mercoledì 3 settembre 2025

Storia Di Famiglia Uno - Laura

Esiste una foto spettacolare che ritrae il nonno, nudo e con la sua vecchia Rolleiflex a nascondere il suo pene, con a fianco mia sorella Carlotta e io, nude e sedute sull'altalena, insieme ad altre che tengo custodite gelosamente in casa e che prima o poi riverserò su qualche supporto moderno.
Questa bellissima immagine è solo la punta dell'iceberg, ed è decisamente casta rispetto a tante altre che il nonno o la nonna scattavano quando Carlotta e io tutte nude giocavamo con il suo grande pene, regalandogli baci e carezze intime e regalandoci tremiti di piacere e dolci sensazioni.
I nonni abitavano in quella vecchia villetta appena fuori dal bosco, immersa nella natura in una zona quasi deserta e perfetta per le loro tendenze naturiste e per quelle sessuali che erano assai particolari.
Spesso mia sorella e io andavamo a trovarli e trascorrevamo i weekend o le vacanze estive presso di loro che ci avevano insegnato la meraviglia che si prova a stare nudi dentro e fuori casa e a giocare con i nostri e altrui genitali senza alcuna inibizione.
Era il nonno il centro di quel mondo, lui e le sue macchine fotografiche, mentre la nonna era più che altro osservatrice e Carlotta e io perfette come modelle e attrici senza veli e sempre più ardite nelle nostre esibizioni in suo onore.
Avevo quindici anni la prima volta che la nonna mi invitò a toccare il pene del nonno, ed era da qualche anno che quando stavo da loro mi toglievo tutti gli abiti e mi lasciavo fotografare nuda, proprio come Carlotta.
Il nonno era molto dotato e il suo sesso ciondolava davanti a lui, impossibile da non notare e spesso quando si eccitava fotografando mia sorella o me o entrambe, aveva una erezione imponente che nonna non mancava mai di segnalarci con orgoglio.
Tanto per dare un'idea delle sue dimensioni, scherzando con Carlotta dicevamo che quando nonno arrivava in una stanza o in un luogo, era sempre preceduto dal suo pene immenso.
Nonna doveva però essersi stancata di ricevere quel paletto carnoso dentro di sé perché non l'ho mai vista farsi penetrare ma soltanto accarezzarlo o prenderlo in bocca.
Più che altro nonna era come una regista che diceva a noi attrici quando e cosa fare e se vedeva qualche esitazione davanti alle richieste più sconce, interveniva per dare l'esempio e tranquillizzarci.
Ma dopo i primissimi tempi, sia Carlotta che io imparammo ad apprezzare tutte le voglie dei nonni di qualsiasi tipo fossero e sempre finalizzate al piacere.
Così un giorno, avevo appena compiuto quindici anni e Carlotta ne aveva uno in meno, nonna finalmente mi chiese se volessi diventare una donna e imparare come si rende felice un uomo.
Sapevo cosa intendeva e annuii, curiosa e vogliosa di vedere cosa sarebbe successo e se quel calore che avvertivo tra le cosce sarebbe diventato il piacere che fino ad allora mi concedevo in solitudine.
Nonno arrivò senza sapere che ero pronta per toccarlo, nonna mi spinse dolcemente verso di lui e accompagnò la mia mano a sfiorare il pene ciondolante, caldo e soffice.
Ma quella morbidezza improvvisamente si mutò in una durezza marmorea quando nonno capì che volevo conoscere con altri sensi quella parte del suo corpo che fino ad allora avevo solo visto.
Vederlo e sentirlo diventare durissimo tra le mie dita provocò in me alcune reazioni, la prima una rinnovata e meravigliosa eccitazione che mi fece bagnare completamente tra le gambe.
La seconda fu di una enorme soddisfazione pensando appunto di essere la responsabile di quella durezza improvvisa che fece eccitare anche il mio orgoglio di femmina acerba.
Seguivo le istruzioni di nonna che con la sua voce suadente e gentile mi indicava la via per provocare nel nonno la massima eccitazione e nello stesso tempo imparare la geografia del suo organo sessuale.
Il pene di nonno da vicino era bellissimo e aveva un profumo intenso, acre e dolce nello stesso tempo, le palle sotto l'asta erano tese e gonfie come la cappella turgida e lucida quando lo scappucciai.
Continua

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