Dalla morte del marito Marta aveva deciso di accettare solo uomini, giovanissimi uomini e si era scoperta voyeur tanto quanto il consorte defunto, che spiava le pensionanti e si masturbava.
Spesso quel porco non si soddisfaceva da solo ma le portava quelle erezioni sconce e le chiedeva di farlo godere, con le mani e la bocca ma spesso anche mettendole dentro quel pene flaccido e appena barzotto che eiaculava in un istante.
Marta aveva iniziato a usare il buco nel muro con quel giovanotto, il primo dopo una lunga serie di pensionanti femmine, scelte sempre molto carine come piacevano al marito buonanima.
Il ragazzo era bellissimo anche vestito ma lei impazziva vedendolo che si spogliava ed entrava nella vecchia vasca da bagno, dove alle volte si masturbava anche lui, seguito a ruota da Marta con una mano tra le gambe.
Era una donna abbondante sulla sessantina che non si era mai trattata bene fin quando era stata moglie, difficile che perdesse tempo a truccarsi, vestiva sempre malissimo e in maniera esageratamente casta, malgrado il suo fisico fosse ancora integro.
La morte del marito, unita alla presenza in casa di un giovanotto nel fiore degli anni con un pene bellissimo e durissimo, aveva fatto sì che Marta si trasformasse in una femmina matura ma attraente.
Ma se il giovane che spiava nudo nella vasca o mentre faceva pipì, non si fosse masturbato davanti ai suoi occhi avidi, non avrebbe mai avuto il coraggio di farsi avanti.
Marta aveva pensato giustamente che il ragazzo avesse le sue stesse voglie e che a dispetto della notevole differenza di età, avrebbe gradito le sue attenzioni intime e decisamente amorose.
Così un giorno fatidico era entrata nel bagno di sorpresa, approfittando del fatto che la vecchia serratura fosse rotta e mai riparata dal marito, per sorprendere il giovane maschio con il pene in mano, nel momento in cui eiaculava.
Per sua fortuna era stata davvero tempista e nel vederla entrare quasi di corsa in quel momento topico, il ragazzo aveva continuato a masturbarsi fino a sborrare copiosamente.
Marta si era sentita felice di aver indovinato quanto il giovane fosse ansioso di godere, tanto da non interrompere quel piacere manuale senza nemmeno tentare di coprirsi.
Lei poi aveva fatto buon viso a bel gioco, quasi fingendo che la sua presenza nel bagno fosse normale, tanto quanto la reazione del suo bel pensionante.
Appena dentro, dopo aver visto quei rivoli di sperma schizzare dalla cappella turgida del ragazzo, aveva fatto finta che nulla fosse successo ma da quel momento il suo atteggiamento era cambiato.
Malgrado fosse uscita quasi subito, scusandosi per essersi intromessa, da allora non era stata più la padrona di casa rispettosa della privacy del suo ospite, come era stata prima.
Non che avesse tentato immediatamente di sedurlo, anzi per arrivarci ci era voluto ancora tempo, ma quella visione del pene stretto tra le dita bagnate di seme caldo e denso, era stata fatale.
Prima di tutto aveva iniziato a parlare col giovanotto molto più spesso, trovandolo tra l'altro interessato, mentre prima credeva che se lo avesse fatto non avrebbe fatto altro che annoiarlo o disturbarlo.
Poi mentre da una parte aveva iniziato ad andare dall'estetista e dal parrucchiere ogni due settimane, si era anche comprata degli abiti nuovi e più sexy dei soliti.
Alla fine la Marta che aveva affittato al ragazzo la camera il primo giorno, non era più quella persona, era un'altra donna, anzi era una femmina completamente diversa.
Una femmina che lo aspettava al varco ogni giorno, al ritorno dall'Università e gli faceva addirittura trovare qualcosa da mangiare in tavola, cosa che esulava dal loro contratto d'affitto.
E nel pomeriggio, invece che chiudersi in camera sua a studiare o a masturbarsi, il giovanotto restava seduto con lei a guardare qualche noioso programma televisivo.
