Dagli anziani del bar del corso era passata agli studenti e ai professori dell'università dove si era laureata e poi una volta trovato l'impiego alla fabbrica come assistente sociale, aveva assistito direttori, dirigenti e capi reparto, sempre con grande soddisfazione di tutti.
Ma se una volta non aveva problemi a soddisfare anche il povero pensionato che giocava a carte al bar del corso, andando con lui in bagno con la scusa di aiutarlo nella minzione, col tempo era diventata più elitaria e assisteva solo peni di figure di un certo rilievo in azienda.
Tranne ogni tanto quando veniva assunto qualche maschio particolare, come Nino l'elettricista, bello e dicevano le voci, molto dotato.
Ancora non ci aveva messo le mani e soprattutto la bocca sopra ma sapeva che prima o poi ne avrebbe avuta l'occasione, nel frattempo aspettava con impazienza che il nuovo direttore si sottoponesse alla visita medica nel suo piccolo ambulatorio aziendale.
Il Signor Bidasio, che confidenzialmente era soprannominato Signor Bidè, si presentò dopo qualche minuto, scusandosi per il ritardo ma era stato trattenuto da alcuni dipendenti che volevano fargli i complimenti per la recente promozione e leccargli un po' i piedi.
La Signorina Succi voleva leccargli ben altro e gli disse di spogliarsi e quando lui la guardò con l'aria di chi non capiva come mai dovesse mettersi nudo per provare la pressione sanguigna, lei gli sorrise e lui capì e si spogliò.
Prima di farlo stendere sul lettino, l'assistente sociale e dottoressa tutto pepe gli diede una mezza pastiglia azzurra da mandare giù e il Signor Bidasio obbedì.
Quando fu in posizione la Signorina Succi gli andò vicino, gli mise una mano sullo stomaco e vide con soddisfazione il pene sgonfio dare qualche segno di vita.
Sapeva che tra poco sarebbe diventato di marmo grazie alla chimica ma era felice di vederlo vibrare solo grazie alle sue carezze che diventarono ancora più intime.
Dovresti depilarti un po', disse, e curare meglio la tua igiene intima ma siccome adorava i profumi maschili intensi, non si era mai tirata indietro di fronte a una cappella dall'aroma acre e non l'avrebbe fatto quel giorno.
Non lo dico per me, lo dico per tutte quelle che verranno in ginocchio da te ora che sei direttore, scherzò ma non troppo la Signorina Succi.
Intanto la sua mano dallo stomaco finì ad accarezzare la coscia di Bidasio e a intrufolarsi col taglio della mano a lambire il pene che si stava alzando.
Il neo Direttore sospirò e chiuse gli occhi, lasciando che l'assistente sociale facesse quello in cui era diventata famosa e li riaprì solo quando avvertì le labbra della Succi sfiorare il pene finalmente eretto.
Prendilo in bocca, la supplicò sussurrandole il suo desiderio e l'assistente sociale obbedì, accogliendo prima la cappella e poi tutta l'asta tra le sue morbide labbra.
Il Direttore trattenne un grido nel sentire quel calore intorno al cazzo ma la Succi dopo qualche istante lo abbandonò per spogliarsi a sua volta
Non era male a guardarsi, certo non era più la bella ragazza di un tempo, era una matura quarantenne di grande esperienza ma con ancora grandi voglie.
Col Direttore precedente c'erano stati tantissimi pompini, molte carezze date e ricevute ma niente di davvero soddisfacente per una femmina come lei.
Sapeva che Bidasio detto Bidè dai dipendenti, era invece uno con la fama di chiavatore e voleva metterlo alla prova, con le sue arti erotiche ma soprattutto col suo buchetto che anelava di essere riempito da un bel cazzo.
Fece sloggiare Bidè e si appoggiò di pancia sul lettino e lo invitò alla sodomia, tenendosi aperte le natiche e qualche istante dopo il pene di Bidasio scivolava senza fatica nel pertugio non più strettissimo della Succi.
Quando aveva appena sedici anni aveva perso entrambe le verginità per merito di un anziano ma ancora valido stallone del bar del corso, uno che non si era accontentato di un pompino al volo.
L'aveva portata nel capanno in riva al fiume dove organizzava grigliate con gli amici e ci aveva grigliato la Signorina Succi, prima da solo e poi in compagnia.
Da solo le aveva messo dentro il suo notevole pene, sverginandola in ogni modo possibile e le aveva fatto capire quanto fosse portata per la sodomia.
Il vecchio si aspettava che quella ragazzina acerba gridasse di dolore quando le aveva sfondato il bel culetto, Laura Succi invece si era dimostrata assai ricettiva.
Ma soprattutto aveva goduto intensamente a dispetto della sofferenza patita, mentre prima la cappella e poi tutta l'asta entravano nel suo strettissimo anfratto ed era stata felice si sentirlo venire dentro, riversandole nel culo una copiosa eiaculazione.
Finalmente ora il nuovo direttore, con le mani sui suoi fianchi, poteva di nuovo farle provare quei brividi di doloroso piacere che desiderava da troppo tempo.
