato con una donna dalla forte personalità che lo relegava nell'ombra, sia sul lavoro che a casa, visto che anche lei lavorava nella stessa azienda ma con altre mansioni.
Ma un bel giorno accadde che Maurizia recandosi a fare pipì, si accorse che il signor Stanzani non era soltanto quell'ometto tranquillo dominato da una moglie feroce.
O meglio, era proprio così ma aprendo la porta dell'unico bagno che l'azienda appositamente rendeva impossibile da chiudere a chiave, temendo che qualcuno chiuso dentro si sentisse male, vide una cosa meravigliosa.
Il cubicolo era occupato da un silenziosissimo signor Stanzani che teneva in mano un pene dalle dimensioni incredibili che sprizzava pioggerella dorata.
Sia Maurizia ma soprattutto il signor Stanzani erano persone silenziose, parlavano poco e si muovevano facendo poco rumore sul pavimento in moquette degli uffici e dei servizi.
Capitava spesso che si incrociassero nei corridoi quasi senza accorgersi l'uno della presenza dell'altra, e in quel momento lui, assorto com'era nella minzione, non si accorse di lei.
Che sorpresa e deliziata da quella celestiale visione, Maurizia rimase col cuore in gola e lo sguardo sul pene che debordava di molto dalle dita sottili del signor Stanzani.
Maurizia a quella vista avvertì immediatamente un fortissimo calore al ventre, tra la pancia e la fica che si bagnò all'istante come da un po' non le accadeva.
Fantasie e filmati porno la portavano a regalarsi dolci orgasmi ma come carburante per la sua eccitazione non erano paragonabili alla vista di un cazzo generoso con la cappella turgida.
Impossibile non portarsi una mano tra le gambe, disinteressandosi della realtà e della possibilità anche se infima di essere scoperta da qualche collega di un altro ufficio.
Maurizia non si rese nemmeno conto di guardare la pisciata a bocca spalancata, una bocca in cui avrebbe accolto volentieri quel pene magnifico se solo ne avesse avuta la possibilità.
Fu il signor Stanzani ad accorgersi della sua presenza con la coda dell'occhio e stranamente, invece di aversene a male e di protestare e nasconderle la vista del cazzo gocciolante, restò immobile a osservarla, come se fosse lei a gambe aperte a fare pipì.
Si guardarono negli occhi in silenzio, poi Stanzani con una voce bassa ma incredibilmente forte alle orecchie di Maurizia, le disse che, se voleva, poteva entrare e guardare da più vicino, malgrado dal suo sesso non uscisse più la pipì.
Maurizia restando sulla soglia, come se la reazione dell'uomo l'avesse spaventata, si rese conto che il pene del signor Stanzani era ancora più grande di prima, da quando si era reso conto della sua presenza.
Capì all'istante che come lei, anche lui si era molto eccitato e il cazzo gonfiato era in piena erezione, come omaggio ai suoi sguardi adoranti.
Si, perché l'espressione di Maurizia da quando aveva posato gli occhi su quel sesso enorme, era diventata quella di una adepta di un culto pornografico che si prostra di fronte a una sconcia divinità.
E fu solo per quel fallo gigante che fece i passi necessari a entrare nel cubicolo e arrivare a una distanza tale da poterlo toccare, non certo per l'uomo che era in piedi davanti a lei.
D'altronde il signor Stanzani non era proprio un Adone e Maurizia mai lo avrebbe ritenuto propedeutico ai suoi sogni erotici, anzi molte volte si era sentita asciugare tra le gambe quando arrivava in ufficio e lo vedeva seduto alla scrivania.
Ora capiva perché la signora Isabella, moglie di Stanzani, lo avesse impalmato, non si trattava solo della sua personalità, esattamente inversa a quella debordante della moglie.
Era stato di certo anche per quel paletto di carne che ora lui le mostrava con orgoglio e malcelata soddisfazione, mettendolo a sua disposizione.
Puoi toccarlo se vuoi, le disse Stanzani con la stessa voce di prima, arrochita e soddisfatta dalla sua reazione alla vista del pene perfettamente eretto e durissimo.
Maurizia esitando un po', mosse la mano verso la grossa cappella ma siccome non si decideva a toccarla, fu lui e prendere le sue dita e a posarle sul glande rigonfio.
Al tocco di Maurizia il signor Stanzani chiuse gli occhi e sospirò, mentre lei avvertì come una scossa elettrica che la fece infiammare completamente.
Se fossero stati in una stanza in albergo in piena intimità, si sarebbe spogliata completamente e avrebbe voluto che lui infilasse in ogni modo possibile quel cazzo gigante nei suoi orifizi.
Nello stretto cubicolo del bagno si limitò a inginocchiarsi di fronte alla sua nuova divinità e a posare le labbra sulla cappella che poco prima aveva solo sfiorato con le dita tremanti.
Stanzani al contatto con le sue labbra vellutate e morbide spinse avanti il bacino e penetrò la sua boccuccia che a fatica accolse il pene durissimo fino alle palle.
Mugolando e faticando a respirare, Maurizia si lasciò chiavare la bocca mentre lui le teneva la testa stretta tra le mani, deciso ad andare fino in fondo.
Non ci mise molto a eiaculare, rischiando di soffocarla perché carne e seme erano troppo per le dimensioni da ragazzina della boccuccia di Maurizia.