Marta non era mai stata una grande appassionata della TV pomeridiana, dalla morte del marito la accendeva non sapendo che fare del tempo che si era ritrovata a disposizione.
In fondo aveva bisogno di un uomo per sentirsi utile in qualche modo ma nello stesso tempo sapeva di avere voglia di quei piaceri della carne di cui non aveva mai goduto come moglie.
In quei pomeriggi sul divano assieme al ragazzo, avevano maturato prima una certa confidenza e poi una specie di complicità e i loro corpi si erano avvicinati giorno dopo giorno, fino a trovarsi con le gambe che si toccavano.
E che tremiti provava quando la sua coscia urtava più o meno premeditatamente quella del giovanotto che non si era mai tirato indietro, anche se non era mai andato oltre, come Marta avrebbe desiderato.
Verso sera poi era ancora peggio e dopo aver cenato insieme, perché a quel punto aveva iniziato a nutrirlo come una madre nutre il proprio figliolo, tornavano sul divano a guardare insieme un film.
Capitava di vedere qualche film d'amore e nelle scene più calde finiva che le loro gambe si toccavano e i tremiti diventavano tremori incontrollabili e dopo, quando Marta andava a letto, scopriva di aver bagnato le mutandine e si toccava per spegnere quel fuoco ardente che sentiva dentro di sé.
Praticamente non aveva nemmeno più bisogno di spiare il ragazzo nel bagno perché arrivava a sera sempre eccitata e raggiungeva splendidi orgasmi accarezzandosi in brevissimo tempo.
E poi nel bagno aveva preso a entrare quando lui era immerso nella vasca, col pene celato dalla schiuma del sapone profumato che aveva acquistato appositamente per lui.
Come una madre affettuosa gli chiedeva se voleva che lei gli lavasse la schiena e ogni volta il ragazzo sorrideva e annuiva, così Marta sedeva sul bordo della vasca, insaponandolo con cura dal collo fino a sedere ma senza andare oltre.
Finito quel rito d'amore ancora casto, Marta usciva dal bagno lasciando che lui si asciugasse e si vestisse, mentre lei lo attendeva e si inebriava del profumo del bagnoschiuma che le arrivava appena lui apriva la porta.
Addirittura gli aveva messo sulla finestra anche delle candele profumate che gli accendeva prima che lui si immergesse nudo e come aveva notato spiandolo, quasi sempre eretto.
Marta sognava quel pene meraviglioso, lo desiderava in ogni modo possibile, la sera nel suo letto al buio si immaginava che lui glielo donasse in ogni modo possibile e che lei lo ricevesse in mano, in bocca e là dentro dove il fuoco ardeva caldissimo.
La seduzione reciproca era arrivata a buon fine lentamente, quando in un bel pomeriggio primaverile, i loro corpi che si toccavano, erano stati imitati dalle loro bocche.
Dapprima era stato un gioco di sguardi, lui verso lei, lei verso di lui, entrambi immobili, entrambi ancora bloccati ma consapevoli dell'attrazione esercitata reciprocamente.
Gli occhi avevano preceduto e invogliato le loro labbra che un millimetro alla volta si erano avvicinate, fino a sfiorarsi ma senza arrivare a incollarsi tra loro se non dopo lunghi istanti.
Un primo bacio cauto, come se potessero scottarsi a vicenda, timorosi e insieme pieni di desiderio e quando finalmente le loro bocche si erano unite, si erano scambiati anche le stesse vibrazioni amorose.
Mentre lo baciava, Marta aveva preso la sua mano calda e se l'era posata sul seno abbondante anche se un po' maturo e cadente ed era riuscita a sussurrargli di stringerlo forte da sopra la maglia e il reggiseno.
Una strizzata al seno era un'altra delle cose che la mandavano in orbita, lo aveva scoperto le prime volte in cui aveva fatto l'amore con suo marito.
