lunedì 16 marzo 2026

Assuntina

Assunta detta Assuntina era una bella ragazza non bellissima ma attraente, né alta né bassa, seni piccoli, bel sederino e gambe così così.
A sedici anni me la ritrovai in braccio, seduto sul sedile a fianco del mio allora carissimo amico Carlo, detto Carlone, in un momento in cui Assuntina era arrabbiata col fratello.
Nemmeno ricordo più perché, ricordo solo che dovevamo andare in campagna per una gita tra cugini e parenti vari e Assuntina incazzata non voleva venire.
Così l'avevo presa di forza e di peso e trascinata sulla macchina di Carlone e quindi l'avevamo portata, volente o nolente, alla festicciola presso una masseria in campagna.
Niente di violento, si intende, sapevo che quelli erano solo capricci ma quando me la ritrovai seduta addosso non potei fare a meno di avere una erezione.
Erezione che Assuntina avvertì chiaramente sotto il suo sederino appoggiato sul quel gonfiore inequivocabile.
Sensazione che la costrinse a zittirsi e a smettere di protestare per quel "rapimento", mentre io diventavo tutto rosso e vergognoso.
Allora avevo poco più di vent'anni ed ero fidanzato con una delle sue numerose cugine ed ero piuttosto attratto da lei e del suo corpicino esibito spesso in quella estate calda.
Conscia dell'effetto prodotto su di me e sul mio cazzo, Assuntina si era messa a strusciare il culetto sulla durezza su cui si era ritrovata seduta.
Praticamente fino a quando non arrivammo alla masseria, mi masturbò con le natiche in movimento e rischiai davvero di eiaculare in quel modo idiota.
Quel giorno c'era un sacco di gente, tutti familiari e amici e c'era parecchia confusione, alcune donne presenti aiutavano con la cucina, compresa la mia ragazza, cugina di Assunta.
L'avevo ancora duro quando lei mi prese per mano e mi portò nel retro della masseria che lei conosceva a menadito, per farmi un regalo. 
Non potendo sparire per molto tempo senza che qualcuno lo notasse, finí con Assuntina in ginocchio a liberare il mio pene dalla costrizione dello slip.
Appena il tempo di chiedere cosa stesse facendo che ero già prigioniero delle sue labbra calde e vellutate, incuranti della mia scarsa igiene intima. 
Tentai senza convinzione di sottrarmi al pompino ma la troietta sapeva che mi sarei arreso, come avvenne quando la lasciai fare, l'istante successivo.
Sapeva anche che avrei resistito pochi secondi al desiderio di sborrarle in bocca e che sarei stato entusiasta di vederla bere il mio liquido seminale.
Più tardi eravamo sotto un olivo secolare a parlare di quello che era appena accaduto, senza che nessuno si fosse accorto di nulla.
Lei molto a suo agio, io più sconvolto ma cercando di non darlo a vedere, sorridendo a quelli che si avvicinavano e scambiavano qualche chiacchiera con noi.
Nei momenti da soli in cui abbiamo parlato, Assuntina mi ha ringraziato anche a parole per averla costretta a venire in campagna.
La rabbia verso il fratello già sbollita, d'altronde erano uguali, capaci di accendersi entrambi per un nonnulla e poi di tornare tranquilli come se niente fosse successo.
Ma quello lo sapevo già, il loro carattere esplosivo era famoso in famiglia, quello che non sapevo era la sua passione per i pompini e il succo di maschio.
Eppure quando nei giorni e negli anni successivi ho cercato di avvicinarmi a lei per ripetere quella dolce esperienza, magari con più tempo a disposizione, lei si è sempre sottratta.
Si è sposata con un muratore lombardo e ha avuto una figlia, mentre io ho sposato sua cugina e abbiamo dei figli a nostra volta.
Per cui ci siamo praticamente persi di vita, tranne nei momenti in cui la famiglia si riunisce e purtroppo di solito sono funerali, visto che ormai nessuno si sposa più.
Avevo praticamente perso la speranza ma poi, alla morte del nonno capofamiglia ci siamo ritrovati da soli, lei e io ed è successo di nuovo.
Fortunatamente con un po' più di tempo e di esperienza a disposizione e Assuntina diventata Assunta si è lasciata chiudere in bagno.
Beh, aver chiuso la porta era una fesseria, se qualcuno fosse arrivato avrebbe capito che cosa stavamo facendo là dentro, visto che non avrei potuto scappare dalla finestra, perché il bagno era cieco.
Comunque quando ho chiuso la porta a chiave lei era davanti allo specchio, le mani sul lavandino, schiena inarcata e sedere sollevato a offrirsi.
Ho sollevato il vestitino che indossava, simile se non uguale a quello che indossava il giorno del pompino e abbassato le sue mutandine.
Mi sono inchinato di fronte alle sue natiche nude, le ho aperte e infilato il naso in quella calda, umida e profumata meraviglia femminile. 
Purtroppo eravamo soli si ma non per moltissimo e Assunta mi ha riportato coi piedi per terra, o meglio mi ha fatto rialzare e mi ha sollecitato a prenderla da dietro.
Dentro di lei era caldissimo e il suo viso nello specchio era sconvolto da quella chiavata inattesa, mentre la stringevo per i fianchi.
Non ci ha messo molto a venire e a sussurarmi che potevo sborrarle dentro, dato che era ormai in menopausa e non più fertile. 
E lo stesso ho fatto io, eiaculando in pochi minuti, col viso incollato al suo collo e alla sua spalla, mordendo e baciando la sua pelle vellutata e profumata.
Un amplesso troppo rapido ma sempre più sostanzioso di un pompino, e ora Assunta è divenuta la mia amante, visto che il muratore lombardo non la soddisfa.
Dicono che i social non servono a nulla ma non è vero, ora lei organizza molto spesso riunioni tra cugine e cugini su Facebook e le occasioni di incontrarla sono aumentate.
E anche di godere insieme.

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