Mentre lei si manteneva bene in forma, facendo attenzione a quello che mangiava, andando in palestra e camminando molto, oltre a fare ricorso ogni tanto a quelle punturine al viso che la facevano sembrare più giovane ma senza esagerare, il marito si era lasciato andare e non era più capace di deambulare.
Per decenni era stata abituata a non interessarsi delle cose da "uomini" come conto correnti o guida dell'auto ma ora che lui era diventato inabile a curare le finanze di famiglia e a portare la Mercedes, era stata costretta a farlo lei e ci si era trovata proprio bene.
Le piaceva quando si presentava in banca e trovava il personale deferente nei confronti di una cliente molto importante e anche girare nel traffico con quella macchina che un tempo le pareva un enorme cassonetto e che ora aveva imparato a guidare con buona perizia.
Dopo una vita in cui non aveva mai lavorato e nemmeno si era goduta la ricchezza di famiglia, adesso aveva la possibilità di recuperare il tempo perduto.
Quando aveva voglia di svagarsi un po', andava a farsi un viaggetto da sola, affidando il consorte alle cure di una agenzia per anziani disabili che già le forniva un aiuto quotidiano nella gestione del marito.
Uno di questi la destabilizzava un po', era un ragazzo nero infermiere diplomato che si era dimostrato capace di aiutarla col consorte infermo ma bastava il colore della sua pelle a renderla insicura quando lo aveva in casa.
Si rendeva perfettamente conto che si trattava del suo razzismo latente, perché le succedeva quando incontrando persone dalla pelle nera, sentiva le stesse antipatiche sensazioni
Purtroppo aveva passato la vita nel ristretto ambito di casa sua, guardando la cosiddetta TV generalista nelle lunghe giornate da moglie devota e questo non l'aveva certo aiutata.
Il sesso era stato qualcosa di interessante col marito giusto per qualche mese e poi una volta messo al mondo i figli che ora erano grandi e stavano per fatti loro, era scomparso dai suoi orizzonti.
Aveva anche desiderato di avere degli amanti e questo desiderio era aumentato con l'aumentare dei suoi anni ma non aveva mai trovato modo di esaudirlo.
Quel giorno Fausto, l'aiuto che l'agenzia le aveva mandato, si stava occupando dell'igiene intima del marito disteso nel suo letto e con i guanti in lattice gli stava facendo il bidè.
Vederlo toccare quel pene che lei non toccava da oltre trent'anni, le fece venire una strana voglia di farlo lei ma poi si rese conto che aveva si voglia di stringere un cazzo ma non quello moscio del marito.
Per qualche attimo nella sua mente si vide intenta a stringere quello di Fausto, cambiando però il colore del grande uccello che stringeva nella sua fantasia a occhi aperti, da nero a roseo.
Sentí un calore violento salire tra le sue cosce e arrivarle al ventre, si sforzò si scacciare quella visione pornografica ma senza successo.
Sapeva benissimo di avere impregnato le mutandine anche quando poco dopo seguì Fausto in bagno che ci era andato per espletare una necessità fisiologica.
Forse l'infermiere aveva capito che la cliente era interessata al suo lavoro ben oltre la normalità, anche se nello stesso tempo aveva intuito che il colore della sua pelle la metteva un po' a disagio.
Così aveva lasciato la porta del bagno semiaperta per consentire ad Anna di spiarlo dalla fessura da cui poteva avere una perfetta visuale del suo pene che stretto in mano, sprizzava pioggia dorata.
Quando Anna lo vide stringere quel serpentello nero, lungo e gocciolante, la sensazione di calore tra le cosce divenne totale ebollizione e il desiderio di stringerlo una necessità impellente.
Fausto sapendola lì fuori la porta, continuò a restare lì con il cazzo in mano anche alla fine della abbondante pisciata, per consentirle di guardare molto bene la sua virilità.
E inconsciamente, quella che era una normale stretta per mingere, divenne praticamente masturbazione, con la sua mano che si muoveva sul pene quasi in automatico.
Si fermò un istante prima di eiaculare, si girò verso la porta e disse ad Anna che poteva entrare e guardare più da vicino quel serpentello che ora era divenuto un paletto di carne durissima.