In realtà al defunto porcone piaceva stringerle le tette grandi fino a farle male perché aveva una tendenza sadica ma suo malgrado Marta si eccitava lo stesso.
Il guaio con lui era che non si rendeva conto né se le stava facendo male, né se la stava facendo eccitare e qualsiasi cosa accadesse tra loro, ne approfittava per godere da solo, egoisticamente, lasciandola sofferente o frustrata dalla sua voglia insoddisfatta.
E poi dopo i trent'anni e poco prima dei quaranta, avevano praticamente smesso di fare l'amore e via via anche solo di toccarsi, di cercarsi e di amarsi del tutto.
Lui aveva risolto spiando le ragazze a cui affittava la camera piccola e masturbandosi, dimenticandosi completamente della povera e insoddisfatta Marta se non per qualche sporadico pompino.
Che ora però stava baciandosi con sempre minor timidezza con un bellissimo e giovanissimo ragazzo dotatissimo e senza un filo di pancia, di cui il marito defunto era invece ben fornito.
Era bellissimo incollare le labbra alle sue, mentre sulla TV scorrevano le immagini di un orribile programma pomeridiano, col volume al minimo che non disturbava per nulla le loro effusioni.
Il giovanotto dopo i primi timidi solleciti al seno di Marta, aveva iniziato a strizzarlo forte, facendola se possibile eccitare ancora di più e facendole bagnare di rugiada le già umide mutandine.
Al primo "oddio" di piacere di Marta, lui ne aveva approfittato per infilare la lingua tra le sue labbra, dimostrando una certa padronanza dei preliminari.
La lingua di lui sapeva ancora del caffè che Marta gli aveva servito dopo il pranzo e lei gliela succhiò avidamente, intanto che le dita del ragazzo forzavano l'accesso al suo reggiseno e trovavano un capezzolo ritto come un fuso da torturare.
Ormai la sua maglietta era sollevata e alzando le braccia gli permise di toglierla per riuscire meglio nell'impresa di liberare un seno dalla prigione dell'intimo.
Dopo il primo lui fece uscire dalla gabbia il secondo e si fermò ad ammirare quelle spettacolari bocce dall'areola grande e con entranbi i capezzoli ritti come ogive di missile.
Marta non fece in tempo a dire "baciali" che il fanciullo aveva chinato la testa riccioluta a posare le labbra sulla sua pelle candida, profumata e vellutata.
Quei baci caldi ma ancora un po' timidi la portarono quasi ad avere un orgasmo che avrebbe goduto se lui avesse approfittato dei suoi sospiri, infilando la mano tra le sue cosce.
Gli sarebbe bastato sfiorare col taglio della mano la sua fessura al riparo delle mutandine fradice per farla venire all'istante ma il giovanotto si fermò per togliersi la maglietta a sua volta.
Marta decise che doveva ricambiare le coccole ricevute e mentre lui si sfilava la maglietta alzando le braccia, portò il viso all'altezza del petto di lui e glielo morse dolcemente.
I mugolii di piacere che udì le confermarono di essere sulla strada giusta, così si lasciò andare giù, leccando il ventre di lui e fermandosi appena sotto il suo ombelico e per la prima volta nella sua vita, Marta sbottonò i pantaloni di un uomo.
Con l'unico uomo della sua vita non aveva mai dovuto farlo, le volte in cui avevano fatto l'amore era sempre stato lui a sorprenderla, giorno o notte che fosse, già pronto con il pene più o meno eretto ma pronto a schizzare.
E Marta ogni volta aveva lasciato che lui glielo mettesse in mano o tra le labbra, oppure se si sentiva particolarmente in forma, le strappava le mutandine e dopo averle aperto le gambe, la penetrava e le veniva dentro in pochi istanti.
Una volta aveva persino provato a entrare dalla porta posteriore facendola soffrire per pochissimi secondi, prima di sborrare più fuori che dentro e ritirarsi guaendo come un cucciolo in calore.
