sabato 6 dicembre 2025

La Vedova Rossi

Lavorare in un cimitero non è mai divertente, forse all'inizio ci scherzavo su, poi è toccato a me seppellire una persona di famiglia e sono maturato.
Occorre avere rispetto per i morti e i loro familiari, con le dovute eccezioni, per dire un Hitler o un Mussolini li puoi buttare in una fossa e non pensarci più.
Per gli altri, per la gente normale che subisce un lutto, il rispetto per il loro dolore è il minimo da dimostrare nei loro confronti, verso di loro occorre empatia.
Come per la Vedova Rossi che proprio un mese fa ha detto addio all'amato consorte che l'ha lasciata erede di una fortuna ma non è per questo che ne parlo.
Ora, il modo di vestire di una donna ma anche di un uomo non dovrebbe influenzare i nostri giudizi, altrimenti diventiamo prevenuti ed è sbagliato.
Nel caso della Vedova Rossi, il suo modo di vestire come una vedova è molto particolare e difficilmente non influenza il giudizio su di lei.
Ci ho provato ma non ci sono riuscito, perché già il primo giorno che è entrata nel cimitero durante il funerale del marito, indossava una mise da commedia erotica.
Cappellino nero con veletta, tailleur nero scollato e corto, sotto il quale le belle e lunghe gambe erano inguainate in autoreggenti a rete stretta e ciliegina sulla torta, un paio di trampoli di Louboutin o simili.
Eppure malgrado tutto camminava sulla ghiaia come una ginnasta sulla trave, elegante e sicura, seguendo il feretro portato a spalla dagli uomini delle pompe funebri.
Pochissima gente al seguito, tutti di famiglia, circa una decina di persone che la seguivano a distanza, come se puzzasse, invece l'aroma del suo profumo si sentiva da lontano.
Il profumo, unito alla visione di quella femmina sui tacchi non poteva non colpire le fantasie degli uomini e di sicuro la mia ne è stata scossa con forza.
Ma anche in un funerale laico, senza preti tra i coglioni, si segue un percorso che richiede un po' di disciplina malgrado la presenza della Vedova Rossi minasse ogni idea di autocontrollo.
Alla fine di quel percorso la bara del marito fu sistemata nel suo loculo e un po' alla volta i presenti se ne andarono via, seguiti dal personale delle pompe funebri.
Restammo io, sul selciato di fronte alla cappella di famiglia e lei, dentro a guardare con gli occhi lucidi il marmo bianco su cui campeggiavano nome e date di nascita e morte del marito defunto.
Vista da dietro, anche il suo culo era notevole e richiamava pensieri impuri ma poi all'improvviso sembrò che le cedessero le gambe e fui costretto a intervenire per sostenerla.
Tenerla stretta tra le braccia fu il colpo definitivo alla mia professionalità di necroforo, il pene nelle mutande risorse come Gesù e spinse contro quello splendido sedere.
Impossibile che lei incollata a me non se ne accorgesse ma nulla fece per sottrarsi a quel contatto intimo che purtroppo fu effimero.
La Vedova si riprese e fui costretto a togliere anche la presa delle mie mani dal suo seno che non era protetto da alcun reggiseno e che trovai solido come marmo.
Insomma, come ogni sogno, anche quello svanì ma almeno vidi che dopo tutto sorrideva, come se avesse ritrovato un po' di serenità.
E venuta vicino a chiedere informazioni inutili sulla sistemazione del marito nella cappella di famiglia, non voleva più staccare le sue mani che avevano artigliato le mie.
Quel giorno l'unica mancia che ricevetti fu in banconote che intascai, pensando che fosse tutto quello che la Vedova Rossi poteva elargire a un lavoratore cimiteriale.
Anche perché il suo autista sbucò fuori all'improvviso a ricordarle che dovevano rientrare a casa e lei con un sorriso si congedò e io tornai al lavoro.
Pensai che ero già stato fortunato a poterla stringere tra le braccia, oltre a ricevere una lauta mancia e che non l'avrei più rivista.
In fondo era una giovane vedova rimasta orfana del marito ma non della sua fortuna economica e che dopo un periodo di lutto aveva il diritto di godersi la vita da donna libera.
Ma il giorno dopo la Vedova Rossi era di nuovo lì, vestita nella stessa identica maniera, con lo stesso bellissimo sorriso che indossava dopo il funerale.
La accompagnai alla cappella di famiglia, aprii la porta con la chiave e la guardai entrare, restando subito fuori, pronto a intervenire in caso di necessità.
Fu lei stessa a chiamarmi dentro ma non perché si sentisse male come il giorno prima, anzi direi che si sentiva benissimo e sorridendo mi prese di nuovo le mani per ringraziarmi di tutto.
È il mio lavoro Signora, le risposi ma di nuovo me la ritrovai tra le braccia che mi diceva quanto le fosse dispiaciuto non avermi dato la mancia il giorno precedente.
Non ci pensai proprio ricordarle che dopo il funerale mi aveva messo in mano un buon numero di banconote ma lasciai che la sua generosità prendesse il sopravvento.
Questa volta la sua mano si riempì del mio pene in erezione invece che con dei soldi, io mi ritrovai ad annaspare, come qualcuno che cade in acqua e non sa nuotare.
Inginocchiata davanti a me, la Vedova Rossi si dimostrò molto abile nel portare alla luce il mio pene indurito e ancora di più con la sua bocca calda e vellutata.
Tra quelle labbra mi sentii al sicuro come uno scoiattolo nella sua tana, tanto da depositarvi una buona dose di sperma che la vedova apprezzò moltissimo.
Allo stesso modo apprezzò i miei lamenti di piacere durante l'eiaculazione che mi parve non finire più, probabilmente perché era da un po' che non mi svuotavo cosi.
Il ricordo di quel momento e del suo viso soddisfatto per avermi dato piacere mentre era ancora chinata ai miei piedi, resterà indelebile per sempre. 
Nella foto mentale che ho scattato, lei solleva con la punta delle dita il mio pene ormai sgonfio e gocciolante, con i seni in risalto nella sua scollatura e le mutandine candide che sbucano dopo che l'abitino le è risalito sui fianchi mentre era inginocchiata.
Dopo quella che possiamo considerare la vera mancia per il mio lavoro del giorno precedente, la Vedova Rossi si è alzata in piedi, ha estratto un fazzolettino dalla borsa e si è pulita le labbra, dopodiché si è ricomposta. 
A me non è rimasto altro che rinchiudere il pene nelle mutande e guardare quella donna così bella e generosa, con gli occhi di un innamorato perso.
La prego, si è raccomandata, pensi lei a tutto quello che occorre per mantenere in ordine la cappella di famiglia e mi avvisi nel caso occorresse fare qualcosa di più.
Certamente le ho risposto, sarà mia cura fare in modo che sia sempre pulita e lucida, anche perché mi sembra un ottimo scambio, che mentre io curo la cappella di famiglia lei cura la mia.
Da quel giorno e da quel pompino lei è tornata più o meno una volta al mese a salutare il consorte e a darmi una mancia che  ho sempre gradito tantissimo. 
È sempre bellissima ed è sempre vestita in quella maniera da vedova sexy che le si addice perfettamente, specie quando si inginocchia davanti a me per farmi godere con la sua bocca vellutata. 
END

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