Gridò che veniva mentre lui faceva altrettanto, scaricandosi dentro di lei, sborrando quasi a fatica e chiamandola troia e con altri deliziosi nomignoli.
Forse qualcuno fuori dall'ambulatorio li aveva sentiti ma Laura Succi, l'assistente sociale, non se ne preoccupò e restò, ansante e felice a godere anche le sensazioni dopo quell'orgasmo così potente e anche un po' doloroso.
Invece il Direttore, una volta espletata la funzione e aver goduto appassionatamente nel buchetto della Succi, si sistemò rapidamente l'uccello nelle mutande e tirò sui calzoni.
Lo aspettavano in ufficio per svolgere le sue funzioni delicatissime di comando all'interno della fabbrica e con un rapido saluto uscì dalla porta dell'ambulatorio.
All'esterno stava aspettando Nino l'elettricista che aveva appuntamento per una visita praticamente simile ed entrò prendendo il suo posto.
Gli occhi della signorina Succi si accesero di felicità quando vide entrare il giovane e ben dotato manutentore e come aveva fatto per il signor Bidè, gli disse di spogliarsi completamente.
Anche Nino rimase leggermente perplesso di fronte alla richiesta di mettersi nudo per una semplice misurazione della pressione arteriosa ma qualcosa gli disse che in ballo c'era ben altro.
Aveva un sesto senso per le femmine e questa sua sensibilità oltre a dargli un'idea di quello che voleva fare la signorina Succi, gli fece anche rizzare immediatamente l'uccello, una volta che si fu abbassato le mutande.
L'assistente sociale vedendo la dotazione di Nino in piena erezione ebbe un tremito che la sconvolse da capo a piedi, e si bagnò tutta, malgrado l'orgasmo appena goduto insieme al direttore.
L'uccello di Nino era molto lungo e con un diametro enorme, tanto che la signorina Succi si chiese se non avesse qualche antenato Africano in famiglia.
Poco più sotto pendevano due palle che le parverò piuttosto gonfie e promettevano di scaricare un quantitativo illimitato di liquido seminale.
Col cuore che le batteva a mille, fece adagiare Nino sul lettino di schiena e sorrise, vedendo che il suo pene rimaneva dritto come un palo della luce.
Le differenze col pene del direttore erano tante e non riguardavano solamente le dimensioni ma anche l'igiene intima che Nino curava in maniera molto particolare.
La signorina Succi aspirò a pieni polmoni quel profumo che era solamente quello di un maschio ecccitato,, mentre quello del signor Bidè era molto più intenso e molto meno pulito.
Si mise a fianco del manutentore sdraiato sul lettino e per prima cosa impugnò quell'asta come se fosse uno scettro, godendosi l'espressione deliziata di Nino che chiuse gli occhi, mentre lei cominciava a masturbarlo.
Naturalmente era soltanto l'inizio e dalle carezze passò ai baci, chinandosi a posare le labbra sulla cappella grossa e turgida che vibrò quando lei gliela accarezzò delicatamente.
Con una abilità dettata dalla grandissima esperienza, la signorina Succi costrinse Nino a implorarla di prenderglielo in bocca e dopo averlo fatto smaniare per un po', lo accontentò.
Stringendogli le palle con forza per costringerlo a non esplodere immediatamente, l'assistente sociale gli fece uno dei pompini più dolci e intensi che Nino avesse mai goduto.
Stavolta la Succi fece onore al suo cognome bevendo quella colata di lava che l'elettricista scaricò nella sua bocca ingorda, mentre grugniva di piacere.
Nino stravolto era ancora disteso sul lettino quando il cerca persone cominciò a suonare, richiamandolo al suo dovere e a fatica si tirò in piedi e si rivestì.
La signorina Succi avrebbe voluto godersi di più che quel pene che aveva appena eiaculato nella sua bocca una quantità copiosa di liquido seminale ed era rimasto comunque in erezione, ma sapeva di non poter costringere meno a rimanere con lei.
A malincuore lo guardò uscire dalla porta e gli lanciò un'occhiata d'amore puro, gridandogli dietro che lo aspettava il giorno successivo alla stessa ora, per altri controlli medici.
Sapeva che Nino sarebbe tornato molto volentieri e sperava che il giorno dopo avrebbe avuto più tempo per soddisfare le sue voglie tornate a divampare alla visione del suo pene meraviglioso.
Nel frattempo però doveva spegnere almeno un po' quel fuoco che sentiva divampare nel suo ventre e portò una mano tra le gambe, infilando le dita nelle mutandine per accarezzarsi e darsi piacere.
D'altra parte le visite quel giorno erano finite e non aveva più scuse per fare spogliare qualche maschio in azienda per fargli un pompino e ancora meno ce n'erano dotati abbastanza da chiavarla come si deve.
Sapeva che si sarebbe masturbata per almeno le prossime 24 ore, fino a quando Nino non fosse tornato da lei e le avesse infilato dentro quell'uccello esagerato in ogni modo possibile.
Chiuse gli occhi mentre le sue dita penetravano nella sua fessura bagnatissima e scivolosa e l'orgasmo arrivò, esplosivo e intenso proprio come desiderava.
END
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