Come prima volta non fu difficile come aveva temuto, nemmeno abbassare la zip, cosa che fece con cautela, per paura che si impigliasse nello slip o peggio ancora nella carne tenera del pene.
Il gonfiore che vide sotto le mutande del ragazzo era inconfondibile e Marta lo addentò dolcemente, mordendolo piano e ascoltando i gemiti del suo giovane amore.
Sapeva che se avesse continuato lo avrebbe costretto alla resa, così si fermò e lo liberò dalla costrizione dei suoi dentini aguzzi e sollevato l'elastico finalmente lo ebbe tutto per sé.
Lo conosceva già di vista ma da così vicino la sensazione di eccitazione che provava era incredibilmente intensa ma soprattutto le fece venire voglia di baciarglielo.
Ma prima sfilò al giovanotto i pantaloni che si portarono dietro lo slip e finalmente lo ebbe tutto nudo con quella erezione fantastica che puntava al cielo.
Amore ma com'è bello, gli disse mentre lo afferrava appena sopra le palle, facendolo sospirare e gemere di voglia, e l'istante successivo le sue labbra sfioravano la cappella turgida.
Avvertiva il suo profumo, un profumo di maschio pulito ed eccitato e quando vide la prima goccia trasparente affacciarsi, gliela rubò in punta di lingua.
I mugolii del giovanotto aumentarono e Marta si fermò, lo guardò negli occhi e vi lesse il desiderio di esplodere, desiderio che volle immediatamente esaudire.
Accolse nella sua bocca avida l'intero pene, facendolo scivolare tra le sue labbra vellutate ma strizzandogli un po' le palle per impedirgli o almeno tentare di impedirgli una resa precoce.
Ma sapeva che il suo nuovo amante non avrebbe potuto resistere a lungo a quel tipo di sollecitazione, non dopo quei caldi preliminari e così si dedicò a dargli piacere.
Allentò la stretta sui testicoli gonfi e si limitò ad accarezzarglieli con dolcezza, mentre la sua testa andava su e giù ritmicamente e con lentezza premeditata.
Aggiunse il tocco dei suoi dentini aguzzi che strusciarono sulla cappella e poi lungo l'asta fino alla base e ritorno ma quando morse in quella zona delicatissima appena sotto il funghetto del glande, lui esplose.
Marta si fermò mantenendo la stretta degli incisivi senza affondare troppo in quella carne delicata e apprezzò i sussulti del pene mentre lo sperma irrompeva e grandi bolle di liquido seminale scendevano sulla sua lingua e nella sua bocca caldissima.
Una copiosa eiaculazione che fece fatica a trattenere tra le labbra e alcune strie di seme tracimarono ai lati della sua bocca, scendendo lungo il suo mento.
Riuscì comunque a evitare di perdere la maggior parte di quel nettare giovane ancora dal sapore acerbo che le riportò alla mentre i ricordi di gioventù, quando suo marito era ancora il suo fidanzato e le chiedeva spesso quel tipo di piacere.
Quando finalmente il ragazzo si calmò e smise di smaniare e lamentarsi per quella dolce sofferenza che Marta gli aveva inflitto e lasciò libero il suo pene, deglutì tutto il liquido seminale che le parve essere come un elisir di giovinezza.
Si sentiva felice per almeno due motivi, il primo era che malgrado la grande differenza di età il suo giovane amore aveva goduto intensamente e il secondo motivo era che la sua previsione si era avverata.
Si trattava più che altro della speranza che quel sesso giovane e forte restasse eretto anche dopo il piacere orale e in effetti eccolo lì davanti al suo sguardo, anche bello ritto come un fuso.
Marta con la lingua andò a cogliere l'ultima stilla di seme perlaceo che era uscita in cima al glande e poi si alzò in piedi e davanti al ragazzo finì di spogliarsi.
Quando fu nuda completamente andò a cavalcarlo, guidando il pene umido dentro la sua fessura che anelava di essere riempita da tempo dalla carne di un maschio arrapato.
