Il sabato e la domenica sono giornate che cancellerei dal calendario, almeno da quando non ho più l'obbligo di lavorare e ho tutta la giornata per me.
Esco sul balcone, la serata è fresca ma non troppo, mi piace il buio, le luci lontane, il silenzio che viene rotto da qualcuno che grida.
Un giovanotto sbatte una porta, arriva al cancello della villetta a schiera a fianco la mia e sbatte pure quello, davvero incazzato.
Una voce femminile lo rincorre, "no dai non fare così, aspetta" ma è inutile, il tipo sale su una piccola Bmw sportiva, mette in moto e parte sgommando.
Giro la testa e vedo che la voce appartiene a Margherita, la mia vicina di casa, bella signora della mia età, solitamente tranquilla e che dà poca confidenza.
Lei mi vede e con mia sorpresa, invece di andarsene si avvicina al muretto che divide le nostre proprietà, con una espressione dispiaciuta.
Che sia dispiaciuta per la forma o la sostanza di quello che è appena successo non ha importanza, mi fa piacere che si avvicini.
I giovani non sono mai contenti, butto lì per consolarla anche se forse dovrei starmene zitto, visto che non so nulla dei motivi di quella fuga improvvisa.
Forse un figlio col quale Margherita ha litigato, in fondo non la conosco e non conosco la sua famiglia, l'ho sempre vista da sola quelle poche volte che la incrociavo sul balcone.
Margherita sorride e il suo è un sorriso aperto di chi in fondo è rassegnato a situazioni come quella che sta vivendo, "eh si", mi conferma, "oppure non vogliono il bello che la vita gli offre".
Frase sibillina che potrebbe voler dire molte cose e che mi ricorda che è meglio che stia zitto e non provi a indovinare cosa le sia successo.
Margherita mi sorprende ancora di più, invitandomi ad andare a cena da lei, spiegandomi che ora non c'è più chi avrebbe dovuto fare onore alla sua cucina.
Ho già cenato ma le rispondo che accetto volentieri l'invito inaspettato, le chiedo un minuto e poco dopo suono alla sua porta.
Solo ora faccio caso al suo abito, molto bello, molto da sera, un abito forse un po' castigato ma piuttosto sexy su di lei, sul suo corpo abbondante e pieno di curve.
Forse non era una cena con un figlio, penso mentre mi fa accomodare dentro casa, una madre non si veste così, un'amante probabilmente si.
La villetta di Margherita è arredata in uno stile antico molto elegante, si nota la cura per i particolari, non solo la solidità e la bellezza dei mobili.
Margherita mi conduce in un piccolo salotto attrezzato a sala da pranzo con un tavolo rotondo di piccolo diametro già apparecchiato e mi fa segno di sedermi.
Su un carrello metallico sono allineate le portate protette da un coperchio metallico ma lei ha voglia di un brindisi.
Riempie un paio di flutes e mi invita a gridare ai giovani e ridendo mandiamo giù un po' di bollicine insieme, gelate e davvero gradevoli.
Quel poco di alcol la scioglie ulteriormente e le fa venire voglia di confessarsi con un estraneo mentre mangiamo e devo dire che come cuoca se la cava alla grande.
Un poco alla volta, alternando il primo all'arrosto e bagnandolo abbondantemente con il Franciacorta, mi spiega che il giovanotto fuggito era un suo ammiratore.
Giovanissimo e attratto da lei che lo aveva invitato a una serata per conoscerlo meglio ma il giovane era partito in tromba, per trombarla senza se e senza ma.
Sono stata subito chiara con lui, non era la serata per portarmi a letto, gli ho detto che tra noi c'erano troppi anni e ho distrutto i suoi sogni di conquistatore, afferma Margherita con uno sguardo un po' triste.
Così al mio diciamo rifiuto, si è inalberato ed è andato via tutto arrabbiato ma sono certa che tornerà, si consola la bella e matura vamp.
Mentre penso e spero che questo non accada, Margherita serve il dolce e mi passa accanto, così vicino che mi si rizzano i peli del collo e anche qualcos'altro.
Sollevo lo sguardo e colgo i suoi occhi sorridenti ma lei è ferma ad osservare la mia reazione all'assaggio del dolce preparato con le sue mani.
Al primo cucchiaino che mi si scioglie in bocca, penso che abbia lo stesso sapore della fica di Margherita ma non le rivelo cosa penso davvero, le dico solo che è buonissimo.
La tensione tra noi non si stempera nemmeno dopo, quando seduti sul suo sofà diamo un'occhiata distratta alla TV e Margherita sbadiglia a tratti.
Mi aspettavo che finisse così, le avevo detto subito dopo cena che forse era meglio che me ne andassi ma lei ha insistito affinché rimanessi a farle compagnia.
Il dialogo tra noi langue, si ravviva solo quando le chiedo se davvero i suoi desideri vanno esclusivamente in direzione di uomini molto più giovani, come quello che aveva invitato stasera.
Margherita arrossisce, forse ho colto nel segno, mi conferma che i ragazzi di oggi la attraggono molto di più che i suoi coetanei o comunque di quelli più vecchi, anche se hanno solo trenta o quarant'anni.
Mi alzo e la ringrazio per la cena e le chiacchiere ma devo andare via, anzi è meglio se me ne vado e anche lei si tira su e mi accompagna alla porta.
Ci abbracciamo, come due che una volta erano molto più intimi, mi piace tenerla un po' stretta, il calore del suo corpo, peccato che io non sia quello giusto per lei.
Quando rientro in casa ho ancora la sensazione di piacere appena provata delle sue labbra che sfiorano le mie e una discreta erezione nelle mutande.
Per spegnere il fuoco che sento dentro non mi rimane altro che masturbarmi davanti al lavandino e di fronte allo specchio che rimanda l'immagine di un vecchio ha poco attraente.
Dopodiché torno fuori sul balcone, sperando che Margherita sia lì a prendere un po' d'aria e che abbia voglia di parlare come ne aveva prima.
Speranza inutile, fuori c'è soltanto una bella notte di primavera in cui l'aria frizzante è piacevole da respirare, anche se la temperatura è un po' freschina.
Mi siedo lì ad aspettare, forse lei arriverà e torneremo a parlare insieme e a farci compagnia, o forse no e ho perso l'unica occasione di quello che mi rimane della mia vita per avere qualche attimo di intimità con una bella donna.
END
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