mercoledì 4 febbraio 2026

Capelli Blu

La Signora del Trasfusionale si era fatta una tinta blu, appena un poco eccentrica diciamo ma forse si era pentita e aveva lasciato che il naturale colore grigio dei suoi capelli tornasse a vedersi.
Ogni volta che andavo a ritirare le emazie per gli ospedali, lei gentilmente mi lasciava la possibilità di ammirare i suoi seni grandi e splendidi.
Indossava il camice bianco e a seconda di chi aveva davanti, lo sbottonava più o meno per lasciare esposto il solco tra le sue belle mele rotonde.
Per mia fortuna ero tra quelli che trovavano il camice sempre aperto e lei disponibile a lasciarsi cadere i miei occhi nella scollatura e io la ricambiavo con muti sguardi di ammirazione.
Eravamo coetanei ma lei andò per prima in pensione, mentre io lavorai per un altro anno e mezzo senza il piacere di spiare le sue belle tette.
Ma durante i miei viaggi tra ospedali mi capitò di incrociarla per strada, mentre stava buttando la spazzatura e colsi l'occasione per abbordarla.
Era raggiante quel giorno, sia perché non aveva più l'obbligo di lavorare, sia perché la mia presenza e il mio interesse per lei le facevano molto piacere.
Conversammo un po' e infine la invitai ad andare a prendere un caffè nel bar che era proprio di fronte alla piazzola che alloggiava i cassonetti dell'immondizia.
Seduti ad un tavolino tranquillo mi spiegò tutto della sua vita e io ascoltai quello che desiderava dirmi, con solo un po' di nostalgia per la visione delle sue mele che in quel momento mi negava.
Fuori dal lavoro indossava tute sportive con maglie molto ampie, a causa dell'abbondanza delle sue forme, ma che comunque mettevano in risalto le grandi bocce rotonde.
Mi spiegò che era single ma aveva una madre anziana e malata di cui occuparsi e che era fortunatamente andata in pensione proprio in tempo per potersene occupare.
Da quell'incontro non nacque nulla, io tornai a lavorare per un altro anno e mezzo e lei alla sua vita di pensionata e badante della madre obbligata a letto.
Mi capitò di rivederla proprio in ospedale, dove aveva ricoverato l'anziana donna e tornammo a sorriderci e a parlarci, malgrado fosse un po' triste per il periodo sfortunato della sua vita.
Forse non sarò stato molto delicato ma anche in quella occasione non riuscii ad evitare di guardare le sue tette sotto la maglietta estiva, bucata dai capezzoli perfettamente visibili.
Qualche tempo dopo la sua mamma morì e avendolo saputo dalle sue ex colleghe, mi recai al funerale, restando in disparte visto che in fondo ero un estraneo.
Restai fino alla fine, quando tutti se ne furono andati e lei rimase sola davanti al loculo su cui era tracciato col gesso il nome della madre, in attesa della lapide.
Quando mi vide mi sorrise, venne a parlarmi e mi confessò che come spesso capita con gli anziani da accudire era stanca e sollevata in fondo.
La madre aveva smesso di soffrire e lei poteva finalmente riposare e nello stesso tempo attendere che il dolore della perdita si calmasse.
Era ormai sera e con mia sorpresa mi invitò a casa sua a cena, disse che non voleva stare sola e chiese se volessi farle compagnia, naturalmente accettai.
Fu piuttosto naturale consolarla abbracciandola sul suo divano e poter finalmente sfiorare quel seno che mi aveva attratto da tanto tempo.
Mi chiese scusa per i capelli, che ancora rivelavano tracce di blu, era stata una follia tingerli, una cosa da vecchie e lei non si sentiva vecchia.
Poi prese la mia mano e la mise sui seni e mi chiese se volessi vederli, perché sapeva benissimo che era grazie a quelli che aveva avuto la mia attenzione e ora la mia erezione.
Toglimi la maglietta, disse sussurrando, e alzate le braccia lasciò che le sfilassi la maglietta sotto la quale quel giorno indossava un reggiseno.
Faccio io, disse dolcemente sganciando la clip e mi ritrovai in mano il suo intimo che profumava di lei, della sua pelle, dei suoi capezzoli ritti come fusi e sotto gli occhi le sue mele grandi e rotonde.
Immagino che sia da tanto che volevi vederle, puntualizzò maliziosa e mettendo la mani sotto le tette le sollevò per porgerle alle mie labbra.
Baciai prima i suoi seni delle sue labbra e assaggiai quel sapore dolce che ha la pelle di una donna, morsi lievemente i capezzoli felice di sentirla fare le fusa grazie ai miei denti.
Oddio, sussurrò lei, fare queste cose il giorno del funerale di mia madre, ma non mi chiese di smettere di baciare e mordere le sue carni, anzi.
Le risposi soltanto che non c'era nulla di male, era solo l'amore che sconfiggeva la morte e lei in silenzio aprì le cosce, lasciando che la mia mano scivolasse a contatto con la sua fica sotto gli slip.
Sussultò quando le mie dita sfregarono contro il tessuto, lungo il taglio della sua fessura, trovando una umidità rivelatrice di quanto avesse bisogno di coccole.
Gliele tolsi e le portai al viso sotto il suo sguardo compiaciuto, rimisi la mano là in mezzo e con le dita la penetrai, rubandole il respiro e portandola a godere in pochi istanti.
Non era depilata, anzi era abbastanza selvaggia tra le gambe ma era comprensibile, fino a quel momento era stata troppo occupata con la madre per pensare al suo folto boschetto.
Ma quando ci affondai la bocca non fu affatto un problema, aveva un profumo forte, acre, di femmina accaldata e lo stesso sapore.
Approfittando del fatto che si inarcasse sotto i colpi di lingua, titillai il buchetto posteriore con l'indice e la sua reazione fu molto ricettiva e avvertii chiaramente le sue contrazioni sul mio dito.
Venne sulla mia bocca, sul mio viso, lamentandosi come se stesse quasi soffrendo e alla fine mi ritrovai col viso tutto bagnato di umori e il mio indice completamente affondato nel suo culo.
E sentirlo dentro doveva piacerle da morire perché mi disse di non levarlo nemmeno dopo che smise di tremare per l'intenso piacere appena provato.
Quella predisposizione ai giochi anali fece si che la volta dopo mi presentassi da lei con un plug ma questa è ancora un'altra storia.
Quando liberai il dito dalla strettoia del suo buchetto la vidi sorridere e mi invitò a metterglielo dentro, ovviamente non il dito ma il mio pene.
Affondai nella sua fica con maggior facilità che nel suo culo, con lei che felice di avermi addosso e dentro, mi invitava a chiavarla con molta enfasi.
Un secondo orgasmo la colse qualche istante dopo che avevo depositato in lei il mio liquido seminale, col viso affondato tra le sue meravigliose tettone.
Nei nostri incontri successivi mi ringraziò del plug anale che le avevo regalato, donandomi anche il buchino che mi rivelò essere assai ricettivo ma vergine.
Penetrarla da dietro maneggiando le sue tette favolose divenne il nostro gioco preferito e lei tornò a rifiorire, si depilò accuratamente per il mio piacere e si dimostrò abile anche nella fellatio.
Insomma che altro si può volere di più dalla vita, da una donna ?
END


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