martedì 21 aprile 2026

Giorgia e L'Amore Maturo Parte Seconda

Lui è giovane, sempre pieno di una voglia che non è che mi manchi, anzi, da quando ci siamo conosciuti il mio desiderio carnale è ritornato violento e spietato.
Quando mi mette il suo bellissimo pene sotto il naso, non posso fare altro che cedere e coccolarlo come piace a lui e come piace da morire anche a me.
Per decenni ho rinunciato al piacere che non fosse quello solitario, ma anche quando ero una ragazza della sua età non ho mai soddisfatto completamente le mie voglie.
Ho perso la verginità molto presto, con un uomo vecchio ed egoista che dopo avermi deflorata non ha minimamente pensato a farmi godere. 
A pensarci bene sono stata fortunata a non essere rimasta incinta durante quel primo rapporto carnale, visto che lui non ha rinunciato a venirmi dentro senza profilattico.
E poi dopo quella volta non ha più voluto vedermi, come se fossi diventata sporca o brutta e non è stato piacevole visto che mi ero realmente invaghita di lui.
Avrei potuto avere altri uomini dopo di lui, più giovani e belli ma quel rifiuto dopo aver preso quello che voleva, mi ha segnata per i decenni successivi.
Fino a quando un giovanotto di vent'anni non me lo ha sventolato sotto il naso e non soltanto per un momento di piacere  effimero.
Devo ammettere che a dispetto della sua voglia di avermi carnalmente e della sua età giovanissima si è sempre preoccupato del mio piacere, oltre al suo.
E quando mi sono aperta e l'ho accolto dentro di me, abbiamo goduto insieme, nello stesso momento, cosa che non è mai scontata, anzi. 
È stato dolce, capace di frenare la sua irruenza giovanile fino al momento giusto, quando ho davvero perso la testa per quelle sensazioni magnifiche che produce un orgasmo.
Solo allora, mentre gemevo di piacere, travolta da un orgasmo folle, si è lasciato andare, fisicamente e verbalmente, ha scaricato il suo sperma dentro di me e gridato parole sconce ma bellissime.
Ho avvertito pienamente il suo seme caldo colare nella mia fessura non più arida e sono sicura che se fossi stata ancora fertile, adesso sarei in dolce attesa.
Quella prima volta è stata indimenticabile, come ogni prima volta ma quelle successive non sono state da meno, come quella dopo, in cui gli ho permesso di venire nella mia bocca.
Il suo sperma l'ho trovato ancora di un sapore acerbo, molto diverso da quello che ho assaggiato tanti anni fa, da un uomo che aveva trent'anni più di lui. 
È dolcissimo al mio gusto, anche se in realtà è alquanto acre ma farlo venire nella mia bocca, farlo colare sulla mia lingua fino all'ultima goccia, è meraviglioso.
Lui sembra davvero sul punto di morire quando lo bacio sulla cappella, tenendo in mano le sue palle, con cui adoro giocare come se fosse bilie.
E ancora di più quando finalmente si svuota, chiamandomi troia o puttana con un amore che percepisco chiaramente sotto quelli epiteti che non accetterei mai in qualsiasi altra occasione.
In quel momento è come un leone che ruggisce mentre impregna una leonessa incontrata nella savana, scaricandomi in gola sperma e tensioni accumulate.
È stranamente tenero anche dopo, quando restiamo abbracciati, distesi sul letto, sazi di quella fame carnale che ci ha portato a fare l'amore.
Sono sicura che se potesse rimanere con me tutta la notte, dopo il piacere e gli orgasmi, vorrebbe starmi dentro fino al mattino, fino al risveglio.
Sono sua completamente, che sia stata la mia ritrosia iniziale a spingerlo ad osare, oppure sia stata semplicemente la sua voglia di godere a pieno di una femmina, ma gli ho concesso tutto ma proprio tutto.
Già la seconda volta che si siamo visti e amati, mi ha chiesto di concedergli il boccone più prezioso e stringendo un po' i denti, ho detto di sì.
Non avevo mai sperimentato la sodomia prima di allora, anzi nemmeno ci avevo mai pensato di lasciare che un maschio mi penetrasse in quel modo. 
Qualche volta ho giocato con me stessa mentre mi masturbavo, ma senza convinzione, provando qualche sensazione dolce ma mai un orgasmo degno di questo nome. 
Lui mi ha deflorata anche lì, costringendomi a provare un piacere sconosciuto e particolarmente intenso, dopo una sofferenza tenue e rapida.
Molto più maturo dei suoi vent'anni, prima di spingere il suo pene nel mio culetto in dolce attesa, ha giocato a lungo col mio buchetto, con dita e lingua.
Non gli ho chiesto nulla, se avesse voluto prendermi di forza e con violenza, l'avrei lasciato fare, anche se mi avesse fatto soltanto soffrire.
E invece si è divertito a stuzzicarmi, a ispezionarmi, fisicamente e mentalmente, facendo scoprire a entrambi la mia predisposizione alla sodomia.
Così anche la mia seconda prima volta è stata indimenticabile e piena di sensazioni fantastiche, fisiche e mentali, dovute al sentirmi penetrare dove nessuno lo aveva mai fatto.
Lui che spingeva con dolcezza iniziale, senza forzare, millimetro dopo millimetro è entrato dentro di me e si è fuso nel mio corpo e nella mia mente. 
Eppure quando ci lasciamo per poi ritrovarci dopo qualche tempo, ridivento la timida tardona piena di paure che ero all'inizio della nostra conoscenza.
Vogliosa tanto quanto lui, eppure timorosa per la differenza d'età, oppure per l'eventuale reazione dei suoi genitori che conosco bene o chissà per cosa ancora.
Fortunatamente lui ha capito come abbattere le paure e le barriere che il mio incoscio continua a erigere tra i nostri corpi.
Gli basta prenderlo fuori, e non c'è volta in cui me lo mostra in cui sia meno che durissimo e pronto per essere infilato nei miei buchetti che lui adora. 
Anche se a me piace pure quando, dopo avermi eiaculato tra le labbra, comprese le piccole, il suo pene resta inerte e sgonfio, umido e inerme.
Così posso coccolarlo, baciarlo, sfiorarlo con tutto il mio amore, senza fretta di farlo tornare in erezione ma soltanto per poterci giocare insieme.
Alla fine va bene così, la mia ritrosia ogni volta ci porta a rivivere la nostra prima unione, timida, difficoltosa, non perfetta ma terribilmente intensa e gioiosa.
END







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