Anna tutta rossa in viso, respinse la voglia di scappare via, pensando che per decenni nella sua vita aveva rinunciato a tutto, annullando la sua femminilità in nome della fedeltà al marito.
Con passo malfermo aprì la porta ed entrò nel bagno, con lo sguardo puntato sulla mano di Fausto che teneva saldamente il suo cazzo d'ebano in piena erezione.
È bellissimo, sussurrò Anna fermandosi a distanza di sicurezza ma sapendo che di lì a pochissimo lo avrebbe stretto tra le dita e baciato e leccato.
Fausto le fece segno di avvicinarsi, eccitato dalla piega che avevano preso gli eventi, anche se sapeva benissimo che non si stava comportando secondo la deontologia professionale.
Anna avanzò ancora di qualche passo e la sua mano si posò su quella di Fausto che le passò quel testimone nero, caldo e durissimo che strinse con piacevole fermezza.
Lui sospirò rumorosamente quando lei, oltre a stringere l'asta lunga e nodosa, gli mise una mano sotto le palle, scaldandolo ulteriormente.
Lo voglio, sussurrò Anna che ovviamente faticava a restare razionale con quel cazzo enorme e durissimo stretto in mano che le eccitava terribilmente i sensi.
È tuo, rispose Fausto pronto a esaudire ogni suo desiderio perché come si dice, il cliente ha sempre ragione, anche e soprattutto quando vuole godere e farti godere.
Poco dopo erano nella seconda camera da letto, in cui Anna si era trasferita da quando il marito era divenuto inabile, entrambi nudi e avvinghiati sul grande lettone matrimoniale.
Anna giaceva distesa mentre Fausto incombeva su di lei, le allargava le gambe ma prima di penetrarla le disse che dovevano farlo insieme.
Anna posò la mano sulla sua e insieme guidarono la cappella nella fessura schiusa e schiumosa della donna, in cui scivolò facilmente e nel profondo.
Abituata, per modo di dire, al piccolo pene del marito, si sentì riempire dal paletto d'ebano come mai prima e l'orgasmo la colse quasi di sorpresa.
Non aveva mai gridato che stava venendo ma lo fece, incurante che il consorte che giaceva nella stanza accanto potesse sentire le sue grida di piacere.
Basta godere in silenzio, si disse dopo, quando stravolta da quell'amplesso selvaggio, rimase sdraiata con Fausto che le incombeva addosso, anche lui stremato per averla chiavata, eiaculandole dentro.
Decisa a scacciare la sua paura dell'uomo nero a colpi di cazzo e vedendo che il pene di lui era rimasto durissimo anche dopo la sborrata, Anna si sforzò di tirarsi su e mettersi prona sul letto.
Voglio darti tutto, gli disse convinta e allargando le natiche fece capire a Fausto che lo voleva nel culo, voleva sentirlo dentro in ogni modo possibile, anche soffrendo.
Ma il dolore per la sodomia durò pochi istanti e Fausto smise di essere delicato e lento quando capí che Anna si stava gustando il suo cazzo anche da dietro.
Afferratala per i fianchi la penetrò con violenza sempre maggiore, costringendola a gridare sempre più forte, fino a quando la donna dopo un altro prolungato orgasmo, non lo implorò di fermarsi.
Ma a quel punto Fausto si era svuotato nel culo di Anna per la seconda volta in pochi minuti, finalmente erano entrambi sazi e giacquero sudati e silenti , l'uno accanto all'altra.
Più tardi erano nella stanza da letto dove il marito allettato aveva udito le grida degli amanti che ospitava nella sua casa senza poter dire o fare alcunché.
Anna sembrava felice come non era mai stata in vita sua, deliziata dalla presenza di colui che era diventato il suo amante e anche l'amore della sua vita matura.
Aveva già avvertito l'agenzia che voleva Fausto presso casa sua ventiquattro ore su ventiquattro, per potersi godere il suo grande cazzo nero ogni volta che ne avesse voglia.
E da quel momento si mise a fare lei stessa il bidè al marito perché ogni volta, mentre teneva in mano il suo uccellino pallido, lo paragonava a quello nerissimo, grande e durissimo di Fausto.
END
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