Alto, biondo e magro, si diceva che fosse molto ben dotato, insomma la fortuna lo aveva baciato a sufficienza e in piu gli aveva donato pure quel bel sorriso sfacciato che indossava ogni giorno.
Era sposato da poco con una donna che amava moltissimo e con cui aveva avuto un Ninetto biondo e bello come lui ma gli piaceva troppo la fica per restarle fedele.
Come tutti i manutentori aveva campo libero nella fabbrica che era molto estesa e comprendeva una serie di capannoni che coprivano un terreno divisi tra due comuni.
Si entrava dalla portineria a San Lazzaro e si poteva uscire dalla parte opposta dov'era situata la Distilleria a Ozzano e si usavano delle bici per muoversi tra un capannone e l'altro.
Quel giorno Nino prese la bici in dotazione ai manutentori per rispondere a una chiamata dalla Distilleria e quando arrivò ci trovo l'Anna S in ufficio ad attenderlo.
Finalmente, disse l'Anna, una bella donna dall'aspetto un po' troppo tirato e serio secondo Nino, e che sempre secondo lui era una che pareva non ne volesse, ma invece.
Era sposata con Dedde che non si chiamava Dedde per davvero ma era soprannominato così perché balbettava ma solo quando era agitato, quindi abbastanza spesso.
Quando era tranquillo era Daniele e riusciva a parlare normalmente senza mangiarsi le parole ma bastava poco per infiammarlo e trasformarlo in Dedde.
Dedde e l'Anna erano una coppia solo per l'anagrafe, non avevano figli, non avevano rapporti sessuali, lui pensava solo allo sport, al Bologna e ad Alberto Tomba, di cui era un fan sfegatato.
L'Anna invece era una gatta morta, sembrava tutta casa e chiesa, che effettivamente frequentava, ma appena poteva si esibiva nel suo sport preferito, la fellatio.
Nino sapeva che l'Anna era bravissima in quella nobile arte, l'Anna sapeva che Nino era ben dotato e un loro incontro intimo era soltanto questione di tempo.
Così venne preso dall'ispirazione e si avvicinò all'Anna che seduta di spalle sulla sedia davanti alla sua scrivania, si era messa a ignorarlo.
Abbassò la zip e le mutande e tirò fuori il suo notevole sesso che era già in erezione al pensiero della notorietà dell'Anna in fato di pompini e glielo posò sulla spalla.
Lei avvertì subito la presenza di qualcosa e girata la testa si avvide di quel glande turgido che luccicava a qualche millimetro dal suo naso e si arrabbiò di brutto.
Sei un porco, gli urlò respingendolo e Nino batté in ritirata, si era aspettato che lei rimanesse sorpresa e magari anche un po' arrabbiata ma non così.
In fondo le aveva mostrato la sua parte migliore che normalmente faceva un effetto particolare sulle donne che avevano la fortuna di guardarlo da quella distanza.
L'Anna invece dopo averlo allontanato e avergli detto di rimetterlo nelle mutande, sembrò calmarsi all'improvviso, come quei temporali estivi che minacciano l'apocalisse e poi lasciano spazio al sole e agli arcobaleni in pochi istanti.
Con un tono di voce molto più tranquillo, gli disse che era proprio un cretino e che certe cose non poteva farle lì, dove qualcuno avrebbe potuto vederli.
Gli ordinò di andare in bagno, dove avrebbe dovuto sostituire alcune lampadine che si erano bruciate e le donne delle pulizie si lamentavano che al buio i poveri maschietti finivano per sgocciolare dappertutto, invece che nel punto giusto.
Nino andò in bagno e attese e come quando aspetti il turno nello studio di un medico, un'attesa che fu davvero molto lunga e l'Anna gli fece scontare così le sue cattive maniere, facendolo attendere almeno una mezz'oretta.
Nel frattempo Nino sostituì le lampadine come da richiesta ricevuta dai manutentori e poi rimase lì in piedi, con l'erezione che non accennava a spegnersi nemmeno dopo i rimproveri ricevuti.
Quando l'Anna finalmente entrò nel bagno e lui si vantò di aver già eseguito il lavoro, lei gli rispose che non aveva nemmeno ancora iniziato.
Dopo essersi chiusa la porta a chiave alle spalle, lo spinse contro il muro e poi gli fu addosso, con una mano gli prese il mento e lo baciò con violenza.
