mercoledì 18 marzo 2026

Agnese Dolce Agnese

Verso sera esco dal bar e inforco la bicicletta per tornare verso casa, anche se non ne ho voglia, abito fuori paese di qualche chilometro e ultimamente mi pesa pedalare ma pure camminare.
Agnese esce con me, ha finito il turno, ha finito di ricevere toccatine e apprezzamenti non richiesti, oltre ad ascoltare quelli non sono razzista ma.
Agnese è bellissima, giovanissima, ha la pelle d'ebano e un fisico da indossatrice ma è finita a fare la barista in un paese della bassa.
Parla italiano meglio di me e di tanti altri che storcono il naso quando la vedono, è nata in Italia ed è cresciuta e andata a scuola qui, le sue origini sono senegalesi.
È tutto quello che conosco su di lei, per il resto è così bella che quando sto al bar non faccio altro che cercarla con lo sguardo e ogni tanto sognarla.
Devo essere uno tra i pochi che si limita a darle il buongiorno e le chiede un caffè o altro usando il lei, non sono mai riuscito a prendermi delle confidenze con Agnese.
Peraltro lei è molto espansiva, tanto che si dice che come secondo lavoro faccia la puttana, o almeno che si lasci abbordare da quelli più agiati del bar e ci vada a letto per soldi.
Se lo fa sono fatti suoi, immagino che come tanti abbia bisogno di soldi, lo stipendio del bar non è granché e ha un affitto da pagare, oltre alle altre spese.
Di sicuro la sera l'ho vista molto spesso salire sull'auto di qualche avventore che con la scusa di accompagnarla a casa potrebbe averne approfittato.
Quando le passo davanti con la bici mi fa segno di fermarmi, aspetta un momento, non è che mi accompagneresti a casa, mi domanda di getto.
Mi fermo un po' stupito, con la bici, le chiedo, sono diversi chilometri in effetti e lei abita ancora più lontano di quanto sto io dal bar.
Agnese nemmeno mi ascolta, viene a posare le natiche rotonde sul cannone della bici e me la ritrovo tra le braccia, col suo profumo che mi inebria i sensi.
Forza andiamo, mi invita a partire e un po' a fatica riesco a mettermi in strada pedalando e cercando di non farmi distrarre dalla sua scollatura che ho proprio sotto gli occhi.
Non sono più un ragazzino, anzi sono un vecchio pensionato, di quelli poveri o forse Agnese avrebbe già provato a sedurmi, se non fosse che ho solo una due ruote e perdipiù a pedali.
Comunque è bello avere il suo corpo tra le mie braccia e toccarla ed essere toccato, una sensazione che mi trasmette dei brividi piacevoli e mi fa smuovere il pene, immobile da tanto tempo.
Agnese è allegra malgrado stia tornando a casa in bici, dice che per sua fortuna ha un culo resistente e che non sta troppo scomoda sul cannone.
Le credo fino a un certo punto ma tanto che ci può fare, al momento non ha alternative, da queste parti se chiamasse un taxi arriverebbe dopo ore o mai.
Il guaio è che quando siamo vicini a casa mia inizia a piovere e ci si mette per bene, tanto che ci inzuppiamo non avendo un ombrello per coprirci.
Arriviamo di corsa sotto il portico di casa, praticamente una baracca isolata ma che ci permette di ripararci dalla pioggia battente e quando invito Agnese a entrare, lei accetta con mia sorpresa.
Ma che poteva fare, è tutta bagnata e mi chiede un asciugamano che vado in bagno a cercare e quando torno da lei la trovo nuda e bellissima.
Nuda l'avevo solo sognata, è una vista fantastica quel suo corpo dalla pelle nera e lucida, seni grandi, pancino appena accennato, cosce lunghe e carnose.
Agnese mi prende di mano il telo e se lo avvolge intorno, chiedendomi di aiutarla nell'opera di asciugatura e tremando faccio quello che desidera.
Per fortuna è capitato d'estate, in una serata calda anche se non afosa e ringrazio il dio della pioggia per il tempismo insieme alla mia erezione.