Si lasciò andare e col suo peso il pene affondò in lei fino alle palle e Marta chiusi gli occhi iniziò la cavalcata, come una amazzone in groppa al suo stallone.
Si chinò in avanti in modo che il suo amante potesse afferarle i seni maturi e portare i capezzoli eretti alle labbra per morderli con delicata passione.
I suoi gemiti erano imitazione di quelli di lui poco prima e più che gemiti erano lamenti di chi sta soffrendo per liberarsi dopo tanto tempo da una voglia enorme di godere.
L'orgasmo la travolse, esplosivo come una serie di ondate che colpisce gli scogli e Marta venne gridando e ansimando per lunghissimi istanti che le parvero non finire mai.
Nemmeno ai tempi iniziali del rapporto amoroso col marito defunto aveva mai raggiunto apici di piacere così elevati e urlare che veniva fu una grande liberazione.
Quando si calmò e smise di tremare, il giovanotto la abbracciò e la tenne stretta a lungo anche per scaldarla, visto che dopo un orgasmo Marta tremava ma per il freddo che provava dopo il calore fortissimo del piacere.
Sentiva le sue mani sul sedere, la pressione delle dita nella sua carne e anche un timido accenno di penetrazione anale e se ne compiaceva.
Era felice che il suo ragazzo dopo essere venuto nella sua bocca e nella sua fica non fosse ancora completamente appagato ma esplorasse l'unico punto in cui non aveva infilato il pene.
La prima e unica volta in cui qualcuno aveva tentato quel tipo di approccio le cose non erano andate bene, anzi non erano andate per nulla e aveva solo sofferto.
Ma per il suo nuovo amore era disposta a soffrire senza limiti, a donarsi completamente in ogni possibile maniera, pur di renderlo felice e sazio.
Lasciò che il giovanotto si riprendesse e ricominciasse a respirare regolarmente e poi gli offrì anche quel piatto pregiato, quel buchetto fatato che era ancora vergine, mettendosi prona sul letto.
Dopo qualche istante di esitazione il ragazzo, intuendo quali fossero le reali intenzioni di Marta, le si mise alle spalle e cominciò ad accarezzare il bel culone che gli era stato offerto.
Per prendere tempo e fiato, dopo averle aperto le natiche con le mani, infilò il viso nel solco e con la lingua cominciò a stuzzicare il buchetto anelante di Marta.
Quando provò a penetrarla timidamente con un dito, si accorse che quel pertugio intonso pulsava pazzamente e non chiedeva altro che essere riempito.
E quando al posto dell'indice mise la cappella, fu come se una pompa idrovora gliela risucchiasse e affondò dentro Marta senza alcuna difficoltà.
Con le mani sui suoi fianchi la penetrò fino alle palle e cominciò una dolce inculata, sempre più frenetica mano a mano che capiva quanto quella porcella matura desiderasse la sodomia.
Le sborrate precedenti lo avevano reso molto resistente e anche quando Marta ebbe un orgasmo intenso e prolungato, riuscì a evitare di venire nello stesso momento.
Avrebbe continuato a penetrarla in maniera sempre più selvaggia ancora per un bel po' ma la sua matura amante gli chiese di smettere prima di farle davvero male.
Così il giovanotto si calmò, sfilò il pene da quel buchetto addolorato e andò a mettersi davanti a Marta e si masturbò e in suo onore, a pochi millimetri dal suo viso.
Stavolta la benedizione di quel pene giovane e maschio le arrivò direttamente sulla pelle e Marta ne fu felice, essendo persuasa che quel nettare avrebbe mantenuto giovane anche il suo viso.
Ora che avevano raggiunto l'apice nel loro rapporto intimo e amoroso, si sentiva davvero appagata e si disse che ne avrebbe goduto in quel modo fino a quando fosse stato possibile e lui non si fosse stancato di lei.
Ma naturalmente sperava che quel momento arrivasse il più tardi possibile e nel frattempo avrebbe fatto di tutto per tenerselo vicino e anche dentro, in qualsiasi maniera il ragazzo avesse desiderato.
END
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