Il povero ma fortunato Nino lasciò che lei sfogasse la sua arrabbiatura in quel modo e accolse la lingua dell'Anna nella sua bocca succhiandola come un lecca lecca.
Fu ancora una volta l'Anna a prendere l'iniziativa, afferrando il gonfiore che non aveva smesso di essere tale, da quando le aveva posato il pene sulla spalla poco prima.
Continuando a giocare con la sua lingua nella bocca di Nino, l'Anna portò allo scoperto il pene, del quale sapeva già vita morte e miracoli.
Adesso ti faccio un regalino, gli disse l'Anna mentre Nino, mezzo frastornato, faticava a capire cosa stesse realmente succedendo, ma questo fine settimana ti voglio a casa mia per alcuni lavoretti, aggiunse lei con un tono perentorio.
Dopodiché si inginocchiò davanti a Nino e immediatamente posò le labbra sul glande turgido per un bacio esplosivo che gli tolse il fiato letteralmente.
Anna finalmente toccò con mano, anzi con le labbra, quella meraviglia di cui aveva sentito soltanto parlare, mentre Nino ebbe la conferma che le voci su di lei non erano soltanto voci.
Con grande generosità lo lasciò finire nella sua bocca calda e vellutata che Nino riempì di copioso liquido seminale, svuotandosi le palle, svuotamento di cui aveva bisogno per stare bene anche psicologicamente.
L'Anna lo lasciò così, spalle al muro, gambe che gli tremavano e il pene finalmente sgonfio, liberato dalla tensione che poco prima lo aveva reso di marmo.
Quando Nino si risistemò e riuscì a camminare normalmente passando davanti all'ufficio dell'Anna, la vide nuovamente al lavoro, come se nulla fosse successo.
Biascicando un po' le parole Nino, le chiese cosa avrebbe dovuto fare nel fine settimana per ricambiare il regalo che l’Anna gli aveva appena fatto.
Senza nemmeno alzare la testa dal computer, lei gli disse che lo aspettava sabato mattina alle 9, per sistemare l'impianto elettrico di casa che aveva qualche problemino che Dedde non riusciva a sistemare.
Il marito doveva partire proprio sabato mattina per una trasferta del Bologna o per seguire una gara di Alberto Tomba in Austria o in qualche posto gelido di quel tipo e quindi sarebbero stati soli.
Se riesci a sistemarmi l'impianto elettrico, vedrai che ti ricompenserò nel modo che desideri di più, gli promise l'Anna che poi lo congedò prima che arrivasse qualcuno.
Mentre tornava pedalando nel magazzino dei manutentori, Nino cercò di capire cosa fosse realmente successo nella mezz'ora precedente.
Aveva pensato di sedurre l'Anna facendole toccare con mano la sua dotazione fuori serie ma alla fine era stata lei che praticamente lo aveva violentato.
Comunque si disse che sarebbe stato un ottimo scambio di favori reciproco, quella visita che le avrebbe fatto il sabato successivo e in effetti fu così.
In assenza di Dedde e nella tranquillità delle mura domestiche, l'Anna si dimostrò molto brava in ogni arte erotica, non solo in quella della fellatio, oltre a soddisfare le sue corpose bramosie.
A sua volta Nino sistemò i problemi dell'impianto elettrico che non erano niente di particolare e gli sembrarono solamente una scusa che un ragno usa per attirare la preda nella sua rete.
Per fortuna le corna a seguito di un tradimento sono qualcosa di metaforico e invisibile, altrimenti il povero Dedde non sarebbe mai più riuscito a entrare dalla porta di casa.
Invece lunedì mattina, dopo un lungo viaggio di ritorno durante la notte, in cui non aveva potuto dormire nemmeno un minuto, ebbe appena il tempo di farsi la doccia e andare a fare il suo turno in distilleria.
L'Anna era già là, seduta alla sua scrivania che lavorava proficuamente come le accadeva ogni volta in cui riusciva a soddisfare i suoi desideri e i suoi bisogni più intimi.
Dedde la raggiunse dopo essersi cambiato nello spogliatoio e la informò che una delle lampadine si era bruciata e che andava sostituita al più presto.
Senza alzare la testa dal suo lavoro, l’Anna gli disse di non preoccuparsi che ci avrebbe pensato lei e alzato il telefono fece il numero della manutenzione.
END
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