Agnese va a stendersi sul divano, seduta di schiena contro il bracciolo, le lunghe gambe che escono dall asciugamano e i bei piedi che arrivano quasi in fondo alla seduta.
Dai siediti anche tu intanto che si asciugano i vestiti, Agnese mi invita a mettermi vicino ai suoi piedini e io mi stringo un po' e vado in posizione.
Forse mi ci vorrà il phon per i capelli e io scatto verso il bagno e torno con l'attrezzo ma lei mi indica di sedermi e io torno in fondo ai suoi piedi.
Scaldami i piedi che sono freddi, mi dice sorridendo ed effettivamente quando li stringo tra le dita li trovo gelati, strano ma è così e ne approfitto.
La scaldo volentieri, toccandoli e palpandoli mentre lei mi prende in giro, sono il solito maschietto Italiano razzista che vorrebbe chiavarla o almeno vederla nuda per masturbarsi.
In realtà sono tra i pochissimi che l'ha sempre rispettata anche col pensiero, a parte quelli sconci in cui eravamo a letto insieme e lei mi faceva delle cose.
Non mi sono mai rivolto a lei come alcuni fanno di solito al bar e meno ancora mi sono mai permesso di darle una pacca sul culo o di toccarle le cosce.
Ma so che in tanti invece lo fanno, ne approfittano e magari ne sparlano visto che Agnese con alcuni effettivamente ci sta, che sia per soldi o meno non importa.
E poi c'è la canzone, quella di Ivan Graziani e il mio peccato più grave, a parte sognarla nuda e accondiscendente, è stato storpiare i versi.
Mi veniva da cantare Agnese dolce Agnese color di maionese, invece che cioccolata, giusto per la rima idiota, oppure non ti ho mai baciata, diventava non ti ho mai chiavata, infantile lo so.
E ora lei è qui e ridendo apertamente di me e del mio imbarazzo, come se percepisse i miei pensieri, allarga le cosce e mi mostra quello che nasconde là in mezzo.
Agnese non si depila come le donne moderne, forse non vuole sprecare soldi per l'estetista o forse le piace stare così, al naturale col boschetto curato ma folto.
Ti piace, mi chiede beffarda ma non  ascolto la sua provocazione, il mio cuore si è fermato come il mio sguardo è fermo sulla sua fica villosa.
Sei bellissima, provo a mormorare ma il tono mi riesce incerto, peggio che se balbettassi e Agnese forse commuovendosi per tanta timidezza mi chiede se voglio baciarla tra le gambe.
Sei stato gentile, il minimo che posso fare per ringraziarti e farmi baciare qui, sussurra Agnese indicando quel fiore peloso che ha tra le cosce.
Con la testa là in mezzo mi sento come se fossi nella giungla, buia e umida, con l'afrore della fica di Agnese che mi invade i sensi e la mente.
Con mia sorpresa dopo un po' la sento lamentarsi e venire ma per non perdere la magia del momento continuo a leccargliela con amore, fino a quando la sua mano sulla mia testa mi comunica di smettere.
Ho il viso pieno del suo miele caldo e profumato e devo avere una espressione sconvolta perché Agnese mi sorride, grata per averle dato piacere.
Grazie, sei stato bravo, molti non vogliono leccarmi ma vogliono solo un pompino o infilarmelo da qualche parte, mi confessa senza inibizioni, vuoi che ti faccia un pompino?
Mezz'ora dopo la scarico davanti a casa sua, Agnese scende dal cannone della bici e mi abbraccia, le sue labbra si posano sulle mie. 
Il sapore del mio seme passa dalla sua bocca alla mia, lei maliziosa infila la lingua tra le mie labbra proprio per farmi assaggiare il mio stesso umore.
Buonanotte, sussurra Agnese, magari lo rifacciamo una di queste sere, fa in tempo a promettere prima di sparire dentro casa, lasciandomi fuori, stupito e felice.
END

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