Che peraltro, essendo di fronte a una grossa divinità erotica, era decisa a esaudire qualsiasi desiderio di quel cazzo e di converso anche del suo padrone per assicurarsi i suoi favori futuri.
Così non si sottrasse alla colata di lava che scaturì da quel pompino improvviso e inaspettato, anche se non aveva mai amato il sapore dello sperma che si rese conto essere molto simile a quello del marito.
Il signor Stanzani, facendo ricorso a quella voce capace di renderla docile e obbediente, le ordinò di mandare giù il liquido seminale, senza sprecare una sola goccia e Maurizia eseguì alla perfezione.
Se qualcuno l'avesse vista in quel momento, inginocchiata e felice di regalare piacere al suo dio riconosciuto, non l'avrebbe riconosciuta.
La sua espressione non era quella di sempre da bambina incerta ma quella di una femmina che sapeva bene come fare godere un maschio con labbra e lingua.
Ma dopo aver inghiottito una quantità copiosa di sborra si rialzò e ritornò la Maurizia bambina, timida e un po' impacciata, con la voce non più roca ma acuta e disturbante che aveva sempre avuto.
Però il fuoco che la visione del pene di Stanzani e il rapido pompino appena eseguito avevano acceso, l'avevano lasciata completamente bagnata ed eccitata, piena di voglia.
Il signor Stanzani rendendosene conto la spinse contro la parete del bagno e con un'abilità tanto inaspettata come la misura del suo pene, slacciò i pantaloni di Maurizia, infilando le dita nelle mutandine.
Quella ruvida carezza la portò immediatamente sull'orlo dell'orgasmo, e lì, sul ciglio del piacere, il signor Stanzani si fermò, guardandola negli occhi, questa volta da dominatore e non da dominato.
Maurizia si accorse che l'erezione gli era tornata prepotente, malgrado la recente eiaculazione e Stanzani le mise in mano il pene di nuovo durissimo ed enorme.
Glielo strinse con forza e con gioia, pensando che lui volesse che lo masturbasse ma non fu così e si ritrovò a piroettare su sé stessa e spinta contro la parete dalla forza bruta del collega.
Il signor Stanzani le abbassò i pantaloni e le mutandine quel tanto che bastava a infilare il pene tra le strette natiche di Maurizia che resasi conto di cosa la aspettava, provò a sottrarsi a quella violenza inaudita.
Ma la sua resistenza fu inutile, troppo debole per evitare che la grossa cappella del pene di Stanzani scivolasse dolorosamente nel suo buchetto più stretto e delicato.
Provò a gridare ma lui le mise la mano davanti alla bocca, intimandole il silenzio mentre la penetrava con calma e una maggior delicatezza di quanto si aspettava.
Maurizia che si aspettava un grado di sofferenza maggiore, fu sorpresa dalle sensazioni che provò nell'essere sverginata in quella maniera proibita.
La sofferenza era così piacevole che si ritrovò a incitare Stanzani a sfondarla, mentre lui invece ora pareva essere diventato molto cauto e aveva rallentato i colpi.
Ti piace nel culo, le sussurrò Stanzani e Maurizia non potè fare altro che mugolare di piacere e assentire, anche se quella era la prima volta che un maschio la violava dietro.
Troia, biascicò lui mentre le veniva nuovamente nel culo, mentre l'orgasmo li travolgeva insieme e uniti carnalmente, ebbero quel piacere che entrambi desideravano.
Sconvolta dalla prima sodomia della sua vita, Maurizia restò tremante contro la parete anche quando il signor Stanzani sfilò il pene oramai moscio dal suo buchino sacro e non più intonso.
Ne avvertì i movimenti mentre si sistemava e usciva dal bagno dicendole che era meglio farlo uno alla volta che non si sa mai.
Lo lasciò fare, era troppo sorpresa da quello che era successo in pochi istanti e non credeva ai suoi sensi, tanto che portò una mano al culo e la ritrovò piena di sperma caldo.
Ritrovata la lucidità Maurizia si sistemò anche lei e uscì dal bagno guardandosi in giro, nel caso ci fosse qualcuno ma nessuno era nei dintorni e si era accorto del loro amplesso.
Quando andò a sedersi cautamente alla sua scrivania, col culetto che ancora bruciava, il signor Stanzani era già seduto in quella al suo fianco, rigido e impegnato sul suo computer, come se nulla fosse successo.
E anche Maurizia avrebbe potuto pensare che nulla fosse successo se non fosse stato per quel calore dolente che avvertí, con le natiche appoggiate sulla sedia girevole.
No, si disse, non è stato un sogno, sei appena stata violentata, sodomizzata da un uomo al quale poco prima avevi fatto un pompino gustoso.
Hai goduto come una troia, sei una troia, si disse Maurizia con soddisfazione, finalmente hai trovato un uomo all'altezza delle tue necessità, capace di farti godere come meriti.
Ripensando a quando vedeva arrivare la mattina la signora Isabella, moglie di Stanzani, si disse che aveva tutte le ragioni per essere sempre così baldanzosa e sicura di sé, oltre che soddisfatta sessualmente.
Con un cazzo così a disposizione ogni volta che lo desiderava, non avrebbe potuto essere diversamente e cogliendo lo sguardo del collega seduto a fianco, capì che ora la stava guardando come una amante e non più solo come un collega.
END

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